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La formazione non si misura in ore, ma nei comportamenti
Le riflessioni su come fare evolvere la formazione per arrivare ad una riduzione di infortuni e malattie professionali sono sempre preziose, specialmente quando si basano sulle novità dell’ Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 e sull’esperienza dei nostri lettori che da molti anni, in vari ruoli, si sono occupati di prevenzione.
Per questo motivo riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di Marco Lupi (Associazione di Promozione Sociale #girolevitespezzate) dal titolo esplicativo “La formazione non si misura in ore, ma nei comportamenti”.
La formazione non si misura in ore, ma nei comportamenti
A poco più di un mese dall'entrata in vigore definitiva dopo il periodo transitorio del nuovo Accordo Stato-Regioni sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il dibattito sulla qualità della formazione torna finalmente al centro dell'attenzione.
L' articolo pubblicato da PuntoSicuro, dedicato alla "formazione moderna", offre uno spunto di riflessione importante: la formazione non può più essere considerata una semplice trasmissione di conoscenze, ma deve diventare uno strumento capace di modificare concretamente i comportamenti delle persone e, di conseguenza, il livello di sicurezza nelle organizzazioni.
È una riflessione condivisibile. Ma forse è arrivato il momento di fare un passo ulteriore.
Per troppi anni il sistema ha identificato la formazione con il numero di ore svolte, il registro delle presenze, il test finale e l'attestato rilasciato al termine del corso.
Una logica che ha spesso trasformato un obbligo fondamentale in un mero adempimento burocratico.
Il nuovo Accordo Stato-Regioni sembra invece voler indicare una direzione diversa. La formazione generale prevista dall'articolo 37 del D.Lgs. 81/2008 deve continuare a fornire ai lavoratori una solida cultura della prevenzione, dei diritti, dei doveri e dell'organizzazione della sicurezza.
La formazione specifica, invece, deve essere sempre più costruita sui rischi reali dell'azienda, sulle lavorazioni effettivamente svolte, sulle attrezzature utilizzate, sull'organizzazione del lavoro e sui comportamenti richiesti nelle diverse situazioni operative. In altre parole, non può più esistere una formazione "standardizzata" valida per tutti. Ogni azienda presenta rischi differenti, procedure differenti e criticità differenti. Ed è proprio su queste differenze che si misura la qualità di un percorso formativo.
L'attestato non certifica la sicurezza
Esiste però un aspetto sul quale il sistema italiano continua a mostrare un evidente punto debole.
La formazione viene quasi sempre considerata conclusa nel momento in cui viene consegnato l'attestato.
In realtà dovrebbe essere esattamente il contrario. L'attestato dovrebbe rappresentare soltanto il punto di partenza. La vera domanda è un'altra.
Quel lavoratore, una volta rientrato nel proprio reparto, lavora realmente in modo diverso rispetto al giorno precedente?
Se la risposta è no, significa che la formazione non ha raggiunto il proprio obiettivo. La qualità della formazione non può quindi essere valutata esclusivamente attraverso un questionario finale o una verifica teorica in aula.
Deve essere verificata sul campo, osservando i comportamenti, le modalità operative, il rispetto delle procedure, la capacità di riconoscere i rischi e di adottare le corrette misure di prevenzione.
Lo stesso Accordo Stato-Regioni richiama con forza la necessità di verificare l'efficacia dei percorsi formativi anche nella concreta attività lavorativa. È un principio destinato, auspicabilmente, a cambiare il modo stesso di concepire la formazione. Perché la sicurezza non migliora quando un lavoratore supera un test.
Migliora quando, davanti a una situazione reale, sceglie spontaneamente il comportamento più sicuro.
La formazione non basta se l'organizzazione resta sbagliata
Negli ultimi anni si parla molto di realtà virtuale, simulazioni immersive, gamification, microlearning, intelligenza artificiale e nuove tecnologie applicate alla didattica. Sono strumenti utili. Possono aumentare il coinvolgimento e facilitare l'apprendimento. Ma nessuna innovazione tecnologica può sostituire una buona organizzazione del lavoro. La realtà virtuale non sostituisce un preposto presente. La gamification non sostituisce una leadership credibile. L' intelligenza artificiale non sostituisce una cultura aziendale orientata alla prevenzione.
