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Prevenzione dei rischi del lavoro notturno

Redazione
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 Approfondimento
19/11/2004: Disponibile on line un dossier sull’argomento, con particolare attenzione al lavoro notturno isolato.
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Il lavoro notturno rappresenta un fattore di rischio in sé. Con l'entrata in vigore del D.Lgs 532/99, infatti, il prestare la propria attività lavorativa in qualità di lavoratore notturno costituisce, senza necessità dell'ulteriore presenza di altri fattori critici, un fattore di rischio.
Se presente, la modalità del lavoro notturno deve, quindi, essere presa in esame in modo specifico nella valutazione dei rischi, vi sono inoltre precisi obblighi di informazione e di sorveglianza sanitaria e vanno previste ed adottate specifiche misure di prevenzione e protezione.
 
Il fenomeno è diffuso, i dati riferiti al 1999 indicano che in Italia i lavoratori che operano su turni in Italia sono circa 3 milioni, un terzo dei quali sono anche lavoratori notturni.


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Per una maggiora diffusione, presso i datori di lavoro e gli operatori che effettuano attività di vigilanza, dell’informazione sulla tutela dei lavoratori notturni, la pubblicazione “Lavoro e Salute” (curata dalle regioni Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Provincia autonoma di Trento e Marche) ha dedicato un inserto all’argomento.
 
La pubblicazione, del novembre 2004, presenta le principali fonti normative che disciplinano il lavoro notturno, illustrando anche una tabella comparativa delle principali differenze tra la direttiva europea e la norma italiana.
 
Il gruppo di lavoro che ha redatto il documento ha affrontato poi i seguenti temi: misure preventive e protettive (valutazione dei rischi e documento ex-art. 4 d.lgs. 626/94, misure di protezione personale e collettiva, servizi e mezzi di prevenzione e protezione), l'informazione e la formazione, la sorveglianza sanitaria, giudizi di idoneità e criteri da adottare.
Una particolare attenzione è stata dedicata al lavoro notturno solitario, cioè quella situazione in cui il lavoratore si trova ad operare da solo, senza alcuna collega accanto e senza nessun contatto diretto con altri lavoratori.
 
“Anche se alcune criticità del lavoro solitario ed isolato notturno sono presenti anche durante il lavoro solitario ed isolato diurno, sicuramente queste vengono accentuate durante il turno di notte.
In particolare l'organizzazione dei soccorsi, in caso di infortunio del lavoratore, rappresenta certamente il punto più critico nel caso di lavoro notturno solitario, per l’ impossibilità o limitata capacità, da parte del lavoratore stesso, di allertare i soccorsi all'esterno del luogo di lavoro, difficoltà o impossibilità dei soccorritori, se e quando allertati, di accedere all'interno del luogo, dove è necessario l'intervento, ma anche l’ulteriore difficoltà ad individuare esattamente, una volta all'interno, il punto di intervento in caso di situazioni complesse.
 
Tali aspetti comportano un ritardo dell'intervento con effetti a volte fatali, vi è quindi la necessità di monitorare in tempo reale lo stato di salute del lavoratore attraverso il controllo del suo stato di coscienza.
“Nei casi in cui finora si è cercato di dare risposta al problema – si legge nel documento - , la soluzione è stata di tipo tecnico, ricorrendo alle diverse opzioni messe a disposizione dalla tecnologia delle comunicazioni, di cui esemplifichiamo in modo non esaustivo le tipologie più diffuse:
• telefono cordless o cellulare
• ricetrasmettitore collegato a soggetti addetti a servizi di sorveglianza
• trasmettitore di segnale di allarme punto-punto con attivazione manuale
• trasmettitore automatico collegato ad un sensore di postura del lavoratore (busto eretto=OK, busto orizzontale=allarme)
• sistema a chiamata (manuale o automatica) e risposta manuale (risposta= OK, mancata risposta=allarme)
 
I primi tre sistemi, come tutti quelli similari ad azionamento manuale volontario, offrono sicuramente sicurezza psicologica ma hanno dimostrato scarsa efficacia, che diventa addirittura nulla in caso di perdita di coscienza del lavoratore, mentre i sensori di postura non sempre sono adatti al tipo di mansione […]
 
Il sistema a dialogo (chiamata/risposta) sembra essere il più efficace, ma trova i suoi limiti nel tipo di protocollo stabilito, cioè la periodicità con cui viene interpellato il lavoratore solitario: infatti se da una parte una frequenza elevata della chiamata offre migliori garanzie, dall'altra tende ad abituare il soggetto che volutamente arriva ad ignorare e a trascurare il sistema, provocando falsi allarmi che alla lunga inficiano il sistema. Senza contare che comunque può diventare un fattore di distrazione per il lavoratore, e aumenta sicuramente il carico mentale.
 
Il vantaggio comune a queste soluzioni è rappresentato dal fatto che i soccorritori esterni, facendo parte di un sistema organizzato, dovrebbero essere in possesso delle indicazioni necessarie a raggiungere con precisione e rapidità il luogo dell'intervento, offrendo quindi la soluzione alle altre obiezioni. Il sistema tecnico chiamata/risposta può essere sostituito a livello organizzativo da visite periodiche dall'esterno (esempio, istituto di vigilanza), presentando gli stessi limiti in merito alla periodicità.”
 
“Si ritiene quindi necessario che il datore di lavoro individui, comunque, nella fase di organizzazione del servizio gestione dell’emergenza e pronto soccorso le modalità di allerta e soprattutto di informazione ai soccorritori, eventualmente ricorrendo a prestazioni in service esterno.”
 
 
Regione Emilia Romagna, “ Lavoro notturno tutela della salute e sicurezza dei lavoratori” Lavoro e Salute, inserto 5/2004 (supplemento al n. 11/2004), (formato PDF, 280 kB).
 
Si veda anche:
Corte di Cassazione - Penale, Sez. 4 - Sentenza n. 4917 del 04 febbraio 2010 - Sulla responsabilità di un datore di lavoro, ed esclusa quella del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, per un infortunio occorso ad un lavoratore durante il turno di lavoro notturno.

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