LOGO - Home Page
Dal 1999 il quotidiano sulla sicurezza sul lavoro, ambiente, security
Condividi
questa pagina sul Social Network a cui sei già loggato!

16 dicembre 2013 - Cat: Sentenze commentate
  

Sulla responsabilità del datore di lavoro per infortunio di un estraneo


Il datore di lavoro può rispondere per un infortunio che dovesse accadere nei luoghi di lavoro della propria azienda anche a una persona estranea se lo stesso è legato a una violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Di G.Porreca

Pubblicità
 
 
Commento a cura di G. Porreca.
 
E’ un insegnamento quello che discende da questa sentenza della Corte di Cassazione che può essere utile per quelle organizzazioni di lavoro che consentono di frequentare gli ambienti destinati all’attività lavorativa a persone estranee all’organizzazione stessa. Il datore di lavoro di un’azienda, sostiene la suprema Corte, può rispondere anche per un infortunio che dovesse accadere nel luogo di lavoro ad una persona estranea alla organizzazione. Perché si configuri un profilo di colpa, ha precisato la stessa Corte, non occorre che vi sia la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni sul lavoro ma è sufficiente che l'evento dannoso si sia verificato a causa dell'omessa adozione di quelle misure ed accorgimenti imposti ai fini della più efficace tutela dell'integrità fisica del lavoratore.
 
Il fatto
La Corte d'Appello ha confermata la sentenza pronunciata dal Tribunale che aveva affermato la penale responsabilità del legale rappresentante di una società amministratrice di uno stabile, sede di alcuni uffici del Comune, in ordine al reato di cui all'art. 590 comma 3, in relazione all'art. 8 comma 9 del D.P.R. n. 547 del 1955. Al legale rappresentante era stato contestato il suddetto reato poiché per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e violazione della normativa di prevenzione degli infortuni sul lavoro per non aver segnalato e comunque disposto la segnalazione della presenza sul pianerottolo del primo piano, nelle immediate dell'ascensore, di un dislivello del pavimento di circa 8 cm costituente ingombro con p ericolo di caduta di persone, aveva cagionato ad una dipendente del Comune lesioni personali gravi. In particolare era successo che la dipendente del Comune si era recata, unitamente ad una collega, nell'immobile di cui era amministratrice l'imputata per portare dei fascicoli in un ufficio ivi ubicato. La stessa aveva  preso insieme alla collega l'ascensore e, uscendo, era caduta in quanto non si era accorta che, immediatamente dopo la porta dell'ascensore, c'era un gradino che non era segnalato e dello stesso colore grigio del pavimento. A seguito della predetta caduta la dipendente aveva riportato la frattura articolare scomposta dell'epifisi distale del radio dx con prognosi iniziale di trenta giorni, poi elevati a sessanta.


Pubblicità
 
 
Il ricorso alla Cassazione e le decisioni della suprema Corte
Avverso la decisione della Corte di Appello il legale rappresentante della società amministratrice dello stabile ha proposto ricorso a mezzo del proprio difensore deducendo fra l’altro la erronea applicazione della legge penale con riguardo alla condotta colposa prevista e punita dalla norma incriminatrice e la mancata rimproverabilità della stessa a lei imputata. La stessa ha posto in evidenza che, essendo priva di adeguate competenze tecniche, si era rivolta ad un professionista che aveva omesso di segnalare il dislivello quale fonte di pericolo, non imponendo, conseguentemente, alcuna prescrizione.
 
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso facendo presente sul punto che entrambe le sentenze di merito avevano sottolineato come circa un anno prima dell'episodio la stessa dipendente aveva segnalato all’imputata l'esistenza e la pericolosità dell'avvallamento per cui la stessa era pienamente a conoscenza della possibile insidia e le incombeva pertanto, in considerazione della posizione rivestita, il dovere di attivarsi (come poi successivamente avvenuto dopo il verificarsi dell'episodio) per eliminarla o comunque per segnalare opportunamente il dislivello agli utenti dell'ascensore.
 
