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Incendi boschivi e d'interfaccia: quadro normativo, prevenzione
Gli incendi boschivi costituiscono una minaccia complessa per la pubblica incolumità, la sicurezza degli operatori del soccorso, le infrastrutture produttive e il patrimonio ambientale. Nell'ambito della sicurezza sul lavoro e della protezione civile, la comprensione delle dinamiche di innesco, prevenzione e gestione dell'emergenza è fondamentale per la redazione di Piani di Emergenza ed Evacuazione (PEE) coerenti con la normativa vigente, in particolare per i luoghi di lavoro situati in aree di interfaccia urbano-rurale.
Il quadro normativo di riferimento e la ripartizione delle competenze
La disciplina di settore trova la propria architettura primaria nella Legge Quadro 21 novembre 2000, n. 353 ("Legge quadro in materia di incendi boschivi") e nel successivo Decreto-Legge 8 settembre 2021, n. 120, convertito con modificazioni dalla Legge 8 novembre 2021, n. 155. Il quadro è integrato dalle disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sancite dal D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, con specifico riguardo alla valutazione dei rischi ambientali (artt. 17 e 28) e alla gestione dell'emergenza (art. 43).
La normativa definisce una precisa ripartizione delle competenze tra lo Stato e le Regioni:
Competenza regionale: Le Regioni e le Province Autonome hanno la responsabilità primaria dell'attività di previsione, prevenzione e lotta attiva di terra e con mezzi aerei regionali (principalmente elicotteri). Tale funzione si esplica attraverso l'elaborazione e l'aggiornamento annuale del Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi e la gestione delle Sale Operative Unificate Permanenti (SOUP).
Competenza statale: Allo Stato compete il concorso alle attività di spegnimento aereo attraverso la Flotta Aerea Antincendio di Stato, il cui coordinamento è affidato al Dipartimento della Protezione Civile per il tramite del Centro Operativo Aereo Unificato (COAU).
Previsione e sistema di allertamento: i bollettini di suscettività
L'attività di previsione punta a individuare le aree e i periodi a maggior rischio sulla base di variabili climatiche, meteo-idrologiche, vegetazionali, morfologiche e d'uso del suolo.
La gestione del sistema di allerta nazionale fa capo al Dipartimento della Protezione Civile (tramite il Centro Funzionale Centrale e il Servizio Rischio Incendi Boschivi), che elabora quotidianamente il Bollettino di suscettività all'innesco degli incendi boschivi. Il bollettino definisce per ciascuna provincia tre livelli di pericolosità:
Pericolosità Bassa: Gli eventi possono essere gestiti con i soli mezzi e presidi ordinari del sistema locale.
Pericolosità Media: Richiede l'attivazione tempestiva della risposta operativa di terra e l'impiego dei mezzi regionali.
Pericolosità Alta: Eventi di elevata intensità che richiedono il concorso quasi certo della Flotta Aerea di Stato.
A livello locale, i Centri Funzionali Decentrati regionali possono emettere bollettini di dettaglio per consentire ai responsabili della sicurezza e agli enti locali l'adozione di misure preventive specifiche e il rafforzamento della vigilanza.
La prevenzione integrata: selvicoltura e fattore umano
La maggior parte degli incendi boschivi è imputabile ad azioni umane, sia di natura dolosa sia di carattere colposo o imprudente (come la bruciatura incontrollata di residui vegetali, l'uso improprio di apparecchiature da cantiere o la dispersione di mozziconi). Gli eventi di origine puramente naturale rappresentano una percentuale del tutto marginale.
Le strategie di prevenzione si articolano su due direttrici primarie:
1. Interventi sul patrimonio forestale e sul territorio
Selvicoltura preventiva: Conversione dei boschi cedui in fustaie per ridurre l'infiammabilità del soprassuolo.
Gestione del combustibile vegetale: Riduzione della biomassa e rimozione della necromassa accumulata.
Discontinuità della vegetazione: Creazione e manutenzione di viali tagliafuoco, sfoltimento del sottobosco e decespugliamento mirato lungo le scarpate stradali e ferroviarie.
Infrastrutture e viabilità: Garanzia dell'accessibilità ai punti d'acqua e manutenzione delle vie di fuga.
2. Monitoraggio e responsabilità comportamentale
I datori di lavoro e i Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) aventi sedi produttive o cantieri in prossimità di aree boscate o rurale-urbane devono integrare nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) il rischio di incendio di interfaccia. È necessario garantire l'osservanza dei divieti assoluti di abbruciamento nei periodi di massima pericolosità previsti dalle ordinanze regionali e predisporre un'adeguata informazione per i lavoratori.
La risposta operativa e la fase di lotta attiva (AIB)
La lotta attiva comprende l'insieme delle operazioni di ricognizione, sorveglianza, avvistamento, allarme e spegnimento. La catena di risposta si sviluppa in modo progressivo e coordinato:
Intervento da terra e coordinamento: In presenza di un focolaio, l'attacco diretto o indiretto (tramite la creazione di linee di stacco e fasce di sicurezza) è condotto dalle squadre regionali AIB, composte da personale regionale, dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, da volontari qualificati e dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri. Sul posto, le operazioni sono dirette dal Direttore delle Operazioni di Spegnimento (DOS/DOS AIB), in costante collegamento con la SOUP.
Supporto aereo regionale e statale: Qualora l'azione delle squadre a terra non risulti sufficiente, la SOUP dispone l'intervento degli elicotteri regionali. Se la capacità operativa regionale risulta insufficiente di fronte all'estensione del fronte, la SOUP inoltra al COAU la richiesta di concorso della Flotta Aerea Antincendio dello Stato, che attiva i velivoli Canadair CL-415 ed elicotteri ad alta capacità quali gli S-64 Erickson e i mezzi del comparto Difesa.
Implicazioni per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nei cantieri
Per gli HSE Manager e i professionisti della sicurezza aziendale, l'impatto degli incendi boschivi va oltre l'aspetto puramente ecologico, estendendosi alle ripercussioni sulle attività antropiche e produttive. Gli incendi di interfaccia rappresentano infatti una minaccia diretta per la continuità operativa, l'integrità degli insediamenti e la salute dei lavoratori esposti ai fumi di combustione.
La corretta pianificazione antincendio nei luoghi di lavoro a rischio di interfaccia richiede:
La pulizia e il mantenimento sistematico delle fasce perimetrali degli stabilimenti, eliminando vegetazione secca, residui vegetali o stoccaggi di materiali combustibili.
La verifica periodica dell'efficienza e della portata della rete idrica antincendio interna e delle relative riserve d'acqua.
La definizione di specifiche procedure aziendali di evacuazione rapida, correlate alle indicazioni dei bollettini regionali di pericolosità e alle prescrizioni impartite dalle autorità di protezione civile.
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