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Un lavoratore su quattro non ricorda di aver fatto la formazione


Uno dei primi dati del Progetto INSula sulla percezione dei rischi ci indica che un lavoratore su quattro non ricorda o dice di non aver fatto la formazione. Parliamo dei dati e del progetto in un’intervista al rappresentante Inail Sergio Iavicoli.

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Bologna, 11 Dic – Perché si affermi nel nostro paese una reale cultura della sicurezza è necessario che siano alti i livelli di consapevolezza dei rischi che i lavoratori affrontano nei luoghi di lavoro e delle misure possibili per ridurli. Migliorare la percezione del rischio - inteso come quel “processo di organizzazione e unificazione sensoriale che attiva un processo valutativo, con attribuzione di significato, a cui consegue un comportamento” – porta anche a ridurre la tendenza alla sua rappresentazione “fatalistica”: qualcosa che appare fuori dalla nostra capacità di controllo e di dominio.


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Per conoscere la situazione della percezione del rischio è nato in Italia il progetto INSula, un’indagine nazionale di rilevazione della percezione del rischio per la salute e sicurezza in ambiente di lavoro da parte dei lavoratori e delle figure della prevenzione.
 
Il Progetto INSuLa si propone di realizzare la prima survey, la prima indagine sulla percezione del rischio e sul livello generale di consapevolezza rispetto all’applicazione del D.Lgs 81/2008 con il coinvolgimento di tutte le figure della prevenzione. Una grande indagine su un campione rappresentativo che intende contribuire alla creazione di un sistema di rilevazione permanente della percezione del rischio per la salute e sicurezza sul lavoro, che fornisca indicazione sulla qualità della vita lavorativa e permetta nel tempo di adeguare tale monitoraggio ai cambiamenti del mondo del lavoro ed ai bisogni dei principali attori coinvolti nel sistema di prevenzione.
 
In questi mesi i primi report, i primi risultati sono stati pubblicati e presentati in vari convegni. Ad esempio il 22 ottobre scorso ad Ambiente Lavoro di Bologna durante il seminario Inail “Indagine nazionale di rilevazione della percezione del rischio per la salute e sicurezza in ambiente di lavoro da parte dei lavoratori e delle figure della prevenzione”.
 
Per avere più informazioni sul progetto e comprendere anche l’impatto dei primi risultati pubblicati sul futuro della prevenzione, abbiamo intervistato il Dott. Sergio Iavicoli, responsabile del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale dell’ Inail. Dipartimento che coordina l’indagine costituita da un progetto capofila (indagine principale) focalizzato su lavoratori e datori di lavoro e da altri focus progettuali specifici dedicati alle altre figure della prevenzione (medici competenti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro).
 
Le domande e le risposte analizzano la nascita del progetto, i suoi obiettivi e l’importanza del rilevamento in Italia della percezione del rischio. Il progetto diventerà un servizio di rilevazione permanente? Come è cambiata la percezione del rischio in Italia anche con riferimento ai dati già presenti relativi alle varie indagini europee?
 
Quali i dati più rilevanti riportati dai report? Dove è possibile trovarli e consultarli? Ci sono dati che possono cambiare le strategie relative alla prevenzione in Italia?
 
Cosa indicano i report relativi ai datori di lavoro e agli altri attori della sicurezza? Sono state rilevate problematiche di difficoltà o carenza di collaborazione tra le parti, magari dovute ad una diversa percezione dei problemi?
 
Queste alcune delle domande fatte al Responsabile del Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Inail.
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di visualizzare integralmente l’intervista realizzata il 22 ottobre e/o di leggerne una parziale e breve trascrizione.
 
Invitiamo infine i nostri lettori a consultare i report del progetto già pubblicati.
 
 
 
 
 
 
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
 
 
(...)
 
Parliamo del progetto Insula e specialmente dell’importanza e della novità di questa indagine sulla percezione del rischio.
 
Sergio Iavicoli: (...) Finora i dati che abbiamo sentito e utilizzato arrivano dalle indagini europee, soprattutto la Fondazione di Dublino che ha fatto indagini campionarie raccogliendo questa parte complementare sulla percezione della salute e sicurezza sul lavoro, che si va ad affiancare ai sistemi di monitoraggio tradizionale Eurostat in tutti i paesi dell’Unione. È chiaro che dovendo fare un minimo comune denominatore ci sono dei limiti sull’utilizzo di questi dati e anche un numero di campionamento ridotto: peraltro la criticità maggiore per l’Italia è che proprio con questo minimo comune denominatore si tagliano fuori tutte le aziende sotto i dieci dipendenti che per il nostro tessuto produttivo è un grosso limite.
Noi abbiamo voluto recuperare questo e sopratutto andare a tarare sulle specificità del Decreto 81, dell’applicazione nel contesto socioculturale italiano.
 
