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Sovraccarico biomeccanico: piani nazionali e attività più a rischio

Milano, 24 Mar – Il Piano nazionale della prevenzione (PNP) rappresenta in Italia uno strumento fondamentale di pianificazione centrale degli interventi di prevenzione e promozione della salute, anche con riferimento al mondo del lavoro. E ogni Regione è poi chiamata ad adottare il PNP e a predisporre specifici piani locali (i Piani Regionali della Prevenzione - PRP).
E per comprendere quale è lo spazio e gli interventi che all’interno di questi Piani sono previsti per la prevenzione delle malattie dell’apparato muscolo scheletrico – MSK (anche Work related MusculoSkeletal Disorders - WMSDs), raccogliendo anche dati e approfondimenti sui lavoratori più esposti, possiamo fare riferimento ad un capitolo dell’eBook “ Alleggeriamo il carico!” - prodotto dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione ( CIIP) e curato da Laura Bodini, Susanna Cantoni, Enrico Cigada ed Enrico Occhipinti.
Il quarto capitolo dell’eBook, a cura di Giorgio Di Leone (Coordinatore del Gruppo Tecnico Interregionale del Piano Nazionale per l’emersione e la prevenzione delle patologie dell’apparato muscolo scheletrico) presenta un bilancio del Piano MSK all’interno del PNP 2014-2019 ma si sofferma anche sul PNP 2020-2025.
Per presentare alcuni dati e indicazioni del capitolo, ci soffermiamo oggi sui seguenti argomenti:
- Piano nazionale 2014-2018 e dati sulle patologie dell’apparato MSK
- Sovraccarico biomeccanico e movimentazione: attività più a rischio
- Piano nazionale 2020 - 2025 e ricadute sulla prevenzione delle patologie MSK
Piano nazionale 2014-2018 e dati sulle patologie dell’apparato MSK
Il curatore del capitolo ricorda che, se storicamente i Piani Nazionali di Prevenzione “hanno individuato nell’edilizia e nell’agricoltura le due principali linee di attività”, soprattutto in relazione alla prevenzione dei tanti infortuni in quei comparti, con il PNP 2014 – 2018, prolungato al 2019, si è avuto un “primo cambio di rotta”. Ed è aumentata l’attenzione su varie altre tematiche come le patologie dell’apparato MSK, anche in relazione all’incremento “veramente cospicuo di denunce e anche di riconoscimenti di malattie professionali da parte dell’INAIL”.
Questo incremento delle patologie muscoloscheletriche, che rappresenta, comunque, “l’attesa e auspicata emersione delle patologie correlate al lavoro”, ha rappresentato “un campanello di allarme che le Istituzioni non potevano ignorare richiamando la necessita di avviare opportune iniziative preventive”.
Per sottolineare l’esigenza di attivare politiche attive di prevenzione delle patologie muscolo scheletriche l’autore riporta alcuni dati forniti dalla Fondazione Europea di Dublino (2000-2005) e dalla Agenzia Europea di Bilbao (2000) per cui:
- “i problemi di salute più frequenti sono il mal di schiena (25%), i dolori muscolo-articolari agli arti (23%) e lo stress (22%);
- il 62% della forza lavoro svolge compiti con movimenti ripetitivi degli arti superiori per almeno il 25% del tempo di lavoro (il 33% in modo permanente);
- il 54% della forza lavoro opera a ritmi che definisce elevati;
- nei gruppi esposti a queste condizioni, il mal di schiena è accusato dal 43% dei lavoratori e i dolori agli arti superiori dal 23% dei lavoratori;
- il 23% dei lavoratori effettua assenze per ragioni di salute legate al lavoro. La media di assenza e di 4 gg/anno per lavoratore;
- negli esposti a posture incongrue o a lavori pesanti la media sale a 8,2 gg/anno per lavoratore; negli esposti a movimenti ripetitivi la media sale a 5,8 gg/anno per lavoratore; nei non esposti a questi fattori la media scende a 2,7 gg/anno per lavoratore;
- i costi connessi a tutti i disturbi muscolo-scheletrici sono stimati tra 0,2 e 2% del P.I.L.”.
