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22 aprile 2011 - Cat: RSPP, ASPP
  

La sentenza ThyssenKrupp: il ruolo del RSPP


Lettera al direttore di PuntoSicuro: le riflessioni di un affezionato lettore su responsabilità e ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi.

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Brescia, 22 Apr
 
Caro Direttore,
sono ancora vive le reazioni suscitate dalla sentenza del processo ThyssenKrupp e vorrei fare alcune riflessioni.
 
Innanzi noto la sentenza dura, molto dura, per il Datore di Lavoro della ThyssenKrupp di Torino. La sentenza lancia un segnale chiaro agli inadempienti degli obblighi sulla sicurezza, un segnale forte e doveroso a chi confida in proroghe periodiche e sistematiche o fonda la propria azione, anzi inazione, sulla scarsità di controlli.
Vorrei però soffermarmi sulla condanna del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione della ThyssenKrupp - almeno nella sentenza di 1° grado - sulla condanna di un collega, di un operatore della sicurezza a cui auguriamo di poter dimostrare la propria estraneità alle accuse attribuite.
 
Siamo in presenza di un RSPP a cui la giustizia chiede conto del proprio operato in azienda e questo ci impone una riflessione sulla qualità dell'operato di noi RSPP, sulla qualità dell'operato di tutti gli RSPP. Quanto volte siamo testimoni di RSPP improvvisati o RSPP che operano in modo scadente o RSPP che esercitano la nomina a tempo perso? Quante volte notiamo operatori della sicurezza che confidano nella presunta mancanza di responsabilità penali o nella scarsità di controlli?
La sentenza ci ricorda che l'RSPP aziendale ha responsabilità civili precise insieme a responsabilità penali precise e ne risponde in caso di colpa. Da oggi la faciloneria non é più ammessa e l'ignoranza non é più tollerata.
 
L'incarico di RSPP presuppone competenze, conoscenze, professionalità e formazione continua. La nomina di RSPP prevede azione di consulenza verso il Datore di Lavoro per consentirgli di operare in modo adeguato. Tale nomina prevede azione di coordinamento del Servizio di Prevenzione e Protezione, prevede azione di vigilanza almeno informale.
 
Mostriamo uno scatto di orgoglio per il ruolo di RSPP. Evitiamo di apparire come anello debole del Servizio di Prevenzione e Protezione o come semplici esecutori di quanto gradito dal Datore di Lavoro.
Poniamoci verso i Datori di Lavoro in modo costruttivo e professionale. Facciamo valere le nostre argomentazioni di esperti consulenti dei Datori di Lavoro oltretutto scelti e nominati dai Datori di Lavoro stessi.
 
La figura del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione RSPP deve ritrovare un suo ruolo e una sua dignità.
 
Ringraziandoti, invio
cordiali saluti
 
ing. Francesco Cuccuini
RSPP
 
 
 

Caro Ing. Cuccuini, grazie della sua lettera. In effetti il caso in questione ha assunto una rilevanza per il nostro settore che va oltre il caso stesso ed ha innescato indubbiamente un nuovo modo di percepire la sicurezza sul lavoro in Italia. L'intervento del Presidente Napolitano, la maggiore attenzione dei media, l'accesso al Parlamento di uno dei superstiti del rogo, la sentenza eclatante sono tutti elementi che hanno messo nuova luce sui temi della sicurezza nei luoghi di lavoro, e se ne sentiva il bisogno!
 
Condivido le osservazioni che richiamano ad una maggiore serietà del settore che oggi è ancora troppo contagiato da approfittatori che nulla hanno a che vedere con la sicurezza. Basti pensare agli attestati per corsi di formazione acquistabili via internet senza che vi sia dietro vera attività didattica, così come ai tanti consulenti improvvisati che si muovono nel mercato per arrivare al problema più grave, ovvero alla scarsa attenzione al tema da parte dei datori di lavoro che, per la gran parte dei casi, ci mettono poco la testa. E dire che il milione di infortuni che accadono ogni anno in Italia dovrebbero essere un messaggio chiaro di quanto il rischio per l'impresa sia elevato e di come, innegabilmente, i costi per organizzare una buona sicurezza siano inferiori a quelli della NON sicurezza nel probabile caso in cui succeda qualcosa.
 
Organizzare bene la sicurezza nei luoghi di lavoro richiede impegno e, in un momento di crisi come l'attuale i datori di lavoro si pongono priorità che sono certamente altre, combattendo per garantire la continuità e la sopravvivenza della loro impresa. Affidarsi però a bravi professionisti è la soluzione migliore per le imprese e oggi, con il D.Lgs. 231/01 che sta facendo rendere sempre più conto di quanto sia importante implementare sistemi di gestione della sicurezza per limitare gli effetti penali sugli organismi apicali dell'impresa ma, soprattutto, per fare funzionare per davvero l'organizzazione della sicurezza, si aprono nuove opportunità per tutti: i professionisti, le imprese e, come ricaduta, i lavoratori che potranno lavorare in modo più sicuro in uno stato che spenderà meno per i costi derivati dagli infortuni.
 
Qualche piccolo incentivo in più per implementare la sicurezza però non guasterebbe. Quanti milioni di euro sono stati spesi nelle campagne radiofoniche e televisive dal Ministero del Lavoro richiamando l'importanza del tornare a casa sani alla sera e dicendo negli spot di informarsi sul sito del Ministero del Lavoro? Chi ha provato a collegarsi per cercare qualche informazione pratica per quei lavoratori che vogliono tornare a casa alla sera, trova poco o nulla (informazioni fortemente burocratiche e teoriche, come è di norma in Italia). Quindi perché nel 2011 quei soldi non destinarli invece alle imprese per implementare sistemi di gestione della sicurezza o da spendere in formazione del personale sulla sicurezza? Darebbe nuovo slancio al settore e aumenterebbe per davvero i livelli della sicurezza sul lavoro in Italia.
Scriveteci le vostre idee.
 
Luigi Matteo Meroni
Direttore di PuntoSicuro
 


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Rispondi Autore: Guglielmo Cancelli22/04/2011 (07:47:43)
[..] operatori della sicurezza che confidano nella presunta mancanza di responsabilità penali o nella scarsità di controlli? [..]

