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DVR e POS: sono adempimenti burocratici o strumenti di prevenzione?

DVR e POS: sono adempimenti burocratici o strumenti di prevenzione?

Autore:

Categoria: Cultura della sicurezza

21/09/2022

Le cause dei tanti infortuni che ancora avvengono nei luoghi di lavoro non sono da ricercare nell’inutilità dei documenti sulla sicurezza o nella carenza della normativa vigente in materia di sicurezza. A cura dell’Ing. Danilo Roggi.

 

La mission del nostro giornale non è solo quella di fornire informazioni su normative e documenti, in materia di salute, sicurezza, privacy e ambiente, ma anche quella di presentare opinioni e proposte, di favorire uno scambio di idee ed esperienze tra operatori e consulenti, cercando di raccogliere anche i diversi punti di vista su alcuni temi.

 

Per questo motivo riceviamo e pubblichiamo oggi un contributo di un nostro lettore, l’Ing. Danilo Roggi, dal titolo “I Documenti di Valutazione dei Rischi: adempimenti burocratici oppure utili strumenti di prevenzione”. Il testo interviene sull’importanza di alcuni documenti in materia di salute e sicurezza, anche con riferimento ai temi sollevati, in precedenti contributi pubblicati sul nostro giornale, relativamente all’eccesso di carte e alla possibile presenza di documenti che risultano inefficaci per la effettiva prevenzione di infortuni e malattie professionali.


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OttoUno - D.Lgs. 81/2008
Formazione e informazione generale dei lavoratori sulla sicurezza e salute sul lavoro

I Documenti di Valutazione dei Rischi: adempimenti burocratici oppure utili strumenti di prevenzione

 

L'obiettivo della Valutazione dei Rischi (secondo gli "Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi da lavoro") è quella di consentire al Datore di Lavoro di predisporre i provvedimenti effettivamente necessari per la salvaguardia della sicurezza e salute dei lavoratori.

 

L’articolo 2 comma 1, lettera q) del D.Lgs. 81/08 definisce cosa sia la valutazione dei rischi in ambiente lavorativo:

«valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.

 

All’interno di questa definizione, sono riportate le finalità essenziali per le quali viene effettuata la valutazione dei rischi:

  1. individuare le misure di prevenzione e di protezione da attuare nella compagine aziendale;
  2. elaborare il programma delle misure per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza dei lavoratori.

Ponendo il focus sulla prima finalità, è necessario in primo luogo analizzare l’assetto aziendale e delinearne pragmaticamente la situazione di partenza.

 

Il processo da seguire per questa fase è pertanto il seguente:

  1. individuazione dei pericoli;
  2. valutazione del rischio;
  3. elaborazione di un eventuale piano di adeguamento.

 

Prendendo spunto dalla norma tecnica UNI ISO 45001:2018, il piano di adeguamento dovrà quindi prevedere:

  1. cosa sarà fatto: è necessario descrivere l’intervento nello specifico;
  2. quali risorse saranno richieste: l’adozione delle misure richiede l’assegnazione di risorse economiche e di personale, compresa la possibilità di avvalersi di strumenti e persone esterne;
  3. chi ne sarà responsabile: il datore di lavoro dovrà individuare una persona che sarà responsabile dell’attuazione dell’intervento;
  4. termine intervento: per ogni misura decisa, è necessario prevedere una data entro la quale andrà completata;
  5. modalità valutazione dei risultati: una volta attuata la misura, sarà necessario capire se abbia realmente portato giovamento.

 

Pertanto, il piano di adeguamento, come del resto tutto il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), è uno strumento operativo di prevenzione essenziale e non un mero adempimento burocratico sterile e fine a se stesso.

 

Aggiungo inoltre che, quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro all’interno dei cantieri, insieme alla stesura del DVR, uno degli aspetti più importanti riguarda la redazione del Piano Operativo di Sicurezza, meglio conosciuto come POS di cantiere.

 

Il Piano Operativo di Sicurezza (POS) e il Documento Valutazione dei Rischi (DVR) sono i documenti che contribuiscono alla creazione di una buona “organizzazione” dell’azienda.