Sovraccarico biomeccanico e movimentazione: attività più a rischio
Presentando vari dati l’autore ricorda poi che sono molteplici le attività lavorative nelle quali potrebbe essere riconosciuta questa tipologia di rischi.
Si riportano, a titolo esemplificativo e non esaustivo, alcune attività che possono esporre al rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori:
- “addetti alle catene di montaggio, assemblaggio, cablaggio
- addetti carico/scarico linea a ritmi prefissati
- addetti al confezionamento
- addetti alla cernita manuale
- addetti a filatura-orditura nell’industria tessile
- addetti alla macellazione e lavorazioni carni
- addetti a levigatura manuale
- addetti alle cucine
- addetti al rifornimento degli scaffali e alla vendita nelle grosse catene di distribuzione
- addetti al taglio e cucito nell’industria di confezione abiti e a quella del mobile imbottito
- operatori a tastiere
- musicisti
- parrucchieri
- addetti alle casse
- imbianchini
- muratori
- addetti nell’industria calzaturiera e della pelletteria
- addetti al lavoro di tappezzeria
- addetti allo smistamento della posta
- addetti in via continuativa ad alcune lavorazioni agricole (potatura, raccolta e cernita, mungitura manuale, ecc.)
- addetti a ulteriori svariate lavorazioni artigianali e manifatturiere”.
Riprendiamo poi dal documento una tabella relativa alle attività che possono esporre a rischio da movimentazione manuale dei carichi:
L’eBook indica poi che dai dati e le analisi relative al sistema Malprof, emerge come “la maggior parte di queste tecnopatie colpiscano in ordine decrescente l’edilizia (11% delle segnalazioni), la sanità (6%), la metalmeccanica e le industrie di alimentari e bevande (ciascuna con il 5%) e l’agricoltura (3%)”. E l’analisi per mansioni pone ancora una volta in evidenza “gli operai edili (con il 14% delle segnalazioni), gli operai specializzati delle lavorazioni alimentari, del legno, del tessile (12%) e gli operai metalmeccanici (9%)”. E se dall’agricoltura “giunge solo il 3% delle segnalazioni”, il numero limitato di tecnopatie in agricoltura “potrebbe essere spiegato dalla prevalenza di lavoratori autonomi in questo comparto (braccianti agricoli), o di lavoratori classificabili come ‘fasce deboli’ quali ad esempio i lavoratori immigrati o quelli privi di contratti di lavoro, e dalla loro scarsa attenzione verso gli aspetti preventivi con un limitato orientamento alla valutazione dei rischi e alla sorveglianza sanitaria”.
Si segnala poi, come ricordato anche in altri articoli del nostro giornale, che con questo andamento delle patologie muscolo-scheletriche correlate all’attività lavorativa, “il primo problema che deve essere affrontato è quello di una evidente carenza nelle valutazioni dei rischi (analisi del ciclo produttivo e organizzativo, individuazione dei punti critici e delle soluzioni organizzative e operative, ecc.) che, se è riscontrabile genericamente in tutti questi documenti, è ancor più presente in relazione ai rischi da sovraccarico biomeccanico dell’apparato MSK (pur in presenza di standard internazionali di riferimento che assicurerebbero i parametri operativi sui quali fondare una corretta analisi dei rischi)”.
Piano nazionale 2020 - 2025 e ricadute sulla prevenzione delle patologie MSK
L’articolo riporta poi alcune note sul Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025.
