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Regolamento Reach e utilizzatori a valle: criticità, supporto e indagini

Regolamento Reach e utilizzatori a valle: criticità, supporto e indagini
10/11/2017: Sono diverse le criticità relative all’applicazione dei regolamenti sulle sostanze chimiche che riguardano gli utilizzatori a valle. Con riferimento a una nuova ricerca ne parliamo con Stefano Signorini della Direzione Centrale Prevenzione dell’Inail.
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Il rischio chimico
Materiale didattico per la formazione sui rischi specifici dei lavoratori che utilizzano sostanze chimiche (Art. 37 D.Lgs. 81/08)

Modena, 10 Nov – In questi anni gli articoli e le interviste di PuntoSicuro si sono soffermate spesso sulle difficoltà di applicazione dei regolamenti europei in materia di sostanze chimiche ( Regolamento REACH,   Regolamento CLP, …), sulle scadenze correlate e sui tanti obblighi richiesti ai produttori e alle aziende. Difficoltà di applicazione che dipendono anche da una difficile integrazione tra normative sociali e normative di prodotto e dal fatto che molti utilizzatori di sostanze chimiche non sanno ancora di essere, per i regolamenti REACH e CLP, "utilizzatori a valle", con gli obblighi conseguenti.

 

Proprio per approfondire il tema dell’applicazione dei regolamenti REACH e CLP, entrare più nel dettaglio del ruolo degli “ utilizzatori a valle” e conoscere una nuova “indagine pilota” su questi temi, abbiamo intervistato, durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro Convention” (Modena, 13/14 settembre 2017), Stefano Signorini della Direzione Centrale (DC) Prevenzione dell’Inail.

 

Stefano Signorini a Modena era relatore al convegno “REACH2017 - L’applicazione dei Regolamenti REACH e CLP nei luoghi di vita e di lavoro: Registrazione 2018 - Autorizzazione e Restrizione all’uso - Scenari di Esposizione e Schede di Dati di Sicurezza”, con una relazione dal titolo “Come supportare gli utilizzatori a valle per le SDS: indagine pilota tra imprese in Italia”.

 

Chi ricopre il ruolo di utilizzatore a valle?

Le difficoltà nell’applicazione del Reach dipendono da problemi di integrazione tra decreto 81/2008 e regolamento europeo?

Come è impostata l’indagine pilota Inail/Echa? Quando parte? Quali sono gli obiettivi?

E come supportare in Italia gli utilizzatori a valle?

 

Nell’intervista si sottolinea che l’obiettivo della nuova “indagine pilota” è di “capire non tanto se viene o meno applicato il REACH”, ma se “si conoscono le schede di sicurezza e quali sono i punti di difficoltà essendo quello lo strumento principale, tanto per l'attivazione del REACH, quanto per un completamento della valutazione del rischio secondo il decreto 81”.

 

Si riportano poi informazioni sulle prossime scadenze, con riferimento a quella del 31 maggio 2018. Infatti ricordiamo che, con riferimento al Regolamento REACH, per rimanere sul mercato dopo il 2018, le imprese sono tenute a registrare entro quella data le sostanze fabbricate o importate in quantitativi superiori a 1 tonnellata all’anno e inferiori a 100 tonnellate all’anno.

 

E sono riportate alcune indicazioni agli utilizzatori a valle per trovare supporti informativi a partire dal portale www.reach.gov.it, un sito nato dall’esigenza di coordinare e rendere accessibili al pubblico le informazioni sulle attività del Comitato tecnico di Coordinamento per l’attuazione del Regolamento REACH.

 

Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di seguire integralmente la video intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

 

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

 

Cerchiamo di chiarire chi ricopre il ruolo di utilizzatore a valle. Leggevo su alcuni documenti che spesso gli utilizzatori di sostanze chimiche non conoscono i propri obblighi in materia di regolamenti europei…

 

Stefano Signorini: “Utilizzatore a valle è sostanzialmente l'impresa o il singolo che ha un’attività produttiva e che utilizza la sostanza tal quale o in preparati e, sostanzialmente, nei propri cicli industriali (…). Sono utilizzatori a valle anche i preparatori di miscele e quindi lì, la miscela, ha poi comunque un consumatore finale. L’utilizzatore a valle è caratterizzato in Italia in particolare, ma anche in Europa, soprattutto da piccole e medie imprese. E questo è il problema un po' più delicato, come mette in evidenza l’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche, ndr), perché il ruolo dell'utilizzatore a valle nella piccola e media impresa è poco conosciuto. E anche il livello, diciamo di supporto consulenziale, spesso è fornito da RSPP esperti di sicurezza che si occupano più dell'ambito relativo al decreto 81. Quindi conoscono meno il Regolamento REACH e hanno maggiori competenze, conoscenze dell’81. In questo modo alcuni adempimenti rischiano di rimanere indietro.