Mmmmh...
Rispondi Autore: FRANK VELLA22/04/2011 (07:55:58)
Tutti parlano di responsabilità, professionalità, di formazione del RSPP!!!
Ma nessuno chiarisce quanto deve guadagnare un RSPP inteno o esterno che sia. Tutti pretendono dal RSPP ma nessuno definisce un tariffario per questa importante mansione!!!
Grazie per l'attensione e buona Pasqua a tutti.
Rispondi Autore: Daniele Caio22/04/2011 (08:11:03)
Ma l'RSPP della thyssen aveva poteri di spesa oppure no? Altrimenti è veramente inconcepibile la sua condanna in quanto, essendo un delegato dal datore di lavoro, è quest'ultimo che deve vigilare sul suo operato ed eventualmente rimuoverlo dall'incarico in caso di incompetenza. Sarebbe il caso comunque che i nostri politici pensassero a tutelare meglio la figura dell'RSPP come vero professionista della salute e sicurezza. Grazie e buona Pasqua
Rispondi Autore: Paolo Pieri22/04/2011 (08:14:50)
Quando ho letto il titolo dell'articolo dal cellulare, mi sono precipitato al computer per leggerlo con maggiore comodità ed attenzione, perchè speravo di leggere finalmente delle parole di conforto per il lavoro degli RSPP che come me sono in prima linea a combattere contro l'immobilismo e l'ignoranza di molti enti pubblici (proprietari degli edifici scolastici per i quali redigo la valutazione del rischio) nei confronti della manutenzione e della sicurezza dei luoghi di lavoro. Ho invece letto una sorta di inno alla professionalità di alcuni pochi rispetto al perversare dei millantatori, dei venditori di fumo, degli RSPP "improvvisati", dei redattori di "Documenti di valutazione del rischio fotocopia".
Per me non è questo il punto sul quale battere, cari Cuccuini e Meroni.
Non credo sia giusto che gli RSPP che si ritengono PROFESSIONISTI difendano la propria professionalità gettando fango sui presunti millantatori, perchè seguendo tale via rischiano di mettersi nei panni dei pubblici ministeri e dei magistrati che in questi giorni si arrogano il diritto di interpretare la normativa della sicurezza secondo le loro convenienze e seguendo l'onda mediatica della caccia al caprio espiatorio, del colpevole a tutti i costi, senza tenere nel debito conto le attenuanti.
Ieri al Processo Darwin di Torino il P.M. ha formulato la richiesta di condanna per i 7 imputati. E' stata anch'essa severa, e ci sarà di che parlarne. Io sono uno di quei sette imputati. Sono un RSPP. Sono un RSPP che lavora con diligenza, con professionalità, togliendo tempo alla famiglia per cercare di migliorare la sicurezza in tante scuole della Provincia di Torino. Ma sono stato gettato nel fango. Sono stato indicato come non diligente. Hanno chiesto per me 4 anni e otto mesi di reclusione.
Vogliamo parlarne?
Ing. Paolo PIERI



Rispondi Autore: Vittoria Pedrollo22/04/2011 (08:26:25)
Il potere di spesa non c'entra. l'RSPP deve sollevare i problemi e proporre soluzioni al DDL (formalizzando tutto ciò), spendendo se stesso per fare in modo che i rischi si riducano. Se non lo fa, la legge e la giurisprudenza dicono che non fa bene il suo lavoro. Tutto ciò per non parlare della culpa in eligendo... la legge non ammette ignoranza, lo sappiamo, e per uscire "quasi" indenni da procedimenti di questo tipo bisogna dimostrare sempre di aver fatto tutto il possibile. Non basta dire:"Ma io RSPP non avevo potere di spesa!"
Rispondi Autore: antonella armani22/04/2011 (08:29:47)
è davvero avvilente svolgere la mansione di RSPP in certe realtà dove tutto viene prima. L'RSPP non è un consulente, è piuttosto una figura dalla quale prendere le distanze perchè fa spendere soldi e perde tempo in inutili pratiche burocratiche di cui nessuno si prende nemmeno la briga di capire il significato. Possibile che nessuno si decida a definire seriamente e completamente quale DEVE essere il ruolo di questa figura aziendale in modo tale da non doversi ritrovare importanti solo quando si tratta di togliere le castagne dal fuoco? Mi sembra giusto e corretto anche ritrovare una dignità per questa mansione e per chi cerca di svolgerla con impegno nonostante le mille difficoltà ed incertezze....
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini22/04/2011 (08:39:05)
@ Paolo Pieri

caro Paolo,
innanzi tutto ti auguro di cuore, come ho fatto per l'RSPP della ThyssenKrupp, di poter dimostrare la tua estraneità alle accuse rivolte.
Inoltre accetta la mia vicinanza in questo momento sicuramente difficile.

Riguardo a quanto scrivi non avevo, e non ho, nessuna intenzione di elevare nessun [..] inno alla professionalità di alcuni pochi rispetto al perversare dei millantatori... [..].

Volevo, e continuo, ad affermare che i pochi o molti RSPP inadeguati sono sempre troppi, qualunque sia il loro numero.
Personalmente cerco di fare il massimo per non essere fra quei troppi.

Nessun fango gettato, nessun discredito, nessuna classifica di buoni e cattivi.
Solo uno stimolo per essere all'altezza, sempre.
Io per primo.

Un cordiali e saluto

Francesco Cuccuini
(www.francescocuccuini.com)
Rispondi Autore: Emanuele Saglia22/04/2011 (08:47:28)
Vittoria, non c'entrerà nulla il potere di spesa, ma come ti sentiresti se dopo aver notificato tutto, scritto tutto per bene e ricevuto picche dal DDL, succedesse un grave infortunio? Io faccio questo mestiere dal 2000. Per mia fortuna (o quello che vuoi) ho solo avuto episodi "di routine" e non mi sono mai visto recapitare avvisi o comparizioni davanti ad un magistrato. Il succo di tante parole è che siamo sempre tra la mazza e l'incudine, senza armi, ma in prima linea. Dobbiamo fronteggiare i pericoli e "portare per mano" i DDL.
Stiamo parlando di "pararci sempre il didietro" o di voler veramente migliorare l'ambiente di lavoro? Io faccio parte della seconda categoria.

Tanti auguri di Buona Pasqua, colleghi e non
Emanuele
Rispondi Autore: Francesco Gardinali22/04/2011 (08:52:37)
L'articolo 33 del D.Lgs. 81/08 "indica" i compiti del RSPP. Qualcuno ci spieghi COME pretendono lo svolgimento di tali compiti e soprattutto come possiamo dimostrare formalmente di aver svolto con diligenza tali compiti. Nessuno ha mai dato una risposta concreta, pratica ed esaustiva a questa mia domanda (dal 1996).
Rispondi Autore: caio daniele22/04/2011 (09:03:15)
Avere o non avere potere di spesa, a mio avviso, cambia di gran lunga le cose in quanto (almeno nelle realtà produttive), in ultima analisi, viene sempre prima la produzione e non la sicurezza. Un RSPP nella maggior parte dei casi non svolge solo questa funzione ma svolge anche altri incarichi percui "spendere se stesso per fare in modo che i rischi si riducano" diventa molto difficoltoso e, soprattutto, non ricompensato sia professionalmente (perchè l'RSPP viene visto come un "rompiscatole") che finanziariamente. Io, che ritengo di essere un RSPP molto scrupoloso, non riesco a mettere nero su bianco qualsiasi cosa e a volte sono costretto a "chiudere un occhio" e penso che nella mia stessa situazione si trovino la maggior parte degli RSPP che lavorano (come dipendenti e non come RSPP esterni) presso unità produttive. Non oso immaginare cosa potrebbe succedere se, per amore della sicurezza, dovessi bloccare determinate lavorazioni....Ecco perchè ritengo che la figura dell'RSPP debba essere valorizzata non solo attraverso una maggiore formazione ma anche conferendo maggiori poteri decisionali e soprattutto dando tempo a disposizione......molto tempo a disposizione.
Grazie
Rispondi Autore: Vittoria Pedrollo22/04/2011 (09:21:08)
Probabilmente non mi sono espressa bene. Volevo esporre una fotografia di quella che è la nostra realtà, che penso di conoscere abbastanza. Condivido pienamente tutte le vostre perplessità sul ruolo ma non ci si deve nascondere dietro un dito. Il ruolo di RSPP non può essere un secondo lavoro. Spendersi in prima persona vuol dire che siamo delfini e nello stesso momento serpi in seno del nostro DDL. Accettiamo la missione umanitaria di proteggere i lavoratori dai rischi (anche contro la loro volontà) ma cerchiamo di trovarci sempre dalla parte della ragione, o come dite voi, pararci il ...
Rispondi Autore: Mario Rossi22/04/2011 (09:21:14)
Buongiorno a tutti, VERO ma come si fà a parlare di qualità professionale, criticare anche i corsi on-line (giustissimo) mente in testa di pagina vendono proposti tali corsi?
Cordialità
Mario Rossi
Rispondi Autore: Alessandro Rebecca22/04/2011 (09:28:05)
Signori, credo che l'unica soluzione sia promuovere e regolamentare un vero e proprio ALBO professionale per la nostra figura. Con precisi canoni di ingresso e mantenimento dei requisiti.
Con una parte di tutela della categoria e della persona che svolge tale mansione.
Credete che ciò sia possibile?
A voi...
Buone feste a tutti.
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini22/04/2011 (09:35:46)
@ Alessandro Rebecca

Concordo per l'albo, ma volontario.
Un altro ordine, oggi, non te lo concederanno mai.

