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Salute pubblica e cambiamenti climatici: il focus della COP30
Il numero 5-6/2025 di Ecoscienza, rivista di ARPAE Emilia-Romagna, propone un ampio approfondimento sui principali temi ambientali e climatici del momento, intrecciando analisi scientifiche, politiche pubbliche e riflessioni etiche. Tra i contributi centrali, si segnala il percorso del “Filo verde per un Giubileo sostenibile”, iniziativa che nel corso del 2025 ha favorito il dialogo tra fede e ragione, spiritualità e scienza, promuovendo una cultura della sostenibilità fondata sulla responsabilità condivisa verso l’ambiente.
Il numero raccoglie inoltre articoli dedicati agli esiti della più recente Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la COP30 svoltasi a Belém, in Brasile, insieme alle evidenze del nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), che quantifica le azioni necessarie per affrontare la crisi climatica globale. Tra i temi trattati anche il monitoraggio degli invasi tramite dati satellitari, il primo rapporto italiano sul mercato delle bonifiche dei siti contaminati e uno studio sulle soluzioni basate sulla natura per la gestione dell’intrusione salina nelle aree costiere e nelle zone umide. Completano il numero le sezioni Legislazione news, Osservatorio ecoreati e Mediateca.
All’interno di questo quadro si inserisce l’articolo “L’azione per il clima è un imperativo di salute pubblica” (riportato di seguito), che approfondisce il ruolo centrale dell’agenda globale su clima e salute emersa alla COP30. Il contributo evidenzia come il tema sanitario sia diventato un elemento chiave del dibattito internazionale, sottolineando il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità negli eventi paralleli ai negoziati e la necessità di rafforzare i sistemi sanitari per garantire una transizione equa e resiliente. L’articolo è a cura di Walter Cristiano, Rachel Juel, Stefania Marcheggiani, Ornella Punzo, Laura Mancini e Giuseppe Bortone.
L’azione per il clima è un imperativo di salute pubblica
L’agenda globale su clima e salute ha avuto un ruolo centrale nel dibattito della cop30. L’istituto superiore di sanità ha portato un importante contributo negli eventi paralleli ai negoziati formali. Rafforzata la necessità di adattamento dei servizi sanitari per garantire una transizione equa.
La Cop30 tenutasi a Belém, in Brasile, lo scorso novembre, ha segnato un importante passo nell’agenda globale sul clima e sulla salute. In un contesto negoziale politicamente complesso, la salute è stata messa al centro del dibattito e ha assunto un ruolo di primo piano nei risultati negoziati e non negoziati. In tali circostanze, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha contribuito a due importanti eventi organizzati nell’ambito dei cosiddetti side events, attività collaterali che si svolgono durante le negoziazioni:
- “Nature-based solutions and sustainable infrastructure environmental and health co-benefits” organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) presso il padiglione italiano
- “Three horizons for health: pathways to net-zero and resilient care” organizzato direttamente dall’Iss e svoltosi presso il padiglione Salute dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a seguito di una selezione di livello mondiale.
Insieme, questi eventi hanno contribuito al dibattito che si è svolto parallelamente ai negoziati formali circa i percorsi che è necessario intraprendere per contrastare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute pubblica. La delegazione dell’Iss è stata composta dal direttore del dipartimento Ambiente e salute (Damsa), Giuseppe Bortone, e dai ricercatori Ornella Punzo, Stefania Marcheggiani, Walter Cristiano e Rachel Juel.
Tra i risultati negoziati, la decisione Global mutirão ha riaffermato il riconoscimento globale dei benefici per la salute pubblica derivanti dall’azione per il clima (in particolare la qualità dell’aria e l’accesso all’energia), con un riferimento esplicito al “diritto alla salute e a un ambiente pulito, sano e sostenibile”. Nonostante questo slancio e le prove inconfutabili che collegano l’impiego di combustibili fossili sia al cambiamento climatico sia a milioni di morti premature ogni anno, il testo finale non contiene alcun riferimento alla graduale transizione da tali risorse all’uso di altre fonti energetiche, elemento che sarebbe invece fondamentale per mitigare gli effetti del cambiamento climatico in atto e proteggere le popolazioni dall’intensificazione dei rischi climatici, inclusi gli eventi estremi.
