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Le immagini dell’insicurezza


La linea di vita? Per qualcuno non serve.

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Trento, 22 Giu - Le immagini di oggi ci vengono inviate da un collega coordinatore per la sicurezza che scrive: “ Le foto si riferiscono ad un intervento di alcuni giorni fa, per modifiche ad una copertura di recentissima realizzazione e quindi già dotata di linee vita. Malgrado la possibilità di operare in sicurezza, indossando l'imbracatura ed agganciandosi alla linea vita ed ai punti contro l'effetto pendolo, due addetti hanno messo a repentaglio la loro vita, esponendosi al grave rischio di caduta dall'alto, reso più probabile dal rischio inciampo (travetti trasversali). Per non parlare delle modalità con cui hanno utilizzato la motosega. Ma credo che le foto si commentino da sole“.
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
Eccoci ancora una volta a commentare la scarsa attenzione che alcuni lavoratori hanno per la propria vita. Non parliamo di norme o di procedure, ma di buon senso. Proprio in questi giorni analizzavo le statistiche degli infortuni mortali in Italia nei primi mesi di quest’anno e le morti da “ caduta dall’alto” sono ancora la causa principale dei morti sul lavoro e vedendo le foto che sistematicamente riceviamo e/o utilizziamo per le immagini dell’insicurezza, si rileva proprio come la mancata valutazione del rischio di caduta dall’alto la faccia da padrone, forse perché più evidente rispetto ad altri rischi, certamente perché lavorare senza protezioni anticaduta (siano esse personali che collettive) è ancora una procedura molto diffusa.
 
 
Si ringrazia l’Ing. Mauro Nones per le fotografie.
 
 
Farina Geom. Stefano, Responsabile Nazionale Comitato Costruzioni di AiFOS
 
 
 
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


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Autore: Pier giuseppe Ferrari25/06/2012 (12:02:25)
Se le violazioni in materia di sicurezza rendono "nullo" il contratto ...basterebbe contestare e non pagare il lavoro a questi soggetti; forse varrebbe di più per educarli alla "prossima volta", finche l'avranno! (?)
Autore: marzia puccetti22/06/2012 (17:30:22)
non mi è chiaro da dove si deduca che chi ha fatto la foto sia il CSE, di quel cantiere..sarebbe un potenziale suicida professionale ( come i suoi operai lo sono per la propria vita corrente) In presenza di un reato, e questo E' il reportage di un reato, chi passa e vede ha dovere-diritto di FARE INTERVENIRE la forza pubblica, non ha il dovere di intervenire personalmente, neanche se professionalmente capace. e bene ha fatto l'ing. a fare le foto, perchè spero che le abbia mandate all'asl che può intervenire anche a posteriori multando i deficienti per "condotta esaurita" oltre a rilevare la mancanza di ponteggio, linea di vita etc..
Autore: MORANDO22/06/2012 (14:35:03)
E pensare che certa identica anzi peggiore cosa è stata ripetutamente ORDINATA da: ENTI PUBBLICI di certo COMUNE con CERTA Comunità Montana ..PUBBLICI IMPIEGATI.. facendo usare sia moto seghe etc., salire sui tetti delle scuole Comunali..tagliare rami d'albero etc.etc. SENZA corsi D.Lgs 81/2008 senza neppure gli indumenti personali anti taglio etc.etc. con tanto di denuncia (ancora senza esiti..) inoltrata agli Ispettori ASL di Mondovì (Cn)..ci sarebbero comunque a prova oltre che i testimoni anche le fotografie disponibili..Chissà gli Ispettori ASL potrebbero inviarvele e Voi magari pubblicarle..se gli Enti pubblici NON rispettano neppure loro la legge NON si può poi pretenderla dai privati..
Morando
Autore: Massimo Trolli22/06/2012 (13:41:06)
Il soggetto che ha fotografato quegli incoscienti, senz'altro (voglio sperare) non era coordinatore per la sicurezza di quel cantiere (e se fosse per me non lo sarebbe per nessun cantiere!). Ciò che vorrei far intendere è che qualsiasi persona comune dotata di buon senso, indipendentemente che fosse preposto o coordinatore o gelataio o turista, avrebbe fatto qualcosa per interrompere immediatamente una sfida incosciente alla vita, senza gratificarsi con una interminabile cronaca fotografica. In noi sta avendo la meglio l'indifferenza per ciò che ci circonda a patto però che non faccia sensazione ed abbiamo dimenticato o non sappiamo nemmeno cosa sia (perchè ormai nessuno l'insegna più) l'educazione civica, il rispetto per il prossimo, per la vita del prossimo. Stiamo troppo bene nel nostro guscio di egoismo e non vogliamo esporci più di tanto per non cercarci grane. Ecco perchè "casi del genere ce ne sono a migliaia nei vari canteri". Cordiali saluti. MT
Autore: Giovanni Lagonia22/06/2012 (09:49:23)
Casi del genere ce ne sono a migliaia nei vari cantieri. Queste persone credono di essere immortali ed, in alcuni casi, si vantano delle loro azioni sconsiderate. Il CSE ha responsabilità se non ha dato disposizioni adeguate e se non ha verificato e vigilato che le stesse siano correttamente applicate. Di certo non può sostituirsi al preposto dell'impresa, che ha il compito di vigilare e sovrintendere costantemente sui propri operai. Nel caso in questione, il CSE dovrebbe sospendere immediatamente ogni attività lavorativa.
Autore: Massimo Trolli22/06/2012 (09:00:42)
Le immagini degli spericolati sul tetto dimostrano quanto siano diffusi incoscienza e superficialità nel mondo del lavoro. Quello che turba maggiormente però, a mio parere, è il gusto del macabro (definiamolo solo così) dimostrato dal "collega coordinatore della sicurezza" che prima di fregiarsi di un titolo cosi importante dovrebbe rivedere i suoi concetti sulla sicurezza e direi sulla vita: non solo ha trascurato di interrompere un rischio di morte, chiamando ad esempio tecnici dell'Asl o, alla mala parata, Vigili o Carabinieri, ma forse per non cercarsi guai ha preferito scattare immagini del pericolo dall'inizio alla fine. INCREDIBILE!!!
Autore: Ernesto Gardini22/06/2012 (08:51:47)
Le questioni deontologiche e morali vanno girate ha chi fa le riprese, questo è sottinteso
Autore: Stefano Farina22/06/2012 (08:45:50)
Buongiorno, al fine di evitare fraintendimenti, preciso che i lavori in oggetto non erano eseguiti in un cantiere coordinato da chi mi ha inviato le fotografie.
Autore: Ernesto Gardini22/06/2012 (08:32:40)
Il collega coordinatore per la sicurezza cosa ha fatto visto quello che si stava verificando. Si è accontentato a fotografare e inviare le foto.
Suo compito sarebbe che ciò non si verificasse, ha mio avviso è corresponsabile con gli operatori che svolgono l'intervento.

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