Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'
esporta articolo in PDF

In edilizia c’è una scarsa percezione degli spazi confinati

In edilizia c’è una scarsa percezione degli spazi confinati
22/12/2014: Quando si parla di spazi confinati raramente si fa riferimento al comparto edile. Quali sono gli ambienti confinati in edilizia? E come viene applicato il DPR 177? Ai nostri microfoni il Geom. Paolo Secchi parla di scarsa percezione di questi ambienti.
Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

 


Bologna, 22 Dic – Anche quest’anno ad  Ambiente Lavoro di Bologna si è affrontato più volte, in più contesti, il tema delicato della prevenzione degli incidenti di lavoro negli spazi confinati, ad esempio in relazione ai problemi applicativi del  Decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177.
 
Il tema è stato affrontato anche da un punto di vista che raramente si accosta – se non in relazione alle attività di scavo – ai problemi degli  ambienti con sospetto inquinamento o confinati: le attività nel comparto edile.  Quanto sono presenti gli ambienti confinati in edilizia? E come viene applicato il DPR 177?

Pubblicità
La sicurezza nel cantiere edile in DVD
Formazione sui rischi specifici dei lavoratori nei cantieri edili (Art. 37 D.Lgs. 81/08) in DVD

Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato il Geometra Paolo Secchi, relatore al convegno del 22 ottobre 2014 “Applicazione del D.P.R. 177/2011 a tre anni dalla sua entrata in vigore”, organizzato da www.spazioconfinato.it, in collaborazione con il Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla Sicurezza e Prevenzione dei Rischi di Modena (C.R.I.S.).
 
Il Geom. Secchi, che  si è occupato lungamente di sicurezza come coordinatore in fase di progetto e in fase di esecuzione, è intervenuto al convegno con una relazione proprio relativa all’applicazione del DPR 177 al settore delle costruzioni
 
L’intervista non si sofferma tuttavia solo sulla sua opinione sull’applicazione ed efficacia del DPR 177/2011. Cerchiamo invece di fare chiarezza con domande concrete sugli spazi confinati in edilizia. Ci sono situazioni per cui un ponteggio può diventare uno spazio confinato?
In quali casi può essere necessario applicare il DPR 177/2011 in edilizia? E cosa capita se un coordinatore per la sicurezza rileva che i lavoratori stanno lavorando in uno spazio non riconosciuto come confinato?
 
 
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di visualizzare integralmente l’intervista -  realizzata il 24 ottobre 2014 - e/o di leggerne una parziale e breve trascrizione.
 
 
 
 
 
 
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
 
 
(...)
 
Quando si parla di spazi confinati raramente si fa riferimento al comparto edile. Ci sono spazi confinati? Quali sono le principali problematiche?
 
Paolo Secchi: Colgo l’occasione per essere in accordo sul fatto che la percezione degli spazi confinati in edilizia attualmente non c’è molto.
Probabilmente questa carenza è generata da un equivoco. Il DPR 177 richiama l’articolo 121 che riguarda la presenza di gas negli scavi. Quindi molto spesso in edilizia molte persone considerano che l’unico spazio confinato possa essere quello.
In realtà di spazi confinati, soprattutto nel campo industriale, ne troviamo un numero sempre crescente. Se pensiamo a tutti i vani tecnici, dove vengono collocati gli impianti - ad esempio gli impianti per trattamento aria, di refrigerazione, che possono funzionare a glicole o ammoniaca – abbiamo a che fare con spazi che possono diventare estremamente pericolosi. Quindi in edilizia abbiamo sicuramente una casistica che dovremo tenere in considerazione per fare delle valutazioni, nel campo della sicurezza, adeguate.
 
(...)
 
Nel suo intervento ha mostrato alcune slide relative a ponteggi. Un ponteggio può diventare uno spazio confinato? E con quali condizioni?
 
