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Imparare dagli errori: gli infortuni tra i giovani lavoratori

Imparare dagli errori: gli infortuni tra i giovani lavoratori
01/06/2017: Esempi di infortuni professionali nel lavoro degli apprendisti. Infortuni nell’uso di una pressa piegatrice e in attività di produzione di sacchetti di plastica. Le dinamiche degli infortuni, i fattori che li hanno causati e le regole per gli apprendisti.
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OttoUno - D.Lgs. 81/2008
Formazione e informazione generale dei lavoratori sulla sicurezza e salute sul lavoro

 

Brescia, 1 Giu – I dati relativi agli infortuni nell’Unione Europea, con riferimento alla campagna di prevenzione del 2006 dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), mostrano come, rispetto ai colleghi di lavoro con più esperienza, gli apprendisti riportino infortuni con una frequenza decisamente superiore.

 

Per questo motivo abbiamo iniziato nelle scorse settimane un viaggio, attraverso la rubrica “ Imparare dagli errori”, dedicata al racconto e all’analisi degli infortuni lavorativi, attraverso gli infortuni che avvengono tra gli apprendisti. Un percorso che non si sofferma sono sugli infortuni ma vuole anche ricordare alcune buone prassi generali di prevenzione per il mondo dell’apprendistato.

  

I casi presentati sono tratti, come sempre, dalle schede di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi

 

I casi

Il primo caso riguarda un infortunio avvenuto ad un apprendista di nuova assunzione.

Un lavoratore, apprendista da poco assunto, coadiuva un collega nelle operazioni di piegatura ad una pressa piegatrice azionata dal comando a doppi pulsanti.

Durante la fase di posizionamento della lamiera di medie dimensioni (m.1,50 x m.2,00) sullo stampo inferiore l’infortunato si accorge del difettoso allineamento del pezzo e cerca di riposizionarlo entrando con il braccio nella zona operativa della macchina.

Il punzone era già nella fase d’avvicinamento in discesa veloce in quanto attivato dalla pulsantiera dall’ignaro collega. Tale discesa si arresta automaticamente a 4 centimetri dallo stampo inferiore e va riavviata con nuovo impulso per la piegatura.

Lo stampo superiore coglie l’avambraccio dell’infortunato provocandogli la frattura con lesioni. Il collega libera l’arto dell’infortunato agendo sui comandi di risalita del punzone.

La pressa piegatrice era priva di protezioni.

 

Questi i fattori causali individuati:

- un lavoratore “mette il braccio nella zona operativa della macchina mentre scende il punzone”;

- un lavoratore “azionava i pulsanti di comando della piegatrice senza guardare”;

- “ pressa piegatrice priva di protezioni”.

 

Il secondo caso riguarda un infortunio, con amputazione della falange distale del II e II dito della mano sinistra, di un apprendista saldatore di materie plastiche.

Il lavoratore è impegnato in questa attività da circa 7 mesi. L'infortunio avviene mentre il lavoratore è impegnato nella produzione di sacchetti di plastica di piccolo taglio, quando nota che la macchina saldatrice si è bloccata in emergenza, a seguito di inceppamento del film plastico nella zona di saldatura.

Posto il selettore di comando in posizione manuale avvia così le operazioni di sblocco della macchina. Tale operazione del selettore si è accertato, by-passa gli switch di protezione posti sugli schermi di plexiglas che impediscono gli eventuali accessi agli organi meccanici in movimento della zona saldatura, che invece agiscono regolarmente durante il normale funzionamento della macchina.

Il lavoratore apre lo schermo in plexiglas e estrae il film plastico inceppato, aziona con la mano destra la discesa della lama a ghigliottina premendo il manuale posizionato sulla parte esterna della macchina e precisamente quello nei pressi della zona saldatura, questa operazione causa l'amputazione.

Si ritiene che l'infortunio è avvenuto per la incompleta formazione e informazione del lavoratore e per la non conformità della macchina ai requisiti di sicurezza.

 

Questi i fattori causali individuati:

- “inadeguatezza dei requisiti di protezione”;

- “rimozione di film plastico inceppato”.

 

La prevenzione

Nella scorsa settimana ci siamo soffermati su alcuni suggerimenti generali per gli apprendisti tratti dal documento di Suva, istituto svizzero per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni, dal titolo “ 10 mosse per un tirocinio in sicurezza. Materiale di approfondimento. Per i formatori professionali, gli apprendisti, i genitori interessati, i superiori”.

 

Dopo aver presentato nella scorsa puntata le tre prime regole (STOP in caso di pericolo; conoscere i pericoli e tutelarsi da questi; attrezzature: so usarle?), ci soffermiamo brevemente sulle altre tre regole per gli apprendisti:

- lavori rischiosi: sì, ma solo se pianificati - si ricorda che spesso gli infortuni gravi sono dovuti “a una scarsa pianificazione dei lavori, a una carente comunicazione, a misure di sicurezza incomplete, a fretta, improvvisazione o a una mole ingestibile di lavoro. Ancora più importante è il fatto che i lavori siano sempre pianificati con cura e non vengano fatti di fretta”.

Queste sono le quattro domande cruciali alle quali devono rispondere gli apprendisti per riconoscere i pericoli, pianificare i lavori e svolgerli in condizioni di sicurezza: l’incarico è chiaro? I lavori sono stati pianificati? La sicurezza è garantita? Ho tutto sotto controllo? 

- chiedere non è peccato: il documento di Suva sottolinea che “ogni inizio è difficile. Questo si vede anche nel rischio di infortunio tra gli apprendisti, decisamente più elevato rispetto ai colleghi con più esperienza. Gli apprendisti hanno il diritto di fare domande finché non hanno chiarito tutti i dubbi. Se per dubbi o insicurezza si corre il rischio di subire un infortunio, a maggior ragione gli apprendisti hanno il sacrosanto dovere di chiedere. Chiedere non è peccato Spesso gli apprendisti non osano fare domande, per paura di sbagliare o fare una figuraccia. Quindi: prendere sempre sul serio le domande degli apprendisti; non ci sono domande stupide, ma solo risposte stupide; una persona di riferimento è sempre utile; bisogna motivare gli apprendisti a fare domande; una cultura aperta in materia di comunicazione facilita questo compito; le questioni confidenziali vengono trattate con discrezione”;

- DPI: niente di più ovvio - si sottolinea che i dispostivi di protezione individuale “servono a proteggere la persona da eventuali infortuni e malattie professionali. Non possono eliminare i pericoli, ma servono a ridurre o a eliminare le conseguenze avverse dei pericoli”. Ulteriori istruzioni per l’apprendista: “uso sempre i DPI e rispetto le regole di sicurezza; osservo i cartelli di sicurezza che mi invitano a usare i DPI; ho cura dei miei DPI; porto al formatore i DPI difettosi, vecchi e non più igienici affinché me li sostituisca”.

 

Infine, in relazione ad uno degli infortuni riportati, riportiamo brevemente alcuni articoli di PuntoSicuro che riportano indicazioni specifiche per la sicurezza nell’uso delle presse piegatrici:

- La prevenzione dei rischi nell’uso delle presse piegatrici e idrauliche;

- Campagna informativa per l'uso in sicurezza delle presse piegatrici;

- Imparare dagli errori: incidenti nella piegatura di metalli.

 

 

Sito web di INFOR.MO.: abbiamo presentato le schede numero 6257 e 6077 (archivio incidenti 2002/2015).

 

 

Tiziano Menduto



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