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30 dicembre 2015 - Cat: Security
  

Il professionista della security e i droni


I rischi e le contromisure legate all’utilizzo dei droni, sia da parte di operatori abilitati legittimati, sia da parte di criminali. Di A.Biasiotti.

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Posso abbattere un drone che mi sta spiando?
Le recenti feste natalizie hanno portato ad un elevato incremento delle vendite di droni, spesso dotati di telecamere, che trasmettono immagini in tempo reale a terra. Una grande catena commerciale ne vendeva un esemplare a 300 euro. Sembrano legittime le preoccupazioni di molti cittadini e responsabili della security, in merito ad un uso improprio di questi strumenti ed a possibili tecniche di difesa.
 


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Prima di rispondere a questa domanda, raccontiamo ai lettori che cos’è accaduto poco tempo fa in una fattoria del Kentucky.
Un agricoltore ha rilevato che un drone stava volando basso e la telecamera stava inquadrando la sua abitazione.
Egli prese il fucile, regolarmente detenuto, e abbatté il drone.
Poco dopo quattro persone si presentarono all’ingresso della sua abitazione, con fare piuttosto aggressivo, per chiedere ragione dell’abbattimento del drone. L’agricoltore, sempre tenendo in mano il fucile di cui sopra, ordinò loro di allontanarsi. Successivamente i proprietari del drone hanno denunciato l’agricoltore; la polizia lo ha accusato di esercizio abusivo delle proprie ragioni.
Notizie simili a queste sono già apparse sui giornali, più volte e in più parti degli Stati Uniti.
In tutti i casi, l’abbattimento è stato ritenuto illegale.
A questo punto, proviamo a rispondere alla domanda, posta all’inizio dell’articolo.
La evoluzione della tecnologia impone certamente che, di conseguenza, anche le regole della società civile si debbano evolvere. Non v’è alcun dubbio che i droni possano rappresentare un vero e proprio rischio per la sicurezza, sia di un singolo cittadino, sia di un gruppo di persone. Non per nulla, nel gennaio 2015 un drone è precipitato sul giardino della Casa Bianca e la notizia ha avuto ampia eco su tutti i mezzi di comunicazione di massa. Un altro tizio, a maggio 2015, ha cercato nuovamente di far volare il suo drone sopra la Casa Bianca, mentre ancora più recentemente un drone ha sorvolato il campo da tennis dove si giocavano gli US Open.
Sono stati già registrati dei tentativi di depositare delle sostanze stupefacenti all’interno delle prigioni in varie città americane e nulla impedirebbe che una pistola possa essere depositata all’interno di un penitenziario.
La Federal Aviation agency ha già segnalato numerose situazioni, in cui si è registrata una quasi collisione tra padroni e aeroplani. Una azienda, che produce proiettili, ha già messo a punto un proiettile a pallini che ha una rosa molto allargata e quindi è particolarmente adatto per abbattere i droni. Le aziende che lavorano sulle tecnologie di neutralizzazione delle comunicazioni radio non sembrano avere molto successo, soprattutto perché molti droni possono, una volta programmati, seguire dei percorsi prestabiliti, senza nessun collegamento con la stazione terrestre.
Per tutte queste ragioni, sia negli Stati Uniti, sia in Europa, sono in corso procedure accelerate per elaborare dei regolamenti, che possano permettere di mettere sotto controllo queste attività e, se del caso, consentire anche l’abbattimento di droni, che infrangano regole di convivenza della società civile.
Una proposta di legge, recentemente avanzata, propone che tutti i droni siano dotati  di un trasponder codificato o che delle zone di sorvolo proibito  siano programmati nel software. Si tratta di ipotesi che sembrano avere scarsa possibilità di poter essere attuate, almeno a breve termine.
Si si pensi  ad esempio alla installazione di un microfono direzionale, che potrebbe catturare una conversazione riservata. È un attività che può essere svolta senza problemi dalle forze dell’ordine, ma la disponibilità di nuove tecnologie rende questo tipo di spionaggio oggi accessibile ad un  grande numero di persone, molte delle quali non dotate della maturità ed esperienze necessarie per gestire le tecnologie correttamente.
La risposta alla domanda iniziale è quindi, almeno per ora, negativa: vedremo tra non molto se la situazione potrà cambiare.
 