(...)
 
Diamo qualche dato rilevante o inaspettato rilevato dalle indagini.
 
S.I.: Diciamo che tra i dati di prima lettura, che forse val la pena ricordare sull’indagine dei lavoratori, innanzitutto c’è un generale grande valore che si dà alla salute e sicurezza sul lavoro.
Noi abbiamo posto delle domande in cui abbiamo chiesto agli intervistati di fare una scelta: ad esempio tra lo sviluppo di carriera, tra la sicurezza del posto di lavoro o gli aspetti degli incentivi economici, della salute e sicurezza. Abbiamo chiesto di mettere uno scoring, una priorizzazione tra queste tematiche. Ebbene, la salute e sicurezza, insieme alla sicurezza del posto di lavoro, sono pressoché allo stesso livello. I lavoratori li considerano altrettanto importanti...(...)
Ci sono poi altri dati di grande attenzione: un lavoratore su quattro non ricorda o dice di non aver fatto la formazione che è obbligatoria. Un dato importante: si parla di un obbligo di legge, di un dato che si dà per scontato. In questo caso [la formazione] è stata considerata irrilevante o proprio non è stata fatta? L’analisi secondaria su questo dato dovrà andare a capire dove sono queste sacche, perché uno su quattro è un dato rilevante.
Poi sui rischi abbiamo anche chiesto qual è la percezione dei rischi.
Il rischio che è percepito da tutti come più rilevante, che ricordano, che sentono di più, è quello dello stress lavoro correlato. Quindi gli aspetti psicosociali sono sicuramente punti importanti di percezione...
 
(...)
 
Quanto è importante la percezione del rischio?
 
S.I.: Credo che la percezione sia poi uno strumento importante. Credo che anche quello che si sta facendo sulla gestione stress lavoro correlato dove la percezione e la soggettività sono componenti importanti ci apra la prospettiva in futuro di affrontare complessivamente un’analisi del rischio che tenga conto di questi aspetti. Io credo che i due dati siano assolutamente complementari: cioè i dati di monitoraggio, amministrativi, devono viaggiare in parallelo con quelli della percezione.
 
 
I report:
 
 
 
 



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Rispondi Autore: Accordo SR11/12/2014 (09:15:23)
Ma che pretendente ?
Ci troviamo aule senza conoscere i rischi nè le attrezzature che le persone uso !!!!

E siamo tutti "Formatori Qualificati".

Hanno sbagliato TUTTO, o MEGLIO, HANNO VOLUTO FAVORIRE GLI ORGANISMI DI CERTIFICAIZONE.

La formazione -deve- essere fatta internamente DA RSPP CON I PREPOSTI che si PRESUMONO abbiano competenza dei processi rischiosi !
Rispondi Autore: DANILO ZULIAN12/12/2014 (06:39:34)
Troppe società di formazione con requisiti puramente cartacei, non validati da nessuno; associazioni di categoria conniventi con personaggi formatori che vivono di soli corsi e che "taglieggiano" gli associati con messaggi del tipo "OBBLIGATORIO" anche quando non serve. In aula, la gente, già piuttosto arrabbiata, se va bene dorme della grossa! Oppure corsi dove ti insegnano (?) in 8 ore il corso per utilizzare due piattaforme diverse (???). E potrei continuare… Divento matto nel seguire i clienti che abbisognano di formazione e che sono quotidianamente soggetti a messaggi di questo tipo.Così non si va da nessuna parte ed i risultati si vedono.
Rispondi Autore: Fabrizio Panichi13/12/2014 (17:52:48)
La formazione è detta da molti (compreso il sottoscritto) un business (=affare) e come tale viene trattata. In molti casi con formatori "qualificati" che parlano parlano ma sono i primi ha non conoscere il reale rischio e pericolo di quel tipo di attività... Quindi come fanno a coinvolgere i propri discenti ?
In molti casi (se non tutti) aule miste con addetti che variano dal settore agricoltura, all'industria o al terziario... quindi diventa facile per un discente non essere interessato o addirittura dormire come scritto !

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