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Mascherine e dispositivi di protezione individuale per proteggersi dal Coronavirus

Mascherine e dispositivi di protezione individuale per proteggersi dal Coronavirus
Redazione
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 Coronavirus-Covid19
12/05/2020: Un contributo si sofferma sui tanti dubbi che riguardano l’utilizzo nei luoghi di lavoro di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale. I dispositivi, le misure di sanitizzazione e la certificazione. A cura di Andrea Merusi.
 

A più di due mesi dal primo decreto legge in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (DL n.6 23 febbraio 2020), a più di tre mesi dalla la delibera del Consiglio dei ministri (31 gennaio 2020) con la quale è stato dichiarato lo stato di emergenza sul territorio nazionale, non si sono ancora risolti i mille problemi, i mille dubbi correlati all’uso delle mascherine chirurgiche e dei dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie.

E come abbiamo raccontato con i nostri articoli e le nostre interviste, ad esempio a Virginio Galimberti, presidente della Sottocommissione DPI dell’UNI, sono ancora moltissime le domande che ci si pone riguardo a questi dispositivi. E molto spesso le risposte che arrivano da media e social sono imperfette, non complete o erronee.

Per questo motivo e con l’idea di aiutare a dissipare qualche dubbio abbiamo deciso di pubblicare alcuni contributi che arrivano dai nostri lettori, spesso tecnici e operatori in materia di salute e sicurezza, che su questi temi hanno riflettuto, magari proprio per operare delle scelte sui DPI da utilizzare nei luoghi di lavoro.

Il primo breve contributo che pubblichiamo è di Andrea Merusi, biologo e Responsabile ambiente, sicurezza e sostenibilità.


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La pandemia da coronavirus ha scatenato una nuova corsa all’oro: quella alle mascherine. Fino a poche settimane fa le mascherine erano un semplice strumento di lavoro, previste in un limitato numero di attività professionali e, in alcuni casi, osteggiate dai lavoratori quando venivano imposte a tutela della loro salute. Ora sono letteralmente sulla bocca di tutti (o quasi) e sono state oggetto di svariate notizie. Abbiamo visto rappresentanti istituzionali e tecnici indossarle in maniera errata, sappiamo di gente che le riutilizza per giorni senza considerare che molte tipologie sono monouso, leggiamo di metodi casalinghi per sanitizzarle e di persone senza scrupolo che le rubano per poi rivenderle. Abbiamo assistito addirittura a Stati che hanno bloccato o vietato la vendita di mascherine ad altre nazioni. Tante notizie ma anche tanta confusione e disinformazione in materia, così abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza basandoci sulle competenze di chi lavora nel campo della salute e sicurezza sul lavoro.

 

Mascherine o Dispositivi di Protezione Individuali?

Il primo chiarimento va dato in merito alla differenza tra le mascherine e i dispositivi di protezione individuali (DPI). Le mascherine sono quelle “da chirurgo”, solitamente monouso, che fungono da barriera fisica abbastanza limitata e più che altro fanno in modo che chi le indossa eviti di emettere particelle di saliva o starnuto all’esterno. In sostanza, proteggono gli altri più che il proprio utilizzatore.

 

I DPI sono invece dei veri e propri strumenti di protezione per chi li indossa, e ce ne sono di tantissimi tipi, distinti sulla base del loro potere filtrante. In questi giorni si sente molto parlare delle tipologie FFP1, FFP2 e FFP3: si tratta di una certificazione riconosciuta a livello europeo per classificare le maschere in base al loro potere protettivo e, semplificando, possiamo dire che le FFP1 filtrano circa il 78% delle particelle di polveri, fumo e aerosol esterno mentre le FFP2 filtrano circa il 92-95%. Le FFP3 hanno un potere filtrante maggiore, quasi del 100%.

FFP sta per “filtering face piece” e le tipologie 2 e 3 sono considerate le più efficaci nel contrasto al coronavirus. È bene però verificare se quelle acquistate o in proprio possesso sono considerate monouso (garantite cioè per 8 ore di attività continua) oppure se possono essere utilizzate più volte fino a esaurimento del potere filtrante. Le indicazioni si trovano sulle schede tecniche delle maschere e nelle informazioni presenti sulla confezione. Se vengono riportate le lettere “MN” significa che sono monouso. C’è anche un altro aspetto da considerare: alcune di queste mascherine presentano una valvola che ha la funzione di permettere una migliore respirazione dell’utilizzatore. Questa valvola però riduce il contenimento delle particelle emesse dall’utilizzatore per cui protegge maggiormente chi utilizza la maschera rispetto agli esterni.

