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Dal 1999 quotidiano di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro per RSPP, RLS, tecnici della prevenzione, esperti 81/08, consulenti e addetti alla sicurezza. |
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Anno 12 - numero 2348 di venerdì 05 marzo 2010
Sorveglianza e prevenzione delle malattie da agenti chimici La prevenzione delle malattie da agenti chimici negli ambienti di lavoro con riferimento ai sistemi di sorveglianza, al progetto PriOR, alla necessità di reti di rilevazione e di un maggiore impegno per prevenire le malattie professionali.
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In riferimento al convegno nazionale “Progettare
il futuro per la salute e la sicurezza” - si è tenuto dal 29 al 31 ottobre
2009 a Civitanova Marche ed è stato organizzato dalla Società Nazionale
Operatori della Prevenzione (SNOP)
con il contributo di parti sociali, enti istituzionali e locali – PuntoSicuro
ha già presentato alcuni interventi che si sono occupati delle malattie da agenti chimici con
particolare riferimento alle opere di asfaltatura e al comparto siderurgico.
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Anche altri interventi si sono occupati di questo tema sottolineando
alcune
esperienze regionali relative a programmi di sorveglianza dei rischi e
la
necessità di migliorare la prevenzione delle malattie professionali nei
luoghi
di lavoro.
Di esperienze di sorveglianza parla l’intervento “Un’esperienza
della
Regione Piemonte: PriOR”, a cura di Dario Mirabelli (Centro di
Riferimento per l'Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte - CPO).
Nella presentazione si indica che per “aiutare a fare emergere la
dimensione
sommersa delle patologie professionali, in molti Paesi si sono
sviluppati sistemi di sorveglianza sui due
versanti del problema: le esposizioni o le patologie”.
Se nel documento originale si fa riferimento anche ai vari archivi
europei e
americani, ricordiamo che presso l’Ispesl è stato sviluppato l’archivio
SIREP,
che raccoglie le misure di esposizione a cancerogeni fornite dai datori
di
lavoro, mentre, sul piano delle malattie
da
lavoro, in Italia OCCAM
(OCcupational CAncer Monitoring), “sviluppato con il supporto e per
conto di
ISPESL, rappresenta una realtà consolidata”.
Il quadro emerso a metà degli anni 1990 e che “ci si offre tuttora (con
l’eccezione dell’approccio OCCAM,
laddove sussistono le condizioni per applicarlo)” ha portato alla
necessità di
installare “una rete di monitoraggio ad hoc”. E in Piemonte, regione con
una
lunga storia di industrializzazione, è stato avviato nel 1996-1997 il programma sperimentale PriOR (Programma
per la sorveglianza dei rischi occupazionali nella Regione Piemonte).
Un programma che ha permesso di:
- “installare osservatori regionali
su quattro malattie
da
lavoro ad elevata frazione eziologica: mesoteliomi, tumori
naso-sinusali, asma da agenti associabili ad esposizioni professionali,
dermatiti allergiche da contatto da agenti associabili ad esposizioni
professionali;
- creare una rete di collaborazione
tra servizi diagnostici per garantire adeguato approfondimento delle
diagnosi;
- creare un sistema di segnalazione
ai (e tra i) servizi di prevenzione;
- fornire un supporto ai servizi di
prevenzione per l’investigazione dell’eziologia”.
Al di là dell’evoluzione del programma (“dal 1998 il supporto regionale è
cessato”, il registro mesoteliomi
ha proseguito l’attività, il registro tumori naso-sinusali è divenuto
osservatorio permanente presso la ASL di Saluzzo, …) ecco alcuni risultati del programma di sorveglianza:
- mesoteliomi: il registro
mesoteliomi (RMM) “già garantiva la registrazione di tutti i casi
incidenti”:
PRiOR “ha esteso il novero di casi intervistati nei suoi due anni di
attività e
creato una rete di collaborazione con i servizi di prevenzione,
fondamentale
ancor oggi al RMM per massimizzare le interviste ai casi. Il RMM è
centro
operativo regionale del RENAM di ISPESL, che ha in via di pubblicazione
il suo
terzo rapporto”;
- tumori naso-sinusali: “non si è
raggiunta la completezza di registrazione di tutti i casi incidenti per
difficoltà organizzative a livello di servizio di ASL, ma il registro è
un
osservatorio attivo, descrive i profili di esposizioni dei casi
registrati, ha
presentato i risultati a convegni anche internazionali, è stato la base
per la
conduzione di uno studio caso-controllo, ed oggi è la base di sviluppo
del
futuro centro operativo regionale del RENATuNS di ISPESL”;
- asma e dermatiti allergiche da
contatto: “durante i due anni di funzionamento sono state generate
statistiche di incidenza e di eziologia (presentate su la Medicina del
Lavoro
nel 1999)”.
