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Economia circolare: la transizione giusta secondo l'Agenzia EEA
La transizione da un modello economico lineare a uno circolare rappresenta un caposaldo fondamentale delle politiche dell'Unione Europea per raggiungere la neutralità climatica, azzerare l'inquinamento e contrastare la perdita di biodiversità. Tuttavia, la conversione tecnologica e la riprogettazione dei cicli produttivi non garantiscono automaticamente equità sociale e condizioni di lavoro sicure.
Un recente briefing pubblicato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA), intitolato " Just transition to a circular economy", pone l'accento su un principio cardine: la transizione ecologica può dimostrarsi efficace e sostenibile nel lungo periodo solo se integra deliberatamente la giustizia sociale, l'inclusione e la salute e sicurezza sul lavoro in ogni fase del processo normativo e industriale.
Per i Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), gli HSE Manager e i consulenti di tutela del lavoro, l'analisi dell'EEA offre spunti chiave per comprendere come la gestione dei materiali riutilizzati, del riciclo e della riparazione vada a impattare direttamente sulla valutazione dei rischi (DVR) e sulla tutela della salute dei lavoratori.
Oltre la visione tecnocratica: la necessità di una "Just Transition"
Negli ultimi anni, l'attenzione delle istituzioni e delle imprese verso l'economia circolare si è focalizzata in prevalenza sull'efficienza delle catene di approvvigionamento, sull'ecodesign, sul tasso di utilizzo circolare dei materiali e sulle opportunità di business legate alla gestione dei rifiuti.
L'analisi dell'EEA evidenzia come questo approccio puramente "tecnico-economico" rischi di accentuare le disuguaglianze esistenti o di creare nuovi divari, a meno che non vengano incorporate tre dimensioni chiave della giustizia sociale:
Giustizia distributiva: equa ripartizione dei costi, dei benefici e dei rischi ambientali e sanitari tra settori, territori e fasce di lavoratori.
Giustizia procedurale: coinvolgimento attivo e trasparente dei lavoratori, dei sindacati, delle PMI e delle comunità locali nelle decisioni strategiche di riconversione produttiva.
Giustizia del riconoscimento: valorizzazione del ruolo formale ed informale degli operatori coinvolti nelle filiere del riciclo, del recupero e della riparazione.
Il messaggio centrale dell'Agenzia Europea dell'Ambiente è chiaro: per evitare il dissenso sociale e garantire la tenuta del tessuto industriale europeo, gli obiettivi sociali e di salute sui luoghi di lavoro devono avere lo stesso peso degli obiettivi di decarbonizzazione ed efficienza delle risorse.
Occupazione circolare e polarizzazione del mercato del lavoro
Secondo i dati riportati nel documento EEA, tra il 2014 e il 2023 i posti di lavoro legati all'economia circolare nei 27 Paesi membri dell'UE sono cresciuti del 10%, raggiungendo circa 4,4 milioni di occupati. A livello globale, le stime indicano che il settore impiega oltre 120 milioni di persone.
Tuttavia, l'analisi dell'agenzia fa emergere una marcata polarizzazione delle competenze e della qualità del lavoro. Nelle attività ad alto valore aggiunto (Design, Gestione, Innovazione) le professioni legate alla progettazione circolare, all'ingegneria dei materiali e al management della sostenibilità richiedono qualifiche elevate, offrono salari competitivi e presentano livelli di tutela elevati.
Al contrario, nelle attività operative di raccolta, smistamento e riparazione — mansioni fondamentali per la chiusura dei cicli materiali — i ruoli richiedono spesso un minor grado di qualifica formale e sono frequentemente caratterizzati da precarietà contrattuale, bassi livelli salariali, elevato utilizzo di manodopera fragile e minori tutele in materia di igiene e sicurezza sul lavoro.
Impatto sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e D.Lgs. 81/2008
Dal punto di vista della prevenzione aziendale, l'aumento dei volumi di materiali riciclati e il riuso dei prodotti introducono sfide complesse per i professionisti della sicurezza. La manipolazione di rifiuti, il condizionamento di batterie o la rigenerazione di componenti espongono gli operatori a fattori di rischio che richiedono un'attenta ri-valutazione ai sensi del D.Lgs. 81/2008.
La filiera delle batterie e degli accumulatori
Nel settore delle batterie e del recupero dei metalli critici come litio, cobalto e nichel, le operazioni di disassemblaggio espongono i lavoratori a rischi chimici rilevanti di cui al Titolo IX del D.Lgs. 81/2008, oltre a pericoli di natura elettrica, di incendio ed esplosione connessi alla movimentazione di dispositivi ad alta tensione e chimicamente instabili (Titolo III).
Il settore tessile e dell'abbigliamento
Nelle fasi di cernita, sfilacciatura e riciclo meccanico dei tessili, i rischi principali sono legati all'inalazione di polveri organiche e sintetiche aerodisperse, oltre all'esposizione a sostanze chimiche residue derivanti dai trattamenti superficiali originali dei capi. Si sommano inoltre i rischi connessi alla movimentazione manuale dei carichi di cui all'articolo 168 del Testo Unico.
Riciclo delle plastiche e sostanze "ereditarie"
Nelle attività di triturazione ed estrusione delle plastiche riciclate, emerge il grave problema delle cosiddette legacy substances (sostanze ereditarie): sostanze chimiche pericolose utilizzate in passato e oggi proibite o limitate, come i ritardanti di fiamma bromurati o i PFAS. Durante le lavorazioni termiche o meccaniche, i lavoratori rischiano l'inalazione di Composti Organici Volatili (COV), microplastiche e additivi tossici, rendendo necessaria l'applicazione delle rigide misure di tutela previste per gli agenti chimici pericolosi, cancerogeni o mutageni (Titolo IX, Capi I e II).
Indicazioni operative per RSPP e Management aziendale
Il report dell'Agenzia Europea dell'Ambiente indica chiaramente che la sostenibilità non può prescindere dal concetto di lavoro dignitoso. Per tradurre questi principi all'interno dei sistemi di gestione aziendali (UNI EN ISO 45001 e ISO 14001), le organizzazioni devono adottare linee d'azione concrete:
Integrazione della salute e sicurezza nell'Ecodesign: la facilità di disassemblaggio di un prodotto deve essere progettata per garantire che l'operatore possa smontarlo in totale sicurezza, riducendo gli sforzi ergonomici e il rischio di ferite o esposizioni a sostanze nocive.
Formazione e riqualificazione delle competenze: investire sui percorsi formativi dei lavoratori operativi (Art. 37, D.Lgs. 81/2008) affinché acquisiscano competenze specifiche sui nuovi rischi legati ai materiali riciclati e alle nuove tecnologie di recupero.
Monitoraggio degli ambienti di lavoro: rafforzare le campagne di igiene industriale mediante campionamenti periodici di polveri, aerodispersi, vapori e microplastiche nei reparti dedicati al trattamento e alla lavorazione dei rifiuti o materiali di recupero.
Coinvolgimento dei lavoratori e RLS: applicare i principi di giustizia procedurale favorendo la partecipazione attiva dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nella definizione delle nuove procedure operative legate alla transizione circolare.
In conclusione, il documento dell'EEA ribadisce che un’economia circolare non è intrinsecamente equa se si limita a spostare gli impatti ambientali o se accetta standard di tutela inferiori per le fasi di recupero. La sfida fondamentale per gli addetti ai lavori consisterà nel garantire che l'innovazione dei modelli di business cammini di pari passo con la massima tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
RXY
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