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Ci sono linee guida per applicare il modello di responsabilità sociale?

Ci sono linee guida per applicare il modello di responsabilità sociale?
31/05/2019: Come le prassi di riferimento possono aiutare le aziende ad essere più responsabili? Cosa si indica in materia di sicurezza? Questi sono i temi della seconda parte dell’intervista a Lucina Mercadante, Consulenza Accertamento Rischi e Prevenzione Inail.
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Brescia, 31 Mag – La normaUNI ISO 26000 con responsabilità sociale (RS) intende la responsabilità da parte di un’organizzazione per gli impatti delle sue decisioni e delle sue attività sulla società e sull’ambiente, attraverso un comportamento etico e trasparente che contribuisca allo sviluppo sostenibile, inclusi la salute e il benessere della società. Una responsabilità che, inoltre, tenga conto delle aspettative degli stakeholder, che sia in conformità con la legge e in coerenza con le norme internazionali di comportamento e che sia integrata in tutta l’organizzazione e messa in pratica nelle sue relazioni.

 

 

E uno dei temi fondamentali della RS, relativamente ai rapporti e condizioni di lavoro, riguarda anche l’ambito della salute e sicurezza sul lavoro che rappresenta in realtà un’area trasversale a molti temi correlati alla responsabilità sociale delle organizzazioni (RSO).

 

A ricordarlo è Lucina Mercadante, della Consulenza Accertamento Rischi e Prevenzione (Contarp) dell’ INAIL, nella prima parte di una recente intervista realizzata e pubblicata dal nostro giornale (“ La responsabilità sociale riguarda anche la tutela della sicurezza?”).

 

Questi i temi toccati nell’articolo:



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Il principio di responsabilità quale presidio socio-tecnico di sicurezza
Sviluppare e mantenere nei lavorarori una efficace consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

 

Le prassi di riferimento UNI

Nella seconda parte dell’intervista la D.essa Lucina Mercadante si sofferma poi su alcuni documenti che sono di supporto per le imprese che vogliono implementare un modello di responsabilità sociale.

Si tratta, in particolare, di due recenti prassi di riferimento UNI - documenti che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche – che, in questo caso, forniscono linee guida per l’applicazione pratica del modello promosso dalla UNI ISO 26000 “Guida alla responsabilità sociale” in alcuni ambiti specifici e delicati, anche in materia di sicurezza e salute sul lavoro:

  • la prassi di riferimento UNI/PdR 49:2018Responsabilità sociale nel settore delle costruzioni – Linee guida all’applicazione del modello di responsabilità sociale UNI ISO 26000”;
  • la prassi di riferimento UNI/PdR 51:2018Responsabilità sociale nelle Micro e Piccole Imprese (MPI) e nelle imprese artigiane, ovvero imprese a valore artigiano - Linee guida per l’applicazione del modello di responsabilità sociale secondo UNI ISO 26000”.

 

Come le prassi di riferimento possono aiutare le aziende ad essere più responsabili? Quali sono i punti più importanti di questi documenti per le aziende? Cosa si indica in materia di sicurezza?

 

La seconda parte dell’intervista sulla responsabilità sociale

Innanzitutto cosa sono le prassi di riferimento? Sono delle norme tecniche? Che valore hanno per le aziende? Come è nata l’idea di elaborare delle prassi di riferimento in materia di RSI?

 

Lucina Mercadante: Le prassi di riferimento (PdR) sono documenti para normativi, particolarmente adatti a trattare argomenti caratterizzati da un ridotto grado di consolidamento nella società; nascono volendo proporre una cultura di innovazione e di preparazione dei contesti di sviluppo per le future attività di normazione, dunque sono strumenti al servizio della normazione e del mercato. In Italia l’idea di definire nel sistema UNI una forma di documento para-normativo nazionale è nato dalle iniziative già perseguite da ISO, CEN e numerosi enti di normazione nazionali (come l’inglese BSI, il francese AFNOR…) di disporre di una modalità di condivisione e formalizzazione di contenuti tecnici innovativi - spesso sulla base di documenti già consolidati in forma privata o consorziata – in cui la limitazione del coinvolgimento delle parti interessate (e quindi del livello di consenso) è funzionale alla rapidità dell’iter di pubblicazione.

Sono documenti che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo di condivisione ristretta ai soli autori - al massimo 8 mesi dall’approvazione della richiesta - verificata l’assenza di norme o progetti di norma allo studio sullo stesso argomento.

Gli autori sono anche i committenti del lavoro; naturalmente il “profilo” del committente/autore deve assicurare una rappresentatività ampiamente riconosciuta dal mercato: per esempio può essere un’entità pubblica o un consorzio di organizzazioni.