Inoltre, i tentativi di integrare la transizione dai combustibili fossili nel Mitigation work programme e nel Just transition work programme sono stati bloccati, anche se nella decisione sulla transizione equa sono rimasti degli elementi positivi per la salute, come il riconoscimento dei co-benefici di salute derivanti dalla riduzione degli effetti del cambiamento climatico, in linea con le prove sui co-benefici legati alle nature-based solutions (Nbs) condivise dall’Iss all’evento parallelo presentato presso il padiglione italiano.
Resilienza dei sistemi sanitari, co-benefici e salute planetaria
Il Global goal on adaptation (Gga) ha rappresentato un risultato ancora migliore, con l’accettazione di una serie di indicatori relativi alla salute, sia diretti sia indiretti, per monitorare i progressi compiuti verso il “raggiungimento della resilienza agli impatti sulla salute legati ai cambiamenti climatici, la promozione di servizi sanitari resilienti al clima e la riduzione significativa della morbilità e della mortalità legate al clima, in particolare nelle comunità più vulnerabili”. Questi indicatori misureranno la resilienza delle strutture sanitarie, una caratteristica fondamentale dei futuri sistemi sanitari che dovranno garantire risultati più equi per tutti. L’evento Iss sui sistemi sanitari resilienti e a zero emissioni nette, co-organizzato con Ausl Romagna, ha fornito una piattaforma di alto livello per esplorare come i sistemi sanitari possano migliorare la loro resilienza promuovendo al contempo la decarbonizzazione.
Strutturata attorno al quadro di previsione strategica Three horizons, la sessione ha esaminato come le attuali strutture sanitarie possano passare, attraverso l’innovazione e una pianificazione basata su dati concreti, a modelli futuri fondati sulla sostenibilità, l’equità e la preparazione ai cambiamenti climatici.
Inoltre, gli indicatori Gga sono stati selezionati per monitorare i progressi compiuti nella “riduzione degli impatti climatici sugli ecosistemi e sulla biodiversità e nell’accelerazione dell’uso di soluzioni di adattamento basate sugli ecosistemi e sulla natura, anche attraverso la loro gestione, valorizzazione, ripristino e conservazione e la protezione degli ecosistemi terrestri, delle acque interne, montani, marini e costieri”.
L’Iss sostiene le iniziative del Ministero della Salute, dell’Oms, dell’Ocse, dell’Unep, del Mase e dell’Unece volte a promuovere e sostenere le Nbs per rendere infrastrutture più sostenibili e resilienti attraverso la partecipazione attiva agli eventi preparatori.
Proprio sulle Nbs, come già avvenuto nella precedente Cop29 tenutasi a Baku nel 2024, il Mase, con il supporto del Dipartimento Ambiente e salute dell’Iss, ha organizzato l’evento parallelo Nature-based solutions and sustainable infrastructure environmental and health co-benefits. L’evento ha visto la partecipazione dell’Oms, dell’Ocse, dell’Unece, dell’Unep, delle università e delle organizzazioni non governative attive nel campo della sanità pubblica. Lo scopo dell’evento è stato quello di presentare il rapporto finanziato dall’Italia, “Soluzioni basate sulla natura e infrastrutture sostenibili: benefici ambientali e sanitari”. Tale documento esplora le opportunità e le sfide nell’implementazione delle Nbs, offrendo benefici tangibili per la salute e il benessere. Nel suo intervento, il Damsa ha illustrato come – anche attraverso progetti europei su cambiamento climatico, rifiuti plastici e resistenza antimicrobica – stia supportando lo sviluppo di soluzioni operative basate sulla natura, come sistemi di fitodepurazione e zone umide artificiali, capaci di ridurre contaminanti, residui antibiotici e batteri resistenti.
Questi approcci, pienamente coerenti con la salute planetaria e l’approccio One health, dimostrano come le Nbs possano generare co-benefici ambientali e sanitari, rafforzando la resilienza delle comunità e dei sistemi sanitari. Infine, gli ecosistemi naturali svolgono un ruolo chiave nel comprendere e ridurre i meccanismi che favoriscono l’antimicrobico-resistenza (Amr), in particolare chiarendo le vie di esposizione ambientale e il rischio back-to-human: il ritorno agli esseri umani di batteri resistenti e dei relativi geni presenti nell’ambiente. Si tratta di un approccio pienamente coerente con il paradigma della salute planetaria (Planetary health), l’unico in grado di integrare le dimensioni ambientali, umane e animali e di orientare lo sviluppo di misure di adattamento efficaci, come le Nbs.
