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La sicurezza nelle aziende di prima lavorazione del legno

Redazione
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 Lavoratori
11/06/2012: Informazioni per i lavoratori operanti nelle aziende di prima lavorazione del legno, nelle segherie. I fattori di rischio infortunistici, organizzativi e igienico-ambientali. La fase di scarico dei tronchi e l’esposizione a polveri di legno duro.
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Roma, 11 Giu – Per un’ottimale prevenzione degli infortuni e tutela della salute dei lavoratori nel comparto del legno c’è ancora molto da fare.
Infatti i dati relativi a infortuni e malattie professionali mostrano che in questo comparto sussistono seri rischi per la salute e sicurezza dei suoi addetti, specialmente con riferimento alle piccole aziende del settore che hanno difficoltà ad uniformarsi a tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa vigente.
 
Per migliorare la prevenzione in questo settore l’ Inail ha pubblicato la nuova edizione di una pubblicazione, realizzata in collaborazione con FederlegnoArredo (Federazione Nazionale delle industrie del Legno, del Sughero, del Mobile e dell’Arredamento), dal titolo: “Segheria Sicura -  Opuscolo informativo per Lavoratori delle aziende di prima lavorazione del legno”.
 

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La sicurezza nella lavorazione del legno in DVD
Formazione sui rischi specifici per chi lavora in falegnameria (Art. 37 D.Lgs. 81/08) in DVD

La pubblicazione consiste in un opuscolo informativo, con un linguaggio essenziale e immediato, destinato a tutti i lavoratori operanti nelle aziende di prima lavorazione del legno (segherie).
Sono focalizzati in particolare i principali fattori di rischio - infortunistici, organizzativi, igienico-ambientali - che possono incontrarsi in ogni fase lavorativa con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle principali macchine presenti in una segheria (segatronchi, scortecciatrice, intestatrice, refendino, multilame e refilatrice) e a un rischio trasversale a tutto il ciclo produttivo, l' esposizione a polveri di legno duro.
Per ogni fattore di rischio sono descritte le modalità per svolgere l'attività in tutta sicurezza, con riferimento alle procedure corrette, alle misure di prevenzione necessarie e ai dispositivi di protezione.
 
A titolo esemplificativo – rimandando l’approfondimento sulla sicurezza delle macchine a futuri articoli – ci soffermiamo sui rischi correlati alla fase di scarico dei tronchi.
 
La nostra rubrica “Imparare dagli errori” ha più volte mostrato i molti rischi correlati alle fasi di carico/scarico e di accatastamento delle merci e dei materiali di lavoro.
In particolare le operazioni di scarico dei tronchi “devono essere svolte in aree prestabilite e appositamente adibite allo scopo” e nel documento vengono presentate diverse indicazioni per migliorare la sicurezza di queste aree.
 
Vediamo alcune indicazioni per l’operatore.
Durante lo scarico dei tronchi dovrà:
- “assicurarsi che non ci siano persone nel raggio di svolgimento delle operazioni; l’autista dell’automezzo di conferimento dei tronchi dovrà trovarsi in posizione sicura, lontana dalle operazioni di manovra;
- tenere presente il fondo del piazzale di scarico: la presenza di buche, avvallamenti, terreno cedevole, può determinare il ribaltamento del mezzo o la caduta del tronco movimentato;
- evitare di scaricare tronchi in condizioni meteorologiche avverse: la neve e la pioggia rendono il legno più scivoloso, e il tronco può sfuggire dalla presa del mezzo di scarico. Il forte vento può determinare l’eccessiva oscillazione del tronco, con la sua conseguente caduta;
- valutare le condizioni dei tronchi: il legno verde o bagnato è molto scivoloso e potrebbe sfuggire alla presa del mezzo di scarico”.
E se durante le operazioni di scarico si effettuano anche operazioni di misurazione dei tronchi, “chi misura il tronco dovrà: stare al di fuori del raggio di azione del mezzo di scarico, non sostare mai sotto al tronco movimentato, avvicinarsi al tronco solo quando è definitivamente rilasciato dal mezzo di scarico e completamente appoggiato sulla catasta o a terra”.
Inoltre il mezzo utilizzato per lo scarico “dovrà essere sottoposto a periodici controlli e manutenzioni che assicurino la sua efficienza e affidabilità”.
 
L’opuscolo si sofferma anche sull’altezza e fissaggio delle cataste di tronchi.
 
