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Coronavirus: un’occasione unica per la rivoluzione della sicurezza

Coronavirus: un’occasione unica per la rivoluzione della sicurezza

Autore:

Categoria: Coronavirus-Covid19

29/04/2020

Gestire la crisi da Coronavirus in modo costruttivo: un'occasione per promuovere comportamenti più sicuri e richiedere adeguamenti normativi che spazzino via le scartoffie inutili per fare spazio alla vera sicurezza. Di F. Paschetta.

L’obiettivo di chi si occupa di sicurezza sul lavoro, non solo in questi tempi emergenziali, è quello di “fare” sicurezza. Ovvero ridurre gli infortuni sul lavoro attraverso azioni di prevenzione, protezione e formazione. Un obiettivo ovvio, direte voi, purtroppo però non sempre facilmente perseguibile.

 

Le cause di questa importantissima criticità vanno spesso cercate nel sistema normativo e nella sua applicazione. Abbiamo a disposizione una delle migliori norme sulla sicurezza sul lavoro del mondo ma non riusciamo ad applicarla in modo compiuto ed efficiente, infatti gli infortuni sul lavoro negli ultimi dieci anni sono stabili o addirittura in aumento.

 

Perché succede questo? Succede perché abbiamo a che fare con norme così complesse e burocratizzate da costringere troppo spesso i professionisti della sicurezza a scrivere documenti e scartoffie varie, che nessuno leggerà mai, anziché concentrarsi sulle questioni che possono davvero fare la differenza in termini di sicurezza “reale”. La norma, anche e soprattutto nei controlli di “routine” quindi non a seguito di infortunio, obbliga a mille adempimenti diversi ma non è poi in grado di distinguere fra chi ci prova e riesce a farne 990, e chi invece se ne frega e non fa nulla. Una norma meravigliosa nell’approccio ma che poi costringe a infiniti adempimenti, rende tutti di fatto inadempienti e diventa inefficace. Ed è proprio questo lo stato dell’arte della sicurezza sul lavoro nel nostro paese.

 

 

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In tempi normali, posso garantirvelo, questa quotidianità è molto frustrante per i professionisti della sicurezza. Ma è difficile da percepire dall’opinione pubblica perché in fondo quello della sicurezza è un tema marginale e, purtroppo, ancora considerato come una sostanziale perdita di tempo e di soldi da parte di molti datori di lavoro. Questi che stiamo vivendo non sono però tempi normali, sono momenti di emergenza talvolta drammatici che hanno costretto tutti a fare i conti con la propria sicurezza nel quotidiano. Ecco che quindi abbiamo a disposizione una straordinaria e unica occasione per fare davvero cultura della sicurezza e pedagogia del rischio. Lo possiamo fare perché chiunque ne è protagonista sulla sua pelle e concetti quasi sempre considerati come lontani o che riguardano altri, oggi sono quotidiani per ciascuno di noi.

 

Ad esempio nelle ultime settimane tutti hanno conosciuto, o almeno sentito parlare, delle mascherine. Proprio le mascherine possono essere l’esca per portare a tutti la parte più straordinaria e potenzialmente efficace della norma sulla sicurezza sul lavoro: la valutazione del rischio. Una corretta valutazione del rischio può fare veramente la differenza in termini di sicurezza effettiva, peccato che poi venga normalmente travolta da innumerevoli diverse norme tecniche che di fatto obbligano ad andare in una certa direzione limitando l’azione di valutazione propria del professionista, lasciata troppo spesso in balìa della discrezionalità dei controllori. Invece il processo di valutazione del rischio può e deve essere semplice e lineare: osservo, deduco, agisco.

 

Ma torniamo alle mascherine. L’occasione è propizia per chiarire a tutti con semplicità il rapporto fra rischio e pericolo. Nella nostra quotidianità degli ultimi tempi il pericolo è dato dal nuovo coronavirus ed il rischio è che ci possiamo ammalare. In due righe appare chiaro a tutti che il pericolo non lo possiamo eliminare (il virus c’è e circola) e dobbiamo concentrarci affinché non diventi un rischio, ovvero dobbiamo cercare di non ammalarci. Se tutti sono in grado di comprendere la differenza fra rischio e pericolo siamo sulla buona strada per fare sicurezza per davvero, ma andiamo avanti.

