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24 febbraio 2016 - Cat: Medico competente
  

Proteggere dai rischi lavorativi e promuovere la salute del lavoratore


Le sfide che deve affrontare oggi il medico del lavoro: integrare la protezione dai rischi lavorativi e la promozione della salute sia dentro che fuori dall’ambito lavorativo.

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Milano, 24 Feb – In questi anni di crisi economica, che ha visto in molti paesi la riduzione degli occupati o l’aumento della flessibilità contrattuale, si torna a discutere non solo dei rischi correlati alle attività lavorative, ma anche dell’importanza del lavoro come fattore di benessere. Del lavoro come elemento importante per la dignità della vita, della persona e della comunità, a partire dall’articolo 1 della nostra Costituzione che ci ricorda come il nostro paese sia una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
 
A parlare della rilevanza del lavoro e della salute del lavoratore, in relazione all’attività del medico del lavoro, è un intervento al 78° Congresso SIMLII (Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale) che si è svolto a Milano il 25-26-27 novembre 2015.

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Nell’intervento “Il lavoro: proteggere dai suoi rischi, abilitare ai suoi vantaggi”, a cura di Pier Alberto Bertazzi (Università degli Studi & Fondazione IRCCS Ca’ Granda - Clinica del Lavoro L. Devoto ‐ Ospedale Maggiore Policlinico Milano), si ricorda che il lavoro corrisponde a una dimensione essenziale, originale degli esseri umani. 
 
Infatti, come indica il relatore, “l’uomo è comparso e si e distinto tra le specie viventi per la sua capacità di manipolare in modo cosciente e creativo, e non solo istintivo, la realtà intorno a se, inaugurando un modo di vita e un’organizzazione sociale e culturale prima inusitati”. E già dalle prime testimonianze preistoriche “appare evidente che il lavoro anche nella sua manifestazione come ‘arte’ rappresenta per l’uomo e la donna uno strumento non solo di sopravvivenza, di sé e della società cui appartengono, ma anche di appagamento di una profonda esigenza personale di espressione, creatività e costruzione”.
 
Tuttavia “l'espressione di tale inestirpabile caratteristica umana ha sempre portato con sé anche pericoli”, e oggi - al tempo della globalizzazione e dopo la rivoluzione informatica – “tali pericoli sono più subdoli ma non meno reali di quelli delle epoche precedenti; e si aggiungono a quelli tradizionali”. Infatti “con l’affermarsi di nuove tecnologie, sono cambiati non solo gli strumenti, l’organizzazione e gli ambienti del lavoro ma, in qualche modo, la sua stessa natura, non più legata allo sforzo fisico, a un luogo stabile (es. smart work, ‘lavoro agile’), a una professionalità e competenza acquisite una volta per tutte e praticate in modo permanente”. E i pericoli di questo ‘nuovo’ lavoro “sono meno clamorosi che in passato, ma più pervasivi influenzando le prevalenti malattie croniche metabolico‐degenerative”.
 
Da questo punto di vista sono presentate anche le sfide che deve affrontare oggi il medico del lavoro:
- “garantire a chi lavora protezione dai rischi per la sicurezza e la salute che l’attività lavorativa può comportare;
- rendere l’esperienza del lavoro possibile anche in presenza di condizioni limitanti;
- favorire/ promuovere la salute attraverso l’esperienza del lavoro e le condizioni (ambientali, organizzative e relazionali) nelle quali si svolge”.
 
E per dimostrare l’importanza del lavoro, l’autore riporta nelle slide - che vi invitiamo a leggere integralmente – diverse testimonianze.
Ad esempio ricorda che la centralità del lavoro nell’esperienza umana “è affermata anche dal sociologo e storico Richard Sennet secondo il quale l’uomo è mosso da un ‘impulso fondamentale sempre vivo, il desiderio di svolgere bene un lavoro per sé stesso’. La figura emblematica, secondo Sennet, è quella dell’«artigiano» che ‘rappresenta in ciascuno di noi il desiderio di fare bene una cosa, concretamente, per sé stessa’”.
Si riportano anche alcune recenti frasi di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, che il 23 maggio 2015 sottolinea come “l'estendersi della precarietà, del lavoro nero e del ricatto malavitoso” faccia sperimentare, soprattutto tra le giovani generazioni, “che la mancanza del lavoro toglie dignità, impedisce la pienezza della vita umana e reclama una risposta sollecita e
vigorosa”.
 
