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Il carattere dei rischi di aggressione e i modelli organizzativi
Urbino, 11 Ott â Con riferimento ad uno dei tanti casi di aggressioni e violenze al personale sanitario, il 26 ottobre 2021 sono state depositate le motivazioni della sentenza n. 1299 del Tribunale di Bari con cui è stato condannato per omicidio colposo, commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro il direttore generale di una ASL, ânel cui ambito operava un Centro di salute mentale nel quale, nel 2013, una psichiatra era stata orrendamente assassinata da un frequentatore del Centro, poi condannato con rito abbreviato ad una pesantissima pena detentiva per omicidio volontario pluriaggravatoâ.
Una sentenza incentrata sul fatto che âil direttore generale della ASL, quale datore di lavoro, pur essendo a conoscenza dellâelevato rischio di aggressione presente in quella struttura, non aveva predisposto le idonee misure di prevenzione e protezione necessarie ad evitarloâ.
E se questo è stato âun crimine tristemente annunciato in un luogo che i giudici hanno definito âdi frontieraââ, lâimmagine delle strutture sanitarie come posti di frontiera âè certamente inquietante, ma non cosĂŹ azzardata a seguire le cronache delle tante violenze e aggressioni che vi si riscontranoâ. Senza dimenticare che la minaccia allâincolumitĂ di chi opera in queste strutture ânon è solo una questione di sicurezza pubblica o privata, ma anche un serissimo problema di sicurezza sul lavoroâ.
A presentare in queste termini la sentenza e ad affrontare il tema delle aggressioni in ambito sanitario è Paolo Pascucci (professore ordinario di Diritto del lavoro nellâUniversitĂ di Urbino Carlo Bo) in un contributo pubblicato sul numero 1/2022 di âDiritto della sicurezza sul lavoroâ, rivista online dell'Osservatorio Olympus dell' UniversitĂ degli Studi di Urbino. Un contributo che costituisce unâampia rielaborazione degli interventi presentati lâ11 marzo 2022, in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, al seminario su âViolenza nei confronti degli operatori sanitari: educare per prevenireâ e al webinar su âViolenze contro operatori sanitari e socio-sanitari. Oltre lâindignazione alcune proposte per la salute e sicurezza dei lavoratoriâ.
Nel presentare brevemente lâintervento ci soffermiamo sui seguenti argomenti:
- Le aggressioni al personale e la necessitĂ di unâattenta valutazione
- I rischi di aggressione possono essere rischi endogeni?
- I rischi di aggressione e i modelli di organizzazione e di gestione
Le aggressioni al personale e la necessitĂ di unâattenta valutazione
In âLe aggressioni al personale sanitario come rischio lavorativoâ Paolo Pascucci analizza la questione delle sempre piĂš frequenti aggressioni al personale sanitario dallâangolo visuale della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
In particolare â come indicato nellâabstract del saggio â lâautore ricorda lâorientamento della giurisprudenza che, in relazione al rischio di rapina nelle banche, afferma che il datore di lavoro ha lâobbligo di predisporre le misure necessarie a prevenire tale rischio. E lâautore si interroga sulla natura del rischio di aggressioni nelle strutture sanitarie sottolineando come, a differenza del rischio di rapina nelle banche, si tratti spesso di un rischio endogeno che può essere causato da disfunzioni dellâorganizzazione del servizio.
Infine, rilevando la necessitĂ di unâattenta valutazione di tale rischio e dellâadozione di adeguate misure di prevenzione e di protezione per i lavoratori, lâautore propone di valorizzare a tal fine, come vedremo piĂš avanti, il ricorso ai modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza sul lavoro.
I rischi di aggressione possono essere rischi endogeni?
Se normalmente âsi tende a configurare i rischi di aggressione e di violenze come rischi esogeni, cioè estranei allâorganizzazione del lavoro predisposta dal vertice aziendaleâ, lâautore si chiede se le aggressioni al personale sanitario siano davvero sempre un rischio esogeno.
A questo proposito si specifica che âse si considera che moltissime aggressioni al personale sanitario sono compiute da pazienti e da loro accompagnatori presenti nelle strutture sanitarie non si dovrebbe trascurare che il relativo rischio non sia del tutto analogo a quello che emerge nel caso delle rapine. Mentre il rapinatore entra volontariamente ed illecitamente nel luogo di lavoro esclusivamente con lâintenzione di realizzare il crimine, normalmente i pazienti ed i loro accompagnatori sono presenti nel luogo di lavoro per poter fruire dei servizi di assistenza sanitariaâ. E se la loro presenza ânon è una mera eventualitĂ , ma la regolaâ, anchâessi devono essere âpienamente tutelati contro i possibili infortuni che possono accadervi e la direzione aziendale deve necessariamente considerare anche la loro presenza nella predisposizione delle misure di prevenzione volte a tutelare la salute e la sicurezza delle persone che operano e si trovano nel luogo di lavoroâ (Cass. pen., 25 giugno 2009, n. 26404; Cass. pen., 30 marzo 2009, n. 13896; Cass. pen., 27 febbraio 2009, n. 9055; Cass. pen., 1 agosto 2008, n. 32428).
