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Le donne e le patologie muscoloscheletriche: criticità e diseguaglianze

Milano, 23 Lug – Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni verso una maggiore equità di genere, persistono ancora significative disuguaglianze nel lavoro, anche con riferimento alla tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici.
La stessa Organizzazione Internazionale del Lavoro ( ILO) segnala (2016) che le donne “non hanno buoni lavori né per qualità né per quantità; sono più istruite ma mantengono lavori meno professionali, guadagnano il 23% in meno del salario maschile, lavorano 2,5 ore non pagate al giorno con un carico familiare che ancora attende di essere ‘alleggerito’”.
Inoltre persiste ancora nella scienza “un approccio neutrale che non osserva lo specifico femminile e non orienta al femminile neanche quei mestieri dove le donne rappresentano la maggioranza”.
E, ad esempio, “non vengono sufficientemente studiati:
- gli infortuni e malattie professionali delle donne e le relative differenze di sesso/genere;
- gli infortuni sul lavoro femminili;
- il diverso riconoscimento delle malattie professionali/infortuni femminili;
- le malattie non tabellate (molto più denunciate dalle donne);
- le differenze dei generi per età ‘invecchiamento’;
- le condizioni di rischio nelle attività femminili che, anche a parità di settore lavorativo e professione, sono diverse da quelle maschili (es. pulizie)”.
A ricordarlo è il settimo capitolo – dal titolo “Alleggeriamo il carico……delle donne. patologie meno studiate, sottostimate, meno risarcite e soprattutto meno prevenute” e a cura di Silvana Salerno (ricercatrice medico del lavoro) – di un eBook prodotto dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione ( CIIP) sul tema delle patologie e dei disturbi del sistema muscolo scheletrico.
Ci soffermiamo oggi sul settimo capitolo dell’eBook “ Alleggeriamo il carico!” con particolare riferimento ai seguenti argomenti:
- Donne e patologie muscoloscheletriche: incidenza e differenze
- Sindrome del tunnel carpale, epicondilite, sindrome della cuffia dei rotatori
- Donne e patologie muscoloscheletriche: ineguaglianze e prevenzione
Donne e patologie muscoloscheletriche: incidenza e differenze
La prima parte dell’intervento ribadisce che la maggiore incidenza di alcune malattie muscolo- scheletriche nelle donne “dovrebbe già essere la base per un primo elemento di riflessione”.
Sono riportati alcuni esempi e si indica che è evidente che “il diverso sovraccarico degli arti superiori e inferiori, il mantenimento di posture incongrue, la maggiore esposizione temporale di alcuni compiti determini conseguenze diverse sulla salute”. Ed è difficile, “ancora oggi, combattere il pregiudizio che considera il lavoro femminile ‘leggero’ e quello maschile ‘pesante’ senza procedere all’analisi quali-quantitativa dell’esposizione”.
Ad esempio in una ricerca del 2015 sulle condizioni di lavoro è stato “confermato che le donne svolgono più lavoro ripetitivo in posizioni dolorose e stancanti, movimentano e sollevano più persone, lavorano più sedute e con gradi di libertà limitati rispetto ai maschi”. E dunque le donne, “costrette a posizioni più statiche in piedi o sedute sovraccaricando arti superiori e arti inferiori, subiscono conseguenze sulla salute che sono sottostimate e più spesso non sono attribuite al lavoro” (EU-OSHA – Le donne e la SSL).
Si segnala poi un dato (INAIL – Banca dati disabili) che evidenzia “sia la mancata prevenzione” ma anche “il maggior rischio femminile”: in Italia “le rendite Inail per disabilità muscolo- scheletriche sono più frequenti nelle donne rispetto ai maschi (femmine con disabilità motoria 47.643 su un totale di disabilità 81.978 (58.1%); maschi 240.948 su un totale di disabilità 483.946 (49.8%)”.
A questo proposito le donne italiane e straniere che lavorano in Italia “denunciano maggiormente malattie professionali quali il sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore e l’ernia discale lombare”. E queste malattie “sono associate al lavoro caratterizzato da compiti monotoni e ripetitivi e all’uso della forza in assenza di pause sufficienti per il fisiologico recupero”.
Sindrome del tunnel carpale, epicondilite, sindrome della cuffia dei rotatori
In particolare, tra le malattie dell’arto superiore femminili “le più frequenti per incidenza (numero dei casi riconosciuti/numero di esposti) sono la sindrome del tunnel carpale, l’epicondilite, la sindrome della cuffia dei rotatori (Dati Inail 2014-2018)”.