Gli incidenti continuano a verificarsi, nella maggior parte dei casi, per problemi organizzativi: pianificazione insufficiente, carenze nella vigilanza, pressioni produttive, improvvisazione, gestione inadeguata dei subappalti, manutenzione carente e scarsa partecipazione dei lavoratori.
La formazione può contribuire a ridurre questi fattori di rischio, ma non può eliminarli se l'organizzazione continua a generarli.
Serve un nuovo sistema di verifica
Probabilmente la sfida dei prossimi anni non sarà tanto aumentare le ore di formazione, quanto migliorarne la qualità e verificarne concretamente i risultati.
Occorre sviluppare strumenti di osservazione sul campo, coinvolgere maggiormente i preposti, monitorare i comportamenti, valorizzare il confronto con i lavoratori e costruire indicatori che consentano di capire se la formazione sta realmente modificando il modo di lavorare delle persone.
In questo percorso possono e devono assumere un ruolo molto più incisivo gli Organismi Paritetici e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.
Entrambi rappresentano un patrimonio ancora largamente sottoutilizzato.
Gli Organismi Paritetici potrebbero contribuire maggiormente alla qualificazione della formazione, alla diffusione delle buone pratiche e alla verifica dell'efficacia dei percorsi formativi.
Gli RLS, grazie alla loro presenza quotidiana nei luoghi di lavoro, possono rappresentare il punto di osservazione privilegiato per comprendere se quanto appreso durante i corsi viene realmente tradotto in comportamenti sicuri.
Su questo terreno sarebbe auspicabile uno sforzo comune delle parti sociali e del Ministero del Lavoro.
Un accordo tripartito dedicato proprio alla verifica dell'efficacia della formazione, al rafforzamento del ruolo degli Organismi Paritetici e alla valorizzazione degli RLS rappresenterebbe un passo avanti importante per dare piena attuazione allo spirito del nuovo Accordo Stato-Regioni.
La prevenzione non nasce in aula
La mia convinzione, maturata in molti anni di attività nel mondo della salute e sicurezza sul lavoro, è che la formazione rimanga uno degli strumenti più potenti di cui disponiamo. Ma è anche uno degli strumenti più facili da svuotare di significato. Quando diventa un obbligo da assolvere, produce attestati. Quando diventa un investimento sulle persone, produce cultura. E la cultura produce comportamenti.
La prevenzione, infatti, non nasce in aula.
Nasce ogni mattina, quando un lavoratore decide di fermarsi davanti a un rischio, quando un preposto sceglie di intervenire anziché voltarsi dall'altra parte, quando un dirigente considera la sicurezza una parte integrante dell'organizzazione e non un costo da contenere.
È lì che si misura il successo della formazione.
Non nelle ore erogate.
Non negli attestati archiviati.
Ma nelle decisioni che ogni persona prende ogni giorno sul proprio posto di lavoro.
Se il nuovo Accordo Stato-Regioni riuscirà a spostare definitivamente l'attenzione dagli adempimenti ai comportamenti, allora avremo compiuto un vero passo avanti. In caso contrario, continueremo a confondere la formazione con la documentazione, la conformità con la prevenzione e gli attestati con la sicurezza reale.
