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Amianto: confermata la condanna all'ex ad della "fabbrica della morte"

Redazione
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 Dirigenti
24/04/2012: La Cassazione ha riconosciuto l'87enne Dino Stringa, in passato dirigente della Fibronit di Bari, responsabile del mesotelioma che uccise l'operaio Francesco Maggio.
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Bari, 24 Apr - L'esposizione (diretta e indiretta) alle fibre di amianto è causa di mesotelioma pleurico - letale tipologia di tumore che aggredisce i polmoni - non solo per i lavoratori delle fabbriche dove viene trattata la fibra-killer, ma anche per la popolazione residente nelle aree limitrofe agli stabilimenti. Dopo la storica sentenza che ha condannato a 16 anni i vertici della Eternit, la giurisprudenza italiana ribadisce il nesso tra inquinamento ambientale legato all'asbesto e l'insorgenza "ad ampio raggio" di malattie ad esso correlate. Venerdì scorso la Corte di Cassazione ha confermato, infatti, la pena a cinque mesi e 15 giorni di reclusione dell'ex amministratore delegato e legale rappresentante della Fibronit di Bari, l'87enne Dino Stringa, di Ozzano Monferrato (Alessandria), per l'omicidio colposo di Francesco Maggio, un operaio deceduto nel febbraio del 2006 e stroncato dal cancro.
 
 

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Sono 13 i dipendenti uccisi dalla fibra-killer. Se in precedenza la Suprema sorte aveva annullato più volte con rinvio la sentenza perché non si era dimostrata la responsabilità personale, questa volta - rigettando il ricorso dell'imputato - ha confermato la relazione di causalità tra la presenza dei capannoni della fabbrica che produceva cemento-amianto nel popolare quartiere Japigia e il mesotelioma pleurico all'origine della morte di Maggio (ma anche di quella di una donna che ha abitato per 39 anni a poche centinaia di metri dalla struttura e di un altro ex operaio, nonché delle lesioni gravissime riscontrate su un altro ex dipendente: tre contestazioni per le quali i reati sono già stati prescritti). I giudici romani, quindi, hanno condiviso la tesi accusatoria della Procura del capoluogo pugliese, a sua volta ribadita dalla Corte d'appello di Bari il 22 marzo 2011. La condanna fa seguito a quella del 2009 - sempre in Cassazione - quando allo stesso Stringa venne attribuita la responsabilità della morte di altri 12 lavoratori della Fibronit.
 
Osservatorio nazionale amianto: "In realtà il bilancio supera le 350 vittime". Tredici vittime "ufficializzate", dunque, a fronte di un bilancio in realtà molto più tragico. Secondo l'Osservatorio nazionale sull'amianto, infatti, "i decessi causati dalla Fibronit di Bari sono 350, una settantina solo tra i residenti, ma si tratta di una stima per difetto". La sentenza della Suprema Corte "è un risultato storico, nell'ambito delle vicende legate alla produzione e all'utilizzo di materiali di fibrocemento in tutto il paese" e (...) "segna un punto importante in vista dei procedimenti penali che riguardano le oltre mille vittime dello stabilimento di Voghera, che vedono lo stesso Dino Stringa al banco degli imputati".
 
La giurisprudenza ribadisce "l'orientamento" Eternit. Riduttivo limitare il parere della Suprema Corte al solo caso pugliese che, insieme Broni e Casale Monferrato (sede della ex Eternit), sembra invece rappresentare uno dei vertici di un "triangolo" segnato indelebilmente dalla fibra assassina. "Per la seconda volta la Cassazione ha riconosciuto un nesso diretto tra patologie e amianto - commenta il presidente del Comitato cittadino Fibronit, Nicola Brescia - confermando, come sostiene l'impianto accusatorio, come i dirigenti sapessero benissimo della pericolosità dell'impianto. Basta leggersi le carte processuali per capire come fosse impossibile non sapere. Ormai non ci sono più dubbi riguardo lo stretto legame tra l'amianto e i mesoteliomi: completando la sentenza di Casale Monferrato, la Suprema corte ribadisce anche il disastro ambientale".
 
Dopo le bonifiche previsto un parco cittadino. "Siamo soddisfatti - afferma l'avvocato Ezio Bonanni, che ha rappresentato tre familiari di Maggio, costituiti come parti civili. Il legale richiama, così, "l'attenzione sui danni causati dalla fibre killer della fabbrica di via Caldarola che ha prodotto manufatti di fibrocemento fino al 1985 e che tutt'oggi attende di essere bonificata". Al posto di quella che è stata ribattezzata dalla popolazione "la fabbrica della morte" dovrebbe sorgere, in futuro, un parco cittadino.
 
Il sindaco Emiliano: "La sentenza non cancella il dolore". "L'esito finale del processo non lenisce certo il dolore per questa strage infinita di innocenti che la città ha dovuto subire e subisce tuttora, ma indiscutibilmente ci consente ora di fondare ogni nostra futura prospettiva sulla verità processuale che attesta la perpetrazione di tale gravissimo delitto - ha commentato il sindaco di Bari, Michele Emiliano - Il ringraziamento va agli Uffici giudiziari che hanno, con tanta determinazione e pazienza, ricostruito il complesso ordito probatorio che ha retto il vaglio della Corte di Cassazione, confermando il ruolo insostituibile di questi uffici nella crescita civile della nostra comunità".
 
Fonte: Inail.


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