Riprendiamo dal documento una tabella che nel settore “Industria-Servizi – Manifattura” mostra l’incidenza delle malattie professionali legate all’arto superiore più frequenti (dati Inail 2014-2018; addetti stimati dai dati Istat per gli stessi anni):
L’autrice si sofferma sulle tre patologie indicate:
- sindrome del tunnel carpale: “è una malattia dovuta alla compressione del nervo mediano nel suo passaggio attraverso il canale del polso (carpale) a causa di una cronica infiammazione della borsa tendinea dei flessori (tenosinovite) che, nel tempo, comprime il nervo mediano”;
- epicondilite: “patologia frequente in chi lavora, è tecnicamente chiamata gomito del tennista (epicondilite laterale) o gomito del golfista (epicondilite mediale), due attività sportive evidentemente rilevanti per la salute di chi pratica sport costosi. Le epicondiliti sono infiammazioni delle inserzioni tendinee a livello del gomito sempre associate alla ripetitività delle azioni e alle posture incongrue”;
- sindrome della cuffia dei rotatori: “è una patologia della spalla dovuta ad infiammazione dei tendini dei muscoli e relativi tendini in particolare sopra-spinato, infra-spinato, piccolo rotondo e sottoscapolare”.
Donne e patologie muscoloscheletriche: ineguaglianze e prevenzione
Il capitolo si sofferma poi sul tasso di riconoscimento di tutte le malattie professionali negli ultimi cinque anni presentando una tabella che mostra come le donne presentino “un tasso di riconoscimento costantemente inferiore rispetto ai maschi (-7%; femmine 36.9% vs. 43.9% maschi, p<0.0001)”.
Si indica poi che, dopo un iniziale miglioramento – dovuto al Decreto legislativo 81/2008 e all’inserimento del “ sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore”, tra le patologie tabellate – “il tasso di riconoscimento si è ridotto progressivamente”. E se il fenomeno colpisce anche i maschi, “permane una significativa differenza che costantemente e significativamente sfavorisce il genere femminile”.
Questo fenomeno – continua il capitolo – “si presenta anche nel caso delle tre malattie a più elevata incidenza”. Da un’altra tabella presentata nell’eBook emerge, riguardo alle differenze nel riconoscimento:
- sindrome della cuffia dei rotatori (femmine -17% dei riconoscimenti),
- sindrome del tunnel carpale (femmine -8% dei riconoscimenti),
- epicondilite mediale (femmine -4,5% dei riconoscimenti) e laterale (femmine -10,6% dei riconoscimenti).
È stato poi verificato il fenomeno anche per l’ernia discale, malattia tabellata, e per tutta la patologia intervertebrale lombare (malattie tabellate e non).
Il risultato riportato nella tabella, che “considera solo quattro anni escludendo l’anno 2020 per gli effetti del calo dovuto alla malattia Covid, mostra dati ancora più eclatanti: ernia discale lombare -28,9% dei riconoscimenti; patologia intervertebrale lombare -15,9% dei riconoscimenti)”.
In conclusione, l’autrice del testo sottolinea che delle malattie muscolo-scheletriche “conosciamo molto ma la prevenzione non è attuata o attuata solo parzialmente”.
Infatti le malattie professionali connesse al sistema muscolo-scheletrico e citate nel contributo “sono prevenibili ma i numeri parlano di mancata prevenzione e di diseguaglianze di genere e di Paese di nascita nel loro riconoscimento”. E i carichi di lavoro incompatibili con la salute mostrano come l’orientamento in tutta Europa “non sia quello di alleggerirli ma al contrario di appesantirli per aumentare la produttività delle lavoratrici meno giovani costrette ancora al lavoro dalle riforme pensionistiche”. Le aziende sarebbero poi “sempre più orientate a costruire esoscheletri per aumentare la produttività nel tempo e la stessa ricerca, sempre meno pubblica, tende ad accreditare scelte organizzative non sempre ergonomiche”.
Posto che chi si occupa di salute deve condividere un “codice etico che mette al primo posto il diritto universale alla salute”, “la compatibilità con la produttività va considerata una volta soddisfatto questo diritto”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale dell’Ebook CIIP che affronta anche vari altri aspetti e capitoli connessi al rischio di sovraccarico biomeccanico:
- storia delle malattie muscolo-scheletriche
- dati sulle patologie
- valutazione del rischio
- piani nazionali, regionali e mirati
- piani mirati di prevenzione
- malattie muscolo-scheletriche nella Sanità
- banca dati delle soluzioni
RTM
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
CIIP, “ Alleggeriamo il carico!”, eBook curato da Laura Bodini, Susanna Cantoni, Enrico Cigada, Enrico Occhipinti, 2022 (formato PDF, 3.91 MB).

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