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Morti bianche e morti nere: riflessioni sugli infortuni mortali lavorativi

Morti bianche e morti nere: riflessioni sugli infortuni mortali lavorativi

Autore:

Categoria: Infortuni sul lavoro

09/02/2024

Riflessioni sull’uso del termine “morti bianche”, sulla prevedibilità degli infortuni mortali lavorativi, sulle principali cause degli incidenti e sulle possibili soluzioni per prevenirli. A cura dell’ingegnere Mario Zaniboni.

Non c’è dubbio, come ripetuto continuamente da Marco Bazzoni, un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) più volte da noi intervistato, che non c’è nulla di bianco in una morte sul lavoro. Ed infatti anche noi come giornale abbiamo accolto nel tempo l’appello ad usare il meno possibile questo termine, “morti bianche”, che è, invece, ancora spesso utilizzato dai giornalisti nel racconto dei gravi infortuni di lavoro.

Sul tema delle morti da lavoro, sull’uso più o meno corretto del colore “bianco” o “nero” di queste morti, abbiamo ricevuto anche un contributo, che pubblichiamo oggi, dell’ingegnere Mario Zaniboni che ne parla con riferimento alla sua esperienza come funzionario della Regione Toscana nell'ASL di Massa Carrara e come ispettore per la sicurezza nelle attività estrattive e nella successiva lavorazione del materiale estratto.

 

La sua riflessione non è solo sull’uso del termine “morti bianche”, ma si sofferma anche sulle principali cause degli infortuni e sulla necessità di “provvedere” alla riduzione di incidenti e infortuni che sono assolutamente prevedibili, ad esempio migliorando l’informazione e la formazione dei lavoratori e degli altri attori della sicurezza nei luoghi di lavoro.


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Datore di lavoro R.S.P.P.
Formazione del Datore di lavoro RSPP - Classe di rischio BASSO (art. 34, D. Lgs. 81/2008, Accordo Stato Regioni 21/12/2011)

 

Non passa giorno che, attraverso i giornali o la televisione, non si venga a sapere che ci sono feriti sul lavoro, anche gravi, e che ci sono stati pure morti, tutti vittime delle cosiddette "morti bianche”. Già, le "morti bianche": ma cosa sono? E' un modo di dire per parlare delle perdite di vite umane durante le ore di lavoro. E queste sono le notizie che gelano i nervi anche dei lettori più incalliti.

Il colore sta a indicare che sono morti avvenute perché tutto è chiaro, nel senso che se si sono verificate è semplicemente perché il caso, la fatalità, la scalogna hanno voluto così: cioè non ci sono responsabili del tragico avvenimento.

Del resto, non di rado si hanno notizie in merito a incidenti gravi o gravissimi, le cui modalità di accadimento sono talmente incredibili, lasciando perplessi chi ne viene a conoscenza, perché sarebbero da inserire nella rubrica "la realtà romanzesca", quando, cioè, il vero tende a superare per fantasia il fasullo.

 

Eh no, non è proprio così, perché direttamente o indirettamente c'è sempre qualcuno che non può dormire il sonno del giusto. Quindi di "morti nere" si tratta, altroché di "morti bianche".

 

Non c'è nulla da fare, perché magari per un certo periodo non si sono verificate, il lavoratore tende a tranquillizzarsi ed è proprio questo silenzio a essere estremamente pericoloso, poiché induce ad abbassare la guardia. Tutto passa nel dimenticatoio e ci si scorda che durante il lavoro ci si può fare male, finché l'imprevisto (ma solo in apparenza, perché si poteva prevedere) come il gestore di un ristorante si presenta per incassare il conto.

Per inciso, si può ricordare che solamente in un caso non 'c'è preavviso, almeno per le conoscenze che fino a oggi sono a disposizione degli studiosi, ed è quello dei terremoti, che si presentano insalutati ospiti senza nessun invito, quando decidono loro; tutto il resto, in maniera più o meno chiara, è sempre prevedibile.

 

Pertanto, vediamo come ci si deve opporre all'avvenimento di qualsiasi incidente che sia, grave o meno grave o mortale.