 

La valutazione del rischio, almeno per quanto del nuovo virus si conosce al momento, indica che la fonte principale di trasmissione fra uomo e uomo sono le goccioline di saliva dei soggetti infetti (tosse, stranuti, in alcuni casi anche parlato). Il pericolo di venire a contatto con il virus si riduce considerevolmente attuando misure di distanziamento sociale, il famoso metro di distanza. Agendo per passi successivi, proprio come la valutazione del rischio ci chiede di fare, possiamo cominciare col dire che la misura principale è il distanziamento sociale. Punto. Solo, e sottolineo solo, nel caso in cui il distanziamento sociale non sia possibile allora occorre introdurre altri sistemi, e qui entrano in ballo le famose mascherine.

 

Prima di addentrarci sulle diverse tipologie di mascherine a disposizione occorre chiarire un aspetto fondamentale. Se il pericolo deriva dalla possibilità di respirare il virus dobbiamo conoscerlo un po’ meglio ed in particolare ragionare sulle sue dimensioni. Ecco, questo è uno dei problemi principali: il virus è piccolissimo, molto più piccolo di quanto si possa immaginare. L’unità di misura è il nanometro, un miliardesimo di millimetro, tanto per capirci. Non è quindi difficile immaginare che quando si è alle prese con “cose” così piccole è determinante il filtro che ci mettiamo davanti al naso ed alla bocca per impedirne il passaggio. Inoltre non bisogna dimenticare che gli aspetti da considerare sono due: la possibilità che un infetto emetta il virus e quella che un sano lo respiri.

 

Le tipologie di mascherine con cui abbiamo ormai familiarità tutti (chirurgiche, FFP2, FFP3) si differenziano sostanzialmente per la capacità filtrante. In ogni caso non va mai dimenticato che, a conferma del fatto che raramente i rischi si possono eliminare ma bisogna anzi imparare a gestirli correttamente, non esiste nessuna mascherina che consenta di respirare l’aria dell’ambiente (e non prelevata da una bombola, come un sub) in grado di garantire la certezza di non far passare il virus. La FFP3, che offre la massima protezione possibile, arriva circa al 95%.

 

Andrebbero poi fatte altre distinzioni: fra ambienti aperti e chiusi, mascherine con o senza valvola, ecc. Non è però il caso di addentrarci al momento in approfondimenti troppo tecnici. Più che sufficiente è chiarire il rapporto fra rischio e pericolo, tra il fatto che se il rischio non è eliminabile, diventano di fondamentale importanza i comportamenti personali. Perché se tutto ciò è chiaro diventa lampante che proporre l’uso di “qualsiasi indumento a coprire naso e bocca” (comprese sciarpe e foulard) è una sciocchezza totale. Se si comprendono questi concetti base della sicurezza ci si rende conto con facilità disarmante come una sciarpa non abbia alcuna possibilità di fermare un virus che si misura in miliardesimi di millimetro. Allora anziché proteggersi con attrezzi che non ci proteggono affatto (ma che anzi paradossalmente potrebbero esporci al pericolo, nella falsa convinzione di essere protetti) cercheremo di procurarcene di migliori o ci impegneremo maggiormente nel rispettare le distanze. Facendo davvero sicurezza. Di più: avremo finalmente coscienza del rischio ed eviteremo consapevolmente comportamenti che ci espongono in maggior misura.

 

Quando, speriamo presto, l’emergenza sarà passata dovremo essere capaci di trasformare la nostra quotidiana idea di sicurezza attraverso la consapevolezza che questi mesi ci avranno permesso di far maturare. Sarà più facile far comprendere al legislatore che non serve “aggiungere” nuove norme, al contrario serve “togliere”, semplificare e snellire in un’ottica di efficacia. Potremo occupare proficuamente il tempo a formare le nuove generazioni ad avere consapevolmente comportamenti sicuri anziché ricercare facili colpevoli. Se saremo perseveranti potremo evitare che si muoia accalcandosi in uscita da una discoteca come a Corinaldo o da una piazza dove si proietta una partita di calcio come in Piazza San Carlo.

 

In questo modo avremo davvero fatto una vera rivoluzione culturale, e sarà più facile per tutti promuovere comportamenti più sicuri e richiedere adeguamenti normativi che spazzino via le scartoffie inutili per fare spazio alla vera sicurezza.

 

arch. Flavio Paschetta

Consulente per la sicurezza e RSPP in istituzioni scolastiche e culturali




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