Marco Lupi
APS #girolevitespezzate
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Pubblica un commento
| Rispondi Autore: Stefano Neri | 15/09/2026 (07:45:26) |
| Concordo su tutto quanto. A mio avviso, serve prima di tutto che ciascuno di noi acquisisca piena consapevolezza che la propria vita, la propria salute e la vita e salute degli altri hanno un valore assoluto, incommensurabile e che deve essere quindi tutelato. Ed il primo attore di questa tutela deve essere ciascuno di noi. A mio avviso, quindi, diventa fondante il "carattere" culturale di questa consapevolezza. | |
| Rispondi Autore: Stefano B | 15/09/2026 (08:44:12) |
| "non può più esistere una formazione "standardizzata" valida per tutti". Non poteva esistere nemmeno prima, il nuovo accordo non ha cambiato nulla da questo punto di vista. "È un principio destinato, auspicabilmente, a cambiare il modo stesso di concepire la formazione". E' un principio destinato a fare compilare una Check-list ad un consulente o a far compilare un "vero-falso" ai lavoratori un annetto dopo la formazione. "Gli Organismi Paritetici".. vabbè, davvero? "La prevenzione, infatti, non nasce in aula. Nasce ogni mattina". Graziano, Graziella e Grazie a Marco Lupi. | |
| Rispondi Autore: Michele | 15/09/2026 (12:29:14) |
| tutto molto bello, ma il binomio formazione-cambio di comportamento, vale solo ed esclusivamente se il comportamento scorretto nasce da ignoranza. Se devo ritenere che un lavoratore, maggiorenne e adulto, si esponga a rischio caduta perchè non sa che cadendo da un tetto si fa male, non gli faccio "formazione", gli tolgo diritto al voto e all'eventuale tutela dei minori. | |
| Rispondi Autore: Paolo | 15/09/2026 (15:46:30) |
| Concordo pienamente Sono anni che sostengo che 4+12 ore di formazione generale e specifica ottengono nei confronti dei lavoratori esattamente l'effetto contrario dello scopo che vorrebbero raggiungere. Purtroppo il nuovo accordo, pur con degli indubbi miglioramenti rispetto al precedente (v. formazione Datore di Lavoro), a mio avviso va nelle stessa direzione. La frase che hai messo sulla formazione che non termina in aula ma anzi comincia ogni mattina, con il contributo attivo di ogni attore aziendale, è proprio il succo di cosa deve essere la Formazione: dovrebbe essere appesa obbligatoriamente in ogni azienda - L'obiettivo fondamentale, che personalmente cerco di perseguire quando faccio formazione e purtroppo non sempre ottengo, deve essere la consapevolezza dei pericoli e dei conseguenti possibili rischi correlati alle proprie attività, ad ogni livello - lavoratori preposti, dirigenti datore di lavoro - e, come hai detto tu, non si ottiene solo con ore di formazione in aula che anzi, possono diventare deleterie | |
| Rispondi Autore: Stefano | 15/09/2026 (16:09:13) |
| Provocatoriamente, ma per aprire una riflessione, vorrei dissentire. Proprio l'Accordo rimarca nuovamente una contraddizione fra un processo definito e delimitato, anche dal punto di vista burocratico e di verificabilità legale, e obbiettivi che necessariamente tendono all'intangibile e all'indefinito temporale, perché l'obbiettivo della formazione è l'educazione delle scelte comportamentali. Da un lato abbiamo la necessità di assolvere alle determinazioni burocratiche di cosa è un corso, quante ore richiede, ogni quanto va ripetuto, e da quando è assolta la formazione e possiamo far lavorare un operatore. Dall'altro abbiamo l'obbiettivo di educare i lavoratori. Il mio auspicio è che venga riconosciuto che ci sono due momenti diversi, che vanno disaccoppiati per poter essere gestiti nella pratica: ci sono i corsi formativi che devono poter avere conclusioni certe, con verifiche sì, ma di portata limitata a quello che si può fare in quel momento. Poi c'è il vero valore aggiunto, ma non è nel processo proprio del corso formativo. E' nel sistema di gestione dell'educazione e dei comportamenti dei lavoratori, e questo è un macroprocesso ciclico e senza fine. E' in questo ambito che si valuta l'esigenza di nuova formazione, non perché quella di prima non si sia conclusa, ma perché ne serve ancora. Sono due ambiti diversi, quello del corso che ha un inizio ed una fine ben definita e quello della gestione complessiva. | |
| Rispondi Autore: Stefano B | 16/09/2026 (08:42:45) |
| " Il mio auspicio è che venga riconosciuto che ci sono due momenti diversi, che vanno disaccoppiati per poter essere gestiti nella pratica: ci sono i corsi formativi che devono poter avere conclusioni certe, con verifiche sì, ma di portata limitata a quello che si può fare in quel momento. Poi c'è il vero valore aggiunto, ma non è nel processo proprio del corso formativo. E' nel sistema di gestione " Sposo in pieno quanto scritto da Stefano qui sopra, forse sarà per il nome. | |