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La sfida del cambiamento tra nuove regole e nuove tecnologie

La sfida del cambiamento tra nuove regole e nuove tecnologie

Autore: Ufficio Stampa

Categoria: Informazione, formazione, addestramento

04/05/2026

Dall’uso delle nuove tecnologie alla riflessione critica sulle novità normative, passando per la necessità di una formazione che sia un reale processo educativo. Intervista a Simone Lochi, responsabile della formazione sulla sicurezza in FORMart.

La sfida del cambiamento tra nuove regole e nuove tecnologie

Dall’uso delle nuove tecnologie alla riflessione critica sulle novità normative, passando per la necessità di una formazione che sia un reale processo educativo. Intervista a Simone Lochi, responsabile della formazione sulla sicurezza in FORMart.

La sicurezza è una “materia viva" e come tale richiede un approccio che superi il semplice adempimento per far diventare la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro un vero e proprio processo educativo. In questo contesto i percorsi formativi devono sapersi innovare, devono essere efficaci e capaci di generare una reale consapevolezza nei lavoratori e nei datori di lavoro.

 

Tuttavia, fare formazione di qualità nel 2026 significa anche confrontarsi con le novità introdotte dal nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025. Ragionare sul nuovo Accordo non è solo un obbligo, ma una necessità per evitare che l'impianto normativo venga vissuto come una complicazione formale a discapito della sostanza. In questo scenario, diventa poi cruciale sperimentare, in ambito formativo, nuove tecnologie — ad esempio come la realtà virtuale e la realtà aumentata e il Live Action Footage — per rendere l'apprendimento più incisivo e coinvolgente.

 

Per realizzare una formazione davvero nuova e di qualità, FORMart punta con decisione sull’innovazione e organizza importanti momenti di confronto tra professionisti, esperti e partner tecnologici. Un esempio concreto di questo impegno sono le iniziative presentate alla manifestazione Ambiente Lavoro di Bologna (26-28 maggio 2026), dove il dialogo tra diversi punti di vista — tecnico, ispettivo e giuridico — diventa lo strumento per trovare soluzioni pertinenti a problemi complessi.

 

Per approfondire queste tematiche e conoscere le strategie per affrontare le sfide della formazione moderna, intervistiamo Simone Lochi, responsabile della formazione sulla sicurezza in FORMart.

 

L’intervista si sofferma sui seguenti argomenti:

  • FORMart: la formazione, il nuovo accordo e l’innovazione tecnologica
  • FORMart: le attività e i temi trattati ad Ambiente Lavoro 2026
  • FORMart: l’evoluzione della formazione e il miglioramento continuo

 

FORMart: la formazione, il nuovo accordo e l’innovazione tecnologica

Per iniziare, può raccontarci la storia, l’identità e le principali attività di FORMart nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro? Quali sono oggi i percorsi formativi che proponete?

 

Simone Lochi: Volentieri. FORMart ha festeggiato i 30 anni di attività nel campo della formazione professionale, non solo nel campo della sicurezza sul lavoro, lo scorso anno (2025). Per buona parte della sua storia ha erogato corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro, adattandosi nel corso degli anni ai vari cambiamenti introdotti dall’evoluzione della normativa. E questo è un primo valore identitario: l’esperienza derivante dall’essere cresciuti di pari passo con la normativa che porta alla consapevolezza della necessità di trasmettere competenze finalizzate alla gestione dei rischi.  Nel corso degli anni è cambiata la complessità da gestire, è cambiata la sensibilità sociale sul tema della sicurezza, sono cambiati gli approcci da parte delle aziende e sono cambiate anche le tipologie di aziende con cui dialoghiamo e a cui proponiamo i nostri servizi. Di conseguenza siamo cambiati anche noi, perché la sicurezza è una materia viva.

 

Oggi non solo eroghiamo tutta la formazione prevista dall’accordo Stato – Regioni e quella per gli addetti in tutte le modalità consentite (presenza, videoconferenza, e learning), ma cerchiamo anche di parlare della formazione come prevenzione, di usare metodologie formative innovative con l’ausilio di diversi tipi di tecnologie immersive, di approfondire i temi emergenti in un confronto continuo con Rspp,  Hse e Formatori perché il loro fabbisogno stimola la nostra capacità di risposta e ci spinge a migliorarci e crescere in termini di competenze. E questa propensione all’ascolto proattivo, unita all’ampiezza e alla capillarità dell’offerta, sono certamente l’altro aspetto su cui fonda la nostra identità. Da ultimo, questi anni di attività ci hanno portato a interfacciarci con le più disparate tipologie di aziende dal mondo artigiano alla multinazionale: parliamo diverse “lingue” perché abituati alle diverse fattispecie di aziende per dimensioni, fabbisogni, problematiche e visione. Siamo allenati alla varietà e a tarare il tipo di risposta.

