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I limiti delle semplificazioni e l’utilità degli adempimenti premiali

I limiti delle semplificazioni e l’utilità degli adempimenti premiali
25/11/2015: I benefici per le aziende che adempiono correttamente a quanto richiesto dalla normativa, i limiti della semplificazione e l’importanza della documentazione. Ne parla ai nostri microfoni Francesco Paolo Sisto, docente del Politecnico di Bari.
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Milano, 25 Nov – “La tecnica nella sicurezza non basta, la sicurezza sul lavoro ha bisogno del diritto. Un buon tecnico della sicurezza è importante, ma in un paese che soffre nel fare impresa non ci si può fermare agli adempimenti formali”. Adempimenti formali che in ogni caso “devono sempre essere adeguatamente documentati”. E “ci devono essere benefici per le aziende che adempiono correttamente a quanto richiesto dalla normativa: l’adempimento premiale può portare una rivitalizzazione nel mondo delle imprese”.

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Sono alcune frasi significative estrapolate dalla relazione dell’avvocato Francesco Paolo Sisto - eletto alla Camera dei Deputati e docente di “Sicurezza e salute del lavoro: legislazione nazionale ed europea, responsabilità penali e sanzioni” del Politecnico di Bari – durante il “II Forum Sicurezza”, organizzato il 28 ottobre scorso a Milano da Ipsoa-scuola di formazione. In particolare l’avvocato Sisto è intervenuto sul tema “Sicurezza sul lavoro e adempimento premiale”.
 
Poiché il relatore ha sollevato temi rilevanti e ha presentato anche specifiche soluzioni per migliorare le strategie di prevenzione, il nostro giornale – che era presente al convegno milanese di Ipsoa e che ha già pubblicato nei giorni scorsi l’intervista al relatore del Forum e esponente confindustriale Fabio Pontrandolfi –  ha rivolto all’avvocatoFrancesco Paolo Sisto alcune domande di approfondimento.
 
Innanzitutto non potevamo non chiedere qualcosa del rapporto tra aspetti tecnici, adempimenti formali e responsabilità penali.
Cosa intendeva indicando che “la tecnica nella sicurezza non basta”?
 
Buona parte della relazione si è poi soffermata sull’importanza della documentazione degli adempimenti.
Perché è importante documentare gli adempimenti formali? E la normativa che dovrebbe essere più esigente riguardo alla documentazione o l’imprenditore e il tecnico che dovrebbe dare più importanza all’aspetto documentale?
 
Nella relazione si parla poi di semplificazioni e razionalizzazioni, uno dei temi più sottolineati in questi anni dal legislatore.
Ci si può accontentare delle semplificazioni per migliorare la sicurezza? Sono la direzione giusta da seguire? Possono risolvere le criticità della prevenzione?
 
La relazione si sofferma anche sul D.Lgs. 231/2001 e sui modelli organizzativi...
Si dà sufficiente importanza a questo decreto? Sta funzionando come dovrebbe? E il legislatore dovrebbe in futuro rendere obbligatorio implementare un modello organizzativo?
 
Arriviamo infine a parlare del tema specifico della relazione: gli adempimenti premiali.
Che funzione potrebbero avere gli adempimenti premiali e i benefici per le aziende? Quali potrebbero essere? Cosa ne pensa della eventuale defiscalizzazione dei costi della sicurezza?
 
 
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di ascoltare integralmente l’intervista e/o di leggerne la trascrizione.
 
 
 
 
 
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
 
 
Lei ha affermato nella sua relazione che “la tecnica nella sicurezza non basta”. Cosa intendeva con questa affermazione?
 
Francesco Paolo Sisto: Si corre il rischio, se non si è adempienti, se non si documenta il proprio adempimento, che sia un adempimento disapplicabile, virtuale, non riconoscibile. Quando si parla di responsabilità bisogna tener presente la concretezza della responsabilità. (...)
Bisogna documentare l’adempimento. Perché il pubblico ministero, quando accade un infortunio, la prima cosa che fa è verificare i documenti. Se si vuole essere adempienti in tema di sicurezza, bisogna essere “documentalmente” adempienti. Adempimento documentabile e documentato. Il resto mi sembra che serva poco...
 
E secondo lei la normativa richiede a sufficienza che gli adempimenti siano documentati?
 
F.P.S.: Non è un fatto di normativa. È un fatto di scrupolo intelligente dell’imprenditore, del tecnico, del responsabile di qualcosa nell’ambito del pianeta sicurezza. Ciascuno deve sapere che può essere chiamato in ogni momento a rispondere. L’infortunio non si annuncia ed è, usando un’espressione che può apparire sbagliata, imprevedibile sul quando e come si verifica. Perché può dipendere da un comportamento del lavoratore, può dipendere dalle defaillance di carattere organizzativo non sempre rimproverabili al singolo soggetto.
Il principio di personalità della responsabilità è in crisi quanto più complessa è l’impresa in cui si colloca. Se una struttura è grande e molto organizzata il vertice ha difficoltà a controllare tutte le propaggini di questa struttura.
Quindi documentare gli adempimenti, i profili organizzativi, le deleghe, gli incarichi e i compiti di ciascuno è la premessa a qualsiasi tipo di investimento in impresa e, quindi, in sicurezza.
 
