Per utilizzare questa funzionalità di condivisione sui social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'.
Assassinii (di massa) sul lavoro
Il commento del direttore di PuntoSicuro
Ècertamente un bene che anche Beppe Grillo, autore di uno dei siti più visitati in Italia, parli di sicurezza sul lavoro. Più se ne parla e più il tema della sicurezza sul lavoro acquista importanza dato che tali morti sono relegate veramente ai margini della cronaca. Soprattutto non vengono mai approfonditi e analizzati i veri motivi che ci sono dietro a questi infortuni. Il caduto sul lavoro dovrebbe essere considerato un eroe e la sua famiglia premiata in quanto tale.
Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'
Pubblica un commento
| Rispondi Autore: Francesco Cuccuini | 13/11/2007 (08:03) |
| Alcune considerazioni. Concordo pienamente cin l'affermazione "Caro Beppe, nessuno ci guadagna. Tutti ci perdono." Inoltre propongo di inondare di email di protesta i membri del Parlamento. Cordiali saluti | |
| Rispondi Autore: pietrantonio pacella | 13/11/2007 (08:32) |
| Trovo il commento del direttore molto puntuale ed è da me condiviso in pieno. Le affermazioni di Beppe Grillo sono demagogiche e fanno capire che si ha una conoscenza assolutamente insufficiente del problema. Grillo è sicuramente più efficace e coglie spesso nel segno quando parla della politica, argomento che sicuramente conosce meglio. | |
| Rispondi Autore: Sergio Pagano | 13/11/2007 (12:45) |
| Egregio dottor Meroni, leggo con attenzione il suo commento all’articolo di Beppe Grillo, misurato e corretto come sempre, da scafato da uomo di sicurezza quale lei è. Mi consenta però di esprimere qualche valutazione un po’ più caustica, forse cinica ma a mio giudizio veritiera, circa l’argomento che ci sta a cuore. Sono perfettamente in accordo con lei circa il fatto che lavorare è (meglio, dovrebbe essere) nell’ordine delle cose, e lo è tal punto che perfino la prima legge del nostro Stato, la Costituzione, lo pone a cardine della nostra vita e lo tutela in tutte le sue forme ed espressioni. Tale impostazione onesta e rispettosa non trova però riscontro pieno nei fatti: intendo dire che se si muore ancora per infortunio sul lavoro, specie con i numeri che conosciamo, è segno che qualcosa è fuori controllo. Ma cosa è fuori controllo e perché? Chi ci guadagna? Le prime regole del lavorare in maniera civile dovrebbero essere il rispetto della persona e del lavoro, che si suggellano con l’atto di assunzione, patto dal quale discendono per le parti diritti e doveri. Purtroppo ciò non è sempre vero, perché il lavoro nero è ancora pratica largamente diffusa e non viene mai seriamente combattuto, persino (ed in primis!) dal legislatore. Al proposito, abbiamo ricevuto una presa in giro da parte dell’ultimo prodotto del Governo (la Legge n° 123/07), che ha stabilito sanzioni un po’ più serie unicamente per datori di lavoro che impiegano mano d’opera in nero in ragione superiore al 20% degli assunti regolarmente, mentre fino a tale limite vigono le vecchie sanzioni: quindi, invece di stabilire chiaramente che neanche una sola persona debba dover lavorare in nero, regaliamo mano libera a coloro che sfruttano il lavoro altrui, privando le persone dei diritti di cui dovrebbero godere (tutela sanitaria e sociale, ad esempio) scaricando quindi impudentemente tutti i costi degli infortuni e delle morti sull’intera collettività dei lavoratori contribuenti. Tutto ciò è, a mio avviso, amorale e fraudolento, ma il legislatore, che vive tuttora costantemente distante anni luce dalla realtà lavorativa e sociale, ed al quale non importa altro che far quadrare i conti (quando ha responsabilità di governo ed ove mai le viva con rigore) continua a tollerare questo stato di cose. Ci siamo posti mai seriamente la domanda: perché negli ultimi tempi si comincia a far qualcosa in materia di sicurezza sul lavoro? Forse perché i nostri politici (di qualsivoglia colore e posizione) si sono svegliati