In particolare si sottolinea che le tecniche di accatastamento dei tronchi “devono essere state analizzate e definite mediante procedura scritta; a tal proposito, l’operatore che effettua l’accatastamento dei tronchi deve essere adeguatamente formato”.
Se le metodologie utilizzabili per il fissaggio delle cataste possono essere diverse, “qualunque metodo si utilizzi, si dovrà tenere presente che più alte sono le cataste di tronchi e maggiore è la spinta laterale che si avrà alla base delle cataste stesse”.  
Un metodo spesso utilizzato per formare cataste di tronchi stabili è “la creazione di sostegni laterali, i cosiddetti ‘castelli’ o ‘castelletti’, formati con tronchi messi longitudinalmente alla catasta e appoggiati su altri tronchi che ne determinano una inclinazione, atta a creare un effetto di contenimento laterale della catasta”.
 
Dopo aver fornito indicazioni per poter adeguatamente valutare i tronchi per facilitare l’accatastamento, si sottolinea che l’altezza delle cataste “deve sempre consentire al conduttore dei mezzi meccanici di sollevamento di movimentare i tronchi con sufficiente visibilità, sia del punto di prelievo del tronco che del punto di appoggio del tronco stesso”. Senza dimenticare che gli spazi per effettuare gli spostamenti e le manovre con i mezzi meccanici per la movimentazione dei tronchi “devono essere ampi, al fine di evitare urti accidentali che potrebbero compromettere la stabilità delle cataste”.
 
I lavoratori “non devono salire sulle cataste di tronchi per effettuare controlli o misure”.
È con l’uso di gru a “ragno” che “si può assestare il singolo tronco sulla catasta o prelevarlo dalla catasta stessa”.
Se un operatore “dovesse, per forza di cose, salire sulla catasta, dovrà indossare:
- un’opportuna imbracatura anticaduta con fune di trattenuta assicurata, direttamente o mediante anello scorrevole, lungo una fune appositamente tesa e fissata a parti stabili;
- guanti di protezione delle mani;
- elmetto di protezione del capo fissato con sottogola;
- appositi ramponi da fissare alle calzature antinfortunistiche per evitare di scivolare sui tronchi della catasta”.
Tuttavia “per nessun motivo si deve salire sulle cataste in caso di pioggia, neve o vento”.
 
Concludiamo questa breve presentazione dell’opuscolo riportando alcune informazioni sui  rischi legati alle polveri di legno duro, polveri che sono classificate come cancerogene dal D. Lgs. 66/2000.
 
Nel documento è presente l’elenco dei legni duri richiamato dal decreto 66/2000, elenco che richiama la lista contenuta nella Monografia IARC Vol. 62.
In particolare il criterio di classificazione elaborato dalla IARC “stabilisce che la ‘durezza’ del legno non è data dalle caratteristiche fisiche di resistenza, bensì da caratteristiche biologiche. Vengono, infatti, definiti legni duri molte latifoglie (angiosperme), mentre con i legni teneri si identificano le conifere (gimnosperme)”.
 
L’opuscolo si conclude indicando che laddove esistesse nel luogo di lavoro il rischio di esposizione a polveri di legno duro, “si dovrà:
- effettuare la valutazione dell’esposizione ogni 3 anni o a ogni cambiamento del processo produttivo significativo per la salute e la sicurezza del lavoratore;
- dotare le macchine di impianti di aspirazione localizzata per l’aspirazione delle polveri;
- eliminare gli accumuli di polveri di legno non necessari alle lavorazioni;
- effettuare regolare e sistematica pulitura del locale, delle attrezzature e degli impianti;
- interdire l’ingresso ai non addetti in tali aree;
- vietare il fumare, bere e mangiare nelle aree esposte;
- prestare particolare cura nella scelta dei dispositivi di protezione individuali delle vie respiratorie;
- integrare il documento di valutazione dei rischi riportando le misure di prevenzione adottate;
- attuare una formazione specifica per i lavoratori esposti;
- attuare la sorveglianza sanitaria specifica per i lavoratori esposti”.
      
 
Le fasi di lavoro e i rischi presentati nel documento:
 
- Scarico dei tronchi
- Scortecciatura dei tronchi
- Intestazione dei tronchi
- Taglio dei tronchi con segatronchi
- Taglio delle tavole di legno con refendino
- Taglio delle tavole con multilame (gatter)
- Taglio delle tavole con refilatrice
- Scorniciatura dei semilavorati
- Accatastamento ed essiccazione dei prodotti tagliati
- Movimentazione dei prodotti finiti
- Manutenzione dei macchinari
- Rischi legati alla polvere di legno duro
 
 
 
 
Inail, “ Segheria Sicura -  Opuscolo informativo per Lavoratori delle aziende di prima lavorazione del legno”, realizzato in collaborazione con FederlegnoArredo, edizione 2011, pubblicato nel mese di marzo 2012 (formato PDF, 1.46 MB).
 
 
 
Tiziano Menduto


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