In questa situazione se âuna cattiva organizzazione del lavoro può far emergere rischi psico-sociali, compresi atteggiamenti violenti tra gli stessi operatori sanitari, anche una cattiva organizzazione dellâassetto e del funzionamento della struttura sanitaria ai fini dellâerogazione del relativo servizio pubblico può concorrere a generare rischi di tensione, di aggressivitĂ e di violenza in capo agli utenti di tale servizioâ (a questo proposito si fa riferimento alla Raccomandazione del Ministro della salute n. 8 del novembre 2007 per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari).
Se poi si considera che in una struttura sanitaria il servizio è necessariamente reso mediante una stretta relazione di contiguitĂ fisica tra il lavoratore/sanitario e lâutente/ paziente/ accompagnatore, âè evidente che le tensioni generate da una cattiva organizzazione del servizio e del lavoro possono ripercuotersi in prima battuta sugli stessi lavoratori, i quali spesso finiscono per âpagareâ personalmente il prezzo della disorganizzazione anche ove non ne siano minimamente corresponsabiliâ.
E dunque unâadeguata organizzazione del servizio che tenga conto di questi particolari rischi âdiviene dunque una componente essenziale del sistema di prevenzione volto a tutelare la sicurezza dei lavoratori, il che comporta la sua imprescindibile considerazione in sede di valutazione dei rischiâ.
E la valutazione dei rischi â continua Pascucci â ânon deve essere effettuata âad organizzazione dataâ, ma deve accompagnare la stessa predisposizione dellâorganizzazione, solo cosĂŹ consentendo di eliminare ed evitare i rischi alla fonte invece di poterli solo ridurre e contrastareâ. Ă evidente, insomma, che la valutazione dei rischi di aggressioni ânon è un optional, ma deve sempre essere considerata in qualunque organizzazione sanitaria, ferme restando le peculiaritĂ di ognuna di esseâ.
In definitiva, per rispondere alla domanda posta, in vari casi i rischi di aggressione â âpur presentando alcuni tratti che lo accomunano ai rischi tipicamente esogeni, come quello di rapinaâ, âpossono assumere le connotazioni di rischi potenzialmente endogeni allâorganizzazione, il che comporta la necessitĂ di adottare non solo misure puramente difensive, tipiche di una prevenzione secondaria, ma anche misure organizzative che possano quanto piĂš possibile eliminare alla fonte i fattori che concorrono ad alimentare i rischi, secondo una logica ispirata al principio della prevenzione primariaâ.
I rischi di aggressione e i modelli di organizzazione e di gestione
Nella parte conclusiva dellâintervento si specifica che, anche con riferimento a questi rischi in ambito sanitario, la diffusione delle âresponsabilitĂ in materia di sicurezza sul lavoro in capo ai vari soggetti dellâorganigramma aziendale costituisce un segnale che dovrebbe indurre a valutare con estrema serietĂ la necessitĂ di unâorganizzazione sempre piĂš solida e cristallina del sistema di prevenzione aziendaleâ.
E dunque anche le aziende sanitarie devono considerare lâopportunitĂ di adottare idonei modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza sul lavoro: âquei modelli la cui adozione ed efficace attuazione può esonerare le persone giuridiche, ai sensi dellâart. 30 del d.lgs. n. 81/2008 e degli artt. 5 e 6 del d.lgs. n. 231/2001, dalla responsabilitĂ amministrativa prevista dallâart. 25-septies di questâultimo decreto in caso di infortuni che sfocino nei delitti di omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoroâ.
Infatti, âsebbene sia ragionevole ritenere che, in quanto pubbliche, le aziende sanitarie non rientrino nel campo di applicazione del d.lgs. n. 231/2001â (art.1 c.3) â mentre il decreto si applica nel caso di aziende sanitarie private â âlâintroduzione di quei modelli contribuirebbe a rendere piĂš efficiente e trasparente lâorganizzazione e piĂš chiari i ruoli e le funzioni dei vari soggetti, evidenziando le procedure per garantire quel costante monitoraggio dellâapplicazione delle misure di prevenzione particolarmente necessario anche a proposito di quelle finalizzate a contrastare i rischi di aggressioni, garantendo anche un piĂš efficace adempimento dei precetti prevenzionistici che gravano sui vari titolari delle posizioni di garanziaâ.
E ciò â conclude Pascucci â âa maggior ragione considerando che la filosofia che permea quei modelli organizzativi e gestionali può trovare terreno particolarmente fertile nella dimensione aziendalistico-imprenditoriale delle strutture sanitarieâ.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale dellâintervento che, come accennato anche nellâarticolo, si sofferma anche su vari altri aspetti e argomenti:
- rischi esogeni e art.2087 c.c.: lâorientamento della giurisprudenza sul rischio di rapina
- la âtipizzazioneâ dei rischi di aggressioni al personale sanitario nella l. n. 113/2020 e disposizioni sanzionatorie
- la valutazione dei rischi di aggressioni e le misure di prevenzione
- aggressioni e responsabilitĂ
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
UniversitĂ di Urbino Carlo Bo, Osservatorio Olympus, Diritto della sicurezza sul lavoro, âLe aggressioni al personale sanitario come rischio lavorativoâ, a cura di Paolo Pascucci, professore ordinario di Diritto del lavoro nellâUniversitĂ di Urbino Carlo Bo, Diritto della Sicurezza sul Lavoro (DSL) n. 1/2022.
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