Saluti

Francesco Cuccuini
Rispondi Autore: Alessandro Rebecca22/04/2011 (09:37:07)
Signori, credo che l'unica soluzione sia promuovere e regolamentare un vero e proprio ALBO professionale per la nostra figura. Con precisi canoni di ingresso e mantenimento dei requisiti.
Con una parte di tutela della categoria e della persona che svolge tale mansione.
Credete che ciò sia possibile?
A voi...
Buone feste a tutti.
Rispondi Autore: Daniele Caio22/04/2011 (09:41:14)
Le missioni umanitarie lasciamole stare, così pure i delfini e le serpi. Stiamo parlando di un ruolo da vero manager della salute e sicurezza che tutti i giorni deve fare i conti con nuovi decreti, autorizzazioni, comunicazioni agli enti preposti, visite ispettive,corsi di formazione, lamentele da parte dei lavoratori e chi più ne ha.....e che deve essere maggiormente tutelato e soprattutto rispettato. La condanna, per chi effettivamente rispetta il suo ruolo di RSPP, mi sembra proprio una beffa!
grazie
Rispondi Autore: Alessandro Rebecca22/04/2011 (09:43:35)
@Cuccuini

Si forse hai ragione, ma credo che si possa e si debba lavorarci a questa ipotesi. Credo che tutte le figure di cui leggo con formazione, capacità e professionalità ridotte vengano eliminate o per lo meno messe da parte...
Rispondi Autore: Mauro Agostini22/04/2011 (09:44:44)
L'RSPP deve fare il suo dovere, se fatto bene non dovrebbe aver paura della giustizia, anche se può dipendere dai giudici. Anch'io sono un RSPP, ho subito 2 processi e sono stato sempre assolto perché ho dimostrato di avere fatto quanto era di mia competenza, per fortuna ho trovato giudici che hanno richiesto se era stato fatto il minimo necessario per evitare l'infortunio. Buona Pasqua
Rispondi Autore: sergio de franceschi22/04/2011 (09:59:08)
Gentili amici, a questo punto della discussione, mi sarei aspettato qualche intervento da parte di un DDL. Sentire cosa ne pensa dell'etica del lavoro e come il rispetto della persona venga al primo posto nella graduatoria di tutte le analisi su investimenti e piani di crescita aziendale. "Safety first!!" era lo slogan con cui si aprivano le riunioni di produzione giornaliere nella mia azienda 15 anni fa. Tutti i responsabili avevano l'obbligo di illustrare giornalmente dati ed informazioni sulla sicurezza nel proprio settore. Mettere al primo posto la sicurezza dovrebbe essere un imperativo per i DDL. La cultura per la salute non è una cosa che si impara, ma che si deve sentire dentro. Non esistono scuole che la insegnano e se le sentenze per i DDL possono servire a svegliare le responsabilità sopite e coperte dalla necessità del guadagno, allora queste sentenze siano le benvenute.
Quanti DDL sono abbonati a Punto Sicuro? Si possono delegare le funzioni, non le responsabilità.