 

Il POS, oltre a essere un documento richiesto dalla legge, incide nel migliorare di fatto la sicurezza del lavoro.

Lo scopo del POS, infatti, è quello di descrivere le contromisure più efficaci da adottare nelle attività di cantiere, per salvaguardare l’incolumità fisica dei lavoratori.

 

Si tratta dunque di uno strumento pratico e concreto che ha l’obiettivo di comunicare le azioni da intraprendere e di permettere di farle mettere in pratica da tutti i soggetti coinvolti, con il fine unico di tutelare la sicurezza dei lavoratori.

 

Rimango colpito da articoli ove si afferma: “non è vero che aumentando il tempo dedicato agli adempimenti e ai documenti, aumenta la sicurezza reale”.

Sono molto amareggiato ogni volta che riascolto i consueti slogan: “più sicurezza meno carta”.

 

In aggiunta a ciò, alcune modifiche legislative lasciano molto perplessi perché, con il pretesto di eliminare le formalità, vengono talvolta eliminati anche elementi sostanziali.

 

Concordo pienamente quando si afferma: “documenti di centinaia di pagine prodotti da software risultano progetti generici ed inutili”, ma ritengo altrettanto superficiale affermare che un documento della sicurezza come un POS (documento di fondamentale importanza) dovrebbe essere composto di uno schizzo / disegno e null’altro! Per la mia esperienza, maturata sul campo in tanti anni, e per la mia conoscenza delle norme a tutela della salute dei lavoratori, confermo che gli infortuni continuano ad accadere, ma soprattutto posso altrettanto affermare che persistono le cause profonde di questo fenomeno, che non sono sicuramente da ricercare nell’inutilità dei documenti sulla sicurezza sul lavoro.

 

Io rifletterei piuttosto sulle seguenti tematiche:

    1. La prima è l’assoluta necessità di consolidare la cultura della sicurezza in azienda, ossia operare per una riduzione degli eventi infortunistici tramite un’analisi dei pericoli presenti ed un’idonea valutazione dei rischi. Tale valutazione si basa sulla conoscenza approfondita degli ambienti e delle attività svolte dall’azienda, quindi risulta essere essenziale il sopralluogo/la visita dei luoghi di lavoro, atta anche ad identificare i pericoli presenti e non eliminabili.
    2. La seconda è la grave crisi degli Organi di vigilanza, che sono stati un po’ abbandonati a loro stessi, comportando carenza di organici e, soprattutto, carenza di professionalità.
    3. La terza è la crisi della giustizia italiana: i processi in materia di sicurezza sul lavoro o non si celebrano o, qualora si inizino, sono caratterizzati da una lentezza tale, che molto spesso finiscono con la prescrizione dei reati.
    4. La quarta è la presenza di consulenti del settore, o presunti tali, non adeguatamente preparati e/o con scarsa esperienza nella gestione di situazioni particolari o di aziende / cantieri di particolare complessità.

 

Il risultato è il diffondersi di una tendenza tra le imprese (e alcuni professionisti del settore) a pensare che queste norme si possano impunemente violare.

 

La conclusione, quindi, di fronte a qualsiasi scenario si venga a creare, è netta: il problema non è certamente da ricercare in una carenza della normativa vigente in materia di sicurezza, nell’inutilità dei documenti sulla sicurezza o nell’architettura del sistema istituzionale fortemente compromessa.

La legislazione italiana sulla sicurezza è, a mio avviso, la migliore al mondo; è però l’applicazione concreta che lascia a desiderare.