In conclusione, come ricordato nelle “slide
correlate
all’intervento”, il relatore indica che OCCAM, se oggi
“costituisce uno strumento potente per la ricerca di casi correlati alla
professione per malattie aspecifiche e ad eziologia multifattoriale”, “non è invece lo strumento migliore per lo
studio delle malattie ad alta frazione eziologica e che eventualmente
richiedono l’identificazione dell’agente eziologico ai fini della
diagnosi
stessa”.
Una “raccolta passiva di segnalazioni di malattia
professionale non può generare stime attendibili dell’incidenza,
nemmeno
per le malattie ad alta frazione eziologica” e dunque “occorrono
reti di rilevazione ad hoc (e strumenti per controllare
la completezza di rilevazione)”, che “tuttavia richiedono risorse
dedicate per
poter funzionare”.
Del futuro della prevenzione e delle criticità attuali si occupa anche “Malattie
professionali:
perché mai occuparsene? Ovvero perché mai non occuparsene?”,
un intervento a cura di Roberto Calisti (SPreSAL - ASUR Marche zona territoriale 8 –
SNOP).
Il relatore ricorda che gli infortuni lavorativi sono, in Italia, una
“realtà
passabilmente nota”:
- “esiste un regime ‘ordinario’ di riconoscimento assicurativo e
indennizzo,
così come un ampio contenzioso-lavoratori INAIL e INAIL-aziende;
- esiste un’ampia casistica in sede sia civile sia civile;
- se ne parla, seppure soltanto ‘a ondate’, sui mezzi di comunicazione
di
massa”.
Invece sull’epidemiologia delle malattie
professionali nel nostro Paese, si sa complessivamente molto meno,
anche
per patologie come i tumori.
Ecco alcune osservazioni del
relatore:
- i “dati INAIL sottostimano per la massima parte delle entità
nosografiche,
compresi i tumori”; - “solo per i mesoteliomi funziona un sistema di
registrazione e analisi a carattere nazionale (ReNaM)”;
- “un analogo sistema di registrazione e analisi è prefigurato dall’art.
244
del D.Lgs.
81/08 per i carcinomi naso-sinusali (ReNaTuNS), anche se si è
lontani da
una sua applicazione su tutto il territorio nazionale;
- sono state condotte alcune esperienze di studio sui tumori “a bassa
frazione eziologica”
(occupazionale), nell’ambito del progetto OCCAM / SDO: anche esperienze
di tal
genere dovranno essere sviluppate su tutto il territorio nazionale in
applicazione dell’art. 244 del DLgs 81/08”;
- l’epidemiologia eziologica, con particolare riguardo a quella
occupazionale, “è
da anni in Italia assai scarsamente finanziata ed ha perso l’interesse
di molti
ricercatori”;
- l’evoluzione delle esposizioni (meno intense che in passato, ma
multiple e
“spalmate” su fasce più ampie di popolazione lavorativa) “rende inoltre
più
difficile l’indagine eziologica e crea la necessità di studi
epidemiologici man
mano più grandi”;
- la tendenza alla diminuzione della
mortalità di molte classi di neoplasie “fa sì che anche per tali
patologie non
bastino più i tradizionali studi di mortalità, ma divengano necessari
studi di
incidenza”.
Se per anni, l’Inail ha assistito a “una costante
diminuzione delle denunce di malattia professionale ed ancor più dei
riconoscimenti di malattia
professionale”, recentemente questa
tendenza sembra si sia invertita. Ad esempio per “l’irrompere di
problematiche prima raramente o mai presentatesi in forma di istanze di
indennizzo (malattie
da
sovraccarico bio-meccanico degli arti superiori, patologie da mobbing,
malattie da esposizione a fumo
di
tabacco ‘passivo’ ovvero ‘ambientale’)”, ma anche per “effetto di
focolai di attività dei Servizi Pubblici mirate alla ricerca delle ‘malattie
professionali perdute’”.
L’intervento - che si occupa anche dei passaggi logici per l’analisi dei
casi
individuali e, in specifico, dei dati relativi ai tumori professionali
nelle
Marche - mostra dunque la necessità di impegnare i Servizi
Pubblici di Prevenzione sul campo delle malattie
professionali.
Non si tratta di occuparsi di “roba vecchia”, di “strascichi delle
condizioni
di lavoro gravose del cattivo tempo che fu”:
le malattie professionali continuano ad esistere e a svilupparsi ancora
oggi, ad esempio determinando assenze dal lavoro, inabilità permanenti e
morti.
Documenti relativi alle “malattie da
agenti chimici negli ambienti di lavoro oggi”:
- “Un’esperienza
della
Regione Piemonte: PriOR”, a cura di D. Mirabelli (Centro di
Prevenzione Oncologica del Piemonte) (formato HTM);
- Slide
correlate
all’intervento di D. Mirabelli (formato PDF, 28 kB);
- “Malattie
professionali:
perché mai occuparsene? Ovvero perché mai non occuparsene?”,
a cura di Roberto Calisti (SPreSAL - ASUR MARCHE zt 8 – SNOP) (formato
PPT, 199
kB).
Tiziano Menduto
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