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Assassinii (di massa) sul lavoro

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Informazione, formazione, addestramento

13/11/2007

Il BLOG di Beppegrillo parla di infortuni sul lavoro senza usare mezzi termini. Il commento del direttore di PuntoSicuro su formazione e costi della sicurezza.

Assassinii (di massa) sul lavoro

Il BLOG di Beppegrillo parla di infortuni sul lavoro senza usare mezzi termini. Il commento del direttore di PuntoSicuro su formazione e costi della sicurezza.

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Riportiamo l’intervento apparso nel BLOG di Beppe Grillo in cui parla di infortuni sul lavoro senza usare mezzi termini.
In coda segue il commento del direttore di PuntoSicuro su formazione e costi della sicurezza.
 
“Nel 2006 ci sono stati 1302 morti sul lavoro, 930 mila infortuni, circa 27 mila invalidi. Un costo sociale di 41 miliardi di euro ogni anno. 5/6 tesoretti.
Nel 2007 il numero sarà superato senza problemi. Solo lo scorso 5 novembre sono state assassinate sul lavoro 5 persone. I loro nomi erano Immacolata, Alan, Francesco, Cristiano e Paul.
E’ una guerra che i giornali non raccontano, i che politici ignorano o usano.
Bisogna domandarsi perché un uomo o una donna decida di lavorare a rischio della sua vita. Non sono mai morti casuali, chi muore sa di affrontare un pericolo. Decide di farlo perché ha dei figli, per pagare il mutuo della sua casa o semplicemente per sopravvivere. Lo fa perché senza diritti, clandestino o precario con una lettera di licenziamento prefirmata, così, se alza la voce, si licenzia da solo.
Ci sono più caduti in Italia in un anno che soldati statunitensi nella guerra in Iraq. Non basta? Dove si vuole arrivare? E perché nessuno ne fa una battaglia nazionale, da vincere, da combattere fino in fondo senza fare nessun prigioniero?
Chi ci guadagna? Perché qualcuno ci guadagna di sicuro.
Oggi, domani, per tutta la settimana i media ci satureranno il cervello con la violenza del calcio. Se qualcuno ha sbagliato deve pagare, ma per i morti sul lavoro nessuno si indigna, nessuno carica la polizia, nessuna prima pagina. Il calcio è uno strumento di distrazione di massa. Non fa pensare. È come il delitto di Perugia, quello di Garlasco o la Franzoni.
Non c’è altra soluzione per il calcio: va chiuso almeno per un anno. Bisogna fermarsi e riflettere. Occuparsi di cose più serie come la morte per motivi di lucro di 1500 lavoratori all’anno. Lucro perché la sicurezza costa all’azienda molto di più di una causa per un “incidente” sul lavoro.
Bisogna occuparsi della protesta della signora Maria, madre di un operaio romeno, Bogdan Mihalcea, travolto da un'ondata di piena mentre svolgeva la manutenzione di un condotto sotterraneo. Dopo sedici mesi l'inchiesta giudiziaria non ha ancora accertato le responsabilità. Maria protesta davanti al Comune di Torino e alla Smat (l'azienda committente dei lavori poi appaltati e subappaltati alla ditta in cui Bogdan prestava servizio in nero). Se non succederà nulla ha detto che si darà fuoco.”
 
Fonte: www.beppegrillo.it
 
 
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Il commento del direttore di PuntoSicuro

Ècertamente un bene che anche Beppe Grillo, autore di uno dei siti più visitati in Italia, parli di sicurezza sul lavoro. Più se ne parla e più il tema della sicurezza sul lavoro acquista importanza dato che tali morti sono relegate veramente ai margini della cronaca. Soprattutto non vengono mai approfonditi e analizzati i veri motivi che ci sono dietro a questi infortuni. Il caduto sul lavoro dovrebbe essere considerato un eroe e la sua famiglia premiata in quanto tale.

 
Un paio di osservazioni sui contenuti del post.
 
1. Sul fatto che una persona lavori decidendo di farlo ed accettando quindi di mettere a rischio la propria vita abbiamo fortemente da obbiettare. Lavorare è semplicemente naturale, nell'ordine delle cose. Addirittura la nostra Costituzione ne parla all'articolo 1. Decidere di lavorare significa che ci potrebbe essere l'alternativa di non lavorare. E uno come fa a vivere?
Il problema non è il lavoro in sé, che a seconda del tipo, comporta a volte dei rischi. Il problema è che manca una cultura della sicurezza sul lavoro che fa sì che i lavoratori siano consapevoli dei rischi che il lavoro comporta e siano quindi in grado di prevenirli con i loro comportamenti. Questa cultura non la insegnano a scuola. Ne vengono dati accenni sui luoghi di lavoro ma sono assolutamente insufficienti a fare sì che modifichino i comportamenti. Questa cultura varia poi fortemente a seconda del tipo di lavoro. Un conto è insegnare la sicurezza e i rischi di un cantiere edile, altra storia è la sicurezza in una fonderia, altra ancora in un ospedale e così via.
Manca inoltre la cultura dei datori di lavoro che dovrebbero fare tutto quanto loro possibile per sensibilizzare i lavoratori su questi rischi, laddove presenti, e fare quanto possibile per analizzare ed eliminare tali rischi dalla propria attività.
 
