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Imparare dagli errori: i problemi del freddo e del ghiaccio

09/12/2008: In relazione alle recenti basse temperature invernali raccogliamo alcuni esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo. di incidenti in ambienti di lavoro freddi. Cadute dovute al ghiaccio, impianti di riscaldamento non idonei e terreni scivolosi.
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Con l’idea che gli esempi di incidenti possano essere più immediati ed efficaci nel sensibilizzarci sui rischi nei luoghi di lavoro, proseguiamo con la nostra rubrica “Imparare dagli errori” prendendo spunto da INFOR.MO., uno strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio contenuti nell'archivio del sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
 

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Il Ministero della Salute ha diffuso diversi documenti relativi alle conseguenze sulla nostra salute del freddo ed è stata pubblicata recentemente anche una norma UNI EN ISO 15743:2008 "Ergonomia dell’ambiente termico - Posti di lavoro al freddo - Valutazione e gestione del rischio", dedicata alla prevenzione dei rischi per i lavoratori in ambienti freddi.
Abbiamo dunque deciso di consultare le schede di INFOR.MO. per verificare quanto il freddo possa effettivamente aumentare i rischi lavorativi.
 
Il primo caso è relativo ad attività di impermeabilizzazione di un terrazzo, l’infortunio è avvenuto nel 2003 ad un lavoratore straniero.
Durante l’incidente il lavoratore “si trovava sul terrazzo piano di un edificio per spostare una guaina catramata lunga circa 1 metro”.
Quando l’operaio si è inchinato, “ha afferrato la guaina con entrambe le mani ma, dopo aver fatto un passo all'indietro è scivolato, ha perso l'equilibrio, ed è caduto all'indietro rompendo il lucernario a cupola in plexiglass di circa 1 metro di diametro che si trovava alle sue spalle” e cadendo “sul pavimento della sottostante officina da un'altezza di circa 3,20 metri”.
La caduta è dipesa dalla scivolosità del terrazzo per la presenza di ghiaccio dovuto alla bassa temperatura esterna, scivolosità del terreno che non è stata sufficientemente valutata tra i rischi possibili.
Inoltre erano assenti parapetti o solide coperture a protezione del lucernario.
Fortunatamente l’addetto indossava scarpe antinfortunistiche e una tuta protettiva con giaccone da freddo imbottito per ripararsi dal freddo: il giaccone ha attutito l'impatto del lavoratore al suolo e le conseguenze sono state quindi ridotte ad un trauma cranio-cervicale, un trauma toracico con fratture costali multiple a sinistra.
 
Ricordiamo che, come indicato in un articolo su PuntoSicuro dell’Ing. Beatrice Santoni, la procedura di analisi di valutazione dei rischi nel caso dei lavori in quota  prevede una prima fase in cui vengono identificati i pericoli di caduta dall’alto e stimata la probabilità di accadimento e la conseguenza di ciascun pericolo, anche in relazione alle condizioni climatiche e alla scivolosità degli ambienti di lavoro.
Successivamente si procede all’eliminazione del rischio mediante l’adozione di misure collettive che consistono o nell’eliminazione del rischio stesso (eliminazione della necessità di accesso alla zona a rischio …) se possibile, o con la sostituzione mediante la fornitura di mezzi alternativi di intervento, oppure con l’isolamento del rischio mediante l’adozione di parapetti, impalcati, reti, … che permettano di circoscrivere il luogo con rischio di caduta dall’alto, ma che comunque implicano la presenza di rischi residui, che devono essere eliminati, o almeno minimizzati, mediante l’uso di D.P.I. di posizionamento o di arresto caduta.
 
Il secondo caso, molto diverso, riguarda invece l’attività di guardiano notturno nell'area di un cantiere.
L'infortunato, un guardiano notturno, “si trovava all'interno della baracca in lamiera grecata zincata adibita a deposito attrezzi per passare la notte e ripararsi dal freddo”.
“Mentre dormiva si e' sviluppato un incendio causato da un corto circuito dovuto all'inidoneità dei cavi elettrici e/o dal surriscaldamento dell'unica presa elettrica che serviva due stufe”.
A causa dell’incendio il guardiano ha riportato ustioni gravissime.
 
E’ chiaro che in questo caso il fattore determinante è stato un impianto elettrico inidoneo e da un conseguente problema di sovraccarico e/o di circuito.
La presenza nella baracca di un “eccesso di attrezzature e materiali di varia natura nel deposito attrezzi” ha poi favorito il diffondersi delle fiamme.
 
È lo stesso Ministero della Salute a ricordare, nei documenti sui problemi legati alle basse temperature, il rischio di incendi, intossicazioni acute da monossido di carbonio e infortuni elettrici dovuti ad una cattiva manutenzione degli impianti di riscaldamento sia elettrici che a gas.
 
L’ultimo caso riguarda invece un lavoratore impegnato in attività legate alle colture viticole.
L'infortunato, alla guida di un trattore cingolato, stava trasferendosi da un vigneto ad un altro. “Risalendo una scarpata, probabilmente a causa del terreno duro e compatto e della presenza di ghiaccio, il trattore si è ribaltato schiacciando col suo peso chi lo guidava”.
Secondo le indagini successive all’incidente “il trattore avrebbe dovuto essere provvisto di roll-bar” (dispositivo di sicurezza formato da una struttura tubolare che in caso di capovolgimento protegge l’addetto), ma “tale protezione al momento dell'infortunio era stata disinstallata”.
 
Se probabilmente non era stato sufficientemente valutato il rischio dovuto alla presenza di ghiaccio, è evidente che l’infortunio, una frattura agli arti inferiori, è dipeso anche dall’errata rimozione delle protezioni.
 
Ricordiamo a questo proposito che nel comparto agricolo le “macchine” danno luogo ad un gran numero di incidenti: nel 2002 erano circa il 16% degli infortuni, percentuale che supera abbondantemente il 20% tenendo conto degli eventi lesivi collegati ad uno specifico particolare della macchina stessa anziché alla sua struttura complessiva.
 
Concludiamo questo nostro viaggio negli incidenti in ambienti di lavoro freddi sottolineando che lavorare in ambienti freddi non solo può portare a una diminuzione delle prestazioni e a effetti negativi sulla salute (ipotermia, aumento della tensione, malattie da raffreddamento, ...) ma – come dimostrato dalle schede di   INFOR.MO. - anche ad un aggravamento dei rischi di lavoro di cui si deve tener conto in ogni valutazione di rischi.
 
 
Per consultare la scheda dell’infortunio collegarsi a questa pagina del sito web di INFOR.MO. e successivamente visualizzare le schede dei casi 1396, 885 e 165.
 
 
 
Tiziano Menduto


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