Sergio
Rispondi Autore: Mimmo Sirto22/04/2011 (10:01:58)
Contribuisco alla polemica sulle respondabilità "irreali" dei Consulenti della Sicurezza. Non sono RSPP nell'azienda dove è successo un infortunio grave (lesioni permanenti, ma oggi il lavoratore stà in piedi a lavorare presso la stessa azienda). In tale azienda ho "solo" dato il mio contributo professionale affinchè il datore di lavoro potesse avere un DVR corretto sulla base dei propri rischi. Ma il "menefreghismo" successivo del datore ha portato all'infortunio lo stesso. Il PM ha visto il mio nome sul DVR come "solo" Consulente della Sicurezza, e sono stato indagato e rinviato a giudizio, come "stesore del DVR". Non parliamo di RSPP (non lo sono per questa azienda). Parliamo invece che l'art.17 e 29 del D.Lgs. 81/2008 (obbligo del DVR indelegabile a carico del daotre) è stato messo sotto i piedi dai PM che mi hanno coinvolto. La ciliegina sulla torta è stata la "perquisizione del mio ufficio-casa" per la ricerca di prove contro l'azienda. Forse sono l'unico in tutta Italia che ha subito una vessazione simile. E' giusto fare la "sicurezza del lavoro" correttamente. Ma si eviti il clima di caccia alle streghe, e . . . che i PM leggano bene l'art 17 e 29. Sinceramente il mio nome non compare più in alcun DVR, e consiglio i colleghi di fare altrettanto.
Rispondi Autore: Giacomo Gori22/04/2011 (10:02:13)
Buongiorno, concordo in pieno con quanti affermano di dover valorizzare la figura del RSPP, sia in termini di autorità decisionale che in termini di tempo da dedicare a tale mansione.
Sono RSPP interno da Giugno dello scorso anno, subentrando ad un RSPP esterno che in tre anni è stato presente solo ed esclusivamente per acquisire informazioni da un nostro DVR ormai datato, per la riunione periodica e per la formazione iniziale (durata 1 ora e argomentazioni sulla sicurezza di carattere generale).
Visto l’operato l’Azienda ha optato per la mia nomina, lasciandomi comunque i compiti di responsabile tecnico, responsabile controllo di gestione, progettista e responsabile lavorazioni in presenza di amianto. Con l’obiettivo in primis di indirizzare l’azienda verso un sistema di sicurezza ottimale, in 9 mesi sono stati fatti tutti i corsi di formazione mirati all’attività lavorativa, di base e specifici (antincendio, primo soccorso, preposti, dispositivi 3a categoria, sollevamento con gru), emesse diverse procedure di sicurezza per lavori particolari e fatti investimenti importanti per l’acquisto di DPI.
Personalmente il DL confida molto sul ruolo di RSPP. Purtroppo però, come credo nella stragrande maggioranza delle aziende, i ruoli che ricopre il RSPP sono molteplici e il tempo da dedicare alla sicurezza è veramente risicato.
Cordiali saluti
Rispondi Autore: Pier Giorgio Confente22/04/2011 (10:02:20)
Mala tempora currunt!
I subordinati sono portati a lamentarsi!
Dobbiamo con uno scatto di reni pretendere il rispetto della professionalità e che ogni uno si assuma le proprie responsabilità.
L'RSPP deve lavorare seriamente, richiedere per iscritto il supporto dei necessari consulenti e delle necessarie analisi ambientali ed impiantistiche.
E' il datore di lavoro che poi, avendo la visione completa dell'azienda, si assume la responsabilità di rispondere positivamente o negativamente.
Anche le pubbliche autorità debbono assumersi le loro responsabilità promuovendo studi specialistici sui diversi argomenti, fornendo analisi in tempo reale degli incidenti e dei mancati incidenti, effettuando ispezioni serie!
La prevenzione la dobbiamo fare noi con i datori di lavoro ed i lavoratori e non le sentenze di tribunale!
Mi sembra invece che attorno alla Thyssen l'attenzione precipua sia l'aspetto giuridico, nessuna autorità fino ad oggi ci ha spiegato che cosa è successo e perchè.
Questa è una mostruosa carenza che non si risolve rispolverando buoni sentimenti ed indicando capri espiatori.
Rispondi Autore: Giacomo Gori22/04/2011 (10:08:15)
Buongiorno, concordo in pieno con quanti affermano di dover valorizzare la figura del RSPP, sia in termini di autorità decisionale che in termini di tempo da dedicare a tale mansione.
Sono RSPP interno da Giugno dello scorso anno, subentrando ad un RSPP esterno che in tre anni è stato presente solo ed esclusivamente per acquisire informazioni da un nostro DVR ormai datato, per la riunione periodica e per la formazione iniziale (durata 1 ora e argomentazioni sulla sicurezza di carattere generale).
Visto l’operato l’Azienda ha optato per la mia nomina, lasciandomi comunque i compiti di responsabile tecnico, responsabile controllo di gestione, progettista e responsabile lavorazioni in presenza di amianto. Con l’obiettivo in primis di indirizzare l’azienda verso un sistema di sicurezza ottimale, in 9 mesi sono stati fatti tutti i corsi di formazione mirati all’attività lavorativa, di base e specifici (antincendio, primo soccorso, preposti, dispositivi 3a categoria, sollevamento con gru), emesse diverse procedure di sicurezza per lavori particolari e fatti investimenti importanti per l’acquisto di DPI.
Personalmente il DL confida molto sul ruolo di RSPP. Purtroppo però, come credo nella stragrande maggioranza delle aziende, i ruoli che ricopre il RSPP sono molteplici e il tempo da dedicare alla sicurezza è veramente risicato.
Cordiali saluti
Rispondi Autore: Massimiliano Carpene22/04/2011 (10:12:56)
Il TU 81/08 non prevede sanzioni per l'RSPP. Perchè tirarlo dentro? Sono un RSPP esterno in alcune aziende e consulente per altre. Di solito si nomina l'RSPP e si stabilisce con il DL tot ore alla settimana o al mese e si affianca (non sempre) una persona interna all'azienda (signorina) che ha già dieci compiti per cui questo diventa l'undicesimo. Togliamo ferie, permessi, malattia, ecc. e vediamo cosa resta. Recentemente per un controllo dell'ASL in un negozio (luogo di lavoro a 200 km dalla sede) per una relazione di 2 pagine in risposta alle osservazioni del funzionario ho dedicato 4 ore di lavoro. Far seguito a quanto scritto comporterebbe il coinvolgimento di ca. 8 persone con una media di 12 ore/cad, e parliamo di un solo punto vendita e nemmeno della sede. Conclusione se ad un'azienda dedico 4 ore alla settimana o 40 ore alla settimana (il tempo pagato) a parità di condizioni per arrivare allo stesso livello di sicurezza impiegherei nel primo caso un tempo 10 volte maggiore. E se in questo tempo succede un incidente la colpa è mia perchè pur pagato 4 ore dovevo lavore 40 ore? Quando si comincia a parlare di sicurezza "seria" i costi diventano importanti perchè si deve intervenire sul comportamento delle persone. Le relazioni nei cassetti non servono a niente.
Rispondi Autore: fabio varesio22/04/2011 (10:29:56)
Io credo di poter affermare che nel ns. paese non possa esistere una figura professionale dell'RSPP sostanzialmente in grado di svolgere i compiti fissati dal TUS. Volete forse dirmi che le VDR che faccio io valgono di più di quelle fatte ad un costo 10 volte inferiore di quello da me proposto? Provate a raccontarlo ai sig.rri committenti! Documenti fatti x teatri che parlano di autocarrozzerie, coltivatori che magicamente operano in cantieri, POS al posto di VDR...X non parlare di RSPP che si portano via incarichi con offerte ridicole o addirittura senza avere i requisiti minimi richiesti! Cosa dovrei fare denunciarli!?
Poi può capitare sfortunatamente un incidente mortale, anche ai professionisti seri e scrupolosi che amano il proprio lavoro, con conseguenze legali e sputtanamento mediatico e cominci così a perdere la serenità e la voglia di continuare... perchè in fondo viviamo nel paese dell'ipocrisia e quello che conta è solamente la facciata: "Non vi è nulla di più distruttivo per il rispetto del governo e delle leggi che l'emanar leggi che non è possibile far rispettare." (Albert Einstein)
Rispondi Autore: Morando Sergio Lesegno22/04/2011 (10:46:22)
La sentenza a mio giudizio è esemplare in positivo per le condanne e celerità fatte dalla magistratura sul caso Thyssen di Torino cosa che sarebbe da estendere a tutti i processi inerenti in qualsiasi azienda o enti pubblici sull'intero territorio Italiano ! Deve essere un inizio e con assidua continuità ! Solo così si posono fermare continui infortuni o peggio morti ! Ma c'è anche un fatto rilevante..ma quando anche gli operai sanno oltre a personale di maestranza e adetti alla sicurezza gli OPERAI sanno anche loro noi.. tali situazioni di pericolo per se stessi e altri ? Se si parla o si scrive in "certi" ambienti ti fanno mobing o ti metti persino contro i colleghi stessi ! Avverti allora i responsabili della sicurezza interna insomma i responsabili di maestranze..ma molto spesso semplicemente NON fanno nulla ! E questo accade principalmente ed assiduamente cquando si lavora presso multinazionali o enti pubblici usando contratti a tempo determinati interinali ! o contratti similari a progetto, coco, a ritenuta d'acconto, a sociolavoratore, cantieri lavoro che sono gli ex socialmente utili..etc. etc. similari ! Con questi contratti a tempo interinali etc. si RAGGIRANO assai volentieri le leggi sulla sicurezza sul lavoro ! ! ! Pertanto non si fanno visite mediche o se fatte non per la VERA qualifioca sul posto di lavoro ! Corsi di legge su certe qualifiche NON fatte perchè si RAGGIRANO con assunzioni temporanee basse..esempio manovale mentre in realtà si fa i saldatori ! O carrelisti gruisti etc. ! NIENTE CONTROLLI in quanto si viene lasciati a casa ! Ti fanno cambiare ditta..( se va bene..) Sicurezze continuamente VIOLATE vissute personalmente ! Ma se scrivi rischi la denuncia ! Invece di essere aiutato ! Se si parla o meglio si scrive (naturamente verità ) Si possono solo così evitare infortuni sul posto di lavoro e fuori aziende ! Ma servirebbe anche lavorare con Ispettori Inail Asl Vigili del Fuoco Carabinieri Guardia di Finanza e polizia postale se vuole..LAVORARE ALLE ISPEZIONI INSIEME ESSERE PRESENTI FARE VEDERE I REALI FATTI ! CON PROVE EVIDENTI ! INSOMMA ISPEZIONI CELERI E CON NOI OPERAI PRESENTI ! E non fare ispezioni dopo anni o non fatte per niente ! Sapendo !
Comunque se anche noi operai si sa..ma non si parla non si scrive "sapendo" di pericoli per noi e per gli altri sia all'interno delle aziende e su certi prodotti costruiti e venduti difettati se NON SI PARLA O SCRIVE insomma si tace ..si ci si rende COMPARTECIPI di eventuali infortuni o peggio morti non solo bianche ! Pertanto credo sia meglio scrivere e parlare anche se cercheranno di fermarci ! ! ! Avere sulla propria coscienza feriti e morti credo non sia tanto bello ! Io nel mio piccolo lo sto facendo ! Ma serve anche l'aiuto di Carabinieri ed Ispettori vari e Magistratura insomma ci devono aiutare a portare a galla certe squallide verità ! Che possono essere d'aiuto a tutta la popolazione oltre che a noi operai! Fare PREVENZIONE piuttosto che poi vincere processi su infortuni e morti se si scrive e si parla questi non saranno più necessari ! Anche noi operai dobbiamo fare la nostra parte ! Se no si è compartecipi a certe maestranze a certi che nascondono ..occultano prove..o non intervengono quando sanno dei pericoli sulla sicurezza sul posto di lavoro e fuori..Se non si scrive e non si parla si è compartecipi di eventuali infortuni e morti.
Sergio Morando Lesegno (Cuneo Italia)
Rispondi Autore: Alberto Valloggia22/04/2011 (11:19:20)
Ferme restando le responsabilità per colpa professionale dell'RSPP, quando riscontrate, non sarebbe forse il caso di cambiare una volta per tutte la definizione da "RESPONSABILE" a, magari, "COORDINATORE" del "SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE" così finalmente nell'attività quotidiana si evita di dover perdere tempo di spiegare che RSPP non significa (nel D.Lgs. 81/08 manco esiste come definizione) RESPONSABILE DELLA SICUREZZA a prescindere, rendendo indenni Datori, Dirigenti e gli stessi lavoratori, ma che queste stesse figure dal primo all'ultimo hanno i loro bravi compiti e responsabilità. E' veramente avvilente ad ogni intervento sentirsi dire "ma perché mi dici questo??, (tanto)non sei tu il RESPONSABILE SICUREZZA?!?" E continuare a vedere, ad esempio, i lavoratori inforcare velocemente e alla bene meglio i DPI quando ti vedono arrivare, perché i DPI mica servono a proteggersi dai rischi residui … nooo … servono a non essere ripresi dall’RSPP!!! In barba ai preposti che fischiettando guardano il soffitto.
Comunque, sfogo a parte, l’unica via di “salvezza” per un RSPP che lavora bene, avendo a cuore la tutela dei lavoratori, si realizza, a mio modesto parere, con:
1) una stretta definizione dei ruoli (mica è sempre così) tale per cui tutti i soggetti aziendali hanno ben in chiaro che le loro azioni dovranno basarsi costantemente sulle indicazioni di competenza dell’RSPP,
2) la creazione di strumenti formali per la trasmissione delle indicazioni di cui sopra.
Sembra scontato, semplice?
RSPP dal 1996, pensavo, fino alla 123 del 2007, con due inchieste per altrettanti infortuni nel mezzo, che il realizzarsi dei due punti di cui sopra fosse pura utopia, all’albore degli SGS intravedevo uno spiraglio di luce che si è ben presto spento; si perché è puramente un aspetto culturale e in Italia basta guardare un po’ di televisione per capire quanto siamo arretrati.
Saluti
Rispondi Autore: Dario Ruggiero22/04/2011 (11:38:15)
>Salve a Tutti.
Mi chiedero im merito alla sentenza Tyssen la posizione dei RLS non e' stata valutata??
Qualcuno puo' aiutarmi ? Grazie
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini22/04/2011 (11:50:34)
@ Dario Ruggiero

