Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'
esporta articolo in PDF

Storie di infortunio: com'è profondo il buio

Storie di infortunio: com'è profondo il buio
Redazione
 Redazione
 Cantieri stradali
11/06/2019: Un infortunio con esito mortale verificatosi in un cantiere edile per la costruzione di una galleria: come è avvenuto l’incidente, le cause e come si sarebbe potuto evitare.
Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Pubblichiamo la storia “Com'è profondo il buio” (Luigi Pardi, servizio P.S.A.L. della ATS Insubria) tratta dal repertorio delle “Storie d'infortunio” rielaborate dagli operatori dei Servizi PreSAL delle ASL piemontesi a partire dalle inchieste di infortunio, e raccolte nel sito del Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte (Dors).

  

Pubblicità
RSPP - Aggiornamento 40 ore - Tutti i settori
Corso online di aggiornamento per RSPP di attività appartenenti a tutti i settori di attività ATECO 2007. Il corso costituisce credito formativo per RSPP, Docenti-formatori e Coordinatori per la sicurezza sul lavoro.
 

Com'è profondo il buio

 

Cosa si stava facendo

All’interno di una galleria due grossi escavatori cingolati lavoravano abbinati, uno di fronte all’altro. Il primo mediante martellone demolitore frantumava la roccia alla base della futura carreggiata stradale, mentre l’altro con cucchiaio rovescio ammucchiava la roccia frantumata per poi caricarla su camion. Piero, il lavoratore infortunato, doveva accedere alla zona operativa dei due grossi bracci degli escavatori per verificare che la profondità di scavo si mantenesse entro le quote previste e che la pompa ad immersione per il drenaggio delle abbondanti acque sorgive funzionasse regolarmente.

 

Descrizione infortunio

Durante la rotazione per scaricare la benna appena caricata all’interno del camion, Piero è rimasto schiacciato tra lo spigolo posteriore sinistro dell’escavatore e la parete della galleria.

 

Come prevenire

Sarebbe bastato programmare prima e organizzare poi l’esecuzione di quei lavori non avendo come unico obiettivo da perseguire la realizzazione di quanto previsto prima possibile.

 

L’infortunio mortale di Piero non sarebbe successo se la fase di lavoro in cui si è verificato fosse stata analizzata e valutata in maniera adeguata nel Piano di Sicurezza e Coordinamento e nei relativi Piani Operativi di Sicurezza delle imprese coinvolte.

 

L’area di lavoro poteva essere pensata e organizzata in modo che i lavoratori impegnati all’interno di quella galleria avessero potuto disporre di un adeguato livello di illuminamento

La contestuale presenza, nell’area di lavoro, di lavoratori a piedi e mezzi meccanici in movimento poteva essere organizzata prevedendo un’adeguata separazione delle zone di transito da quelle di operatività dei mezzi; in tal senso, di fondamentale importanza, sarebbe stata la scelta di escavatori di dimensioni più piccole. Ciò avrebbe comportato la possibilità di ricavare, fuori dal raggio di azione dei mezzi, un’unica e ben definita zona di transito per i pedoni.

 

Il tutto, poi, avrebbe richiesto la predisposizione di una specifica procedura di lavoro che, definendo compiti e modalità operative di ogni singolo lavoratore presente nell’area di lavoro, avrebbe consentito a tutti di avere un pieno e coordinato controllo delle proprie azioni.

 

Ovviamente, l’efficacia delle procedure operative discende sempre da una adeguata formazione e informazione dei lavoratori coinvolti e, soprattutto, richiede che ci sia una struttura organizzativa e di controllo che sovrintenda alla sua puntuale applicazione: in tal senso le figure dei capi-cantiere, dei dirigenti e preposti, e infine, del Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione risultano decisive soprattutto se gli stessi hanno piena consapevolezza del proprio ruolo ed esercitano le proprie funzioni di sicurezza.

 

Le norme prevenzionistiche previste per i cantieri edili presuppongono un approccio sistemico che coinvolge più livelli e diversi soggetti: laddove questi livelli e tali soggetti finiscono per operare in maniera approssimativa e non strutturata, la riuscita prevenzionistica del sistema è pressoché nulla e i lavoratori finiscono per operare in contesti altamente pericolosi dove l’arte di arrangiarsi e dell’individuazione delle soluzioni lavorative estemporanee divengono il presupposto eziologico all’interno del quale maturano poi gli infortuni sul lavoro come quello occorso a Piero.

 

Leggi la storia

 

 

Fonte: DORS

 




Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Per utilizzare questa funzionalità di condivisione sui social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Hai qualcosa da dire su questo articolo? Aggiungi ora il tuo commento


Rispondi Autore: Fulvio Migliora11/06/2019 (08:47:47)
Buongiorno, dispiace ovviamente per la persona coinvolta in un incidente così terribile, ma forse sarebbe il caso di chiedersi perché una persona, che si presume esperta di cantieri edili, transiti dietro un escavatore in movimento. Penso che ci stiamo spingendo troppo verso le procedure, come una sorta di mantra salvifico che ci assolve, e auto assolve in casi come questi, ma molto ancora ci sarebbe, c'è, da fare sulle persone e sui loro comportamenti.

Nome e cognome: (obbligatorio)
Email (se vuoi ricevere l'avviso di altri commenti)
Inserisci il tuo commento:(obbligatorio)

Leggi anche altri articoli sullo stesso argomento:


Forum di PuntoSicuro Entra

FORUM

Quesiti? Proponili nel FORUM!