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Tumore dei seni nasali e paranasali: esposizioni e attivita’ a rischio
I fattori di rischio occupazionale per i tumori naso-sinusali: i dati, le indicazioni di rischio relativo per polveri di legno, polveri di cuoio, cromo, solventi organici, fumi di saldatura...
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Come già ricordato da PuntoSicuro il tumore
dei seni nasali e paranasali (TuNS)
è una patologia che colpisce in Italia con un’incidenza pari ad un caso ogni
100.000 residenti e il rischio di
ammalarsi può aumentare notevolmente in alcuni specifici settori lavorativi.
L’intervento inizia riportando
alcuni dati relativi ai carcinomi naso-sinusali ricordando che
l’incidenza (casi per
100.000/anno) è superiore nei maschi (0,4-2,9) che nelle femmine
(0,2-0,8), che
il periodo
di
latenza può andare dai 20 ai 40 anni e che i principali tipi
istologici
sono carcinoma squamoso (SCC) e adenocarcinoma (AD), le cui “proporzioni
mostrano variabilità per area geografica”.
Il documento - ricco di tabelle e dati che vi invitiamo a visionare –
riporta i
principali sospetti agenti causali dei tumori
naso-sinusali e dedica ad alcuni di questi un breve approfondimento.
Polveri di legno Il documento a questo proposito riporta diversi dati relativi a
studi sulla
polvere
di
legno (la IARC la classifica come agente
cancerogeno certo per l'uomo), ne riportiamo alcuni:
- “negli anni '60 si hanno osservazioni cliniche nell'area High Wycombe
(Oxford) di una elevata frequenza di adenocarcinomi naso-sinusali tra
gli
addetti alla produzione di mobili”;
- un altro studio del 1972 mostra nel Regno Unito un elevato rischio di
adenocarcinoma “tra gli addetti alla produzione di mobili”, “ma anche
tra le
altre mansioni potenzialmente esposte a polvere di legno”;
- diversi studi confermano in altri paesi l'eccesso di adenocarcinomi
tra gli
esposti a polveri di legno in altri paesi, “anche se prevalentemente con
rischi
relativi inferiori”;
- “nella maggior parte degli studi il rischio aumentava all'aumentare
della
durata di esposizione e della probabilità di esposizione ad alte
concentrazioni
di polvere di legno”.
Uno studio del 1995 quantifica il rischio
relativo (RR: misura di associazione
fra l’esposizione
ad un particolare fattore di
rischio e l’insorgenza di una definita malattia)
di adenocarcinoma su 12 studi caso-controllo in 7 paesi con riferimento
(i dati
che riportiamo riguardano la popolazione lavorativa maschile) a
produzione mobili (41.1),
segherie (14.9), carpenteria in
legno (19.3), silvicoltura (0.25), …
Polveri di cuoio L’autore ricorda che:
- sono stati rilevati nel 1970 elevati eccessi di adenocarcinoma fra i
lavoratori del Northamptonshire “impiegati nella produzione di calzature
(con
RR = 35), con rischi maggiori per quelli che lavoravano nelle aree più
polverose”;
- altri studi “hanno confermato elevati eccessi di AD, con rischi più
elevati
tra gli esposti a maggiori concentrazioni”;
- un’analisi combinata di alcuni studi europei “ha stimato per
l'adenocarcinoma
un RR=3,0” e per il carcinoma squamoso un RR=1,5.
Nell’intervento sono stati esposti anche alcuni recenti dati di una
ricerca
dell’autore in rapporto al rischio di adenocarcinoma, carcinoma squamoso
e
altri tipo istologici.
Cromo VI e composti “I primi studi che legano l'esposizione a cromo ed un eccesso di tumori
naso-sinusali sono due studi di coorte su addetti alla produzione di
cromati”,
tuttavia elevati rischi di tumori naso-sinusali sono stati “osservati
anche in
studi di coorte su lavoratori esposti a cromo in altre lavorazioni” (uno
studio
di coorte studia un gruppo che sperimenta un dato evento, in un periodo
di
tempo selezionato e lo studia ad intervalli di tempo, ndr);
In particolare negli studi caso-controllo gli “eccessi erano associati
principalmente con l'utilizzo di prodotti contenenti cromo
VI nelle costruzioni ed in verniciatura, piuttosto che alla
produzione di
cromati”.
Solventi organici Solo 2 studi riportano eccessi di tumori
per esposizione a solventi organici: sono stati descritti casi in
esposti a
lacche, vernici e colle.
È stato rilevato un significativo eccesso di rischio per AD e altre
istologie
(non SCC) “anche per esposizione solo a bassa intensità” e una
“significativa
relazione dose-risposta, controllando per esposizione a legno, con
incremento
del rischio di circa il 50% ogni 5 anni di esposizione”.
Fumi di saldatura Due studi riportano eccessi di rischio per esposizione a fumi di
saldatura
e uno studio ha osservato “eccessi tra gli addetti alla produzione di
contenitori metallici”.
Anche in questo caso si è osservato un “significativo eccesso per SCC”
presente
“anche per esposizione solo a bassa intensità” e una “significativa
relazione
dose-risposta con incremento del rischio di circa il 50% ogni 5 anni di
esposizione”.
L’autore - nell’intervento parla anche di nickel,
arsenico, formaldeide,
asbesto, polveri tessili, … - conclude riportando i risultati
controversi
relativi ad alcune sostanze (farina, polveri di carbone, tannini, olii
minerali, …) e ricordando che:
- “l’esposizione a legno e cuoio è
sicuramente associata all’occorrenza di AD, sulla base degli alti rischi
relativi e delle significative relazioni dose-risposta osservate;
- le differenze nelle stime di rischio osservate per gli AD tra uomini e
donne
sono attribuibili verosimilmente a differenze per genere nell’intensità
di
esposizione a polvere di legno (maggiore negli uomini) e cuoio (maggiore
nelle
donne), piuttosto che a differenze biologiche tra i due sessi;
- il riscontro di significativi eccessi di AD anche per esposizione a
bassa
intensità a polveri di legno e cuoio pone la domanda se gli attuali
limiti di esposizione”
- 5 mg/mc (milligrammi per metro cubo) per la polvere di legno e 10
mg/mc per
quella di cuoio – “siano sufficienti a proteggere i lavoratori”;
- “l’associazione tra polvere di cuoio e AD non pare spiegabile dal
confondimento da cromo , usato nella concia delle pelli, dato che questo
non
sembrerebbe incrementare il rischio di AD, ma piuttosto di altri tipi
istologici” (il confondimento è la “confusione” tra due variabili
supposte
causali, tanto che l’effetto attribuito a una delle due è nei fatti
dovuto
all’effetto dell’altra, ndr);
- “AD e tipi di legno: alle latifoglie è associato un rischio molto
elevato, ma
anche le conifere sembrano presentare un modesto eccesso di rischio;
- SCC e tipi di legno: l’associazione con latifoglie appare probabile,
ma non
quella con conifere;
- SCC e cuoio: possibile associazione, ma con RR
molto
inferiori a quelli di AD”.