In merito alla osservazione avanzata dall’imputata secondo cui erroneamente sarebbe stata contestata la violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro nonostante l’infortunata  non fosse una sua dipendente ma del Comune presso i cui uffici si stava recando per ragioni di servizio, la suprema Corte ha ricordato che “in caso di lesioni o di omicidio colposo, perché possa ravvisarsi l'ipotesi del fatto commesso con violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro, è necessario e sufficiente che sussista tra siffatta violazione e l'evento dannoso un legame causale, il quale ricorre tutte le volte che il fatto sia ricollegabile alla inosservanza delle norme stesse secondo i principi dettati dagli artt. 40 e 41 c.p.”. In tale evenienza si ravvisa l'aggravante di cui all'art. 590 c.p., comma 3 “anche nel caso di soggetto passivo estraneo all'attività ed all'ambiente di lavoro, purché la presenza di tale soggetto nel luogo e nel momento dell'infortunio non abbia tali caratteri di anormalità, atipicità ed eccezionalità da far ritenere interrotto il nesso eziologico tra l'evento e la condotta inosservante”.
 
Non occorre che vi sia la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni sul lavoro” ha quindi precisato la Sez. IV, “essendo sufficiente che l'evento dannoso si sia verificato a causa dell'omessa adozione di quelle misure ed accorgimenti imposti ai fini della più efficace tutela dell'integrità fisica del lavoratore” ed ha quindi concluso che non ha nessuna importanza che l'imputata non era il datore di lavoro della infortunata  giacché “il principio cautelare ha una valenza generale ed inderogabile, tale da imporsi nell'interesse di tutti, finanche degli estranei al rapporto di lavoro, a prescindere, quindi, da un rapporto di dipendenza diretta con il titolare dell'impresa”.
 
 
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Forum PuntoSicuro

COMMENTA questo articolo nel FORUM di PuntoSicuro!

 


Commenta questo articolo!


Rispondi Autore: Massimo Barale21/12/2013 (07:58:32)
É quindi possibile, per estensione, imputare al datore di lavoro la responsbilitá per un incidente occorso su pubblica via a causa di una violazione commessa all'interno del luogo di lavoro? E se il responsabile della violazione risulta essere un appaltatore che opera all'interno della societá (ad es. per un cantiere edile)?
Rispondi Autore: patrizio madaschi21/12/2013 (08:55:32)
Nella descrizione del fatto si dice che la dipendente infortunata non si era accorta della presenza del gradino mentre nel capitolo relativo al ricorso si dice che la stessa dipendente circa un anno prima dell'episodio aveva segnalato all’imputata l'esistenza e la pericolosità dell'avvallamento. E' vero che questo non cambia la sostanza dell'accaduto e la responsabilità dell'amministratice ma posso sapere a chi aveva segnalato la presenza del gradino la dipendente? anche al suo datore di lavoro (sindaco o dirigente di settore)? e questi non si è attivato verso l'amministratore? nessuna responsabilità a carico del datore di lavoro dell'infortunata?
Rispondi Autore: Massimo Bastianelli28/12/2013 (09:35:13)
Mi interessa per motivi professionali, una risposta ai quesiti posti dal signor Barale.
Auguri a tutta la redazione.
Rispondi Autore: savignano vincenzo12/01/2014 (00:56:34)
sicurezza=catena umana mai interromperla
Rispondi Autore: abdelhak boumallouk26/02/2014 (11:57:52)
buon giorno sono multo interessato di queso descorso giuridico.vglio sapere di piu su questo tema.

cordiale saluti
Rispondi Autore: Nino Ferrigno05/05/2014 (19:41:45)
Leggo in ritardo di questa sentenza. A parte il titolo sbagliato perchè non si tratta di un Datore di Lavoro bensì del legale rappresentante della società amministratrice dello stabile (Amministratore condominiale?), non si capisce se sia o meno co-responsabile assieme al vero DdL. Inoltre non si capisce se fosse anche proprietaria dell'immobile. A questo punto perchè non corresponsabilizzare anche progettisti, fornitori ai sensi degli artt. 22 e 23? E come citato da Madaschi doveva essere imputato anche il Dirigente e l'RSPP comunale che hanno omesso la VdR del luogo di lavoro. Vi vedrei anche una omissione all'art. 30 di non aver vigilato sulla esaustiva VdR da parte del Consiglio Comunale (che ha quindi tratto un qualche vantaggio). Insomma di queste sentenze ormai non se ne può più.

FBEsegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bacheca
GPEsegui il login tramite Google+!
GPEsegui il login tramite Twitter!
Nome e cognome:
(obbligatorio)
E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)
Inserisci il tuo commento: