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La gestione della Protezione civile richiede un coordinamento a livello europeo
L’Unione europea attualmente si trova davanti a una moltitudine di scenari di rischio, che solo pochi anni fa non erano nemmeno concepibili. Si pensi ad esempio allo scenario dell’attacco della Russia all’Ucraina, che dimostra come i responsabili della protezione civile, nei vari paesi europei, devono migliorare e rinforzare il proprio livello di preparazione, nel fronteggiare scenari di rischio di varia natura.
Inoltre, non dimentichiamo che l’Europa continua a fronteggiare le conseguenze dell’evento pandemico legato al COVID 19, che ha portato a significative perdite di vita umana e sconvolgimenti della vita dei cittadini.
A questi scenari, come se non bastassero, si aggiunge l’impatto del cambiamento climatico, che si manifesta con fenomeni naturali di varia natura, ma spesso tanto imprevisti quanto violenti.
Ecco perché, in questo contesto, la direzione generale per la protezione civile europea, parte della commissione europea, ha avviato uno studio per garantire che i vari paesi dell’unione europea siano sufficientemente preparati e coordinati, per fronteggiare scenari estremi.
![]() | Approfondimento della normativa ISO 11064 e altre norme per la progettazione delle sale di controllo, a cura di di Adalberto Biasiotti. |
Il meccanismo di protezione civile europea, che è stato fondato nel 2001, mira proprio a migliorare la prevenzione, preparazione e capacità di rispondere a disastri. Per dare un’idea dell’importanza di questo organismo, dalla sua fondazione sono stati ben 700 gli interventi di assistenza, che hanno visto il coinvolgimento di altri paesi europei.
Visto l’esito positivo di questa iniziativa, nel 2019 la commissione europea ha creato un progetto migliorato, chiamato “rescEU”, che ha valorizzato le esperienze già maturate. Come livello supplementare di protezione, è stato anche creato un serbatoio di risorse di emergenza, chiamato “rescEU reserve”. Si tratta di una flotta di aerei antincendio, elicotteri, aerei configurati per evacuazione medica, ed un magazzino di attrezzature sanitarie, che possono essere utilizzate rapidamente in caso di emergenza.
Tra gli obiettivi di questo studio vi è anche quello di verificare quale sia il livello di sensibilità dei cittadini dei vari paesi europei, a fronte di situazioni di crisi, che possano coinvolgere le protezioni civili nazionali o di altri paesi. Il rapporto, che abbiamo messo a disposizione dei nostri lettori, esamina le seguenti aree:
- Il livello di sensibilità dei vari paesi europei a fronte di interventi coordinati multinazionali, per fronteggiare situazioni disastrose,
- l’attitudine delle varie strutture nazionali nei confronti del supporto da prestare all’unione europea, sempre a fronte di situazioni di emergenza,
- il livello di sensibilità e preparazione a fronteggiare eventi disastrosi di origine naturale,
- la definizione di livelli di priorità, a fronte di multiple situazioni di crisi,
- infine, la verifica del livello di qualità delle informazioni disponibili in ogni paese nei confronti della protezione civile a livello europeo.
Il documento viene elaborato paese per paese e quindi è facile, per i nostri responsabili della protezione civile, verificare non solo la situazione nazionale, ma anche metterla a confronto con quella in altri paesi.
Special Eurobarometer 541 - EU Civil Protection(pdf)
Adalberto Biasiotti
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Pubblica un commento
| Rispondi Autore: Massimo Tedone | 17/07/2025 (23:51:56) |
| Nel leggere l'articolo, mi sembra che in UE si stiano facendo discorsi che e ragionamenti diversi che, a mio avviso, non sono proprio compatibili uno con l'altro. Innanzitutto non vedo cosa possa entrarci il conflitto Russo-Ucraino o quanto sta accadendo in Palestina perché quelli non sono territori comunitari; a meno che, qualcuno non stia pensando che prossimamente ci sia il concreto rischio che l'asse Russia-Hamas possa invadere l'Europa, ma direi che si sta esagerando, senza per questo voler fare ragionamenti politici e/o di geopolitica della guerra. Detto questo, se il problema è che le "diverse" Protezioni Civili dei vari paesi UE hanno regole o preparazioni diverse; beh, avere delle regole uniche su tutto il territorio oltre a una unica formazione, cioè per tutti la stessa formazione va benissimo; però il rischio, il grande rischio è che, come al solito, decidano tutto Francia, Germania e USA (che non c'entra nulla con UE), però a questo punto, almeno per le cariche più importanti, sarà necessaria sia una formazione e un'abilitazione con valore comunitario. A questo punto, considerando le enormi difficoltà riguardanti diversi accordi, soprattutto politici dentro la UE, non credo sia molto semplice arrivarci: basti pensare che il così detto numero unico 112 non funziona su tutto il territorio comunitario e sono ormai più di 20 anni che si cerca di farlo. | |
