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Le immagini dell’insicurezza

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Brescia, 23 Gen - I dispositivi di sicurezza installati su macchinari ed attrezzature sono molteplici, la loro funzione è quella di evitare che un lavoratore, eseguendo una manovra scorretta, possa incorrere in un infortunio.
 
La corretta manutenzione e la verifica del funzionamento di tutti i dispositivi di sicurezza è necessaria e fondamentale per garantire la funzionalità di un impianto. A volte però qualcuno escogita sistemi “alternativi” per bypassare le protezioni installate.


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Nelle immagini dell’insicurezza di oggi presentiamo un esempio dell’intervento “umano” per impedire la corretta funzionalità di un interruttore di sicurezza a corda (detto anche interruttore a fune).
Il procedimento è semplice: per evitare che durante il funzionamento di un macchinario un addetto possa accedere nel raggio d’azione della macchina stessa, viene installato uno specifico interruttore di sicurezza al quale è collegata una corda (o fune) di intervento (vedasi immagine 01).
 
 
Se l’operatore dovesse accedere all’area interdetta, nel momento in cui sgancia la corda, si attiva l’interruttore di sicurezza che interrompe il ciclo operativo del macchinario (foto 02 lato A).
 
 
Per riattivare il ciclo di lavoro sarà pertanto necessario uscire dell’area di lavoro, riagganciare la corda ed eventualmente riarmare l’interruttore, ed infine ripristinare il funzionamento del macchinario.
 
Per evitare quanto sopra e rendere nel contempo poco evidente la manomissione, qualcuno ha adottato l’escamotage che abbiamo fotografato: una fascetta da elettricista posizionata sul pistoncino dell’interruttore ed il risultato è ottenuto (foto 02 lato B e foto 03) ed anche in caso di sgancio della corda il macchinario non si ferma poiché il funzionamento del meccanismo è inibito.
 
 
Al fine di meglio comprendere l’elemento aggiunto, nella foto 04 abbiamo provveduto ad evidenziare con colore blu la fascetta che altera il dispositivo.
 
 
Naturalmente la pubblicazione di queste immagini non vuol essere un incentivo a procedere in questo senso alterando i sistemi di sicurezza, ma segnalare ed evidenziare un comportamento scorretto che potrebbe rivelarsi particolarmente pericoloso e dannoso, nonché un metodo di non immediata percezione.     
 
 
L’immagine 01 è di Federica Farina.
 
Geom. Stefano Farina, Responsabile Nazionale Comitato Costruzioni di AiFOS
 



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Rispondi Autore: Harleysta
23/01/2015 (08:16:39)
...si ma questa è una brillante idea del lavoratore; se il datore di lavoro l'avesse saputo, avrebbe sicuramente cazziato l'addetto. per esperienza 25nnale almeno il 90% degli infortuni è proprio causato dai lavoratori "su iniziativa". fermo restando che il datore di lavoro dovrebbe controllare...
Rispondi Autore: Tullio Francioni
23/01/2015 (09:55:11)
Il problema principale non è tanto la manomissione, per chi ha conoscenza in materia di protezioni sui macchinari , è l'applicazione sbagliata del dispositivo di sicurezza....!, in una area pericolosa come rappresentata la protezione contro l'accesso deve essere realizzata con altri metodi e dispositivi, quali barriere fotoelettriche e ripari mobili interbloccati, il dispositivo a fune in figura nasce come dispositivo per il comando di arresto di emergenza che deve essere attivato dall'operatore in caso di pericolo, quindi utilizzato come un normale pulsante a fungo. Pertanto l'applicazione è totalmente sbagliata e i responsabili principali!! sono il costruttore della macchina e in secondo luogo il datore di lavoro che ha messo a disposizione una macchina non sicura, il lavoratore non può avere nessuna responsabilità ( tranne quella di segnalare la non conformità qualora ne sia in grado di identificarla...!)
Saluti
Rispondi Autore: Paolo Zafferani
23/01/2015 (12:50:18)
Falso problema. Come al solito la colpa sarà sempre del Datore di Lavoro perchè non ha visto, non ha vigilato, non ha acquistato una macchina a norma etc. etc. Credo sia il caso di farla finita con tutto ciò ed iniziare a licenziare quei lavoratori che per le solite ragioni manomettono macchinari, attrezzature e quant'altro venga loro dato in uso! Anzi in un paese democratico al lavoratore si dovrebbero imputare i costi di ripristino dei macchinari. Una volta che un lavoratore viene licenziato per fatti simili, dovrebbe essere marchiato a vita e perdere la possibilità di trovare ancora lavoro. Esagerato? Assolutamente NO, si diceva una volta: punirne uno per educarne 100. Ma fintanto che ci saranno giudici che si limitano a condannare sempre e solo il datore lavoro come il solo responsabile da colpire, non si riuscirà mai a responsabilizzare i lavoratori.
Rispondi Autore: Angelo Ferrari
23/01/2015 (17:03:46)
@ Tullio Francioni

"il lavoratore non può avere nessuna responsabilità".

A mia personale opinione mi trovo in completo disaccordo con questa affermazione quantomeno "riduttiva".
Se è pur vero che il sistema di blocco in esempio può essere tranquillamente paragonato ad un fungo di arresto d'emergenza, è altrettanto vero che manomettere un sistema di emergenza è comunque una grave colpa della persona.
E' davvero ipocrita "proteggere" delle bestie che rischiano non solo di farsi del male, ma di far del male anche a dei colleghi ignari della manomissione, dando sempre la colpa ad "errori" di valutazione o di vigilanza da parte del Datore di Lavoro.
Le persone devono imparare ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni, a prescindere dal ruolo che ricoprono.
Rispondi Autore: Mauro Cividin
24/01/2015 (13:22:54)
Concordo al 100% con quanto asserito da Tullio Francioni. Da ex Ispettore ASL posso assicurare che il dispositivo di sicurezza in questione è da considerarsi assolutamente inadeguato. Cordiali saluti

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