 

 

Dott. Ing. Danilo Roggi – Esperto in sicurezza sul lavoro

 

 


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Rispondi Autore: Gian Piero Marabelli - likes: 0
21/09/2022 (08:12:20)
La domanda che ci dobbiamo porre, per capire se i documenti che dobbiamo necessariamente fare, è a mio avviso la seguente: quanto i lavoratori conoscono della valutazione dei rischi? Mi spiego meglio: se io vado in "reparto" (come si usa dire) e intervisto (l'articolo cita correttamente le ISO 45001:2018) due o tre lavoratori, cosa mi diranno della valutazione dei rischi. Dipende dalle domande certo: quindi se io chiedo quali sono i tre limiti del rumore, oppure cos'è una scheda di sicurezza, dove posso trovarla, se è stata mai letta, quali sono i limiti di sollevamento, faccio delle domande "teoriche" alle quali "può" essere che venga data una risposta. Poi ci si potrebbe spostare sui requisiti di sicurezza delle macchine, quali sono, se vengono rispettati, se ci sono le procedure, se qualcuno le ha mai lette...Ecco: il problema non è fare la valutazione dei rischi (e già li...potrebbero esserci dei problemi), il problema è trasferirla. Come si trasferisce la valutazione dei rischi? Con la formazione, cioè "dare la forma". Ancora più evidente, potrei dire la domanda che possiamo fare sul POS. Cosa sanno del POS i lavoratori (esterni) che domani verranno a lavorare da noi? L'hanno letto? Certamente no. La redazione del POS è di per sè un adempimento formale perché viene Il POS viene scambiato tra l'appaltatore e committente (schematizzo perché ci son di mezzo i general contractor i coordinatori, etc). Ma i lavoratori cosa sanno dei POS che le loro aziende formulano? Perché è questo il problema: noi siamo sicuri (quasi) che i POS vengano fatti. Ma non è questo il problema: la domanda è sempre la stessa: i lavoratori sanno cosa c'è scritto? E se non lo sanno, come glielo diciamo? Diamo loro 20 pagine (quando va bene) da leggere? E' logico che non può essere cosi. Quindi sarà necessaria una "sintesi" ad uso dei lavoratori. Tutti sanno che non basta la "firma" su un foglio. Se bastasse sarebbero inutili i corsi di formazione. Diamo ai lavoratori delle dispense da leggere o da scaricarsi con il QR code e finisce li. Quindi tornando al POS: cosa sanno i lavoratori di quel che c'è scritto? Perché questa è una domanda che si deve fare anche il committente, e chi è sul posto per lui. Comunque è un discorso complesso, che ha a che fare con la necessità di redigere le quantità di carta che dobbiamo fare....Dobbiamo chiederci se qualcosa possiamo rivedere di questa necessità...
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti - likes: 0
21/09/2022 (08:20:45)
Bravo! Ma lei stesso ha scritto:
Io rifletterei piuttosto sulle seguenti tematiche:

La prima è l’assoluta necessità di consolidare la cultura della sicurezza in azienda, ossia operare per una riduzione degli eventi infortunistici tramite un’analisi dei pericoli presenti ed un’idonea valutazione dei rischi. Tale valutazione si basa sulla conoscenza approfondita degli ambienti e delle attività svolte dall’azienda, quindi risulta essere essenziale il sopralluogo/la visita dei luoghi di lavoro, atta anche ad identificare i pericoli presenti e non eliminabili.
La seconda è la grave crisi degli Organi di vigilanza, che sono stati un po’ abbandonati a loro stessi, comportando carenza di organici e, soprattutto, carenza di professionalità.
La terza è la crisi della giustizia italiana: i processi in materia di sicurezza sul lavoro o non si celebrano o, qualora si inizino, sono caratterizzati da una lentezza tale, che molto spesso finiscono con la prescrizione dei reati.
La quarta è la presenza di consulenti del settore, o presunti tali, non adeguatamente preparati e/o con scarsa esperienza nella gestione di situazioni particolari o di aziende / cantieri di particolare complessità.

