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Anno 12 - numero 2433 di martedì 06 luglio 2010
Imparare dagli errori: prevenzione e soccorso negli spazi confinati Negli spazi confinati avvengono molti incidenti causati dalla presenza di gas inerti e dalla carenza di ossigeno. Le dinamiche di alcuni infortuni, le principali misure di prevenzione e alcuni esempi tratti da possibili scenari di soccorso.
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PuntoSicuro ha affrontato in una recente puntata di “Imparare dagli errori”
alcuni incidenti tratti dal documento, pubblicato da Assogastecnici,
“Pericoli
relativi ai gas inerti e alla carenza di ossigeno”.
Il documento si sofferma molto anche sugli incidenti, per presenza di gas
inerti e mancanza di ossigeno,
negli spazi ristretti o chiusi o
confinati.
Infatti, come ci racconta la cronaca di molti incidenti
nostrani, le attività in questi spazi possono essere particolarmente pericolose.
Ad esempio quando un gas
inerte, normalmente presente, si
accumula perché lo spazio non è stato adeguatamente ventilato o bonificato o perché
il ricambio dell’aria è insufficiente o la ventilazione è carente.

I casi
Spesso i rischi in questi ambienti aumentano per la mancanza di
idonee procedure di soccorso, il primo caso di incidente ne è
la dimostrazione.
Un operaio viene “sopraffatto dalla mancanza di ossigeno dopo essere
entrato in
un grosso serbatoio che era stato inertizzato con l’azoto”.
Due compagni cercarono di soccorrerlo senza indossare un respiratore e
vengono
anch’essi sopraffatti. Muoiono tutti e tre.
Un secondo caso è relativo ad attività di saldatura.
Un lavoratore deve eseguire saldature
all’interno di un recipiente, recipiente che “era stato tenuto sotto
copertura
di azoto,
ma era stato ventilato con aria prima di iniziare i lavori”.
Per sicurezza, si chiede al saldatore
“di usare un respiratore, ma, sfortunatamente, un compagno collega il
flessibile
al tubo dell’azoto invece che al tubo dell’aria” e il saldatore muore
asfissiato.
L’incidente “si è verificato perché il punto di uscita dell’azoto non
recava
un’etichetta di identificazione e la connessione era quella di un
normale
flessibile dell’aria”.
Un terzo caso è relativo alla morte
per asfissia
di un autista
durante la messa in servizio di una stazione
per l’azoto presso un cliente.
Il serbatoio
del cliente “si trovava in una fossa che né i progettisti, né la squadra
incaricata della distribuzione, né l’autista avevano riconosciuto essere
uno
spazio confinato”.
L’autista viene mandato “da solo ad eseguire la messa in servizio.
Durante
l’intervento fa un errore: apre la “valvola della conduttura del liquido
invece
dalla valvola di sfiato del gas per bonificare e raffreddare il serbatoio”.
Si ritiene che “non si sia accorto subito dell’errore, in parte a causa
di un
collettore modificato che consentiva lo sfiato del gas
tramite uno scarico senza tappo nella conduttura di alimentazione del
liquido”.
Quando l’autista apre la valvola “il gas comincia ad uscire, come
succede di
regola, ma nel posto sbagliato”. Quando si accorge che fuoriesce liquido
invece
di gas, l’uomo scende nella fossa per correggere l’errore ed entra in
una zona
con l’aria satura di azoto e povera di ossigeno.
Prevenzione
Il documento di Assogastecnici ci ricorda che “qualsiasi recipiente
o spazio confinato in cui si prevede che l’ossigeno sia insufficiente e
che sia
collegato ad una fonte di gas
deve essere scollegato dalla fonte
eliminando un tratto del tubo o inserendo una flangia cieca prima e
durante la
fase di accesso”. E indica che “fare affidamento sulla tenuta delle
valvole può
risultare fatale”.
Inoltre ogni spazio
confinato “deve essere adeguatamente ventilato e il tenore di
ossigeno deve
essere misurato periodicamente prima e durante la fase di accesso”. Se
poi
l’atmosfera interna non è respirabile, “deve essere incaricata del
lavoro una
persona qualificata, che deve utilizzare un dispositivo di
respirazione”.
E l’autorizzazione ad entrare nello spazio “deve essere concessa
unicamente
dopo l’emissione del permesso di accesso firmato da un responsabile”.
Senza dimenticare che quando una persona si trova “all’interno di uno
spazio
confinato, o recipiente, ci deve essere una persona di guardia
immediatamente
all’esterno”.
Scenario di soccorso
Il documento offre precise indicazioni sul recupero da spazi
confinati.
In uno scenario di soccorso programmato
abbiamo visto come sia importante “mettere in sicurezza l’atmosfera
all’interno, ventilare lo spazio e controllarlo prima di entrare”.
Inoltre:
- la persona che entra, se possibile, deve essere dotata di un’imbracatura
con
fune di sicurezza per l’eventuale recupero. Ricordando che può
essere
“necessario usare un paranco per il recupero di una persona non
autosufficiente”;
- “si deve mettere una persona di guardia all’esterno dello spazio, che
mantenga il contatto visivo e verbale con chi entra e si assicuri che
questi
esca dallo spazio confinato se si sospettano o si osservano sintomi di
carenza
di ossigeno;
- la persona di guardia può dare l’allarme per chiamare una squadra
di
soccorso per telefono o via radio in caso di problemi;
- la squadra di soccorso deve essere avvertita anticipatamente che sono
in
corso lavori che prevedono l’accesso ad uno spazio confinato e deve
essere
dotata di autorespiratori
e di altre attrezzature per poter entrare senza pericolo nello spazio
confinato
al fine di prestare assistenza o di estrarre la vittima, se necessario;
- la persona di guardia non deve mai entrare nello spazio confinato;
- devono essere approntati piani per consentire a personale medico
qualificato
di prestare assistenza/valutare la persona colpita non appena possibile
dopo
averla recuperata dallo sazio confinato”.
Gli spazi
confinati “devono essere chiusi o recintati per impedire gli accessi
non
autorizzati”, in modo che non si verifichi una situazione di “soccorso
non programmato”.
Se tuttavia una persona si dovesse trovare “in stato di collasso
all’interno di
uno spazio confinato che presenta il rischio potenziale di gas
inerte/carenza
di ossigeno, il soggetto che scopre la
vittima deve presumere che la sua stessa vita sia in pericolo se accede
alla
stessa zona”.
Deve “diramare l’allarme e chiedere assistenza affinché si possa
effettuare un
intervento di soccorso adeguato”.
Se infatti “il collasso è stato causato da carenza di ossigeno e la
vittima è
rimasta nello spazio confinato per un periodo di tempo prolungato, è
probabile
che sia già morta e chi la trova rischierebbe la propria vita
inutilmente”.
PuntoSicuro tornerà in futuro sui rischi d’asfissia collegati ad
attività in spazi
confinati con riferimento ai casi riportati nell’archivio di INFOR.MO.
- strumento
per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema
di
sorveglianza degli infortuni mortali e gravi – e ai documenti
presentati
sulla prevenzione in questi ambienti di lavoro.
Assogastecnici, EIGA, “Pericoli
relativi
ai gas inerti e alla carenza di ossigeno”, traduzione e
adattamento del Documento EIGA Doc ICG 44/09/E, revisione del Doc ICG
44/00
(formato PDF, 1.10 MB).
Tiziano Menduto
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