 

Su questo ragionamento si è fondata la PdR 18:2016 - Prassi di Riferimento sulla UNI ISO 26000. La proposizione di tale Prassi, elaborata in ambito Uni a seguito di formale interesse espresso dalla Fondazione Sodalitas, cui ha fatto coro un gruppo composto da 4 enti di certificazione, nasce dall’impulso e dalle evidenze emerse a seguito di una indagine condotta da UNI e Sodalitas stessa a tre anni dalla pubblicazione della ISO 26000; gli esiti, sintesi delle necessità e delle difficoltà avvertite dalle organizzazioni nella implementazione della UNI ISO 26000, hanno consentito di focalizzare la progettualità futura su tre ambiti ritenuti di particolare bisogno: la materiality, ovvero l’identificazione delle priorità; il processo di stakeholder engagement, ovvero le modalità di coinvolgimento delle parti interessate nella definizione dei temi rilevanti e degli obiettivi da raggiungere; l’accountability, ovvero il processo attraverso cui rendere conto in modo responsabile, trasparente e completo del proprio operato in termini di sviluppo sostenibile.

 

La prassi, pubblicata nel primo trimestre del 2016, è il punto di arrivo di un percorso avviato con la convinzione e la volontà, condivise fin dall’inizio dalle organizzazioni che hanno preso parte al tavolo di lavoro, di promuovere non solo la conoscenza, ma anche l’efficace integrazione della linea guida UNI ISO 26000 nelle strategie e attività di ogni organizzazione. Per tale ragione è volta a fornire indirizzi applicativi concreti, utili ad impostare in ogni organizzazione, indipendentemente da territorialità, dimensione, settore merceologico di appartenenza, l’applicazione della UNI ISO 26000.

 

La prassi di riferimento per le piccole imprese

Partiamo dalla prassi di riferimento Micro e Piccole Imprese (MPI) e nelle imprese artigiane. Sappiamo che, per quanto riguarda i temi della sicurezza, le piccole aziende hanno più difficoltà nella conformità alla normativa e nell’applicazione di strategie di prevenzione efficaci. Vale anche per i temi della Responsabilità sociale?

 

L.M.: Direi di no. La RS è un modo di vivere, come abbiamo già detto nella prima parte dell’intervista; è la base su cui fondi il tuo modo di fare e di fare impresa; è l’insieme valoriale; è l’educazione che vogliamo impartire ai nostri figli, e questo non dipende da quanti figli abbiamo ma dai valori che vogliamo trasmettere, dal modello di riferimento che abbiamo e che vogliamo trasmettere affinché diventi anche il loro.

Dunque non importa la dimensione o il settore produttivo delle aziende; importa come intendono essere impresa e come intendono creare produttività; parlerei di imprenditorialità responsabile, ecco.

 

La Prassi, nello specifico la Pdr 51 del 2018Responsabilità sociale nelle Micro e Piccole Imprese (MPI) e nelle imprese artigiane, ovvero imprese a valore artigiano - Linee guida per l’applicazione del modello di responsabilità sociale secondo UNI ISO 26000” fornisce delle linee guida per l’applicazione pratica del modello di responsabilità sociale promosso dalla UNI ISO 26000, provvedendo inoltre a dare una serie di indicatori a supporto dell’autovalutazione delle imprese rispetto alle dimensioni dell’ambiente, della governance e del sociale.

 

Quali sono i punti della prassi di riferimento più rilevanti?

 

L.M.: Di certo i due strumenti operativi a supporto, presenti nelle Appendici:

  • l’Appendice C dedicata ai Criteri di valutazione del Rating sociale - che riporta la metodologia di analisi environmental, social and governance (ESG) mediante il cui utilizzo l’organizzazione realizza e concretizza un primo step di autovalutazione del proprio rating sociale
  • l’Appendice B che riporta il Manifesto etico dell’impresa, finalizzato a comunicare i valori dell’impresa ai propri stakeholder.

Ma possiamo di certo affermare che l’intera Prassi è un utile documento di lavoro, che trova ad esempio nel punto dedicato alla misurazione e al monitoraggio il momento più utile per mettere in piedi un processo di autovalutazione e di riallineamento particolarmente efficaci.

 

Nella prassi si indica che “la responsabilità sociale in tali imprese non dovrebbe essere intesa come un costo, bensì come un ricavo in redditività positiva per gli stakeholder interni ed esterni cui si rivolge e come una base per una maggiore competitività nel mercato pubblico e privato”. Le aziende riescono oggi a concepire gli investimenti in RSI e sicurezza come un investimento?

 

L.M.: L’augurio e aspettativa è che la strada si stia pian piano costruendo, e questo anche grazie alle azioni a sostegno della diffusione della RS che Enti come Inail continuano a proporre negli anni.

Direi che più che una percezione è una lenta progressiva crescita culturale quella che le aziende stanno vivendo; lenta per il momento e in un contesto economico di certo non favorevole; progressiva perché la possibilità mantenuta negli anni, ed ormai da oltre 10, di attingere a forme di finanziamento ha rappresentato comunque uno stimolo a seguire la strada del miglioramento delle condizioni di tutela dei lavoratori.

