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Noise annoyance e benessere: normativa, prevenzione e rischi psicosociali
Bologna, 18 Mag – Nell’intervista di PuntoSicuro a Paolo Lenzuni (Inail DR Toscana – UOT di Firenze) – dal titolo “ Su cosa si basa il comfort nei luoghi di lavoro e come migliorarlo?” – abbiamo sottolineato come la prevenzione e promozione della salute nei luoghi di lavoro debba comprendere, più in generale, anche un’attenzione al benessere dei lavoratori. E sicuramente uno degli aspetti importanti di cui tener conto nella creazione di condizioni di comfort lavorativo è l’esposizione al rumore.
Per tornare a parlare di questo tema importante, a volte sottovalutato nelle politiche aziendali, possiamo fare riferimento ad un intervento, non recente ma ancora utile, al convegno “dBA2021 – Agenti fisici nei luoghi di lavoro” organizzato da Regione Emilia Romagna, Inail e Ausl Modena (Ambiente Lavoro, Bologna, 2 dicembre 2021).
Stiamo parlando dell’intervento “Ambienti di lavoro e noise annoyance: gli effetti psicosociali”, a cura di Isabella Ferrara e Pasquale Addonizio (INAIL - Unità Operativa Territoriale di Certificazione, Verifica e Ricerca di Napoli), che parla del rumore come di uno stressor e che sottolinea l'importanza della percezione soggettiva del suono e i suoi effetti fisiologici e psicologici sui lavoratori.
L’intervento è stato pubblicato nel volume “dBA2021 – Agenti fisici nei luoghi di lavoro - Radiazioni ionizzanti” – a cura di Silvia Goldoni e Angelo Tirabasso - che raccoglie gli interventi dei due convegni (Bologna, 2 e 3 dicembre 2021) “dBA2021 – Agenti fisici nei luoghi di lavoro” e “dBA2021 – Radiazioni ionizzanti”.
L’articolo, per presentare l’intervento, affronta i seguenti argomenti:
- Rumore e noise annoyance: fonti di rumore, valutazione e open space
- Rumore e noise annoyance: normativa e benessere organizzativo
- Rumore e noise annoyance: attenzione al benessere fisico e psicosociale
Rumore e noise annoyance: fonti di rumore, valutazione e open space
L’obiettivo del contributo – come indicato nell’introduzione - è “valutare il disagio quotidiano causato dal rumore negli ambienti di lavoro, e il conseguente impatto sul benessere fisico, psichico e sociale dei lavoratori”.
Si indica che il fastidio/disagio da rumore (noise annoyance) è specialmente riscontrabile “in quegli ambienti lavorativi, come gli uffici, in particolar modo quelli organizzati in open space, che, pur mancando di macchinari da lavorazioni pesanti con elevate soglie del rumore, sono caratterizzati da altre tipologie di esposizione al rumore, che possono avere conseguenze più o meno gravi sullo stato di salute dei lavoratori, sulle loro performance, e, a cascata, sull’intera organizzazione aziendale”.
Si ricorda che se le varie fonti di rumore presenti negli ambienti di lavoro devono essere oggetto di attente valutazioni, e di azioni rivolte a garantire sicurezza e salute dei lavoratori, il “miglioramento continuo delle forme di prevenzione è finalizzato al raggiungimento del benessere organizzativo: condizione di benessere dei lavoratori che coinvolge tutti gli aspetti, fisici, psichici e relazionali, connessi allo svolgimento dell’attività lavorativa, e che riguarda individui e organizzazione in una interdipendenza e influenza reciproca”.
In questo senso gli interventi volti a migliorare il benessere comprendono anche quelli di “riorganizzazione di spazi secondo criteri di comfort ambientale, che riguardano diversi aspetti essenziali per l’adattamento di luoghi, strumentazioni, tempi e modalità lavorative alle necessità degli individui che dovranno occuparli”.
Rumore e noise annoyance: normativa e benessere organizzativo
I relatori si sono poi soffermati sulle principali normative nazionali ed internazionali e sul tema del benessere.
Il confronto fra le norme in vigore in Italia e le norme tecniche che regolano l’esposizione al rumore nei luoghi di lavoro dimostra “quanto sia avanzato lo stato dell’arte delle soluzioni di varia natura adottate e in uso negli ambienti lavorativi”. E dimostra anche la tesi secondo cui “il futuro della prevenzione e protezione della salute e sicurezza sul lavoro, dovrà afferire sempre più al lavoratore in quanto individuo, identificato da sue proprie caratteristiche fisiche, psichiche, sociali”.
Si segnala che il Decreto Legislativo 81/2008, titolo VIII, Capo I e II “supera i limiti della precedente legislazione in tema di salute e sicurezza del lavoratore normando la necessità di garantire il completo stato di salute e benessere lavorativo ed organizzativo dell’individuo nel suo ambiente di lavoro” (Art 2, comma 1, lettera o).
Si indica poi che vari studi si sono occupati dei rischi che riguardano i lavoratori esposti a livelli di rumore “che, pur non superando le soglie limite definite dalla normativa, incidono significativamente su più aspetti della salute e sicurezza rientrando in una categoria di rischio di complessa identificazione e definizione”.
Si parla di rischi psicosociali e di stress lavoro-correlato con riferimento anche a:
- “quelle manifestazioni di disagio e malessere fisico non immediatamente riconducibili all’ esposizione al rumore”;
- “quel malessere psichico e socio-relazionale, che attiene precipuamente al benessere organizzativo il quale comprende una serie di caratteristiche dell’ambiente di lavoro e dell’individuo, in quanto unici nelle loro peculiarità e in quanto in stretta interdipendenza”.