1 CULTURA (non si fa sulla carta) -2 GIUSTIZIA (non si fa con la carta) 3 ORGANI DI VIGILANZA (la carta non c'entra) -4 CONSULENTI IN-COMPETENTI (la carta è dannosa)

Lei dice di avere tanta esperienza. Su 100-1000 suoi clienti/imprese/cantieri ci dica quanti sono i DdL che hanno letto tutto il POS/DUVRI/PSC/DVR/PEE o lavorano o leggono e se avessero tempo di leggere e di scrivere farebbero i consulenti. Oggi un imprenditore deve assumere personale per la sua burocrazia. A lei come a me (penso) servono 2...3 persone per fare la dichiarazione dei redditi, un'altra per tenerle la contabilità ecc... e forse, lei ingegnere, ha bisogno di un praticante-tirocinante-dipendente per scrivere POS/DUVRI/PSC/DVR/PEE . Forse la frase "meno carta più sicurezza" non è la migliore frase che possiamo dire ma è quella che nasce dal cuore della gente (non dalla testa dei consulenti)
Rispondi Autore: Tasselli Gianni - likes: 0
21/09/2022 (16:55:50)
Non ci può essere cultura della sicurezza se non c'è la comunicazione adeguata.
Rispondi Autore: Roberto Gianellini - likes: 0
21/09/2022 (17:02:26)
I documenti di sicurezza in cantiere sono importanti solo per chi li controlla e fa così il suo lavoro. Alla fine del cantiere i plichi dei POS e PSC sono intonsi come quando sono stati depositati in baracca, sembrano freschi di stampante! Ergo, non li legge nessuno purtroppo. Inoltre MOLTE imprese scrivono procedure che poi non applicano MAI!
Soprattutto nei piccoli cantieri, per noi Coordinatori la situazione è diventata difficile ma gli Enti preposti non fanno nulla per migliorare la situazione anzi, caricano i professionisti di responsabilità sempre maggiori per ovviare alle mancanze delle istituzioni. Così non si può andare avanti...
Rispondi Autore: michele - likes: 0
21/09/2022 (17:38:23)
esiste anche un ulteriore fattore, rarissimamente per non dire mai considerato: i lavoratori.

molti infortuni sono causati da imprudenze che, se analizzate fuori dal contesto lavorativo, verrebbero liquidate con un più o meno elegante "se l'è anche cercata".

non è possibile che, ad esempio, venga contestata al datore di lavoro la mancanza di una procedura per scendere da una scala innevata, o che ad un lavoratore esperto (pagato anche come esperto) non venga contestato di aver usato una reggia recuperata da un imballaggio per sollevare un carico.

Oggi gli infortuni mortali sul lavoro, compresi quelli in itinere peraltro, sono 1/10 di quelli domestici....non credo che agendo sempre e solo esclusivamente dal lato dei datori di lavoro si possa pensare di migliorare molto la situazione.
Rispondi Autore: Carlo Timillero - likes: 0
21/09/2022 (17:49:13)
Il piano di adeguamento (o miglioramento?) obbligatorio all'interno del DVR non ha senso e rappresenta un'ammissione di responsabilità.
Il concetto di miglioramento è tipico delle norme tecniche, di applicazione volontaria, ma non è compatibile con norme obbligatorie, in particolare sanzionate penalmente, dove ci sono solo due opzioni a disposizione: norma rispettata/norma non rispettata.
E in caso di norma non rispettata obbligo per l'UPG, senza alcuna discrezionalità, di denunciare la situazione alla Procura.
Credo sia opportuno che il mondo della consulenza si ponga il problema per aiutare i datori di lavoro senza metterli nei guai. Il DVR non è un'analisi di conformità. Quella è tipica del consulente e, per natura, riservata.
Rispondi Autore: GIUSEPPE DONNARUMMA - likes: 0
21/09/2022 (19:56:02)
Concordo su tutto quanto detto, in particolare sulla bontà della legislazione in essere.Rilevo la sottovalutazione di un elemento a mio parere decisivo: lo stato dei diritti dei lavoratori, indebolito dalla tipologia dei contratti, dal jobs act, dall'abolizione dell'art. 18, dalla giungla del subappalto. Pensate voi che l'ottimo intervento del 215/21 sul ruolo del preposto riesca a far migliorare la situazione, stante in moltissimi casi la debolezza contrattuale di tale figura, o non possa avere piuttosto come effetto quello di produrre altre vittime della macchina giudiziaria, mentre i veri responsabili la fanno franca?

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