L’autore riporta sinteticamente alcuni passaggi del PNP che possono avere significative ricadute sulla prevenzione delle patologie dell’apparato MSK:
- “i Piani Regionali di Prevenzione si sviluppano in Programmi che devono declinare i principi fondanti del PNP (principi che in realtà in buona parte sono già insiti nella programmazione delle Regioni/Province autonome e dei Servizi Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle ASL/ATS):
- ottica One Health, ‘che considera la salute come risultato di uno sviluppo armonico e sostenibile dell’essere umano, della natura e dell’ambiente’. L’approccio One Health ‘riconoscendo che la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi sono interconnesse, promuove l’applicazione di un approccio multidisciplinare, intersettoriale e coordinato per affrontare i rischi potenziali o già esistenti che hanno origine dall’interfaccia tra ambiente-animali-ecosistemi’;
- approccio life-course (il WHO chiarisce che questo approccio mira ad aumentare l'efficacia degli interventi per tutta la vita di una persona. Si concentra su un inizio di vita sano e si rivolge alle esigenze delle persone nei periodi critici per tutta la vita) e per setting (inteso come ‘il luogo o il contesto sociale in cui le persone si impegnano in attività quotidiane, in cui i fattori ambientali, organizzativi e personali interagiscono tra loro per influenzare la salute e il benessere’, costituendo nel contempo ‘esso stesso il bersaglio dei cambiamenti da implementare sugli ambienti, sulle organizzazioni, sui centri di responsabilità’);
- trasversalità degli interventi rispetto ad obiettivi e setting, comprendendo le azioni volte ‘a rafforzare l’approccio intersettoriale’, ‘a perseguire l’equità’, ‘la formazione’ e ‘la comunicazione’.
- A questi principi si associa la necessità di rispettare l’equità nell’azione attivando un approccio più incisivo per il riconoscimento (attraverso la produzione del profilo di salute ed equità della popolazione) e il contrasto delle disuguaglianze evitabili.
- Tra i Macro Obiettivi (MO) elencati dal PNP, nel MO4 – Infortuni e incidenti sul lavoro, malattie professionali si cita esplicitamente ‘la scarsa applicazione dei principi ergonomici nella progettazione di layout delle postazioni di lavoro e delle attrezzature di lavoro’ chiarendo che ‘il sovraccarico biomeccanico derivante da movimenti ripetuti o movimentazione manuale dei carichi, all’origine di patologie a carico dell’apparato muscolo scheletrico, è, a sua volta, un rischio trasversale a moltissime attività produttive’.
Si indica poi che nel riconoscere il piano mirato di prevenzione (PMP), da attivare in tutte le Regioni in qualità di programma predefinito (PP6), come ‘lo strumento in grado di organizzare in modo sinergico le attività di assistenza e di vigilanza alle imprese’, si conferma “la necessità di una diffusione capillare e strutturata del Piano Nazionale Prevenzione Malattie Muscoloscheletriche”. E i principali obiettivi sono ‘l’emersione delle patologie professionali MSK e lo sviluppo e il rafforzamento delle capacità del sistema pubblico e privato di valutare e gestire le diffuse condizioni di sovraccarico biomeccanico lavorativo per strutturare idonei interventi di prevenzione’”.
Inoltre le Regioni, “sulla base delle peculiarità di ciascun territorio, possono individuare alcuni ambiti specifici nei quali intervenire con un PMP” e, nello specifico, il Programma Predefinito ‘Prevenzione del rischio cancerogeno professionale, delle patologie professionali dell’apparato muscolo-scheletrico e del rischio stress correlato al lavoro (PP8) “delinea gli obiettivi e gli indicatori di monitoraggio che vincolano le Regioni ad interventi specifici, definiti nel rispetto delle lenti di equità, alla realizzazione di interventi preventivi”.
Si conclude rammentando come queste linee di attività “siano perfettamente allineate” a quanto previsto dalla Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) anche con riferimento alla scorsa campagna europea 2020 - 2022 dal titolo “Ambienti di lavoro sani e sicuri. Alleggeriamo il carico”.
Rimandiamo alla lettura integrale del quarto capitolo che si sofferma in dettaglio anche su vari altri argomenti:
- integrazione con i Piani Nazionali Edilizia ed Agricoltura
- formazione mirata relativa alla valutazione dei rischi (VDR) da sovraccarico biomeccanico dell’apparato muscolo scheletrico rivolta agli operatori delle ASL, ai consulenti aziendali (RSPP, medici competenti) e agli RLS-RLST
- programmazione e avvio di un’attività di assistenza alle imprese e di vigilanza mirata, coerente su tutto il territorio nazionale, in linea con gli obiettivi di trasparenza ed efficacia
- realizzazione di una banca dati delle buone prassi e delle soluzioni tecniche in ergonomia.
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
CIIP, “ Alleggeriamo il carico!”, eBook curato da Laura Bodini, Susanna Cantoni, Enrico Cigada, Enrico Occhipinti, 2022 (formato PDF, 3.91 MB).

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