 

In sintesi: se tutti usassimo le mascherine chirurgiche limiteremmo notevolmente il rischio di contagio, tecnicamente però le migliori sono quelle classificate FFP2 e FFP3 senza valvola perchè garantiscono una efficace protezione sia per l’utilizzatore che per gli esterni. Negli Stati Uniti viene utilizzano un sistema diverso di classificazione: il NIOSH, che presenta dieci categorie diverse. In questo caso la corrispondenza con il sistema europeo si può semplificare considerando che una maschera classificata NIOSH N95 è paragonabile ad una FFP2 dato che ha un potere filtrante del 95%.

 

Misure di sanitizzazione

Esistono misure di sanitizzazione dei suddetti DPI ma sono tecniche che devono essere compiute da personale formato e per essere valide deve essere rilasciata una certificazione che confermi la corretta esecuzione dell’attività. In sostanza possono farlo solo alcuni soggetti professionalmente autorizzati. Metodi casalinghi basati sull’uso di alcol non sono verificabili né certificabili per cui non si possono considerare efficaci.

 

Mascherine non certificate CE e Decreto “Cura Italia”

In questo momento di emergenza lo Stato italiano ha emanato il DL n.18 del 17 marzo 2020 - meglio conosciuto come decreto “Cura Italia” - che, tra le varie disposizioni, consente ai datori di lavoro di fornire al personale anche le mascherine chirurgiche prive di marchio CE, facendole di fatto rientrare nell’elenco dei DPI utilizzabili per lavorare. Ad oggi tale disposizione, in linea con la Raccomandazione UE n° 2020/403 della Commissione Europa, è valida fino al termine dello stato di emergenza fissato dal Governo italiano al 31 luglio 2020. È però compito del datore di lavoro chiedere ai fornitori di mascherine o altri DPI non certificati la dimostrazione oggettiva dell’applicazione da parte loro dell’art. 15 del decreto “Cura Italia”. Tale articolo consente infatti di produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuali in deroga alle vigenti disposizioni, se i produttori hanno inviato all’Istituto Superiore di Sanità (per le mascherine chirurgiche) o all’INAIL (per i DPI) un’autocertificazione nella quale attestano le caratteristiche tecniche degli articoli e il rispetto dei requisiti di sicurezza. In aggiunta, dopo il terzo giorno dall’invio dell’autocertificazione, i produttori devono aver trasmesso ai competenti istituti ogni elemento utile alla validazione delle mascherine o dei DPI e possono cominciare la distribuzione e vendita solo a seguito dell’esito della valutazione circa la rispondenza alle normative vigenti, effettuata dall’istituto competente.

 

Ma quando vanno usate le mascherine?

Innanzitutto è bene ricordare che lo scorso 14 marzo i sindacati e il Governo hanno stabilito il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, in cui sono indicate tutte le disposizioni che le aziende (quelle autorizzate a continuare l’attività lavorativa) devono rispettare pena l’arresto immediato dell’attività. Tra le misure più importanti c’è quella di rispettare la distanza di sicurezza, vale a dire che ogni lavoratore deve rimanere distante almeno 1 metro da ogni altro collega per tutta la durata dell’attività lavorativa. Se tale distanza viene rispettata non è obbligatorio dotare i lavoratori di mascherine o DPI. Al contrario, se tale distanza non può essere garantita i lavoratori possono lavorare solo se viene loro fornito un’idonea maschera. Di recente il protocollo è stato aggiornato e integrato in vista della “fase 2” che è partita il 4 maggio e che riguarda l’avvio di un maggior numero di attività produttive.

Le novità introdotte in merito all’uso delle mascherine sono:

  1. il fatto che viene dato mandato alle singole aziende di stabilire l’uso dei dispositivi di protezione individuale da adottare sulla base della specifica valutazione dei rischi;
  2. l’uso delle mascherine nei casi in cui i lavoratori condividano spazi comuni. Tutto questo se il mercato lo consente, infatti, nella premessa del relativo paragrafo si legge che l’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuali (...) è evidentemente legata alla disponibilità in commercio.