Una visione coordinata per l’adattamento
Nell’ambito dei risultati non negoziati, il Belém health action plan (Bhap) è emerso come il risultato chiave in materia di salute nell’ambito del quinto asse dell’Action Agenda della Cop, “Promuovere lo sviluppo umano e sociale”. Il Bhap è stato lanciato in occasione della Giornata della salute con l’approvazione di 30 governi e 50 organizzazioni e offre una visione coordinata per rafforzare i sistemi sanitari resilienti al clima a livello globale, con soluzioni che saranno portate avanti da iniziative quali l’Alliance for transformative action on climate and health (Atach) e il Programma clima e salute dell’Oms. Sebbene il suo ambito di applicazione sia strettamente incentrato sull’adattamento, senza riferimenti espliciti alla mitigazione o ai combustibili fossili, questo programma offre comunque degli importanti progressi in materia di salute pubblica, definendo i seguenti obiettivi:
- definizione di aree prioritarie per sistemi sanitari resilienti ai cambiamenti climatici
- fornitura di un quadro strategico per la pianificazione nazionale dell’adattamento
- sostegno di 300 milioni di dollari di finanziamenti filantropici per accelerarne l’attuazione (Fondazioni Rockefeller, Gates, Wellcome, Ikea)
- istituzione di meccanismi di supporto tecnico, monitoraggio e maggiore coinvolgimento dei governi.
All’evento ospitato dal padiglione Salute dell’Oms, l’Iss ha contribuito con le proprie competenze scientifiche alla discussione sui sistemi sanitari resilienti e a zero emissioni nette, un tema che si allinea direttamente con il Bhap e con la visione del Programma sanitario della Cop26, che conta ora 100 ministeri di altrettante nazioni impegnati a decarbonizzare e rendere i propri sistemi sanitari a prova di cambiamento climatico.
L’evento, presentato dal dipartimento Ambiente e salute, intendeva riunire rappresentanti di Health care without harm, Greener Nhs e professionisti provenienti da Paesi a basso e medio reddito, promuovendo un dialogo multidisciplinare sui percorsi pratici verso un’assistenza sanitaria resiliente al clima e a basse emissioni.
La discussione sottolineava come approcci integrati, che collegano la ricerca scientifica, la valutazione delle politiche e l’innovazione dei servizi, possano rafforzare gli sforzi di attuazione a livello nazionale e migliorare la cooperazione internazionale. La visibilità e l’appoggio forniti nell’ospitare l’evento all’interno del padiglione Salute dell’Oms hanno ulteriormente rafforzato il ruolo dell’Istituto superiore di sanità come punto di riferimento scientifico per politiche basate su dati concreti in materia di mitigazione e adattamento nel sistema sanitario.
In sintesi
La sensibilizzazione, il coinvolgimento e la presa di responsabilità, unita a un necessario aumento dei finanziamenti pubblici e politiche del settore privato, in particolare quelli destinati all’adattamento, devono guidare l’attuazione del Bhap affinché diventi un obiettivo concretamente raggiungibile. Le voci del settore sanitario saranno fondamentali nei negoziati e l’operatività sul New collective quantified goal (nuovo obiettivo di finanziamento per il clima che imponga ai paesi di mobilitare almeno 300 miliardi di dollari all’anno per l’azione per il clima nei paesi in via di sviluppo entro il 2035) attraverso il Baku-to-Belém roadmap.
La Cop30 ha sottolineato che la salute è un potente motore delle ambizioni climatiche, consolidando l’adattamento, plasmando le narrazioni di una transizione equa e ridefinendo l’azione per il clima come un imperativo di salute pubblica.
Anche se l’Italia non è tra i firmatari di un documento importante in ambito sanitario come il Belém health action plan, è comunque significativo sottolineare il ruolo dei programmi di ricerca finanziati dal Ministero della Salute e la recente nascita di Sosterrete, una rete italiana sui sistemi sanitari sostenibili, promossa dall’Iss.
Walter Cristiano, Rachel Juel, Stefania Marcheggiani, Ornella Punzo, Laura Mancini, Giuseppe Bortone
Istituto superiore di sanità
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