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Factsheet n. 87: diversita' della forza lavoro e valutazione dei rischi
Un rapporto dell’EU-OSHA fa il punto sulla diversità della forza lavoro: una valutazione dei rischi deve garantire che tutti siano inclusi: invecchiamento della forza lavoro, lavoratori migranti, giovani, disabili, donne, lavoratori temporanei …
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PuntoSicuro ha sottolineato in questi ultimi mesi l’importanza di una
valutazione dei rischi che non sia riferita solo al lavoratore genericamente
inteso, ma comprenda, ad esempio, anche le differenze
di genere.
Ma le differenze
di cui tener conto in una valutazione
sono diverse: se queste differenze non si traducono in una diversificazione
delle misure di prevenzione, si corre il rischio di costruire una prevenzione
del rischio inefficace.
Nel documento si sottolinea che non tutti i lavoratori sono esposti agli
stessi
rischi: “alcuni gruppi specifici di lavoratori sono maggiormente esposti
ai
rischi (o sono soggetti a particolari condizioni)”, ad esempio per
fattori come
“l’età, le origini, il sesso, le condizioni fisiche o la posizione
nell’impresa”. Questi lavoratori “possono essere più vulnerabili a certi
rischi
e avere esigenze specifiche sul lavoro”.
La legislazione europea in materia di salute e di sicurezza (Direttiva
89/391/CEE) sottolinea la necessità di adeguare
il lavoro all’uomo e obbliga il datore di lavoro a disporre
di una valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute
durante il lavoro, inclusi i rischi riguardanti i gruppi di lavoratori
esposti
a rischi particolari: i gruppi a rischio
particolarmente esposti
devono essere protetti dagli specifici pericoli che li riguardano.
Il problema è che, se la gestione della diversità è importante per
garantire
per la gestione della sicurezza, raramente questa diversità è stata
studiata
dal punto di vista della valutazione
dei
rischi e sono pochi gli strumenti pratici di valutazione
che tengono conto dei rischi specifici affrontati dalle categorie di
lavoratori
più vulnerabili.
È quindi “auspicabile che ulteriori ricerche
e sviluppi conducano in futuro a una maggiore disponibilità di
materiali di
orientamento”.
Scopo del rapporto è quello di
illustrare “perché e in che modo la valutazione
dei
rischi può e deve includere l’intera forza lavoro”, nonché di
aumentare
la consapevolezza dei responsabili e degli interessati riguardo alla
salute e
alla sicurezza sul lavoro circa l’importanza di valutare i rischi per
tutti i
lavoratori.
La prima parte presenta le principali questioni riguardanti la sicurezza
e la
salute sul lavoro di “sei categorie di lavoratori considerate a maggior
rischio: i lavoratori immigrati, i lavoratori
disabili, i lavoratori giovani e anziani, le donne (questioni legate alla parità tra
i sessi) e i lavoratori temporanei”.
Successivamente vengono offerti alcuni strumenti
di
valutazione e informazioni sulla prevenzione dei rischi.
Vediamo alcuni punti chiaveper una
valutazione dei rischi “attenta
all’inclusione”:
- “attribuire la debita importanza alle questioni della diversità e
assumere un
impegno concreto al riguardo;
- evitare presupposizioni sui pericoli e
sui soggetti a rischio;
- considerare la diversità della forza
lavoro una ricchezza (e non un problema);
- prendere in considerazione l’intera
forza lavoro, compresi addetti alle pulizie, receptionist, addetti alla
manutenzione, lavoratori
di
agenzie interinali, lavoratori
part-time, ecc.;
- adeguare il lavoro e le misure
preventive ai lavoratori”;
- “tenere conto delle necessità di tutte le categorie che compongono la
forza
lavoro nella fase di progettazione e di pianificazione, invece di
trovarsi a
dover introdurre adeguamenti in caso di assunzione di lavoratori
disabili,
anziani o immigrati;
- integrare gli aspetti legati alla
sicurezza e alla salute sul lavoro in tutte le azioni a favore della
parità nel
luogo di lavoro, compresi i piani per la parità e le politiche contro la
discriminazione”;
- fornire agli incaricati della valutazione
dei
rischi (e a dirigenti, preposti, rappresentanti per la sicurezza,
…)
“una preparazione e le informazioni pertinenti sulle questioni legate
alla
diversità in relazione ai rischi in termini di salute e di sicurezza;
- fornire a tutti i lavoratori una formazione
adeguata sulla sicurezza e la salute sul lavoro; elaborare materiali
di
formazione su misura in base alle necessità e alle specificità dei
lavoratori”;
- adottare nella valutazione “un metodo
partecipato, che coinvolga i lavoratori interessati e sia basato su un
esame
della situazione effettiva di lavoro”;
- “ogniqualvolta un’impresa o un’organizzazione apporta modifiche
all’ambiente
fisico del luogo di lavoro, o acquista nuove attrezzature, è importante
fare in
modo che tali modifiche o acquisti siano adatti a tutte le categorie che
compongono la forza lavoro;
- se l’impresa o l’organizzazione non è
in grado di trattare i rischi di un gruppo specifico di lavoratori, è
importante richiedere la consulenza di esperti, che può essere fornita
da
servizi e autorità per la sicurezza e la salute sul lavoro,
professionisti nel
campo della salute e della sicurezza ed ergonomisti, organizzazioni di
disabili
o immigrati, ecc.”;
- “una valutazione
dei
rischi per le categorie di lavoratori maggiormente esposti, che
elimini
i rischi e affronti i pericoli all’origine, va a vantaggio di tutti i
lavoratori indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla nazionalità e
dalle
caratteristiche fisiche”.
Infine oltre a riportare alcuni esempi
di buone pratiche (in relazione, ad esempio, all’integrazione di
lavoratori
disabili o all’invecchiamento della forza lavoro) – che vi invitiamo a
visionare nel documento originale – sono riportati esempi di misure
di prevenzione che possono
avvantaggiare l’intera forza lavoro:
- “adeguamenti dei locali o delle postazioni di lavoro (per accogliere
lavoratori disabili, anziani ecc.), per esempio installando rampe di
accesso,
ascensori, interruttori di illuminazione e scalini bordati di una
vernice
chiara ecc.;
- adozione di strumenti più ergonomici (adattabili alle specificità di
ciascun
lavoratore indipendentemente dalla statura e dalle caratteristiche). In
tal modo il lavoro o il compito possono
essere svolti da una gamma più ampia di lavoratori (donne,
lavoratori anziani, persone di bassa statura ecc.), per esempio rendendo
necessaria una minore forza fisica;
- fornitura di tutte le informazioni in materia di salute e di sicurezza
in
formati accessibili (allo scopo di renderle più comprensibili ai
lavoratori
immigrati);
- elaborazione di metodi e strategie per mantenere in attività in
particolare i
turnisti anziani; tali strategie avvantaggeranno tutti i lavoratori
(indipendentemente dall’età) e renderanno il lavoro
a
turni più accettabile per i nuovi dipendenti”.