dal sonno e si sono resi conto che la gente muore davvero, non come nei film? Perché hanno scoperto la Costituzione? Perché hanno inciampato nella legge? Niente di tutto ciò; si sono però accorti che le casse dello Stato vengono letteralmente prosciugate dai costi (diretti ed indiretti) degli infortuni e delle morti sul lavoro. Quindi sono i soldi, e non i corretti princìpi ispiratori, l’etica, la morale, la giustizia, la semplice correttezza, il motore di queste riforme formato aborto, di queste leggi, buone si, ma solo fino ad un certo punto, perché l’importante è non scontentare anche chi fa della frode e dell’amoralità parte del proprio lavoro, chi considera la forza lavoro un informe e piatto ammasso di entità, buono solo per produrre, senza regole e senza diritti. Da qui il limite al 20% delle assunzioni in nero tollerate ex lege (ed è gravissimo, a me sembra tanto una sorta “licenza a delinquere”). Ebbene, non credo ci si possa riconoscere in detto stato di cose, ma oltre le parole di circostanza in occasione di eventi luttuosi, oltre qualche faccia ipocritamente grigia per un dolore mai provato e comunque sempre alieno, oltre qualche roboante proclama di giornata, non va mai nessuno! Eppure, di converso, leggendo quotidianamente anche la sua pubblicazione, caro dottore, sembra avere vita propria un magma, pulsante di critica e di proposte, di voglia di far bene e correttamente le cose, che comprende sia la categoria dei tecnici preposti alla sicurezza sia di quanti semplicemente non ritengono onesto e legale questo stato di cose, questa impostazione che concede a tutti di poter delinquere almeno un pochino, che è trasversale a qualsiasi ideologia ed appartenenza o simpatia verso un partito. Ciò mi porta a pensare che in tanti, lei compreso, siano disposti a fare veramente qualcosa, quindi condivido la sfiducia che traspare chiaramente verso tutti i tavoli, i tavolini, i gazebo e tutti gli altri luoghi di raccolta dei chiacchieratori di mestiere. Mi spiace che si esprima forte questa protesta quando un personaggio noto, in questo caso Beppe Grillo, al quale non lesino il mio rispetto, prende la sferza e la usa: intendiamoci bene, è il suo ruolo, lo fa correttamente, lecitamente e per nobile fine, ma come mai noi, esperti e preparati professionisti, dobbiamo attendere l’arrivo di uno scudisciatore per far emergere la nostra rabbia per le leggi monche, i provvedimenti che portano al nulla, i decreti così così? Dov’è la nostra spina dorsale? Che fine hanno fatto i nostri princìpi? Come viviamo il nostro ruolo (anche sociale) di tecnici e di specialisti della sicurezza? Non è mia intenzione fondare un partito (Dio me ne guardi, ne esistono già troppi per i miei gusti!) e non credo alle armate tipo Brancaleone da Norcia (da lei correttamente paventate): credo però alla forza di quanti, consci dello stato delle cose, fregandosene abbondantemente dei partiti, dei parolai, dei mestieranti e degli indegni che purtroppo, legalmente, possono ancora sedere alla Camera ed al Senato della Repubblica, fanno sentire chiaramente la propria voce e propongono e condividono proposte di legge di iniziativa popolare (tecnica nello specifico) per modificare le storture esistenti, per eliminare sacche anche consistenti di illegalità, per portare finalmente la sicurezza alla scuola, alla società intera. Ed allora, se davvero le premesse possono essere queste, se la sua testata, dottor Meroni, catalizza una parte sana dei tecnici che senza distintivi di partito né apparentamenti di parte sono disposti a rimboccarsi le maniche per agire, dopo aver pensato e discusso, io sono disponibile a contribuire realmente. E se Beppe Grillo vuole darci una mano, che ben venga. Scusi il tono accorato e forse aspro del mio scritto, dottor Meroni, ma non ho intenzione di snaturare un’amarezza che mi monta forte ad ogni infortunio, ad ogni morte, ad ogni provvedimento inefficace. Con i migliori saluti e l’attenzione di sempre, ing. i. Sergio Pagano | |