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Le sfide della medicina del lavoro: lavoro e salute mentale
Bologna, 10 Nov – Nei paesi europei aderenti all’Organizzazione mondiale della sanità ( OMS), i disturbi mentali “sono la principale causa di disabilità e la terza causa principale del carico complessivo di malattia, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori (fonte OMS)”.
Inoltre, secondo quanto indicato nei documenti dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA), lo stress, l’ansia e la depressione costituiscono il secondo problema di salute lavoro-correlato più comune per i lavoratori europei.
A ricordarci, in questi termini, l’importanza, anche nel mondo del lavoro, della tutela della salute mentale di lavoratori e lavoratrici, è l’intervento “Nuove sfide della medicina del lavoro: lavoro e salute mentale”, a cura di Fulvio d’Orsi (Coordinatore gruppo CIIP Sorveglianza sanitaria). Un intervento presentato, durante la manifestazione Ambiente Lavoro 2025, al seminario “ Salute mentale e lavoro, oltre lo stress lavoro correlato” (Bologna, 11 giugno 2025) organizzato dalla Associazione Ambiente e Lavoro e dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione.
Questi gli argomenti affrontati nell’articolo di presentazione dell’intervento:
- Lavoro e salute mentale: necessità di una riflessione più ampia
- Lavoro e salute mentale: rischi psicosociali, valutazione e sorveglianza
- Lavoro e salute mentale: sorveglianza sanitaria e medico competente
Lavoro e salute mentale: necessità di una riflessione più ampia
Il relatore ricorda, nel suo intervento, che fino ad oggi, in Italia, l’approccio alla tematica “lavoro e salute mentale” è stato “fortemente influenzato dalle disposizioni normative in materia, che vertevano essenzialmente sulla valutazione e gestione dello stress lavoro-correlato e solo più recentemente anche di altri rischi psicosociali”.
Tuttavia, come ricordato anche in molti nostri articoli, la realtà del lavoro è “più complessa e richiede una riflessione più ampia”, che consideri anche altre condizioni quali, ad esempio:
- “la diversa suscettibilità individuale rispetto al rischio di natura psicosociale;
- i fattori extralavorativi che influiscono sul benessere psicologico;
- l’impatto sul lavoro delle persone in situazioni di disagio o con disturbi mentali”.
Si indica poi che, come per altri rischi che “possono causare malattie correlate al lavoro, i disturbi mentali, così come le patologie e i disturbi somatoformi” (interazioni tra mente e corpo in cui i sintomi fisici non possono essere completamente spiegati da condizioni mediche o biologiche):
- “possono essere causati dal lavoro, in particolare da disfunzioni organizzative;
- possono essere causati da fattori individuali extralavorativi, mentre il lavoro può contribuire ad aggravarli”.
Inoltre, l’approccio Total Worker Health - presentato in molti articoli del nostro giornale sulla promozione della salute in ambito lavorativo – ci ha mostrato che questi disturbi “possono essere correlati anche a fattori lavorativi non propriamente considerati rischi, ma che influenzano fortemente condizioni e stili di vita, come orario, pendolarismo, retribuzione, forma contrattuale, ecc.”. E tutte “le suddette condizioni di salute hanno rilevanza ai fini dell’idoneità lavorativa, a prescindere dalla natura dei fattori eziologici”.
Senza dimenticare che:
- “il disturbo mentale, può avere un impatto significativo sull’ambiente e sui colleghi di lavoro;
- il lavoro, tuttavia, può anche avere un effetto positivo sulla salute mentale e svolgere una funzione terapeutica”.
Lavoro e salute mentale: rischi psicosociali, valutazione e sorveglianza
La relazione segnala che nell’ambito della Consulta CIIP è stato “costituito un tavolo di confronto tra il gruppo «Sorveglianza sanitaria» e il gruppo «Rischi psicosociali» per affrontare gli aspetti del rapporto tra lavoro e salute mentale che riguardano la gestione delle situazioni individuali e quindi la sorveglianza sanitaria e, più in generale, il ruolo del medico competente”. L’obiettivo è quello di “formulare indicazioni utili per applicare ai rischi psicosociali lo stesso approccio che adottiamo quanto ci occupiamo di altri rischi che possono concorrere a determinare, insieme a fattori individuali, condizioni patologiche correlate al lavoro”.
L’intervento si sofferma poi sulla valutazione dello stress lavoro-correlato e dei rischi psicosociali e ricorda anche il quadro normativo:
- Stress lavoro-correlato: D.Lgs. 81/2008 art. 28 – Accordo Europeo 8/10/2004 – Lettera Circolare Min.Lav. 18 novembre 2010, n. 23692
- Molestie e violenze: Accordo Europeo 26/4/2007 – L. 4/2021 ( Convenzione ILO 190)
- Normative di «settore»: benessere organizzativo nella P.A. – Sicurezza degli esercenti professioni sanitarie.
Riprendiamo dalle slide anche una interessante tabella relativa ai rischi psicosociali:

Lavoro e salute mentale: sorveglianza sanitaria e medico competente
Riguardo poi alla sorveglianza sanitaria e alla valutazione dell’idoneità al lavoro l’intervento ricorda la nuova lettera a) dell’articolo 18 (Obblighi del datore di lavoro e del dirigente) del D.Lgs. 81/2008 come modificato dal D.L. 4 maggio 2023, n. 48.
Lettera a) che riguarda l’obbligo di ‘nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal presente decreto legislativo e qualora richiesto dalla valutazione dei rischi di cui all’articolo 28’.
Il relatore si sofferma poi su vari aspetti, sempre riguardo alla sorveglianza sanitaria e alla valutazione dell’idoneità:
- L’importanza dei “singoli casi specifici, ad esempio, a seguito di visite a richiesta del lavoratore, finalizzata alla gestione del caso individuale
- Sorveglianza sanitaria di gruppi omogenei di lavoratori nei casi in cui si ritenga una misura di prevenzione necessaria in base alla valutazione dei rischi
- In entrambi i casi precedenti occorre definire l’approccio diagnostico alla salute mentale per valutare l’impatto sulle capacità lavorative
- Criteri per valutare l’idoneità al lavoro anche in relazione alla tipologia di lavoro (es. lavoro a rischio per terzi, elevata responsabilità, ecc.)
- Accomodamento ragionevole (interventi sui fattori lavorativi al fine di renderli compatibili con le condizioni individuali del lavoratore)”.
Riguardo al ruolo del medico competente si indica che è “sentinella della salute mentale in azienda”, dell’importanza di passare dall’idoneità fisica all’idoneità psicofisica e del suo contributo nella valutazione dei rischi psicosociali.
Sempre in relazione a lavoro e salute mentale si parla poi delle possibili attività del medico (collaborazione alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure di prevenzione, indagini epidemiologiche su base volontaria, sorveglianza sanitaria e giudizio di idoneità, accomodamento ragionevole, gestione dei casi critici, …). E la relazione si conclude indicando che al di là degli obblighi normativi “tutte queste iniziative dovrebbero far parte di un’azione sistemica volta ad affrontare il problema da diversi punti di vista, in considerazione della difficoltà nel vissuto individuale di separare i vari elementi che afferiscono al lavoro, alle caratteristiche individuali, alle relazioni interpersonali, alla situazione personale e familiare, ecc”.
Rimandiamo alla lettura integrale dell’intervento che riporta ulteriori informazioni e si sofferma anche su altri aspetti (gestione di situazioni ed eventi critici, promozione della salute, …).
RTM
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