Se l'RSPP non viene messo dal Ddl in condizioni di poter adempiere ai propri compiti?

Categoria: RSPP/ASPP. Aperta il 13/12/2018 da Per. Ind. R. L.. Messaggi postati: 13.

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Per. Ind. R. L. (rickyl81)


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Buonasera, vorrei sapere cosa puo' fare un RSPP esterno che si trova nelle condizioni di non poter svolgere i propri compiti previsti dall'art. 33 del Dlgs.81/08 in quanto il D.d.l. non è per niente collaborativo e spesso abbassa la cornetta del telefono dicendo che lui deve lavorare, facendo intendere che gli Rspp non lavorino.
Conoscete una soluzione diversa dalla rinuncia all'incarico? Grazie!

Postato il 13/12/2018 alle 14:44

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Ing. Giulio Mastrosimone (giuliom76)


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In risposta al messaggio di Per. Ind. R. L.:
Buonasera, vorrei sapere cosa puo' fare un RSPP esterno che si trova nelle condizioni di non poter svolgere i propri compiti previsti dall'art. 33 del Dlgs.81/08 in quanto il D.d.l. non è per niente collaborativo e spesso abbassa la cornetta del telefono dicendo che lui deve lavorare, facendo intendere che gli Rspp non lavorino.
Conoscete una soluzione diversa dalla rinuncia all'incarico? Grazie!
Basta scrivere quello che c'è bisogno da fare per mettere in sicurezza i luoghi di lavoro e poi tocca a lui che ha potere decisionale e di spesa assolvere ai tuoi consigli. Ti dico di fare questo perché se un giorno dovesse succedere un incidente e l'RSPP non ha segnalato quel problema di sicurezza, potresti essere inscritto nel registro degli indagati in concorso di colpa con il datore di lavoro

Postato il 13/12/2018 alle 16:07

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In risposta al messaggio di Ing. Giulio Mastrosimone:
Basta scrivere quello che c'è bisogno da fare per mettere in sicurezza i luoghi di lavoro e poi tocca a lui che ha potere decisionale e di spesa assolvere ai tuoi consigli. Ti dico di fare questo perché se un giorno dovesse succedere un incidente e l'RSPP non ha segnalato quel problema di sicurezza, potresti essere inscritto nel registro degli indagati in concorso di colpa con il datore di lavoro
Certo! Sono d'accordo. Infatti scrivo tutto da sempre e quando possibile anche tramite pec .
Però un rspp a mio avviso ha il diritto e il dovere di visitare i luoghi di lavoro, confrontarsi con il datore di lavoro, con i lavoratori, r.l.s. ecc. Alrimenti cosa scrive?
Ma se il datore di lavoro non mi mette nelle condizioni di fare questo, io come unica soluzione vedo la rinuncia all'incarico e mi chiedevo se qualcuno conoscesse un'altra via d'uscita.

Postato il 13/12/2018 alle 16:42

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CARLO TIMILLERO (CARTIM)
OGGI PIU' SICURO DI IERI E MENO DI DOMANI

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Bel problema.
Sono un vecchio consulente e confesso di avere conosciuto professionisti con decine e decine di incarichi.
Detto questo non credo esista solo la via della non assunzione dell'incarico. Anche perchè l'attività del SPP, e conseguentemente del RSPP, è talmente complessa e soggetta a variabili che è impossibile, in un rapporto professionale, definire tempi e risorse necessarie.
Mi sembra più percorribile un 'altra strada, che prevede una riscognizione preliminare della situazione aziendale e l'emissione, in fase di preventivo per l'assunzione dell'incarico, di una relazione che definisca le attività, i tempi e le risorse necessarie. In questo modo il futuro RSPP rende consapevole della situazione il DDL, cui spetterà la decisione. Ovviamente il professionista dovrà esercitare l'incarico, nei limiti definiti, con la diligenza richiesta per ogni attività da effettuare.

Postato il 13/12/2018 alle 17:16

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MARIO CANTONE (marcanto)
Chi la dura la vince !

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Dalla lettura della discussione mi viene una curiosità .......
Per quale motivo il datore di lavoro non vuole interagire con il RSPP ?
Non ne ascolta le risultanze per evitare di impiegare soluzioni che sarebbero per lui onerose ? ossia non vuol eventualmente spendere ?

Ha assunto un RSPP, che credo paghi anche, quindi per quale motivo non lo fa interagire con l'ambiente di lavoro.

Alla domanda: Quali soluzioni alternative alla dimissione ?
bene, credo che ci siano diverse sentenze, anche di natura penale, che pongono il DDL di fronte a pesanti responsabilità e per il suo in-attivismo in materia di sicurezza.
Scegli alcune di queste sentenze e fai in modo che le legga, e forse il superamento dell'ignoranza sarà utile a convincerlo.