 

Le modalità di avvenimento di incidenti, come detto più sopra, sembrano incredibili, ma con la giusta attenzione sono per la maggior parte prevedibili e, pertanto, evitabili. Non si può fare finta di nulla, senza renderci conto di ciò che sta accadendo attorno a noi, magari rimuginando fra sé e sé che "a me sicuramente ciò che è capitato a Giovanni non succederà MAI!" Beh, andiamoci piano, perché non è molto da furbi fidarsi di MAI e del suo significato.

 

Pertanto, si cerca di capire cosa stia succedendo e io (da ispettore per la sicurezza nelle attività estrattive e nella successiva lavorazione del materiale estratto per più di vent'anni), sono giunto alla conclusione che le principali cause scatenanti l'occasione dell'insorgere di un infortunio sono due.

 

La prima causa, che è la più pesante, è dovuta alla presumibile carenza di informazione e soprattutto di insufficiente formazione su nuovi e vecchi aspetti del lavoro, in particolar modo per i nuovi assunti, spesso molto giovani e inesperti e non di rado digiuni delle più elementari conoscenze, che derivano dalle scuole poco o male condotte o frequentate; in tal caso, la mancanza di esperienza, se i lavoratori sono lasciati soli con se stessi, può influire negativamente sul principio di autoconservazione, con le possibili conseguenze negative. Può capitare abbastanza spesso che lavoratori appena assunti, magari con scarse conoscenze tecnico-operative, siano assegnati a certi lavori di cui, forse, ma non è accertato, conoscono le basi, ma non tutti i risvolti legati all’ineffabile casualità. Ecco che, non appena capita qualcosa al di fuori della normalità, il guaio può presentare il conto.

 

La seconda causa è la più subdola, perché è a doppio nodo legata alla ripetibilità del lavoro, che finisce per togliere al lavoratore la giusta e necessaria concentrazione nell'esecuzione del proprio compito, eseguendo le manovre in modo meccanico, automatico, senza prestargli l'attenzione che esige. E ciò vale anche e soprattutto per i lavoratori più anziani. Ed è un attimo, affinché accada ciò che in un istante può avere conseguenze illimitate nel futuro, se non la morte.

 

Le soluzioni non sarebbero di difficile attuazione, giacché basterebbe che il datore di lavoro applicasse pedissequamente e rigorosamente ciò che prevedono i protocolli predisposti per l'antinfortunistica; cioè, i criteri di sicurezza devono essere garantiti.

Il lavoro non deve mai essere preso disinvoltamente, bensì con estrema concentrazione, senza mai abbassare la guardia, perché la ripetitività e la disattenzione sono pronte a colpire.

 

Insomma, più che un invito, è un monito “a stare lì con la testa”, senza vagare con la mente e la fantasia, riandando alla ragazza conosciuta la sera precedente, alla cena con gli amici, alle prossime ferie, alla macchina nuova, alla figlia che si sposa, oppure alle disgrazie dell'uno, alle corna dell'altro, alle preoccupazioni del terzo.

 

Insomma, il lavoro è il lavoro, per cui deve essere affrontato con attenzione, perché le disgrazie sono sempre pronte e bisogna proteggersi dalle stesse. Prevenzione, prima di tutto, paventando anche ciò che la ragione dice che è impossibile che avvenga (i casi della vita insegnano che molte volte ciò che è ritenuto impossibile che si verifichi, capita sul serio: “chi l’avrebbe mai detto?”).

 

Si deve tornare alla vecchia maniera, mettendo insieme il “maestro” e l’“apprendista”, in modo tale che l’esperienza dell’uno metta al sicuro la salute dell’altro. E insieme devono procedere senza distrarsi mai, difendendosi da tutto ciò che può capitare, prevenendolo e così evitandolo. Solo quando capita ciò che è veramente imprevedibile (il terremoto per esempio) non c’è alcun rimedio; ma per il resto qualcosa si può fare e, di conseguenza, bisogna provvedere.

 

 

Mario Zaniboni

Ingegnere

 


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