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L’uso illegale dei droni sta creando gravi preoccupazioni alle pubbliche autorità

L’uso illegale dei droni sta creando gravi preoccupazioni alle pubbliche autorità
Adalberto Biasiotti

Autore: Adalberto Biasiotti

Categoria: Security

29/05/2024

L'incremento vertiginoso del numero di droni utilizzati per scopi professionali o ricreativi presenta sfide significative. Attualmente, le tecniche di individuazione e mitigazione dei droni sono ancora in fase di sviluppo e non sempre soddisfacenti.

Ormai anche in Italia abbiamo avuto più volte notizia sul fatto che i droni vengono utilizzati per trasportare droghe, telefoni cellulari ed altri oggetti, all’interno delle carceri. Parimenti, il crescente numero degli utenti fa sì che possa avvenire, con frequenza altrettanto crescente, che un drone si trovi ad operare nelle vicinanze di zone critiche, come ad esempio le zone aeroportuali, causando potenziali od effettivi intralci al regolare svolgimento dell’attività dei velivoli commerciali. Proprio per prendere in considerazione questi aspetti, il General accounting Office, negli Stati Uniti, ha esaminato lo stato dell’arte, in tema di modalità di individuazione e di eventuale neutralizzazione dei droni.

 

Le tecniche di individuazione, nella maggior parte dei casi, sono basate su ricevitori radio, che tengono sotto controllo le bande di frequenza utilizzate per i collegamenti terra- bordo tra il drone e il suo pilota. Stiamo ovviamente parlando di tecniche civili e non delle avanzatissime tecniche militari, che non sembra però possano essere utilizzate su larga scala, in contesti specifici, come appunto penitenziari, aeroporti ed altre infrastrutture specifiche.

 

Effettuando appropriate triangolazioni tra i ricevitori, posti a varie distanze fra di loro, è possibile individuare sia la ubicazione della unità di pilotaggio, sia la ubicazione del drone. L’attivazione di questi sistemi è tuttavia piuttosto costosa, perché richiede un costante monitoraggio nelle ventiquattrore e non è ancora chiaro quale debba essere l’ente, cui deve essere affidata la responsabilità di gestione di questi apparati. Alcuni infatti ritengono che essi devono essere gestiti dalle forze dell’ordine, altri invece dagli enti responsabili della sicurezza della navigazione aerea. Altri soggetti, infine, ritengono che devono essere le società di gestione aeroportuale, che devono approvvigionare ed attivare questi dispositivi. A fronte di questa situazione confusa, diverse società di gestione aeroporti hanno dichiarato che per il momento non desiderano acquistare ed operare apparati di identificazione dei droni, proprio a fronte della situazione piuttosto oscura, in termini di responsabilità operative.


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La seconda parte delle azioni di contrasto dei droni fa evidentemente riferimento alle attività di neutralizzazione del drone stesso. Queste attività di neutralizzazione si dividono in due grandi categorie, a seconda che la neutralizzazione avvenga con contatto fisico con il drone, oppure con altri strumenti, come ad esempio il disturbo delle frequenze radio di comunicazione.

 

I dispositivi di neutralizzazione, a disposizione dei militari, sono tutti basati su tecniche di neutralizzazione fisica, ad esempio sparando un raggio laser sul drone o, come in una dimostrazione recentemente fatta in Europa, utilizzando due droni per gettare una rete sul drone, che si desidera neutralizzare.

 

Altre tecniche prevedono il disturbo delle frequenze di collegamento, ma l’esperienza pratica ha dimostrato come spesso questi dispositivi creano disturbi anche ad altre reti radio, particolarmente numerose nelle vicinanze degli aeroporti, con conseguenze che è facile intuire.

 

Ecco perché, ad oggi, il problema della individuazione e neutralizzazione dei droni, che svolgono attività in zone proibite o attività addirittura criminose, è ben lungi dall’essere risolto.

 

D’altro canto, si pensi al numero di penitenziari esistenti in Italia, per rendersi conto che la installazione di dispositivi di identificazione e neutralizzazione in ogni contesto carcerario potrebbe portare a costi oltremodo elevati, non solo a livello di investimento nelle attrezzature, ma anche in costi operativi, legati alla disponibilità di operatori specificamente addestrati e capaci di tenere sotto controllo 24 ore al giorno la struttura.

 

Al momento, quindi, la situazione è questa: i rischi ci sono, i rischi sono difficilmente identificabili, i rischi possono essere difficilmente messi sotto controllo!

 

Adalberto Biasiotti




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