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L’intelligenza artificiale sta trovando nuove applicazioni nella attività criminologica

L’intelligenza artificiale sta trovando nuove applicazioni nella attività criminologica
Adalberto Biasiotti

Autore: Adalberto Biasiotti

Categoria: Robotica e Intelligenza Artificiale

06/05/2024

Nonostante le preoccupazioni circa l’utilizzo non appropriato degli applicativi di intelligenza artificiale, tali applicativi possono dare un contributo determinante a migliorare l’efficacia delle attività condotte a tutela di beni e persone.

L’intelligenza artificiale sta trovando nuove applicazioni nella attività criminologica

Nonostante le preoccupazioni circa l’utilizzo non appropriato degli applicativi di intelligenza artificiale, tali applicativi possono dare un contributo determinante a migliorare l’efficacia delle attività condotte a tutela di beni e persone.

 

Il centro di eccellenza per le tecnologie criminologiche, negli Stati Uniti, ha pubblicato un interessante documento afferente alle modalità con cui un applicativo di intelligenza artificiale può essere usato dagli esperti, per migliorare le loro attività di analisi e valutazione di eventi criminosi.

 

Questo documento, in particolare, si concentra sugli applicativi di intelligenza artificiale, che abbiano anche la possibilità di effettuare attività di apprendimento automatico, onde migliorare costantemente le prestazioni dell’applicativo di base. Ecco quali sono alcuni settori in cui l’esperienza ha dimostrato come questi applicativi possano essere oltremodo interessanti.

 

L’analisi di tracce su oggetti metallici, macchie e simili

Questi applicativi possono essere oltremodo utili, per l’esperto di criminologia, per esaminare, o confermare le valutazioni iniziali, afferenti ad impronte digitali latenti, tracce lasciate su oggetti metallici, ad esempio un cacciavite utilizzato per scassinare una porta, o la distribuzione di macchie, ad esempio di sangue, che possono permettere di capire l’origine delle macchine stesse. Anche l’esame di proiettili può essere reso più incisivo, grazie a questi applicativi, così come l’analisi delle tracce lasciate dalle scarpe sul suolo può essere migliorata in modo significativo, ad esempio migliorando la valutazione del consumo delle suole.

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Applicazioni nel settore della biologia del DNA

Questi applicativi possono essere oltremodo utili per effettuare confronti fra DNA, che sembrano simili ma potrebbero presentare ancora un certo margine di dubbio. Resta inteso che questi applicativi devono essere utilizzati sempre a supporto delle valutazioni effettuate dall’esperto di criminologia, e non come strumenti autonomi di valutazione.

 

Un altro settore che sta diventando molto interessante è quello delle analisi genetiche, legate alla ricostruzione della genealogia di un soggetto. Anche in questo caso, l’utilizzo di questi applicativi può essere utile per convalidare o sostenere la valutazione dell’esperto

 

L’analisi della scena del crimine

L’utilizzo di questi applicativi, con algoritmi specifici, può migliorare la visualizzazione ed individuazione di tracce, che possono essere presenti sulla scena del crimine. Questi applicativi possono aiutare a ridurre il rumore di fondo ed a migliorare la nitidezza di un’immagine, come recentemente accaduto nell’analisi di un’immagine ripresa sott’acqua.

 

Un’altra interessantissima applicazione riguarda la possibilità, ove si abbia a disposizione il rumore prodotto da uno sparo, di valutare quale potrebbe essere l’arma che ha sparato il colpo in esame.

 

L’analisi di sostanze stupefacenti

Gli applicativi di intelligenza artificiale, con capacità di apprendimento automatico, possono migliorare in maniera significativa l’identificazione dei composti, che si trovano in una sostanza stupefacente sequestrata. È così più facile per l’esperto individuare l’origine della sostanza e stabilire collegamenti tra la sostanza sequestrata ed altre sostanze, reperite in altri contesti.

 

I limiti all’uso di questi applicativi

Come regola generale, questi applicativi devono essere utilizzati a sostegno delle valutazioni già fatte dall’esperto di criminologia e non come strumenti autonomi di valutazione. Inoltre, al momento non è ancora chiaro fino a che punto i risultati di questi applicativi possono essere accolti dalla magistratura inquirente e giudicante, in assenza di specifiche sentenze o di provvedimenti in merito. D’altro canto, chiunque ricordi l’evoluzione, nel tempo, degli applicativi di riconoscimento delle impronte digitali, ricorderà certamente come ci volle un po’ di tempo perché tali applicativi fossero pacificamente riconosciuti dalla magistratura.

 

Nel frattempo, nulla impedisce che essi possono essere applicati a sostegno delle libere valutazioni degli esperti di criminologia.

 

Adalberto Biasiotti

 






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