2. Sull'affermazione che le aziende vogliano lucrare sulla sicurezza, perché costa meno una causa per infortunio che gli investimenti per mettersi a norma, è assolutamente falso. Le aziende che sono colpite da infortuni al loro interno, oltre a vivere il dramma umano che questo comporta, sono soggette ad un calvario che in alcuni casi può portare fino alla chiusura della attività stessa ed alla perdita di tutti i posti di lavoro. È sbagliato diffondere messaggi di questo tenore anche perché è ormai noto ai più quanto i costi della non sicurezza siano superiori ai costi della sicurezza. Di quanto succede alle aziende e agli imprenditori che hanno avuto la disgrazia di avere infortuni mortali al loro interno, non se ne parla mai.
 
Caro Beppe, nessuno ci guadagna. Tutti ci perdono. Il problema è che non c'è nessuno in grado di armarsi e partire per la vera battaglia contro gli infortuni sul lavoro.
Sono tutti bravi a parlare: "armiamoci e partite!". Sono tutti bravi a scandalizzarsi. Poi nessuno fa nulla di concreto. Tante ricerche, tanti tavoli, tante riunioni, fiumi e fiumi di parole e di carta ma nulla di concreto.
Se vuoi cominciare una battaglia seria, e spenderti come hai fatto in altre importanti occasioni, noi siamo con te.
 
Luigi Matteo Meroni
Direttore di PuntoSicuro
www.puntosicuro.it
 

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Rispondi Autore: Francesco Cuccuini immagine like - likes: 0
13/11/2007 (08:03)
Alcune considerazioni.

Concordo pienamente cin l'affermazione "Caro Beppe, nessuno ci guadagna. Tutti ci perdono."

Inoltre propongo di inondare di email di protesta i membri del Parlamento.

Cordiali saluti
Rispondi Autore: pietrantonio pacella immagine like - likes: 0
13/11/2007 (08:32)
Trovo il commento del direttore molto puntuale ed è da me condiviso in pieno. Le affermazioni di Beppe Grillo sono demagogiche e fanno capire che si ha una conoscenza assolutamente insufficiente del problema.
Grillo è sicuramente più efficace e coglie spesso nel segno quando parla della politica, argomento che sicuramente conosce meglio.
Rispondi Autore: Sergio Pagano immagine like - likes: 0
13/11/2007 (12:45)
Egregio dottor Meroni,

leggo con attenzione il suo commento all’articolo di Beppe Grillo, misurato e corretto come sempre, da scafato da uomo di sicurezza quale lei è.
Mi consenta però di esprimere qualche valutazione un po’ più caustica, forse cinica ma a mio giudizio veritiera, circa l’argomento che ci sta a cuore.
Sono perfettamente in accordo con lei circa il fatto che lavorare è (meglio, dovrebbe essere) nell’ordine delle cose, e lo è tal punto che perfino la prima legge del nostro Stato, la Costituzione, lo pone a cardine della nostra vita e lo tutela in tutte le sue forme ed espressioni.
Tale impostazione onesta e rispettosa non trova però riscontro pieno nei fatti: intendo dire che se si muore ancora per infortunio sul lavoro, specie con i numeri che conosciamo, è segno che qualcosa è fuori controllo.
Ma cosa è fuori controllo e perché? Chi ci guadagna?
Le prime regole del lavorare in maniera civile dovrebbero essere il rispetto della persona e del lavoro, che si suggellano con l’atto di assunzione, patto dal quale discendono per le parti diritti e doveri. Purtroppo ciò non è sempre vero, perché il lavoro nero è ancora pratica largamente diffusa e non viene mai seriamente combattuto, persino (ed in primis!) dal legislatore.
Al proposito, abbiamo ricevuto una presa in giro da parte dell’ultimo prodotto del Governo (la Legge n° 123/07), che ha stabilito sanzioni un po’ più serie unicamente per datori di lavoro che impiegano mano d’opera in nero in ragione superiore al 20% degli assunti regolarmente, mentre fino a tale limite vigono le vecchie sanzioni: quindi, invece di stabilire chiaramente che neanche una sola persona debba dover lavorare in nero, regaliamo mano libera a coloro che sfruttano il lavoro altrui, privando le persone dei diritti di cui dovrebbero godere (tutela sanitaria e sociale, ad esempio) scaricando quindi impudentemente tutti i costi degli infortuni e delle morti sull’intera collettività dei lavoratori contribuenti. Tutto ciò è, a mio avviso, amorale e fraudolento, ma il legislatore, che vive tuttora costantemente distante anni luce dalla realtà lavorativa e sociale, ed al quale non importa altro che far quadrare i conti (quando ha responsabilità di governo ed ove mai le viva con rigore) continua a tollerare questo stato di cose.
Ci siamo posti mai seriamente la domanda: perché negli ultimi tempi si comincia a far qualcosa in materia di sicurezza sul lavoro? Forse perché i nostri politici (di qualsivoglia colore e posizione) si sono svegliati dal sonno e si sono resi conto che la gente muore davvero, non come nei film? Perché hanno scoperto la Costituzione? Perché hanno inciampato nella legge?
Niente di tutto ciò; si sono però accorti che le casse dello Stato vengono letteralmente prosciugate dai costi (diretti ed indiretti) degli infortuni e delle morti sul lavoro. Quindi sono i soldi, e non i corretti princìpi ispiratori, l’etica, la morale, la giustizia, la semplice correttezza, il motore di queste riforme formato aborto, di queste leggi, buone si, ma solo fino ad un certo punto, perché l’importante è non scontentare anche chi fa della frode e dell’amoralità parte del proprio lavoro, chi considera la forza lavoro un informe e piatto ammasso di entità, buono solo per produrre, senza regole e senza diritti. Da qui il limite al 20% delle assunzioni in nero tollerate ex lege (ed è gravissimo, a me sembra tanto una sorta “licenza a delinquere”).
Ebbene, non credo ci si possa riconoscere in detto stato di cose, ma oltre le parole di circostanza in occasione di eventi luttuosi, oltre qualche faccia ipocritamente grigia per un dolore mai provato e comunque sempre alieno, oltre qualche roboante proclama di giornata, non va mai nessuno!

