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GARANTIRE LA PROTEZIONE IN EMERGENZA DEI BENI CULTURALI MOBILI

Adalberto Biasiotti

Autore: Adalberto Biasiotti

Categoria: Gestione emergenza ed evacuazione

01/02/2006

Un esempio di percorso formativo: un’esercitazione alla soprintendenza archeologica di Pompei. Di Adalberto Biasiotti.

GARANTIRE LA PROTEZIONE IN EMERGENZA DEI BENI CULTURALI MOBILI

Un esempio di percorso formativo: un’esercitazione alla soprintendenza archeologica di Pompei. Di Adalberto Biasiotti.

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PuntoSicuro continua la pubblicazione di un articolo di Adalberto Biasiottisul panorama italiano della formazione nel settore della sicurezza. In questa seconda parte (la prima è stata pubblicata nel numero 1406) è esaminato un esempio di percorso formativo in merito alla gestione di un piano di emergenza, svoltosi a Pompei con l’utilizzo di innovative attrezzature.

Una tre giorni di formazione organizzata dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei e Legambiente con il patrocinio del Dipartimento della Protezione Civile presso l'auditorium del museo archeologico. Oltre 50 i volontari restauratori e storici dell'arte hanno seguito il percorso formativo dal titolo "il volontariato nella messa in sicurezza del patrimonio culturale dai rischi naturali" per essere pronti per l'intervento, in situazione di emergenza, su tutta l'area vesuviana.

---

Emerge una forte carenza di cultura della formazione, nel mondo della sicurezza italiana. La prima vistosa lacuna nel panorama formativo italiano è rappresentata dall’assoluta mancanza di programmi istituzionali di formazione nel settore della sicurezza. In diversi paesi anglosassoni esistono invece numerosi programmi a livello universitario e para universitario, per avviare i giovani nel mondo della sicurezza.

 

Un esempio di percorso formativo:  Pompei

Nell'ottobre del 2005 il ministero dei beni culturali ed ambientali ha diffuso una circolare, diretta a tutte le sovrintendenze, nella quale si davano precise ed articolate indicazioni in merito allo sviluppo di un programma, atto a garantire la protezione, in condizioni di emergenza, di beni culturali mobili.

In questo contesto, un aspetto fondamentale del piano di sicurezza in emergenza è il ricorso a strutture volontarie, che possono essere chiamate in causa per salvare i beni culturali mobili, coinvolti ad esempio in un allagamento, in un principio di incendio e via dicendo.

Stante la assoluta carenza di personale volontario debitamente formato, la soprintendenza archeologica di Pompei ha stipulato la convenzione con Legambiente, che gode già di una certa esperienza, nel quadro di attività di protezione civile, nella salvaguardia di beni mobili.

Legambiente, tramite le strutture regionali, si è attivata ed ha lanciato un programma di reperimento di volontari, che ha portato alla selezione di un primo gruppo di una cinquantina di soggetti, tutti giovani e di ottima preparazione culturale, pronti a partecipare al primo corso di formazione mai tenuto in Campania. I docenti ed allievi sono stati ospitati nell'auditorium degli scavi di Pompei per tre giorni intensi di formazione, incluso il sabato e la domenica, per cercare di ridurre l'impatto sulla normale attività lavorativa dei volontari. I docenti, tutti rigorosamente specialisti del settore e privi di collegamenti con iniziative commerciali di qualsiasi natura, hanno illustrato le modalità di intervento e salvaguardia dei beni culturali mobili; un intervento specifico, sviluppato dalla dottoressa Grete Stefani della soprintendenza archeologica, ha messo in evidenza le modalità con cui possono essere asportati reperti archeologici (quanti tra i lettori sanno che un'anfora romana non va mai presa per i manici, in fase di trasporto?).

In chiusura del corso, sono state allestite delle simulazioni di intervento di emergenza, che hanno comportato il recupero di beni mobili a rischio, il loro trasporto all'esterno del sito pericoloso, il loro imballo e la compilazione della scheda di identificazione del bene.

 

 

Per migliorare l’efficacia dell’esercitazione di evacuazione, rendendo più verosimile l’ambiente di prova, è stata utilizzata una macchina da fumo che in pochi secondi ha riempito i locali simulando il fumo emesso da un incendio.

L’utilizzo di questo tipo di attrezzature è sempre più diffuso nelle prove di evacuazione e di gestione dell’emergenza in quanto consentono di far operare gli addetti delle squadre di soccorso in condizioni realistiche e possono consentire di svelare situazioni non previste di rischio che in condizioni di buona visibilità non sarebbero evidenziate.

 

Al termine del corso, come sempre dovrebbe accadere, è stato somministrato un questionario di efficienza e di efficacia della formazione e sono stati pubblicamente corretti i vari testi compilati durante il corso, non già per premiare o per punire, ma per migliorare ed allineare i livelli di competenza acquisiti. Questa é formazione in sicurezza!

 

Adalberto Biasiotti

 

Tratto da Antifurto, dicembre 2005 (Copyright EPC Periodici, Roma). www.epcperiodici.it


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