Povero RLS, non tirare in ballo anche lui.

Cordiali saluti
Rispondi Autore: sergio de franceschi22/04/2011 (12:43:33)
Batto ancora la strada dell'etica del lavoro.
Se state per vendere la vs. auto ed i pneumatici sono logori, buonsenso vi induce a rallentare, evitare le buche ecc....se i vs pneumatici stanno pe scoppiare vi fermate. Siete RSPP di voi stessi e degli altri che viaggiano con voi. La direzione ThyssenKrupp conosceva perfettamente i suoi "pneumatici" e l'RSPP, se eticamente corretto avrebbe dovuto costituirsi come parte civile!!!!
Rispondi Autore: Giovanni Maggio22/04/2011 (15:08:31)
Ringrazio tutti per l'occasione data. Il RSPP è un mestiere che necessita preparazione, formazione, cultura, capacità di comunicare, voglia di dire. Bisogna crederci. No agli improvvisati, ai perditempo, a chi non studia, approfondisce, cerca.
Per commentare la sentenza bisognerebbe leggerne le motivazioni. Resta la condanna. l'RSPP in azienda è in una difficile posizione, specie nelle organizzazioni più complesse.
A volte è ricattabile.
Deve avere tante conoscenze specifiche ed informazioni che spesso non gli sono date o che non può da solo reperire.
Propone interventi ma il non vederli inseriti in una pianificazione aziendale di investimenti e adeguamenti è frustrante.
Non avere risorse adeguate al bisogno impedisce una programmazione e consente solo di "inseguire " i problemi.
Essere costretti a redigere documenti "difensivi" non paga nel tempo.
La norma dovrebbe essere più chiara sul ruolo del RSPP : art. 33 comma 1 lett.a .."provvede alla VDR.." ma in che senso provvede ?.. Deve anche redigerla?
Perchè nell'elaborare le procedure di sicurezza non si dice " con i dirigenti, preposti e lavoratori.."
"partecipa alla consultazione" o sarebbe meglio "propone al datore di lavoro i temi della consultazione".
Dove ci sono dei margini , paga spesso il più debole della catena..
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini22/04/2011 (15:43:05)
@ Giovanni Maggio

Permettimi di dissentire.
L'articolo 33 parla del SPP e non dell'RSPP.

E' verissimo che ne siamo i Responsabili, anche se preferisco dire Coordinatori, il vero responsabile del SPP é il Datore di Lavoro.
Ne siamo coordinatori e riferimento per il Datore di Lavoro ma l'articolo 33 parla dei compiti del SPP ovvero del servizio formato da DdL, MC, RSPP, RLS, addetti vari...

Diciamocela chiara.
Il vero Responsabile del SPP é il Datore di Lavoro che si avvale di un esperto, l'RSPP, ma rimane colui che decide in merito a organizzazione e investimenti ovvero dispone di autonomia gestionale e di spesa.

Cordiali saluti
Francesco Cuccuini

P.S.
Ringrazio tutti dei commenti e della partecipazione.
Mercoledì 4 maggio sarò in fiera a Bologna ad Ambiente Lavoro.
Possiamo ritrovarci allo stand di Punto Sicuro per conoscerci di persona.
Rispondi Autore: Riccardo Borghetto22/04/2011 (18:28:02)
Mi permetto di dissentire da alcune affermazioni.
Vedo che tra le condanne vi è
Cosimo Cafueri, dirigente dell'Azienda e Responsabile del servizio prevenzione e protezione;
Ora il punto è vedere esattamente la sentenza. La condanna è stata erogata in quanto dirigente aziendale o RSPP ?
Finchè non si potrà rispondere in modo chiaro al quesito è opportuno tacere.
Cordiali saluti e Buona Pasqua
Riccardo Borghetto
Rispondi Autore: Alfonso Germinario22/04/2011 (19:00:15)
cosa possiamo fare come consulenti o rspp, quando nonostante le attenzioni e gli investimenti economici del datore di lavoro, per la tutela della salute e della sicurezza, ci troviamo con alcuni dipendenti che non collaborano e disattendono le norme di sicurezza?
Rispondi Autore: Alfonso Germinario22/04/2011 (19:06:51)
chiarisco a scanso di equivoci. semplicemente il monito è rivolto a chi con superficialità e presunzione non osserva le norme di sicurezza, mentre il rispetto massimo è rivolto a chi è di esempio di correttezza, ogni giorno di lavoro,a tutta la società.
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini23/04/2011 (13:49:27)
@ Riccardo Borghetto

Da indagini fatte e informazioni ricevute posso affermare che Cosimo Cafueri NON é un dirigente ma un quadro aziendale che risponde al responsabile del Personale.