 

L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha introdotto diverse novità. Qual è la sua valutazione complessiva e quali cambiamenti ritiene più significativi per il settore della formazione? In che modo FORMart si sta adattando a questi cambiamenti?

 

Simone Lochi: Credo che si potesse sfruttare l’occasione meglio. L’ASR ha colmato alcuni vuoti piuttosto significativi nel previgente quadro normativo, come ad esempio la formazione per il carroponte e gli spazi confinati o chiarendo il punto rispetto alle scadenze degli aggiornamenti per i corsi di formazione abilitanti. In altri casi si poteva osare di più: la formazione per i datori di lavoro era tempo che fosse definita, essendo la principale figura su cui gravano gli obblighi, ma lascia perplessi che sia stata concessa la possibilità della fruizione in e learning quando ad esempio è negata al preposto perché ritenuto figura chiave.

 

Da ultimo trovo che ci sia poco equilibrio rispetto alla formazione sicurezza dei lavoratori: il connubio delle tempistiche stringenti e della settorializzazione spinta della formazione è estremamente condivisibile sul piano concettuale ma renderà piuttosto difficoltosa la realizzazione di corsi interaziendali. Un impianto così concepito non tiene conto del fatto che la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale è composto da piccole realtà con un dipendente da formare, due massimo. Il rischio è che faticando a trovare una offerta formativa fruibile entro le tempistiche previste, per adempiere a quanto previsto il piccolo imprenditore di veda costretto a sobbarcarsi di costi sensibilmente maggiori e potrebbe scegliere di non farlo. Quindi alla fine si rischia di ottenere l’effetto opposto di quello che si vorrebbe.  D’accordo l’ideal tipo di Weberiana memoria ma se è disancorato dalla realtà rischia di essere controproducente, finendo per porre l’accento ancor più sugli aspetti formali che sostanziali.

Ma anche le grandi imprese potrebbero avere problemi avendo personale allocato su tutto il territorio quando le realtà che erogano formazione risultano limitate dagli accreditamenti regionali che spesso hanno regole difformi. 

 

Per parte nostra ci stiamo organizzando analizzando tutti i profili professionali con cui abbiamo avuto a che fare rispetto alla parte metodologica, intensificando l’offerta formativa nelle modalità di erogazione consentite per rispondere con la massima tempestività alle esigenze, settorializzando l’offerta per i corsi sicurezza lavoratori, promuovendo informazione capillare rispetto alle tante novità. Stiamo anche impostando servizi integrativi per fornire supporto sulla parte addestrativa e sulla parte di valutazione successiva alla formazione da parte del datore di lavoro.

 

Da sempre dedicate attenzione all’innovazione tecnologica in ambito formativo. Può raccontarci quali sono le tecnologie utilizzate, ad esempio con riferimento alla realtà virtuale e aumentata, e i risultati ottenuti?

 

Simone Lochi: Le tecnologie che ad oggi utilizziamo sono in prevalenza realtà virtuale e realtà aumentata: se inserite nel contesto della formazione come break formativo i risultati sono evidenti, sia perché consentono di spezzare la frontalità della lezione, sia perché regalano sensazioni molto vicine a quelle reali rispetto al rischio. La scelta della tecnologia sottende però una buona progettazione a monte delle finalità dell’intervento, perché l’utilizzo dell’una o dell’altra metodologia va pensato rispetto agli obiettivi formativi.

 

In tal senso abbiamo ultimato lo sviluppo di uno scenario di gestione dell’emergenza incendio con il Politecnico di Milano e lo abbiamo testato in un corso di aggiornamento lavoratori presso un magazzino di Leory Merlin: i risultati sono stati eccellenti e certamente la formazione è risultata più incisiva. In generale i partecipanti sono entusiasti. Il che è un modo per abbattere la ritrosia che circonda la formazione in materia di sicurezza: si può fare formazione in modo efficace e divertente.

 

Avete sviluppato anche soluzioni di e-learning immersivo. Di cosa si tratta concretamente e in quali contesti trovano applicazione?

 

Simone Lochi: Si tratta di una tecnologia mutuata dall’industria cinematografica denominata Live Action Footage: consta in riprese a 360° di ambienti, macchinari, attrezzature reali sulla base delle quali posso spiegare qualsiasi processo, sia esso di utilizzo di un macchinario, una procedura di accesso in quota o una check list di vigilanza e controllo. 