P.S.: (...) Se ad un ponteggio applichiamo dei teli di protezione e all’interno di questo ponteggio effettuiamo delle lavorazioni – di restauro, di ripristino, ... – utilizzando solventi ed eventualmente fiamme libere si possono generare anche situazioni di pericolo.
La mia era una provocazione per cercare di far intuire alle persone che seguivano il convegno che occorre una maggiore sensibilità, ma occorre anche un metodo diverso per identificare questi spazi.
Anche se il DPR 177 avesse fornito un elenco il più possibile esaustivo sicuramente il caso che ci si pone in avanti non sarebbe compreso nell’elenco, ci troveremmo di fronte a delle difficoltà interpretative. Quindi la mia provocazione è quella di voler richiamare l’attenzione su questi aspetti.
Lo stesso discorso vale per le coperture. Molto spesso si pensa a spazi confinati come spazi piccoli, angusti. Ma non è assolutamente vero. Basti immaginare i piani di copertura dove abbiamo impianti di raffreddamento, di trattamento aria, che possono funzionare ad ammoniaca o avere dei gas abbastanza invasivi e importanti dal punto di vista della sicurezza. Oppure possiamo avere vasche di laminazione dove la presenza degli inquinanti è abbastanza elevata.
Dobbiamo cercare di diffondere questa nuova abitudine a valutare gli spazi confinati ai tecnici e ai datori di lavoro che molto spesso ritengono di non essere coinvolti in questo tipo di argomenti.
 
Presentiamo un caso operativo. Un coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione scopre che i lavoratori stanno lavorando in uno spazio confinato con rischi non valutati in relazione alla specificità dell’ambiente. Cosa deve fare?
 
P.S.: Secondo me il coordinatore in fase di esecuzione ha due possibilità.
O coinvolgere il coordinatore per la sicurezza in fase di progetto e rielaborare una procedura per gestire questa situazione.
O direttamente può andare – questo glielo consente la normativa - ad integrare quello che è il Piano di Sicurezza e Coordinamento con proprie disposizioni. In questo modo andrà ad integrare e colmare una lacuna che non era stata considerata precedentemente.
 
(...)
 
 
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Per utilizzare questa funzionalità di condivisione sui social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Hai qualcosa da dire su questo articolo? Aggiungi ora il tuo commento




Rispondi Autore: silvio ventroni
22/12/2014 (13:02:18)
Sono d'accordo con secchi ,non solo le maestranze e i rispettivi datori hanno poco percezione degli ambienti confinati ma anche i coordinatori in progettazione ed esecuzione . Parlo di mia esperienza diretto , come formatore in corsi di aggiornamento 40 ore per coordinatori .
Rispondi Autore: carmelo catanoso
22/12/2014 (18:18:50)
E' raccomandabile un'attenta e ragionata lettura della OSHA 1926.21 e relativa a cosa s'intende per "Spazio Confinato" nel settore delle Costruzioni.

Visto che gli italici geni che hanno redatto il DPR 177/2011, si sono "dimenticati" di dare una definizione di cosa s'intenda per "spazio confinato" e "ambiente sospetto d'inquinamento", sarebbe il caso di far riferimento a quelli che l'argomento l'hanno affrontato prima di noi .... anche se non dovremmo mai dimenticare quello che ci dicevano gli artt. 235-236 e 237 del "vecchio" DPR n° 547 nel lontano 1955.

Perchè altrimenti il rischio è di vedere in giro interpretazioni molto fantasiose di cosa s'intenda per "spazio confinato" e "ambiente sospetto d'inquinamento" e, soprattutto, subirne le conseguenze che, nell'italico stivale, si traducono sempre in un aumento di burocrazia che nulla porta in concreto alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Prova ne è, a Milano e dintorni per i lavori di costruzione per un evento che è tutti i giorni sui media , una distorta idea di cosa s'intenda per "spazio confinato" e "ambiente sospetto d'inquinamento", con la conseguenza di richiedere l'utilizzo dei permessi di lavoro per tre tipologie di "Spazi confinati" (tipo A, B e C) dove nei casi B e C non c'è nulla di quanto indicato dalla OSHA citata (non si possono accumulare né contaminanti tossici o infiammabili e né carenze di ossigeno) se non delle difficoltà di recupero in caso d'emergenza (infortunio o malore).

Il rischio, così operando, è quello di burocratizzare delle attività procedurali che invece vanno applicate con attenzione, accuratezza e specificità e non tanto per "riempire l'ennesimo pezzo di carta" (purtroppo questo è il messaggio che tende a passare).