Si indica poi che, tra i vari e possibili interventi di prevenzione del rischio rumore nei luoghi di lavoro, “quelli di natura architettonica consentono di costruire o ripensare spazi tenendo conto in fase di progettazione del rischio rumore, per realizzare ambienti che rispondano agli obblighi di legge, ma soprattutto alle necessità di salute e sicurezza dei lavoratori, non solo in termini di materiali di costruzione, macchinari, dislocazione in siti meno rumorosi, ma anche negli arredi interni, con pareti divisorie, utilizzo di materiali fonoassorbenti, dispositivi individuali e collettivi di protezione e prevenzione dai rischi”. A ciò – continua l’intervento – “si aggiunga l’organizzazione del lavoro con riferimento a postazioni di lavoro e strumentazioni, al lavoro su turni, e a quanti altri interventi si rivelino necessari per garantire la salute, la sicurezza, e il benessere organizzativo di tutti i lavoratori”.
In questo senso gli autori si soffermano sul concetto di benessere organizzativo, sviluppatosi negli anni più recenti.
Infatti “benessere fisico e psicologico, ambienti e relazioni di lavoro sono inscindibili, perchè le organizzazioni sono dei sistemi che agiscono e interagiscono con tutti i singoli individui che le compongono”. E gli obiettivi di produttività “dipendono in larga misura dal benessere del lavoratore, che dipende, a sua volta, da condizioni lavorative che devono garantire salute, sicurezza, comfort ambientale e la costruzione di relazioni di lavoro che stimolino la comunicazione interpersonale, come arricchimento sia collettivo che individuale”.
L’intervento si sofferma anche sui principi fondamentali della valutazione del rischio da stress lavoro-correlato “per l’importanza e il valore di un approccio alla sicurezza che tenga in massimo conto gli aspetti psico-relazionali all’interno degli ambienti lavorativi, e che consideri l’individuazione degli stressors e la loro prevenzione un fattore determinante del benessere sia individuale che collettivo all’interno di una organizzazione”.
Rumore e noise annoyance: attenzione al benessere fisico e psicosociale
In considerazione di quanto indicato, gli effetti di una esposizione al rumore devono essere valutati “tenendo in considerazione numerosi fattori, fra cui resta di fondamentale importanza l’individuo con le sue percezioni, le sue risposte e reazioni”.
In questo caso non si parlerà solo di problemi uditivi, “ma anche di disturbi fisiologici e psicosociali legati a quello che si definisce Noise Annoyance, un sentimento di fastidio, irritazione con effetti differenti su singoli o gruppi di persone”. E, dunque, l’annoyance “diventa un’emozione, un’attitudine, una reazione che deriva da un disturbo, è in essa compresa una valutazione razionale e soggettiva delle proprie condizioni di benessere o malessere, basata sull’esperienza di esposizione a qualche tipo di rumore e alle conseguenze che ne sono derivate”.
Gli autori si soffermano poi sull’identificazione delle caratteristiche del rumore e delle conseguenze che questo può comportare ai lavoratori, “delle strategie personali, collettive, e organizzative necessarie per far fronte a disagi e disturbi più o meno gravi”. E il rumore viene descritto come uno "stressor" capace di attivare i sistemi fisiologici con variazioni significative, simili a quelle riscontrate in risposta ad altri tipi di stress.
Ad esempio, l’esposizione prolungata a fonti di rumore “comporta uno squilibrio delle reazioni dell’organismo e del suo adattamento agli stimoli dell’ambiente esterno. Il nostro sistema uditivo è collegato al sistema nervoso centrale attraverso connessioni dirette ed indirette: i suoni/rumori percepiti hanno immediato effetto sull’intero sistema neurovegetativo”.
Si affronta anche il tema del rumore negli uffici, specialmente negli open space, dove, nonostante livelli di rumore relativamente bassi, il rumore è comunque indicato come il maggior fattore di disturbo. Si parla anche dell'effetto negativo della "speech intelligibility” (intelligibilità del parlato) sulle performance lavorative e dall'interferenza causata dalla sovrapposizione di risorse cognitive impegnate nello svolgimento di un lavoro di concentrazione.
In definitiva, riguardo alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e alla valutazione dei rischi, necessita una multidisciplinarietà degli approcci. Questa è la giusta soluzione “per poter analizzare le diverse variabili che entrano in gioco; scienze sociali, studi di prossemia, temi propri della psicologia”. Ed è necessario “considerare le differenze di genere, di età, di cultura, di mansioni; l’avanzamento tecnologico, le nuove organizzazioni del lavoro”.
Insomma – conclude l’intervento che riporta molti altri dettagli connessi ai vari studi e che vi invitiamo a leggere integralmente – “l’attenzione al lavoratore e al suo benessere fisico e psicosociale è la chiave di volta della salute e sicurezza del lavoro”.
RTM
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Regione Emilia Romagna, Inail, Ausl Modena, “ dBA2021 – Agenti fisici nei luoghi di lavoro - Radiazioni ionizzanti”, a cura di Silvia Goldoni e Angelo Tirabasso, pubblicazione che raccoglie gli atti dei due convegni (Bologna, 2 e 3 dicembre 2021) “dBA2021 – Agenti fisici nei luoghi di lavoro” e “dBA2021 – Radiazioni ionizzanti”. (formato PDF, 3.72 MB).
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