Partendo anche da questi presupposti la Medicina del Lavoro si va “gradualmente trasformando da un’attività orientata solo ai rischi di natura professionale a una disciplina che considera per i lavoratori:
- il benessere fisico, mentale e sociale,
- la salute in termini complessivi, generali,
- e il loro sviluppo come persone. 
E sono riportati anche alcuni obiettivi che la Medicina del Lavoro dovrebbe perseguire [1]:
- “protezione e promozione della salute dei lavoratori con la prevenzione e il controllo degli infortuni e delle malattie occupazionali e l’eliminazione dei fattori e delle condizioni lavorative pericolose per la salute e la sicurezza sul lavoro;
- sviluppo e promozione di organizzazione, ambienti e tipi di lavoro sani e sicuri;
- miglioramento del benessere fisico, mentale e sociale dei lavoratori e sostegno allo sviluppo e al mantenimento della loro capacità lavorativa e della loro crescita professionale e sociale sul lavoro;
- abilitare i lavoratori a condurre una vita socialmente ed economicamente produttiva e a contribuire positivamente a uno sviluppo sociale sostenibile”.
 
L’intervento si sofferma poi sulla salute ‘integrale’ del lavoratore
 
Infatti si indica che oggi si opera “prevalentemente in modo compartimentato:
- i programmi di protezione da malattie e infortuni si rivolgono esclusivamente ai fattori presenti nell’ambiente di lavoro;
- i programmi di promozione della salute si rivolgono esclusivamente agli stili di vita al di fuori di esso”.
Ed è invece “necessario combinare e integrare questi due tipi d’intervento anche per una loro maggior efficacia”.
 
Viene illustrato a questo punto il programma NIOSH “Total Worker Health” (TWH) che “sostiene un approccio olistico e comprensivo al benessere del lavoratore – un approccio che coglie il valore e il vantaggio insiti nel creare ambienti dove un lavoro sicuro, sano e con un significato può produrre migliori condizioni di salute e opportunità per i lavoratori, le loro famiglie, le loro comunità ed economie[2].
Si riprende poi anche l’Healthy Workplace Model dell’OMS che nel “Global plan of action” “tratta tutti gli aspetti della salute dei lavoratori:
- dalla prevenzione primaria dei rischi occupazionali;
- alla protezione e promozione della salute sul lavoro;
- alle condizioni contrattuali d’impiego;
- fino a una più adeguata risposta da parte dei sistemi sanitari ai bisogni di salute dei lavoratori”. 
 
L’intervento dopo aver affrontato vari altri temi, si conclude soffermandosi sulla concezione e senso del lavoro.
 
Ci sono tre dimensioni inseparabili per parlare di significato del lavoro [3]:
- “rispetto dell’integrità psico‐fisica del lavoratore quale condizione preliminare;
- possibilità di porsi dei fini che, per chi lavora, non sono solo un livello salariale o stipendiale superiore, ma anche la propria crescita e sviluppo come persona;
- costruzione di un ambiente di lavoro comunitario perché, pur essendo un atto dell’individuo, il lavoro per sua essenza è cooperazione e l’uomo può lavorare solo ponendosi in relazione con l’altro e con le cose”.
E in definitiva i medici del lavoro “hanno il compito fondamentale di sviluppare questa relazione positiva e biunivoca tra attribuzione di senso alla persona e costruzione di un ambiente che non schiacci nella sofferenza”. Un compito “per la ri‐umanizzazione del lavoro e per la cura della imprese” [4].
 
 
Il lavoro: proteggere dai suoi rischi, abilitare ai suoi vantaggi”, di Pier Alberto Bertazzi (Università degli Studi & Fondazione IRCCS Ca’ Granda - Clinica del Lavoro L. Devoto ‐ Ospedale Maggiore Policlinico Milano), intervento al al 78° Congresso SIMLII (formato PDF, 13.32 MB).
 
 
Tiziano Menduto



[1] WHO Collaborating Centres in Occupational Health, Beijing 1994
[2] The Niosh Total Worker Health Program: Seminal Research Papers 2012
[3] G. Sapelli Med Lav 2010
[4] G. Sapelli 2010


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


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