Quindi la sua incriminazione e condanna é dovuta al suo ruolo di RSPP aziendale.
:-(

Cordiali saluti e Buona Pasqua
Francesco Cuccuini
Rispondi Autore: Laura Izzi23/04/2011 (19:48:46)
Ho letto con attenzione tutti i commenti e i contributi (anche quello dell'ing. Pieri che saluto con calore, ci siamo conosciuti ad un convegno dell'Ordine degli Ingegneri di Torino) Il suo caso è davvero qualcosa di importante su cui riflettere e dispiace che una persona così dedita al suo lavoro e con grande buon senso debba subire tutto ciò. Ma come qualcuno dice nel suo intervento c'è ancora molto da fare per cambiare un sistema che per il momento oscilla troppo tra l'improvvisazione e la professionalità.
Molti interventi hanno rilevato la frustrazione di essere in mezzo tra il datore di lavoro miope e i dipendenti che "si mettono i DPI solo per non essere ripresi". Essere in mezzo al panino è notevolmente stressante. Soprattutto senza avere il dovuto potere decisionale. Io sono una psicologa del lavoro e credo che sia imporante collaborare tra RSPP e professionisti del comportamento proprio per avere armi più efficaci e in sinergia per evitare il più possibile questa frustrazione. La sinergia è utile a tutti!
Per funzionare il sistema deve prevedere l'apporto di tutte le professionalità che a titolo diverso operano nella sicurezza e che vi sia tra queste una vera collaborazione.
Vi saluto e vi auguro una buona Pasqua.
Rispondi Autore: Maurizio Di Cunzolo24/04/2011 (16:08:40)
"La sicurezza all'italiana", questo è il problema. A partire dal D.Lgs. 195, che ha dato l'opportunità a chiunque potesse investire qualche soldo in corsi di formazione di diventare RSPP. E io ne conosco di diplomati al magistrale o al classico (con conoscenze tecniche rasenti lo 0) che per trovare un "lavoro come un altro" fanno gli RSPP. Alla possibilità di acquistare al kilo gli attestati e i DVR, la magia di internet. Alla mancanza pressocché totale di personale di vigilanza tanto che molte ASL sono costrette a bandire concorsi a tempo determinato. I dipartimenti di PREVENZIONE delle ASL, potendo, avrebbero ben altri compiti e obiettivi prima del diventare organo repressivo o di indagine.
Maurizio Di Cunzolo
www.professioneprevenzione.it
Rispondi Autore: A.Fella26/04/2011 (09:34:03)
Con queste mie righe vorrei contribuire fattivamente al dibattito e alla discussione. Lascio ai giudici e ai magistrati il compito di interpretare le leggi e di giudicare gli imputati nella consapevolezza che noi italiani, e al riguardo godiamo di esempi molto autorevoli, se otteniamo sentenze amiche "crediamo nella giustizia" al contrario...stampiamo manifesti "discutibili".
Ciò detto credo che il tema della responsabilità del RSPP prima che legale sia etica e morale e su questo tema c'è ancora molto da fare. La reputazione negativa dei RSPP è figlia della paura di perdere un cliente o di dire "no" o "sì" quando era il momento di farlo. Il problema, a mio parere non è il D.Lgs. 195, che ha dato l'opportunità a chiunque potesse investire qualche soldo in corsi di formazione di diventare RSPP, ma è come questo ruolo si esercita. E' tipicamente italiano, piuttosto, pensare che il titolo di studio sia garanzia di prof.tà e competenza: il problema è altrove, e un bel codice di autoregolamentazione professionale potrebbe essere la soluzione. Quanto alla mancanza di personale di vigilanza lo sanno anche i bambini che il problema è riconducibile solo alle scelte politiche delle Regioni. Rimane il fatto che tali organi sono deputati alla vigilanza e/o a svolgere indagini per conto del giudice e quindi non sono organi "repressivi" ma il fatto che alcuni RSPP li percepiscano così è significativo di quanto sopra detto.
Rispondi Autore: Maurizio Di Cunzolo26/04/2011 (10:32:53)
Etica e morale innanzitutto? SICURAMENTE. Formazione adeguata per svolgere un ruolo così importante? ALTRETTANTO!
E' tipicamente italiano, al contempo, pensare che per svolgere qualsiasi lavoro non sia di fondamentale importanza una
CONOSCENZA APPROFONDITA della materia...o vogliamo far passare la teoria che la tipica arte di arrangiarsi possa essere
la soluzione? Non è il 195? forse non è SOLO il 195, ma 120 per diventare RSPP sono la tipica "traduzione" all'italiana!!!!
Non è solo il titolo ma non è neanche l'autoreferenzialità che in questo lavoro riscontro troppo spesso.
Prego di prestare maggiore attenzione alla lettura, riflettere un attimo, rileggere e POI rispondere. Aiuta.
I bambini sanno anche che il blocco del turn-over non è SOLO una scelta politica delle Regioni. Anche quelle più virtuose
sono a corto di personale e non per volontà ma perchè devono rispettare le varie imposizioni di stabilità definite dall'alto.
Dal tirocinio alle collaborazioni ritengo di conoscere i Dipartimenti di Prevenzione molto bene, come conosco benissimo
i miei colleghi Tecnici della Prevenzione che vi operano, per questo sottolineo quanto scritto nel mio primo post.
Non viene data la possibilità di svolgere il proprio ruolo che dovrebbe consistere anche nell'assistenza.
Non ci sono soldi per la benzina delle fatiscenti auto di servizio (vecchie panda 30 sgangherate).
Non c'è personale, non c'è tempo per tutte queste cose. L'unica attività che possono svolgere è vigilanza a seguito di
infortunio e segnalazione : e cioè intervenire quando oramai il danno è fatto!
Hai voglia a sperperare denaro nelle campagne istituzionali : se ti vuoi bene pretendi la sicurezza, se ti vuoi male
allora continua così.
Maurizio Di Cunzolo
www.professioneprevenzione.it
Rispondi Autore: Antonio Fella26/04/2011 (11:23:12)
"Prego di prestare maggiore attenzione alla lettura, riflettere un attimo, rileggere e POI rispondere": spero si sia reso conto di avermi dato del poco attento e del poco riflessivo. Mi sono semplicemente permesso di esprire un'opinione, è possibile farlo senza essere giudicati? Grazie.