Eppure, di converso, leggendo quotidianamente anche la sua pubblicazione, caro dottore, sembra avere vita propria un magma, pulsante di critica e di proposte, di voglia di far bene e correttamente le cose, che comprende sia la categoria dei tecnici preposti alla sicurezza sia di quanti semplicemente non ritengono onesto e legale questo stato di cose, questa impostazione che concede a tutti di poter delinquere almeno un pochino, che è trasversale a qualsiasi ideologia ed appartenenza o simpatia verso un partito. Ciò mi porta a pensare che in tanti, lei compreso, siano disposti a fare veramente qualcosa, quindi condivido la sfiducia che traspare chiaramente verso tutti i tavoli, i tavolini, i gazebo e tutti gli altri luoghi di raccolta dei chiacchieratori di mestiere.

Mi spiace che si esprima forte questa protesta quando un personaggio noto, in questo caso Beppe Grillo, al quale non lesino il mio rispetto, prende la sferza e la usa: intendiamoci bene, è il suo ruolo, lo fa correttamente, lecitamente e per nobile fine, ma come mai noi, esperti e preparati professionisti, dobbiamo attendere l’arrivo di uno scudisciatore per far emergere la nostra rabbia per le leggi monche, i provvedimenti che portano al nulla, i decreti così così? Dov’è la nostra spina dorsale? Che fine hanno fatto i nostri princìpi? Come viviamo il nostro ruolo (anche sociale) di tecnici e di specialisti della sicurezza?

Non è mia intenzione fondare un partito (Dio me ne guardi, ne esistono già troppi per i miei gusti!) e non credo alle armate tipo Brancaleone da Norcia (da lei correttamente paventate): credo però alla forza di quanti, consci dello stato delle cose, fregandosene abbondantemente dei partiti, dei parolai, dei mestieranti e degli indegni che purtroppo, legalmente, possono ancora sedere alla Camera ed al Senato della Repubblica, fanno sentire chiaramente la propria voce e propongono e condividono proposte di legge di iniziativa popolare (tecnica nello specifico) per modificare le storture esistenti, per eliminare sacche anche consistenti di illegalità, per portare finalmente la sicurezza alla scuola, alla società intera.

Ed allora, se davvero le premesse possono essere queste, se la sua testata, dottor Meroni, catalizza una parte sana dei tecnici che senza distintivi di partito né apparentamenti di parte sono disposti a rimboccarsi le maniche per agire, dopo aver pensato e discusso, io sono disponibile a contribuire realmente.
E se Beppe Grillo vuole darci una mano, che ben venga.

Scusi il tono accorato e forse aspro del mio scritto, dottor Meroni, ma non ho intenzione di snaturare un’amarezza che mi monta forte ad ogni infortunio, ad ogni morte, ad ogni provvedimento inefficace.


Con i migliori saluti e l’attenzione di sempre,

ing. i. Sergio Pagano





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