Un’altra sua frase durante la relazione riguardava la semplificazione. Lei si chiedeva se ci si potesse accontentare delle semplificazioni per migliorare la sicurezza. Oggi si parla molto di semplificazioni e razionalizzazione e sembra che questa sia la direzione da prendere per risolvere ogni problema. Lei forse però non è di questo avviso...
 
F.P.S.: Io sono di questo avviso nella misura in cui le semplificazioni semplificano gli adempimenti, ma non risolvono il problema della responsabilità.
Ci può volere mezzora, quarantacinque minuti o dieci minuti per adempiere ad un determinato compito, ma questo non risolve il macro problema che è quello del rapporto tra quello che si fa, e come lo si fa, e quello di cui si risponde.
Semplificare è certo giusto. Anche bellissimo, anche interessante, anche molto moderno (...), ma non mi sembra entri a piedi uniti sul problema principale.
Un imprenditore che adempie è proprio sicuro che questo adempimento basti per non essere ritenuto responsabile? Io penso che se non si applica perché l’adempimento sia vero, reale e documentato, corre gravi rischi...
 
Lei nel suo intervento ha parlato anche del D.Lgs. 231/2001...
 
F.P.S.: Io credo che il decreto 231 sia una grande opportunità. Non funziona perché le imprese non lo avvertono, non lo comprendono, lo vedono come un appesantimento. E anche alcuni commentatori, secondo me sbagliando, lo hanno ritenuto un appesantimento di matrice europea.
Però oggi il decreto 231 è una grande occasione, perché le imprese possono controllarsi meglio all’interno e soprattutto essere più trasparenti all’esterno. Questa occasione di trasparenza del’’impresa, io non la perderei. Mi sembra che le associazioni di categoria dovrebbero spingere molto affinché ciascuna impresa sia capace di essere leggibile, diventi una sorta di palazzo di vetro in cui dentro ci si controlla meglio e al di fuori si vede quello che accade dentro.
 
Lei preferirebbe che fosse obbligatorio implementare un modello organizzativo?
 
F.P.S.: Io preferirei che fosse una scelta di campo degli imprenditori. Perché quando le scelte sono assunte personalmente, sono più vere. Gli obblighi qualche volta si avvertono come dei gioghi.
Mi sembra però che se ci fossero ulteriori difficoltà, l’obbligatorietà del modello non sarebbe una cattiva cosa. Diventerebbe una sorta di black box, una scatola nera in cui è possibile andare a recuperare tutto quello che in un’azienda magari, in certi momenti, non è possibile leggere.
 
Concludiamo l’intervista parlando del tema della sua relazione e degli adempimenti premiali e di benefici. Quali potrebbero essere?
 
F.P.S.: Io penso che a un modello 231 implementato correttamente e correttamente applicato, con la verifica che tutti gli obblighi della sicurezza siano stati puntualmente rispettati (...) possa corrispondere un esonero da responsabilità penale per colpa lieve, come accade oggi per i medici con riferimento all’articolo 3 della Legge Balduzzi (Decreto Legge n. 158/2012, convertito in Legge 189/2012, ndr).
Diciamo che la micro responsabilità, la responsabilità per una piccola leggerezza, a fronte di questo adempimento certificato, potrebbe non meritare una sanzione penale.
Certo dovrebbe rimanere fermo l’obbligo del risarcimento del danno. In sede civile la responsabilità extracontrattuale va lasciata comunque a vantaggio della persona offesa.
 
Lei ha parlato anche di defiscalizzazione...
 
F.P.S.: Io credo che oggi la sicurezza non debba essere un onere. Deve essere un dovere, ma anche un piacere. Deve essere una sorta di respiro etico (...).
È importante installare nell’impresa, nel tecnico, nel lavoratore una consapevolezza che bisogna operare in sicurezza. Per fare questo ci vuole il contributo dello Stato.
Lo Stato dovrebbe dire a chi fa sicurezza che i costi sono defiscalizzati. Mi sembra il minimo. (...) I morti per sicurezza e i morti per ragioni mediche non sono diversi. Io credo che investire in sicurezza da parte dello Stato consentendo agli imprenditori di defiscalizzare i costi, sia un dovere.
 
 
 
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Rispondi Autore: Samuel De Fazio
25/11/2015 (18:14:18)
Concordo con la visione del docente. In fondo, la strada dei "premi" è un po' quella che sta percorrendo l'INAIL con i Modelli OT20 e OT24 (per esempio).
Tuttavia, a mio modesto modo di vedere, il decreto del 2008 prevede già l'adozione del modello organizzativo (la cui adozione, per il 231/01, è rimessa alla volontà degli enti) con l'art. 30 (la parola "DEVE" non lascia scampo a interpretazioni).

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