 

Fuori dall’ambiente lavorativo alcune Regioni, ad esempio Lombardia e Toscana, hanno imposto l’uso delle mascherine a tutte le persone che per motivi di necessità escono da casa ed è probabile che anche altri governi regionali faranno lo stesso. A parte questi territori e al di là dei “luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza” ( DPCM 26 aprile 2020), non c’è obbligo di usare la mascherina a meno che non si è tra le persone contagiate dal coronavirus”

È bene segnalare che le suddette disposizioni potrebbero essere soggette a cambiamenti nelle prossime settimane. Proprio in questi giorni l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta valutando un nuovo studio del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston secondo cui le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono volare nell’aria per distanze ben più ampie di un metro. Se lo studio verrà confermato potrebbero essere riviste a livello mondiale le raccomandazioni sull’uso delle mascherine.

 

Conviene perciò rimanere aggiornati sugli sviluppi consultando sempre organi d’informazione autorevoli e facendo attenzione a non incappare in una delle tante fake news che circolano in questi giorni.

 

Andrea Merusi

Biologo. Responsabile ambiente, sicurezza e sostenibilità

 

 

Scarica la normativa di riferimento:

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 26 aprile 2020 – Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale.

 

Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

 

 

 

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Rispondi Autore: Ettore Togni - likes: 0
12/05/2020 (06:53:18)
A volte la buona volontà di chiarire può portare esattamente nella direzione opposta. In merito alle FFP2 e FFP3 si parla della possibilità che abbiano un filtro che permette una migliore respirazione all'utilizzatore. In seguito, nella sintesi, si evidenzia che "le migliori sono quelle classificate FFP2 e FFP3 senza filtro". Per maggiore chiarezza sarebbe meglio sostituire alla parola "filtro" la parola "valvola". Infatti, se una maschera non ha il filtro, forse è meglio non metterla.
Rispondi Autore: Andrea Merusi - likes: 0
12/05/2020 (09:35:01)
Buongiorno Sig. Ettore. La ringrazio per la giusta osservazione.
Cordiali saluti.
Andrea Merusi
Rispondi Autore: Patrizia F. - likes: 0
12/05/2020 (10:32:29)
buongiorno ok l'art.15. gran bell'intento, quello di auto produrre mascherine nazionali. il problema vero credo stia nel fatto che il 90% e forse più, dei convertiti a fare mascherine, non capisco bene come, ma si sono allineati all'art.16. del cura italia. oltretutto credo che nessuno, nemmeno chi ha scritto il decreto abbia letto l'art.5. da RSPP ho la netta sensazione che il mercato si sia riempito di un nuovo prodotto che non fornisce nessuna garanzia a nessuno se non alle tasche di quanti li stanno mettendo in commercio, e sembra pure che siano autorizzati a farlo. col risultato che i nostri lavoratori non sono tutelati ed i nostri datori di lavoro saranno gli unici a rendere conto di questo mercato.
Rispondi Autore: Fulvio Francesco Palmieri - likes: 0
12/05/2020 (11:32:07)
Gent. mo Andrea Merusi, anche io ho notato lo stesso errore valutato dal collega Ettore. Infatti col termine "filtro" passa sempre il concetto di attenuazione dell'espirato. Ma di fatto quel "foro con valvola", presente sulle FFP1-2, fa passare tutto l'aerosol respirativo dell'eventuale paziente affetto da Covid-19. La valvola, in ambiente edilizio, consente agli operai una migliore respirazione. Ma purtroppo in emergenza Covid-19 questo sistema, al contrario, facilità l'espirazione del virus da parte di colui che la indossa.
Rispondi Autore: Olga - likes: 0
14/05/2020 (17:48:55)
Sono asmatico. Sto soffocando con la maschera. Ho il diritto di non indossare la maschera?
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
14/05/2020 (19:46:57)
L' asma grave è uno dei motivi per i medici suggerisco l' astensione del lavoro come lavoratore fragile.
Quindi se Lei ha realmente un problema dovrebbe comunicarlo al medico di base ed a quello competente.
Se è una scusa (scusi la brutalità ma ne sto sentendo di ogni su questo discorso), faccia uno sforzo. Neanche a me piace indossare la mascherina ma le regole aziendali vanno rispettate. Che piaccia o no. In ogni caso, le indicazioni parlano di mascherina chirurgica per uso generale, non mi sembrano insopportabili come una ffpx.
Rispondi Autore: mm - likes: 0
14/05/2020 (21:49:00)
Salve,

ho un dubbio. Dove lavoro nessuna postazione di lavoro e nessuna mansione prevede una distanza minore di un metro, c'è ne sono forse 1/2 dove la distanza può essere inferiore ai 2 metri. Ci hanno comunque consegnato a tutti mascherine in cotone riutilizzabili (ne chirugiche, ne dpi) da utilizzare obbligatoriamente negli spazi comuni (ingresso e uscita , comunque in tutte le situazioni dove ci si sposta dalla postazione). La misura secondo voi è sufficiente?
Se non ci sono lavori che prevedono interazione con il pubblico e le distanze tra le persone sono rispettate, le mascherine riutilizzabili possono andare bene?