P.S.
La definizione OSHA 1926.21 americana per "Confined spaces - Construction" è la seguente:

"Confined space" - Construction
Confined or enclosed space means any space having a limited means of egress, which is subject to the accumulation of toxic or flammable contaminants or has an oxygen deficient atmosphere.
Confined or enclosed spaces include, but are not limited to, storage tanks, process vessels, bins, boilers, ventilation or exhaust ducts, sewers, underground utility vaults, tunnels, pipelines, and open top spaces more than 4 feet in depth such as pits, tubs, vaults, and vessels.
Rispondi Autore: Luca Mangiapane
22/12/2014 (19:55:36)
Bravo Carmelo mi hai rubato le parole di bocca.
Volevo aggiungere anche la seguente pensiero che mi sono fatto su come vadano le cose in Italia ed applicabile anche al DPR 177/2011:
in questo Paese da un po' di anni vige questa procedura:
1) esiste una legge più o meno sensata, ma che comunque se applicata permetterebbe di evitare infortuni gravi
2) chi lavoro non sempre rispetta la legge. Il non rispetto delle legge a volte comporta degli infortuni gravi
3) quando ci sono casi eclatanti con molti morti, i media danno enfasi a questi incidenti
4) i politici, che non sanno nulla di quelle che sono le leggi vigenti sulla sicurezza sul lavoro, pensano che non esistano leggi sulla sicurezza e se esistono non sono adeguate. Quindi per placare l'opinione pubblica e/o per cavalcare l'onda mediatica ritengono necessario provvedere immediatamente fare delle nuove leggi che evitino il ripetersi degli eventi
5) i politici chiedono ai loro organi tecnici di fare queste leggi. Questi organi tecnici raramente hanno tra le loro fila delle persone che professionalmente hanno conoscenza della materia su cui sono chiamati a lavorare. Tra l'altro pensano che se loro che si trovano in quella posizione di super esperti non conoscono bene la materia, allora vuol dire che nessuno in giro per il mondo ha mai affrontato il problema e quindi si deve sempre partire da zero. Dato che partendo da zero non hanno un punto a cui appigliarsi, procedono nell'unico modo che conoscono e cioè amplificando la burocrazia senza mettere nulla che aumenti veramente la sicurezza e generando degli oggetti molto vaghi e confusi. La vaghezza e la confusione è fatta ad arte per impedire di capire che chi ha scritto non aveva le idee chiare su che cosa stava scrivendo.
6) Il parlamento, il governo, il presidente della repubblica approvano la legge senza neppure sapere di che cosa si stia parlando.
7) una volta che la legge diventa operativa, la sua vaghezza e confusione non ne permette una interpretazione univoca (come invece dovrebbe essere) e quindi partono le interpretazioni da parte degli organi di vigilanza, dei magistrati, degli esperti e soprattutto da parte di chi questa legge l'ha scritta (interpelli) e qui si legge tutto e il contrario di tutto (vedere il ruolo del rappresentante del datore di lavoro nell'ultimo interpello). A volte gli organi di vigilanza non contenti di quello che è stato fatto nei punti precedenti si danno delle loro linee guida o di indirizzo che sono ancora diverse o più restrittive di quello che richiede la legge. Contribuendo in questo modo all'aumento della confusione.
8) Chi deve applicare la legge non capisce più niente di quello che succede e procede cercando di capire chi è che sta dicendo le cose giuste. Normalmente in questi casi la paura fa si che chi le spara più grosse e che quindi è per la repressione totale e per la burocrazia asfissiante abbia ragione.
9) quando la paura fa poi 90, anche chi si trova ad applicare la legge cerca di diventare più realista del re e quindi cerca di aumentare ancora di più la restrizione, perché non si può mai sapere come la penserà chi si troverà a valutare le cose nel caso in cui queste vadano male.
10) L'utente finale della legge, che è l'impresa e il lavoratore e che mentre succede tutto quello di cui ai punti precedenti stava facendo dell'altro, la legge non sa neanche che esiste e quindi continua a fare come prima continuando a non applicare la legge di cui al precedente punto 1.
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso
22/12/2014 (20:53:46)
Il ragionamento non fa una grinza.
Purtroppo è proprio così.
Rispondi Autore: lino emilio ceruti
22/12/2014 (23:07:20)
Quando si dice "hai messo il dito nella piaga" !!!
Rispondi Autore: GG
23/12/2014 (00:22:30)
Come non essere completamente d'accordo con Mangiapane e Catanoso.
GG
Rispondi Autore: Gianluca Tomei
04/01/2015 (09:51:41)
"Sacrosante" verità quelle di Mangiapane.
Rispondi Autore: RB
07/01/2015 (14:00:31)
C’è qualcuno che “potrebbe” fare qualcosa per provare a sanare quanto ben Evidenziato?
Se no, perché ? (la richiesta è indirizzata a chi “potrebbe”)

Nome e cognome: (obbligatorio)
Email (se vuoi ricevere l'avviso di altri commenti)
Inserisci il tuo commento:(obbligatorio)

Leggi anche altri articoli sullo stesso argomento:


Forum di PuntoSicuro Entra

FORUM

Quesiti? Proponili nel FORUM!