E’ fruibile con il visore come da qualsiasi browser con un pc o un tablet. Può essere un potentissimo strumento anche per la divulgazione della politica aziendale o altri aspetti comunicativi. In generale, essendo basata sulla realtà è una tecnologia straordinaria per l’on boarding all’interno dell’azienda su processi di sicurezza (ma non solo) perché consente di formare il lavoratore o il preposto sugli scenari che vive nello svolgimento delle sue mansioni ed i rischi ad esse connessi in modo “sartoriale”. In più ha tutte le caratteristiche tecniche previste dalla normativa per essere considerato a tutti gli effetti e-learning. 

 

  

FORMart: le attività e i temi trattati ad Ambiente Lavoro 2026

Anche quest’anno parteciperete ad Ambiente Lavoro a Bologna. Per quanto riguarda le novità introdotte dall’Accordo Stato-Regioni, quanti e quali appuntamenti avete in programma su questo tema?

 

Simone Lochi: Avremo un focus specifico nella mattinata del secondo giorno, il 27 maggio dalle 09.30 alle 13.30, che vedrà coinvolti l’Avv. Lorenzo Fantini e il Dott. Pierluigi Rausei.

La prima parte sarà centrata sullo stato dell’arte anche alla luce delle novità introdotte da alcune norme successive all’Asr come la legge 198/2025 e la legge 34/2026 e dalle Faq pubblicate di recente.

La seconda parte sarà più centrata sugli aspetti connessi alla vigilanza ispettiva.

Porteranno anche la loro esperienza dal campo alcuni Hse di gruppi di primaria importanza nel panorama nazionale. Cercheremo insomma di guardare alle novità introdotte da più angoli prospettici stimolando il confronto e la riflessione.

 

Nei vostri incontri affronterete anche i cosiddetti “decreti incompresi” del 1°, 2 e 3 settembre 2021 in materia antincendio. Perché li definite “incompresi”?

 

Simone Lochi: Per una serie di ragioni. Per prima cosa i tre decreti hanno introdotto tante novità e in alcuni casi le tempistiche attuative si sono dilatate come ad esempio per gli aspetti inerenti ai manutentori su cui ancora oggi registriamo consapevolezze nebulose. 

In secondo luogo rileviamo ancora una certa confusione su aspetti basilari come il livello di rischio dell’azienda e/o il livello di rischio per la formazione degli addetti. In generale abbiamo notato una certa difficoltà ancora oggi nel digerire la ratio del legislatore, quindi potremmo dire nel modo di leggerli. Il che quando parliamo della gestione della problematica antincendio in esercizio e ancor di più in emergenza crediamo valga un punto sullo stato dell’arte dopo i primi anni di applicazione. 

 

Ambiente Lavoro sarà anche un’occasione per parlare di innovazione e tecnologie applicate alla sicurezza. Quali saranno i principali temi al centro dei vostri interventi?

 

Simone Lochi: Con il contributo dei nostri Partner Tecnologici – The Metagate e Solid Color, cercheremo di illustrare nel dettaglio le tecnologie citate poc’anzi, le loro caratteristiche e la loro possibile applicazione, concentrandoci in particolare sulla Mixed Reality e il Live Action Footage. Porteremo due casi studio cercando di fare “informazione” sia nello stretto delle tecnologie, ma in senso più lato sul fatto che la formazione in materia di sicurezza non sia solo aspetti prescrittivi ma possa essere anche veramente efficace, divertente e “fresca”.

 

All’interno della manifestazione si parlerà molto anche di dispositivi di protezione individuale. Questo tema sarà presente nei vostri incontri? Con quale approccio? Quali altri temi affronterete ad Ambiente Lavoro?

 

Simone Lochi: Ai Dpi dedicheremo la mattinata dell’ultimo giorno con due interventi dal taglio differente, anche qui puntando su visioni integrate: prima guarderemo ad un mondo così complesso con lo sguardo della vigilanza ispettiva, con l’aiuto del Dott. Rausei. Nel secondo intervento ragioneremo sul tema della scelta dei Dpi idonei con l’aiuto di un professionista del settore fantastico come Nico Larocca partendo dal presupposto che c’è una grande carenza di formazione su questo tema anche per i tecnici del settore. Spesso quando si guarda alla sicurezza ci si dimentica che si tratta della tutela della salute e sicurezza e si tende a focalizzarsi in parte sugli aspetti infortunistici e assai meno sugli aspetti riguardanti la malattia professionale.