 

Peraltro l'informazione oggi sta migliorando e una relazione al convegno (…) ricordava che sul sito www.reach.gov.it sono presenti tutta una serie di informazioni più specifiche, puntuali, aggiornate e semplificate per rispondere agli obblighi del REACH.

Nonostante questi sforzi ancora la parte di informativa stenta un po' a permeare tutti coloro che utilizzano sostanze.

 

E l'utilizzatore a valle ha un compito specifico, non tanto nell'ambito appunto della sostanza chimica, non essendo un produttore, quanto nel fatto di ritrovare o meno nelle schede di sicurezza - lo strumento che permette di capire quella sostanza come deve essere trattata e utilizzata - le informazioni relative alla propria lavorazione. Quindi avrebbe il compito di informare l'autorità in modo tale da integrare le schede di sicurezza con nuovi scenari di esposizione.

Mancando questo flusso “bottom-up” in qualche modo viene a mancare l'informazione che nasce dall'uso e dagli scenari dove la sostanza è utilizzata. Quindi un ruolo particolarmente delicato e importante. E sicuramente c'è oggi una sottonotifica in termini di segnalazione”.

 

Affrontiamo ora il tema delle difficoltà nell’applicazione dei regolamenti europei da parte delle aziende? Ci sono problemi di integrazione tra quanto richiesto dal D.Lgs. 81/2008 e il Regolamento Reach?

 

Stefano Signorini: “L'origine delle normative è diversa, perché una è direttiva di prodotto, quella che dà luogo al REACH e l'altra direttiva sociale, quella che dà luogo al decreto 81 dalla direttiva madre 391. Quindi culturalmente si sono affinati processi di comprensione e di gestione diversi - REACH arriva molto dopo – ed è molto più consolidata la competenza, come dicevo prima, nell'ambito delle direttive sociali. Si ha quindi più difficoltà a comprendere, a gestire qualcosa che investe il cittadino, la salute ambientale, e richiede un affinamento di competenze, sapendo e potendo anche utilizzare le informazioni che fornisce il REACH. A livello comunitario la permeabilità dei due sistemi c’è, per cui le informazioni implementano l'una o l'altra delle due linee, diciamo quelle di sicurezza e di salute. Questo non avviene nelle pratiche aziendali o avviene con molta difficoltà. C’è sicuramente un problema di competenza e di formazione ed informazione di coloro che si occupano di questo sistema”.

 

Durante il convegno viene lanciata una indagine pilota Inail/Echa. Come nasce questa indagine pilota? A chi è rivolta? Mi pare di aver capito che ha anche a che fare con le schede di sicurezza….

 

Stefano Signorini:Sì, soprattutto con le schede di sicurezza e gli scenari di esposizione. Il pilota (indagine pilota, ndr), un pilota europeo, nasce su richiesta dell’ECHA che ci ha chiesto di indagare qual è la qualità delle schede di sicurezza e soprattutto quali criticità gli utilizzatori hanno nell'utilizzo delle schede di sicurezza in modo di migliorare gli strumenti informativi che attualmente abbiamo a disposizione per aumentare conoscenza e capacità d'uso.

E il pilota riguarderà l'impiego delle schede di sicurezza e come le schede di sicurezza possono interfacciarsi o sovrapporsi, in qualche caso, addirittura al documento di valutazione del rischio.

 

Il pilota consiste sostanzialmente in un questionario. Cioè ci è stata affidata una indagine, che si realizzerà attraverso un questionario a domande chiuse, che sarà rivolta a un campione di circa 1000 imprese, piccole e medie imprese, in alcuni settori manifatturieri di punta, per quello che riguarda l'utilizzo. Saranno indagati alcuni aspetti che riguardano l'ambito organizzativo dell'azienda, e quindi come l'azienda risponde al rischio chimico complessivamente, sia che sia REACH, sia che sia decreto 81, per semplificare. Si vuole comprendere come la scheda di sicurezza viene letta e quali sono le informazioni, se ci sono utili per migliorare la valutazione del rischio” (…)

Ci interessa capire non tanto se viene o meno applicato il REACH, quello che ci interessa è capire se si conoscono le schede di sicurezza e quali sono i punti di difficoltà essendo quello lo strumento principale, tanto per l'attivazione del REACH, quanto per un completamento della valutazione del rischio secondo il decreto 81”. (…)



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