Ribadisco: il problema è culturale e organizzativo ma prima ancora etico e morale. Un medico non è bravo per il solo fatto che è laureato, specializzato e perfettamente aggiornato, ci vogliono altre qualità, e a queste, evidentemente, mi riferivo. In altre parole, ai miei occhi meglio un RSPP che ha fatto il classico e ama il suo lavoro e lo fa con zelo piuttosto di un RSPP laureato ma interessato solo a spillare soldi ai suoi clienti.
La questione etica è la seguente: come mi devo regolare davanti al mio cliente/datore di lavoro cui ho segnalato un problema grave e dove mi è stato risposto che non ci sono soldi per la sicurezza? Lo denuncio? Rinuncio all'incarico? Mi chiedo se sono ricattabile? Ho un'alternativa lavorativa? Io non ho le risposte però penso che là dove le cose sono andate bene, bene, dove c'è scappato il morto sì è tirata in ballo la giustizia, la legge, il datore, ecc.. Non credo agli ordini professionali, sono solo caste, ma (in assenza di norme certe) a codici di autoregolamentazione sì!
Sul resto diciamo la stessa cosa: è una questione politica come spendere i soldi, e se li spendo per assumere ispettori forse dovrò rinunciare alla macchina di rapresentanza di 3.000 cc, o a qualche consulenza d'oro, ecc..
Rispondi Autore: Marco Rumori28/04/2011 (14:18:59)
Salve a tutti, sono RSPP e Responsabile Ambiente in una azienda di 400 dipendenti e circa una trentina di ditte terze che operano all'interno, sono stupefatto dai mille commenti sui doveri e sulle responsabilità dell'RSPP ma una domanda mi sorge spontanea: perchè ad oggi visto il nuovo 81/2008 non viena ancora inquadrata questa figura a livello di contratti nazionali? In molti casi siamo semplice operaio e il nostro lavoro, fin tanto che le cose vanno bene è cosiderato quasi inutile, nel momento che succede il fattaccio siamo ricoperti da mille responsabilità. Perchè?
Rispondi Autore: Giampaolo Ceci01/05/2011 (13:03:16)
Vorrei andare controcorrente.
Si parla di professionalità del SPP quale presupposto per il riconoscimento anche economico del suo lavoro.
Si è detto anche che della opportunità di realizzare un albo con requisiti di ingresso e ancora e anche della scarsa retribuzione della funzione. Alcune sentenze di condanna degli RSPP poterebbero a fare riflettere se sia il caso di rinunciare ad incarichi in aziende mal gestite e insensibili al tema sicurezza.
Personalmente non credo che l'RSPP sia un consulente del Datore di lavoro estraneo alle responsabilità in caso di infortunio, anzi…. Credo al contrario che se l'RSPP è un professionista che debba assumersi in toto la responsabilità delle sue valutazioni. Se ha sottovalutato i rischi o peggio non li ha neppure individuati risponda dei suoi errori come ogni altro professionista.
Proprio questa assunzione diretta di responsabilità andrebbe a vantaggio di tutti perché determinerebbe maggior attenzione nell’assumere incarichi in aziende oggettivamente complesse per dimensione o organizzazione interna.
Quale ingegnere assumerebbe l’incarico di progettare un ponte di 300 metri non avendone progettato alcuno prima, sapendo che se crolla si distrugge professionalmente?
D’altro canto se un infortunio capitasse perché non si era previsto il rischio, mi spiace, ma chi è il responsabile se non chi avrebbe dovuto prevederlo e valutarlo e addirittura studiarne le misure per limitarne le conseguenze se non eliminarlo?
La individuazione dei rischi fa parte della professionalità del RSPP . Non c’è nulla da fare, bisogna rendersene conto se si vuole avere la dignità di professionisti che rispondono dalle loro conoscenze e liberare il campi dai sedicenti “esperti”.
Al datore di lavoro invece bisogna lasciargli quelle di attivarsi e mettere in opera le misure preventive e protettive il consulente gli ha esposto.
Chi sbaglia paga in un quadro di certezza. Se nel DVR non c’é traccia del rischio che ha determinato l’infortunio è colpa dell’RSPP se invece c’è la segnalazione e il Datore di lavoro non l’ha ritenuta prioritaria rispetto ad altre allora paghi lui.
È semplice credo.
Del resto nelle grandi aziende l'utilità del'RSPP si misura. Basta analizzare gli indici di infortuni che fornisce al misura esatta della bontà delle analisi dell’RSPP e anche delle azioni operative del datore di lavoro. Se non calano gli incidenti e gli infortuni ... è meglio cambiare RSPP.
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini02/05/2011 (08:10:40)
@ Giampaolo Ceci

Innanzi tutto un caro saluto all'amico Giampaolo.

Riguardo a quanto scritto continuo a credere che l'RSPP sia un consulente del Datore di Lavoro che, come afferma Ceci, [..] debba ssumersi in toto la responsabilità delle sue valutazioni [..].

L'essere consulente presuppone sempre il rispondere della propria azione di consulenza.
Anche da RSPP.

Cordiali saluti
Rispondi Autore: Michele Spagnoletta02/05/2011 (10:59:35)
la verità la sappiamo tutti.Tenute presenti le varie realtà aziendali siamo solo una attenuante alle eventuali pene del DL. Come tutte le leggi si lascia spazio a qualsiasi interpretazione. la 81/08 doveva rendere il DL (unico riferimento in mancanza di deleghe) + responsabile e attento alla materia sicurezza con la possibilità di servirsi delle varie figure obbligatorie per mantenere il controllo costante dello stato di tutela di ambiente e lavoratori nella propria azienda. Ad oggi il ruolo dell'rspp rimane un obbligo legislativo da assolvere come un attestato di agibilità e una pedina per alleggerire il DL del carico di responsabilità che gli compete, inoltre se le sentenze portano in questa direzione non esiste nessun motivo per promuovere un incarico che non porta nè vantaggi economici nè sostanziali prese di coscienza da parte di chi deve tutelare questo ruolo.SI LAVORA 8 ORE AL GIORNO CERCANDO DI TROVARE LA MANIERA MIGLIORE PER FAR CAPIRE AL DL CHE BISOGNA FARE UNA CERTA COSA INVECE DI UTILIZZARE QUEL TEMPO PER PROCEDURE E FORMAZIONE. Se poi mettiamo il periodo di crisi e la sicurezza diventa l'ultima delle priorità non riesco proprio a trovare il rimedio di cambiare la rotta di una barca che non galleggia neanche. non è per essere pessimisti ma è la pura realtà e non ditemi che preposti e dirigenti vigilano o segnalano costantemente situazioni di rischio!.E' un mestiere duro e qualcuno lo deve fare talvolta anche per necessità oltre che passione ma non prendiamoci in giro ....... ALMENO NOI. NON SI TRATTA DI RSPP IMPROVVISATI O NON PREPARATI IL DISCORSO E' PURAMENTE LEGISLATIVO E CULTURALE e niente ci viene in aiuto. questo commento non è solo il risultato di esperienze personali ma viene anche da anni di confronto con altri colleghi rspp che vivono + o - le stesse problematiche e posso assicurare che non sono scuse. grazie a tutti e scusate lo sfogo.
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini02/05/2011 (16:43:45)
@ Michele Spagnoletta

caro Michele,
concordo e capisco il tuo sfogo.
Quante volte abbiamo a che fare con DdL che ci prendono in scarsa considerazione o, peggio ancora, ci snobbano.

Purtroppo sono presenti delle responsabilità che se inadempiute ci conducono a sanzioni, e talvolta, penali.

...e al giudice non interessa niente se il Datore di Lavoro é un cialtrone e non ci ascoltava.

Dobbiamo lavorare. Verissimo.
Personalmente però sto mollando chi non mi dà sufficienti garanzie di affidabilità o, se vuoi, evito di mescolarmi con i DdL cialtroni.

:-)

Cordiali saluti
Rispondi Autore: Roberto Germani11/05/2011 (17:46:11)
Gentilissimi Tutti, ho letto con attenzione i Vs. interventi e se devo essere sincero rimango amareggiato nel leggere che sia giusto che gli RSPP siano comunque responsabili. A volte mi capita di parlare con RSPP che non sanno neppure di esserlo, con RSPP che sono tenuti "sotto scacco" dai DL grazie un contratto da dipendente, con RSPP che lo sono solo per firmare il DVR... e di quei RSPP che svolgono il proprio lavoro con diligenza e sacrificio e che devono lottare per 10 ore di formazione all'anno? Che devono penare per riuscire a farsi dare le informazioni per le valutazioni? Ne vogliamo parlare? Va bene, firmiamo quella lettera di incarico, ci formiamo per svolgere l'incarico, ci assumiamo la responsabilità (con o senza Delega)... ma di fronte al DL che ti ricatta e ci fa capire, neppure troppo velatamente, che non devi "rompere" più di tanto se no quella è la porta, cosa vogliamo dire? Chi ci tutela in questo? Basta veramente formalizzare la nostra valutazione per scagionarci dal rischio?