Postato il 13/12/2018 alle 19:23

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Per. Ind. R. L. (rickyl81)


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In risposta al messaggio di MARIO CANTONE:
Dalla lettura della discussione mi viene una curiosità .......
Per quale motivo il datore di lavoro non vuole interagire con il RSPP ?
Non ne ascolta le risultanze per evitare di impiegare soluzioni che sarebbero per lui onerose ? ossia non vuol eventualmente spendere ?

Ha assunto un RSPP, che credo paghi anche, quindi per quale motivo non lo fa interagire con l'ambiente di lavoro.

Alla domanda: Quali soluzioni alternative alla dimissione ?
bene, credo che ci siano diverse sentenze, anche di natura penale, che pongono il DDL di fronte a pesanti responsabilità e per il suo in-attivismo in materia di sicurezza.
Scegli alcune di queste sentenze e fai in modo che le legga, e forse il superamento dell'ignoranza sarà utile a convincerlo.
Beh, caro collega, lei ha colto a pieno la situazione.
Purtoppo alle volte nel nostro lavoro incontriamo anche Datori di lavoro che hanno ignoranza da regalare, che sono abituati a lavorare come negli anni '50 e che tengono i lavoratori come schiavi pur di non fargli sapere quali sono i loro diritti. In questo caso ho ricevuto un incarico dal Datore di lavoro perchè è stato messo molto alle strette dal Medico Competente in quanto una lavoratrice è andata in stato di gravidanza e ha richiesto la maternità.
Non ricordo quale ente, ma credo l'INPS, ha richiesto al Ddl la valutazione dei rischi che non aveva, che ho dovuto fare con massima urgenza indicandomi peraltro come Rspp.
Appena risolta questa problematica, il Ddl ha chiuso in maniera informale qualsiasi rapporto con me (mi attaccava il telefono in faccia dicendo che doveva lavorare, mi faceva parti assurde se mi presentavo in azienda per svolgere le mie funzioni, non risapondeva ad email dove richiedevo un appuntamento per fare un sopralluogo in una nuova sede operativa dell'azienda che ha ormai aperto da 6 mesi), ha cessato anche il pagamento delle mie prestazioni incurante di aver firmato un contratto annuale che si rinnova tacitamente. Insomma una bella personcina. Proprio alcuni giorni fa, ho dato incarico al mio legale per fare recupero crediti e nel medesimo giorno mi sono pure sollevato dall'incarico . Adesso conoscete bene la situazione, vorrei sapere come avreste fatto voi e se ritenete che ci potesse essere un'altra soluzione.

Postato il 14/12/2018 alle 10:42

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MARIO CANTONE (marcanto)
Chi la dura la vince !

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Stando la situazione come descritto credo che vi era e vi è ben poco da fare.
Il soggetto in questione sente i campanelli d'allarme solamente quando qualcuno gli sta con il fiato sul collo.
Prescindendo dai rapporti di natura professionali che comunque sono ormai rotti, mi prenderei una sorta di soddisfazione indicandogli che le norme in questi ambiti non sono cose da prendere alla larga, quindi:
scriverei, rigorosamente in forma anonima, all'ispettorato del lavoro invitandoli a fare un sopralluogo presso i locali di questo signore.

Postato il 14/12/2018 alle 15:55

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Voto medio utente:
2,6 
In risposta al messaggio di Per. Ind. R. L.:
Beh, caro collega, lei ha colto a pieno la situazione.
Purtoppo alle volte nel nostro lavoro incontriamo anche Datori di lavoro che hanno ignoranza da regalare, che sono abituati a lavorare come negli anni '50 e che tengono i lavoratori come schiavi pur di non fargli sapere quali sono i loro diritti. In questo caso ho ricevuto un incarico dal Datore di lavoro perchè è stato messo molto alle strette dal Medico Competente in quanto una lavoratrice è andata in stato di gravidanza e ha richiesto la maternità.
Non ricordo quale ente, ma credo l'INPS, ha richiesto al Ddl la valutazione dei rischi che non aveva, che ho dovuto fare con massima urgenza indicandomi peraltro come Rspp.
Appena risolta questa problematica, il Ddl ha chiuso in maniera informale qualsiasi rapporto con me (mi attaccava il telefono in faccia dicendo che doveva lavorare, mi faceva parti assurde se mi presentavo in azienda per svolgere le mie funzioni, non risapondeva ad email dove richiedevo un appuntamento per fare un sopralluogo in una nuova sede operativa dell'azienda che ha ormai aperto da 6 mesi), ha cessato anche il pagamento delle mie prestazioni incurante di aver firmato un contratto annuale che si rinnova tacitamente. Insomma una bella personcina. Proprio alcuni giorni fa, ho dato incarico al mio legale per fare recupero crediti e nel medesimo giorno mi sono pure sollevato dall'incarico . Adesso conoscete bene la situazione, vorrei sapere come avreste fatto voi e se ritenete che ci potesse essere un'altra soluzione.
Visto da come scrivi allora sei un consulente esterno con un contratto formale dove vanno inseriti i tuoi compiti da RSPP. In questo caso il tuo rischio lo vedo ridimensionato. Hai un contratto non pagato, mettilo alle strette con il tuo avvocato, fatti pagare il dovuto e lo saluti. Una volta fatto ciò potresti segnalare l'attività illecita alle autorità, chissà se ti richiama e a quel punto gli chiedi il triplo dei soldi per risolvergli la situazione. In bocca al lupo.