 
Ho paura dei droni!
Credo che oggi un responsabile della sicurezza non possa non  tenere sotto stretto controllo la evoluzione dell’utilizzo dei droni, per tutt’una serie di motivi, che in fondo non sono molto diversi dai motivi per cui si deve tenere sotto controllo l’utilizzo di un’arma.
Un’arma utilizzata in modo appropriato da un soggetto autorizzato, in un contesto di legittimità, può essere una prezioso strumento di difesa.
Un’arma utilizzata in modo non appropriato, da un soggetto non autorizzato, in un contesto di criminalità, può essere un temibile strumento di attacco.
Le stesse considerazioni si possono applicare ai droni, con l’ulteriore complicazione che questi strumenti sono ancora poco conosciuti e le loro modalità di utilizzo si stanno evolvendo con una rapidità eccezionale.
È ben vero che l’ente nazionale per l’aviazione civile, ENAC,  ha già nel 2013 pubblicato delle regole di utilizzo, aggiornate nella seconda metà del 2015, ma è anche vero che la presenza di norme rappresenta un punto di partenza, ma non è certo garanzia che i malviventi le rispettino.
Il problema si pone tanto nel settore civile, quanto nel settore militare.
Per questa ragione negli Stati Uniti alcune aziende, specializzate nelle ricerche militari avanzate, hanno cominciato a mettere a punto dei dispositivi in grado di neutralizzare un drone, pilotato dal nemico, che stia effettuando una ricognizione sul territorio. Nella maggior parte dei casi, questi dispositivi sono piuttosto ingombranti e hanno bisogno di possenti sorgenti di energia elettrica, ma di recente la Boeing ha messo sul mercato, dando appropriate dimostrazioni, un dispositivo portatile, composto da un raggio laser di elevata potenza, pilotato da un sistema di tracciamento automatico. Questo dispositivo è in grado di inquadrare il drone in avvicinamento, lanciando quindi un raggio laser concentrato di alta energia, che dà fuoco alla porzione del drone su cui il raggio si concentra.
I danni causati portano immediatamente alla caduta sul terreno del drone.
Non dico certo che i professionisti della security dell’anno 2015 e seguenti debbano utilizzare questi dispositivi, ma è bene che essi ne abbiano conoscenza, per aiutarli ad inquadrare in modo appropriato i rischi e le contromisure, legate all’utilizzo dei droni, sia da parte di operatori abilitati legittimati, sia da parte di criminali.
Sul sito della Boeing è reperibile un filmato esplicativo, che mostra come, nel giro di pochi secondi dalla concentrazione del raggio laser sul drone, esso prende fuoco e precipita a terra.
 
 
 
Ancora una volta, attenti ai droni!
Certamente tutti i lettori avranno avuto notizia del drone, del peso di circa 10 chili, che è precipitato sulla pista di sci il 23 dicembre 2015, mancando per un soffio lo sciatore in discesa, che poi è arrivato secondo.
Grande è stato lo stupore dello sciatore quando, dopo aver passato il traguardo, ha scoperto che tutti si precipitavano per congratularsi con lui non perché era arrivato secondo, ma perché aveva evitato per pura fortuna un grave incidente!
Un altro incidente si è verificato il 4 settembre 2015, negli Stati Uniti, quando, durante una partita di tennis alla quale partecipava alla nostra campionessa Pennetta, un drone è caduto sulla scalinata della tribuna, anche in questo caso senza creare danni, ma destando molte preoccupazioni nei responsabili della sicurezza.
Adesso che il capitolato per i servizi di vigilanza attiva e passiva, elaborato da CONSIP, prevede esplicitamente che l’Istituto di vigilanza possa essere in grado di svolgere attività di vigilanza ispettiva, utilizzando dei droni, diventa ancora più importante la attenta valutazione del professionista della security, che deve preoccuparsi non solo di rispettare le regole in vigore, recentemente aggiornata da ENAC-ente nazionale aviazione civile, ma deve anche prendere in considerazione possibili scenari di rischio, al cui verificarsi potrebbe essere invocata la responsabilità diretta non solo dell’Istituto di vigilanza, ma anche di chi ha pianificato l’intera attività.
È una nuova area di competenza che ricade sulle spalle del professionista della security ed è bene che egli sia pronto a fronteggiare questi scenari, con valutazioni competenti e critiche.
 
 
questo programma, apparso su tutti i quotidiani, permette di intravedere sullo sfondo il drone, del peso di circa 10 chili, che si è abbattuto sulla pista da sci il 23 2015.
 
 
E’ qui possibile esaminare il relitto del drone, che si è abbattuto sulla gradinata, il quattro settembre 2015, durante una partita di tennis. Il fatto che questi incidenti non abbiano comportato alcun trauma ai soggetti presenti sulla scena non lascia ben sperare per il futuro.
 
 
Adalberto Biasiotti



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Rispondi Autore: Nicola Angelini12/01/2016 (10:53:32)
In buona parte condivido le riflessioni ed i quesiti aperti che il dr. Biasiotti, che stimo per il suo lavoro, esprime nel suo articolo; sono però del parere che questi oggetti volanti portino più vantaggi in mille attività, che rischi. Certo la normativa che ne autorizza il volo va ben calibrata (l'Europa ci starebbe provando a quanto pare) ed è necessario evitare i troppi "lacci" dell'attuale normativa ENAC che di fatto spinge al volo in abuso piuttosto che a mettersi in regola (ancora troppe complicazioni ad esempio per i piloti non professionisti)... insomma è un mondo da tenere sott'occhio con attenzione, senza ucciderlo nella culla. Se le regole saranno semplici, i controlli precisi e le sanzioni certe, credo che saranno mezzi utilissimi anche nel campo della security aziendale.

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