Si aggiunga che la consapevolezza ormai diffusa che un luogo di lavoro sicuro, salubre, confortevole generi dei notevoli benefici diretti ed indotti, non solo a lungo termine ma anche nel medio periodo, sta portando le organizzazioni, e ciascuno di noi, a rendere prioritario il tema del benessere, del singolo e dell’organizzazione intera; in altri termini sta spostando l’asse centrale della governance dal profitto unito al benessere al benessere che genera profitto.

 

La prassi di riferimento nel mondo delle costruzioni

Veniamo alla prassi di riferimento per la responsabilità sociale nel settore delle costruzioni. Mi pare che anche, in questo caso, siano stati toccati temi e ambiti molto delicati sia per la sicurezza che per gli altri temi della RSI…

 

L.M.: Qui il riferimento è alla Pdr 49-2018Responsabilità sociale nel settore delle costruzioni - Linee guida all’applicazione del modello di responsabilità sociale UNI ISO 26000”, documento ancora più delicato perché tocca ed impatta su un settore notoriamente ad alto rischio infortunistico

 

Cosa indica questa prassi di riferimento? Quali sono i punti più rilevanti? E cosa si indica, ad esempio, in materia di gestione dell’ambiente di lavoro nel rispetto della “salute, sicurezza, salubrità per i lavoratori”?

 

L.M.: Il documento fornisce elementi utili alla mappatura degli stakeholder e alla integrazione della responsabilità sociale nei processi tipici di un’impresa che opera nel settore delle costruzioni..

 

Basata sulla significatività degli aspetti della responsabilità sociale in relazione ai processi aziendali tipici di imprese edili, anche questa prassi si caratterizza per un Appendice che, mediante un approccio a matrice, realizza un confronto fra i processi aziendali e i temi fondamentali della UNI ISO 26000, sintetizza l’approccio, ma anche il percorso, che le imprese di settore devono realizzare per mettere in piedi un modello sociale disegnato secondo la UNI ISO 26000.

Punto di forza sono le schede elaborate per ciascun processo tipico di un’impresa di costruzione, in cui si evidenziano i temi fondamentali/aspetti specifici di responsabilità sociale ritenuti pertinenti per quel processo, oltre ai relativi stakeholder di riferimento, e la tabella di correlazione tra temi fondamentali, aspetti specifici UNI ISO 26000 e processi aziendali, perché dà evidenza immediata dei collegamenti, già presenti all’interno delle imprese anche se non acquisiti a livello di consapevolezza.

 

L’applicazione della UNI ISO 26000 e della RSI nelle imprese non rappresenta, al di là dei tanti ritardi normativi in merito, il tentativo di avviare un percorso di qualificazione delle imprese?

 

L.M.: Assolutamente no; non si vuole avviare un sistema di qualificazione piuttosto si è reso disponibile un sistema di riferimento, valoriale, che qualifica e qualifichi ex se chiunque lo adotti.

La UNI ISO 26000 è il modello; le Prassi danno i suggerimenti per applicare il modello; ma la UNI ISO 26000 non è certificabile, va ricordato, e questo continua a essere il punto di forza di questa straordinaria linea guida – l’etica non ha bisogno di certificazione per dimostrare che si possiede - ma anche il limite più ostativo nella applicazione, perché così come è allo stato non risveglia interessi e appetiti economici (di enti/organismi di certificazione).

 

Sono previste, infine, altre prassi di riferimento? E in che ambiti lavorativi?

 

L.M.: Ci auguriamo di si; negli ambiti più disparati; imprevedibile la risposta perché qualunque organizzazione ne abbia interesse può chiedere ad UNI di avviare un percorso, come abbiamo provato a chiarire nella domanda dedicata.

 

A chiusura spero che sia almeno sorta la curiosità di sfogliare i documenti citati per cogliere spunti o indurre riflessioni, nella consapevolezza che simili percorsi abbiano ed hanno bisogno di tempi di gestazione e maturazione lunghi ma non impossibili.

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

 

 

Scarica i documenti a cui si fa riferimento nell'articolo:

UNI, Ance Lombardia, “Prassi di riferimento UNI/PdR 49:2018 - Responsabilità sociale nel settore delle costruzioni – Linee guida all’applicazione del modello di responsabilità sociale UNI ISO 26000”, versione novembre 2018 (formato PDF, 1.47 MB).

 

UNI, Confartigianato Imprese Lombardia, “Prassi di riferimento UNI/PdR 51:2018 - Responsabilità sociale nelle Micro e Piccole Imprese (MPI) e nelle imprese artigiane, ovvero imprese a valore artigiano - Linee guida per l’applicazione del modello di responsabilità sociale secondo UNI ISO 26000”, versione novembre 2018 (formato PDF, 2.92 MB).

 

Link al sito UNI per visionare le prassi pubblicate.

 

 

NB: Questa è la seconda parte dell’intervista a Lucina Mercadante sulla responsabilità sociale d’impresa. La prima parte è stata pubblicata nell’articolo La responsabilità sociale riguarda anche la tutela della sicurezza?”.



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