Io credo di no! Va bene la Responsabilità e la gestione del Servizio di Prevenzione e Protezione, ma il DL deve essere l'unico responsabile di quello che succede nella sua azienda.

Con profonda stima,
Roberto Germani.
Rispondi Autore: Giandomenico Fracchia05/12/2011 (09:49:48)
L'unico modo per risolvere il problema è far diventare obbligatoriamente, dopo adeguata formazione, tutti gli RSPP degli Ufficiali di Polizia Giudiziaria, come gli Ispettori delle ASL, con tutti i relativi poteri sanzionatori. Solo così avrebbero ascolto dai DdL, che per la > parte se ne infischiano della sicurezza, tanto la fanno sempre franca. Questa è la realtà.
Rispondi Autore: Pietro pani08/12/2013 (18:45:35)

Salve volevo un chiarimento su una richiesta di risarcimento che vorrei fare all'azienda in cui opero, lavoro presso un magazzino di generi alimentari compreso per il 50'/, di bottiglie vetro ho subito un infortunio caricando in cartone di spumante ho perso la vista sul l'occhio sntr (taglio perforante di tt spessore) indennizzato da INAIL per un punteggio pari al22'/, a quanto pare gli occhiali di protezione nn erano previsto nella valutazione dei rischi in deposito ma impugnerò il fatto come (ERRATA valut.di rischio ) proprio perché al mio rientro in deposito dopo praticamente 7mesi il datore di lavoro ha provveduto a consegnare gli occhiali facendoci firmare come ricevuti perché nn hanno preventivato prima questo tipo di rischio? Che dice vado avanti grazie anticipatamente
Rispondi Autore: carmelo catanoso02/02/2014 (14:16:19)
Personalmente penso sia innegabile constatare l’esistenza, in Italia, di un sistema prevenzionale da "manutenzione a guasto" (in tutti campi e non solo per la salute e sicurezza).
In altre parole ci attiviamo, e quasi sempre con interventi di facciata, solo dopo che è successo il fatto.

Il nostro sistema prevenzionale è:
- basato sulla sanzione penale con l’obiettivo reprimere un comportamento negligente, omissivo, ecc.. che ha portato ad una situazione di pericolo o, peggio, ha causato un grave infortunio;
- entrato sulle mancanze e sugli errori degli individui e se si sbaglia, bisogna essere puniti tramite una sanzione penale.

Questo sistema, nonostante la palese inefficienza, sta in piedi perchè è comodo e sostenibile con facilità in quanto:
- nel nostro ordinamento penale, la responsabilità è personale;
- i comportamenti pericolosi sono all’origine della maggioranza degli infortuni;
- individuare uno o più colpevoli soddisfa le giuste aspettative emotive di coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nonché le esigenze della Collettività.

Il problema, però, è che:
- la ricerca di uno o più colpevoli porta a tralasciare l’analisi delle organizzazioni pubbliche o private nella loro interezza;
- la mancata analisi delle organizzazioni pubbliche o private consente di mantenere alle stesse lo “status quo”, con la struttura, le regole ed il sistema di poteri esistente al momento dell’evento;
- non si analizzano le decisioni prese ai massimi livelli e le cui conseguenze sono alla base degli stessi eventi verificatisi.

Il risultato di tutto ciò è che non si interviene alla fonte del problema e non si rimuovono le cause primarie di quanto avvenuto.

Un esempio per tutti sono i bandi di affidamento delle funzioni di RSPP che continuano ad essere messi in giro da Consip per attività in strutture pubbliche.

Quando poi sento parlare di una Procura Nazionale Infortuni, francamente mi viene da ridere, perché si continua a voler intervenire sugli effetti (ricerca e sanzioni per i colpevoli) e non sulle cause primarie che hanno portato all’evento.

Comunque, se si volesse provare ad evitare eventi come quello di Torino, basterebbe prevedere, per le aziende che hanno deciso di “chiudere bottega”, un’attività di vigilanza mirata che inizi contestualmente alla comunicazione di chiusura dell’attività alle parti sociali (da 3 a 6 mesi prima).
In questo modo, l’azienda verrebbe messa sotto continua osservazione così da ricordare all’imprenditore che pur essendo l’azienda in fase di chiusura, non può non garantire i requisiti minimi in materia di salute e sicurezza dei propri dipendenti fino a quando anche uno solo di essi sarà presente all’interno della stessa.

Infine, riguardo alle responsabilità della figura del RSPP, non vi è nulla di nuovo.
Diversi autori, tra cui il sottoscritto, avevano già delineato sui propri libri, a partire dal 1995, quali potevano essere i profili di responsabilità per il RSPP.
Vale la pena di citare soprattutto un eccellente libro del 1996 di due magistrati, Culotta e Di Lecce (poco inclini, a differenza di altri, a fare le prime donne alla ricerca di visibilità sui massmedia a tutti i costi), dove gli ambiti di responsabilità civile e penale del RSPP erano stati magnificamente descritti.

Il problema, però, rimane sempre lo stesso.
A fatti accaduti, creare un nesso di causalità efficiente tra i comportamenti omissivi del ventaglio di soggetti che, a vario titolo, sono individuabili, è estremamente facile.
La domanda che ci si deve fare, però, è se la condotta che avrebbe evitato l'accadimento era effettivamente esigibile per ciascuno dei soggetti chiamati a risponderne.

Se volessimo pensare ad un RSPP che tutto sa, tutto vede e tutto può, allora questa figura sarà sempre co-responsabile "a prescindere" per qualunque evento che avverrà in un luogo di lavoro.

Se pensassimo a un RSPP che:

- con diligenza e professionalità svolge il suo lavoro e non viene visto come un rompiballe dagli enti "proprietari" degli istituti (comuni e province) a cui trasmette le richieste pertinenti alle loro funzioni e responsabilità (e la manutenzione degli immobili è una di queste).

- di fronte a situazioni pericolose che sono effettivamente riconoscibili con una normale preparazione tecnica, interviene proponendo al datore di lavoro l'adozione di ciò che, nell'ambito delle sue attribuzioni e competenze, ritiene necessario fare,

allora saremmo di fronte affettivamente ad una figura che svolge proattivamente il proprio ruolo per il miglioramento del livello di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Rispondi Autore: Luigi Giliberti18/06/2015 (16:20:40)
Dopo aver letto alcuni commenti,rimango senza parole.Proverò solo a dire che esistono tutti gli strumenti normativi per ridurre al minimo il rischio infortuni.Rendere obbligatorio anche la registrazione dei mancati infortuni,proprio no,non funzionerà.Sarebbe buona norma invece far rispettare le leggi esistenti informando di più su quali sono i costi degli infortuni sulla collettività.Questo aumenterebbe la consapevolezza da parte di tutti. Ldgservice
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini05/08/2016 (08:30:08)
Mi permetto di rimarcare un concetto esposto a cui tengo molto

[..] Mostriamo uno scatto di orgoglio per il ruolo di RSPP.

Evitiamo di apparire come anello debole del Servizio di Prevenzione e Protezione o come semplici esecutori di quanto gradito dal Datore di Lavoro.

Poniamoci verso i Datori di Lavoro in modo costruttivo e professionale. [..]

Cordiali saluti a tutti

Francesco Cuccuini

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