Grazie e cordiali saluti
Rispondi Autore: Olga - likes: 0
14/05/2020 (21:59:07)
Ho parlato con il medico verso la mia asma. Il medico ha detto che gli asmatici non hanno privilegi. Non si tratta di piace o non mi piace indossare una maschera. Si tratta di farmi del male, del male alla mia salute, intenzionalmente da parte del decreto. E il comandamento principale del medico " non fare del male!"? Dicami, se il decreto danneggia la salute del paziente e minaccia la sua vita, il medico deve usarlo? Il paziente ha il diritto di proteggere la propria vita e di non applicare tale decreto? Sottolineo che non si tratta del mio capriccio! Si tratta di minacciare la mia salute e la mia vita!
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
14/05/2020 (23:32:11)
Per mm: se la distanza è maggiore di un metro si può dare ciò che si vuole, l' idea di base è che qualsiasi cosa sia meglio di niente, poi possiamo sicuramente dire che alcuni materiali siano migliori di altri, ma la sostanza è che non sussistono obblighi per distanze maggiori di 1 metro. Negli spogliatoi (spazi comuni) invece sarebbe obbligatoria la chirurgia. Anche qui l' idea di base è che non potendo garantire distanza di sicurezza ci si protegge c a vicenda con una mascherina che di fatto è diventato una sorta di DPI per fase covid.
Rispondi Autore: mm - likes: 0
15/05/2020 (20:04:11)
X Lui che sa: grazie della risposta.

Mi chiedevo invece se esistono in commercio mascherine chirurgiche CE lavabili e riutilizzabili
Rispondi Autore: Olga - likes: 0
16/05/2020 (16:30:44)
Il medico ha mandato via il paziente perche la temperatura all'ingresso del suo studio è 37. Dove dovrebbe andare il paziente a prendere le recette per la sua malattia cronica?
Rispondi Autore: roberto - likes: 0
17/05/2020 (12:02:03)
Salve a tutti, volevo un chiarimento riguardo alla fornitura delle mascherine e gel sanificante per i dipendenti nei cantieri edili, il mio datore di lavoro ha diminuito lo stipendio del 8% per l'acquisto delle mascherine da fornire ai suoi dipendenti, come sono le regole? saluti a tutti
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
19/05/2020 (11:00:27)
No.

I "DPI" non possono essere fatti " pagare " in forma diretta o indiretta ai lavoratori (intesi come dipendenti).

Sarei curioso di vedere come a livello di buste paga ci sia una trattenuta sui DPI. Questa mi è realmente nuova.
Rispondi Autore: Michela df - likes: 0
22/05/2020 (23:50:41)
le mascherine con filtrante al 90% si possono usare in ambiente lavorativo o per trasporti sociali contro il covid? Grazie
Rispondi Autore: ROBERTA ARMENISE - likes: 0
25/05/2020 (01:31:21)
Salve, vorrei sapere se chi è soggetto fragile, tipo immunodepresso perché trattato con immunosoppressori, può richiedere al proprio datore di lavoro di avere le mascherine fpp2?
Grazie in anticipo
Rispondi Autore: Davide - likes: 0
29/05/2020 (01:30:15)
Salve, nell’azienda dove io lavoro come dipendente, è possibile che sia già la terza volta che mi reco negli uffici a chiedere la mascherina per lavorare...
quando l’azienda stessa dovrebbe darne una a turno di lavoro di 8 ore.
Quando per legge la mascherina chirurgica dovrebbe fare 4 ore.
E noi ci facciamo 16 ore e più perché
Non le distribuiscono ...
E dobbiamo stare a
Meno di 1 metro tra colleghi per via del rumore che si crea lavorando.
Questi dispositivi di protezione usati in questo modo non danno nessuna tutela al lavoratore.
Rispondi Autore: PIETRO - likes: 0
05/06/2020 (12:53:15)
Buongiorno. Stamattina sono andato in banca e la persona preposta al controllo, dopo avermi misurato la temperatura, mi ha riferito che la mascherina che indossavo la FFP2 NR CE 0082 non andava bene e che sarei potuto incorrere in una sanzione di 400 euro. Ma sarà mai vero quanto asserito da questo signore ? Grazie
Rispondi Autore: flavi - likes: 0
16/06/2020 (10:57:18)
ma i filtri pm 2,5 cono anti covid?

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