Lo sforzo sarà quindi di parlare dei Dpi a tutto tondo, cercando di focalizzarci sul fatto che una buona progettazione rispetto alle esigenze sia il vero punto di partenza nella scelta dei dpi che non necessariamente deve essere la più onerosa, ma la più funzionale rispetto allo scopo.

Cercheremo dunque di sfatare qualche mito ed entrare nel merito dello spirito con cui ci si approccia a tale scelta troppo spessa soggetta a banalizzazioni o frutto della via più veloce da percorrere.

 

Per quanto riguarda i restanti temi, sinteticamente, ci focalizzeremo sulle problematiche posturali per i lavoratori esposti al rischio VDT e MMC con un approccio pratico e qualche buona prassi applicabile tutti i giorni, parleremo nuovamente delle difficoltà connesse al genere per le professioniste della sicurezza che lavorano proprio sui temi della prevenzione delle molestie, di cybersecurity connessa alla responsabilità amministrativa dell’ente.

 

FORMart: l’evoluzione della formazione e il miglioramento continuo

Tornando al tema dell’evoluzione della formazione, quanto è importante oggi per gli operatori del settore sperimentare in modo efficace le nuove tecnologie? E in che misura le recenti modifiche normative favoriscono questo processo?

 

Simone Lochi: È fondamentale. La formazione è un processo educativo, come lo definisce il legislatore. Quindi si sottende evoluzione, dinamismo, sfruttare le possibilità che il cambiamento sociale e tecnologica presenta. La formazione sottende una trasformazione da parte di chi prende parte al processo: vale per chi partecipa come utente ma anche per il formatore.

 

Veniamo da anni di esperienze che raccontano di noia e scarsa efficacia quasi come un mantra: in senso metaforico sembra di stare in un ambiente confinato da cui non si vede l’ora di fuggire per salvarsi. Ciò ha generato una lunga serie di preconcetti difficilissimi da scardinare nell’approccio agli incontri di formazione da parte dei lavoratori o delle varie figure del Spp.

Le nuove tecnologie consentono un intervento più efficace per le motivazioni esposte prima. Ma in senso lato contribuiscono e contribuiranno anche ad alleggerire quella percezione di pesantezza che circonda il tema della formazione in materia di sicurezza, rendendo più semplice il conseguimento del risultato che non è solo trasmettere conoscenza.

 

Le novità introdotte recentemente dalla legge annuale per la piccola e media impresa in materia di addestramento sono un passo in avanti che darà ulteriore propulsione allo sviluppo e all’impiego di queste tecnologie, cosa a nostro avviso fondamentale viste le esperienze maturate sul campo in questi anni di utilizzo. Poi resta un dato apriori: se si guarda alla formazione solo dal versante dell’adempimento dell’obbligo o del rilascio dell’attestato allora il risultato più significativo che sta nella trasmissione di competenze finalizzate alla individuazione, gestione e riduzione dei rischi, non interessa granché…

 

In conclusione, in qualità di responsabile della formazione sulla sicurezza di FORMart, quali sono i punti di forza che rendono la vostra realtà un riferimento per chi vuole organizzare corsi di formazione in materia di salute e sicurezza?

 

Simone Lochi: D’acchito direi la pluralità e la frequenza dell’offerta, la sua capillarità, le diverse modalità di fruizione della formazione e le metodologie applicate. Poi sicuramente l’esperienza accumulata ogni anno nella gestione della formazione per migliaia di aziende e il parterre dei formatori selezionati nel corso dei tanti anni di attività. 

 

Ma c’è l’aspetto non visibile, ossia lo spirito che ci anima e ci porta ad apprendere dalle esperienze e dalle problematiche che ci si pongono lungo il percorso, differenziando la risposta, cercando di coniugare gli aspetti pratici che le Aziende ci raffigurano senza derogare allo sforzo di parlare della formazione come azione di prevenzione nelle piccole azioni quotidiane.

 

Puntiamo al miglioramento continuo convinti che questo passi per un processo di aggiornamento e acquisizione di competenze costante, cercando di imparare dai migliori e dai nostri errori. Certo, come tutte le attività imprenditoriali il fatturato è importante. Ma c’è modo e modo per conseguire il risultato economico. È l’Anima che ci metti fa tutta la differenza del mondo.

 

Per avere ulteriori informazioni sulle attività di FORMart in materia di salute e sicurezza sul lavoro: sicurezza@formart.it - www.formart.it/sicurezza

 

 

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