Postato il 14/12/2018 alle 16:47

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Per. Ind. R. L. (rickyl81)


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2,5 
In risposta al messaggio di MARIO CANTONE:
Stando la situazione come descritto credo che vi era e vi è ben poco da fare.
Il soggetto in questione sente i campanelli d'allarme solamente quando qualcuno gli sta con il fiato sul collo.
Prescindendo dai rapporti di natura professionali che comunque sono ormai rotti, mi prenderei una sorta di soddisfazione indicandogli che le norme in questi ambiti non sono cose da prendere alla larga, quindi:
scriverei, rigorosamente in forma anonima, all'ispettorato del lavoro invitandoli a fare un sopralluogo presso i locali di questo signore.
Mah guardi, ho preferito sollevarmi dall'incarico e togliermi di torno una volta per tutte questo signore.

Postato il 15/12/2018 alle 11:44

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CARLO TIMILLERO (CARTIM)
OGGI PIU' SICURO DI IERI E MENO DI DOMANI

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4,5 
Sono assolytamente d'accordo sulla mancanza di cultura della sicurezza del DDL in questione ( per altro situazione abbastanza comune) ma non mi pare un comportamento professionale quallo di denunciare anonimamente un cliente perchè non si comporta come noi riteniamo sia corretto.
Non mi paga? chiudo il rapporto e tento di recuperare il denaro.
Non mette in atto quanto ho ho suggerito come RSPP? lo sollecito formalizzando la situazione, in maniera tale da potermi tutelare.
tutto il resto mi sem ra francamente fuori luogo. Cosa dovrebbe fare un dietolgo con un paziente che sistematicamente si rifiuta di applicare la dieta proposta?

Postato il 16/12/2018 alle 19:18

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Chi la dura la vince !

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In risposta al messaggio di CARLO TIMILLERO:
Sono assolytamente d'accordo sulla mancanza di cultura della sicurezza del DDL in questione ( per altro situazione abbastanza comune) ma non mi pare un comportamento professionale quallo di denunciare anonimamente un cliente perchè non si comporta come noi riteniamo sia corretto.
Non mi paga? chiudo il rapporto e tento di recuperare il denaro.
Non mette in atto quanto ho ho suggerito come RSPP? lo sollecito formalizzando la situazione, in maniera tale da potermi tutelare.
tutto il resto mi sem ra francamente fuori luogo. Cosa dovrebbe fare un dietolgo con un paziente che sistematicamente si rifiuta di applicare la dieta proposta?
Il paragone con il dietologo è un tantino fuori luogo :)

Nessuno ha parlato di denuncia come atto di ritorsione.
Ma denuncia agli organi di controllo/vigilanza per la tutela degli stessi lavoratori, per far si che gli ambienti di lavoro diventino ambiente sicuro per il lavoratore.
Il DDL in questione è il fautore di ambienti lavorativi potenzialmente anche pericolosi.

Postato il 17/12/2018 alle 11:03

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CARLO TIMILLERO (CARTIM)
OGGI PIU' SICURO DI IERI E MENO DI DOMANI

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4,5 
Mi perdoni Cantone ma una segnalazione " rigorosamente in forma anonima, all'ispettorato del lavoro" non mi sembra il miglio modo per un professionista ( mi verrebbe da dire per qualsiasi cittadino....) per risolvere la questione.
Se il paragone con il dietologo non le va bene proviamo con un avvocato penalista: che cosa dovrebbe/potrebbe fare con un cliente poco corretto?
Io credo che un buon RSPP possa trovare modalità di esercizio del ruolo che lo tutelino sul piano penalistico anche di fronte a DDL poco sensibili. Se poi il RSPP è un tantino idealista ( non guasta! sono 32 anni che mi occupo di sicurezza e l'ho fatto perchè "ci credevo") può tentare di educare i suoi clienti. Buon lavoro

Postato il 17/12/2018 alle 11:29

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MARIO CANTONE (marcanto)
Chi la dura la vince !

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2,6 
Un avvocato penalista in presenza di un cliente poco corretto si può solo rallegrare, in quanto quel cliente è "veicolo" di NUOVO lavoro per lo stesso avvocato.......più delinque più avrà bisogno dell'avvocato.
Non fa una grinza !!!!!!

Ma il DDL scorretto è solamente fautore di un ambiente lavorativo non sicuro, e il danno lo produce agli altri.
Poi era stato ribadito più volte che il DDL in questione è sordo alla parola, alle azioni, del RSPP

Postato il 17/12/2018 alle 18:26


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