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I cambiamenti climatici e la sicurezza: la percezione dei lavoratori
Bilbao, 10 Feb – Nell’Unione europea un terzo dei lavoratori dichiara di essere esposto in ambito lavorativo ad almeno un fattore di rischio legato al cambiamento climatico. E più specificamente, il 20% dei lavoratori dichiara di essere esposto a calore estremo e il 19% a problemi di qualità dell'aria come pollini, polvere o fumo. Una percentuale inferiore di lavoratori dichiara poi di essere esposta a un'intensa esposizione al sole (12%) o a eventi meteorologici estremi (9%), come, ad esempio, inondazioni, incendi, siccità o uragani.
Inoltre, tre lavoratori su dieci sono preoccupati che le questioni legate al cambiamento climatico (ad esempio il caldo estremo o gli eventi meteorologici estremi) possano avere un impatto sulla loro sicurezza e salute sul lavoro.
A fornire questi dati, con riferimento all’indagine OSH Pulse 2025, di cui abbiamo parlato anche nell’intervista a Maurizio Curtarelli (“ Le nuove sfide per la sicurezza: le campagne e le indagini europee”), è il report “ OSH Pulse 2025: Occupational safety and health in the era of climate and digital change” (OSH Pulse 2025: salute e sicurezza sul lavoro nell’era dei cambiamenti climatici e digitali) curato da Sharon Belli e Femke De Keulenaer (Ipsos – European Public Affairs).
Il report, commissionato dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA), illustra i risultati dell’indagine OSH Pulse 2025 con l’obiettivo di acquisire informazioni sullo stato della salute e della sicurezza sul lavoro (SSL) nell’era dei cambiamenti climatici e digitali. In questo caso un campione rappresentativo di oltre 28 000 lavoratori ha permesso di raccogliere esperienze e percezioni su quattro aree:
- l'uso delle tecnologie digitali sul posto di lavoro e i rischi correlati per la salute dei lavoratori
- fattori di rischio psicosociali legati al lavoro e problemi di salute
- cambiamenti climatici e sicurezza e salute sul lavoro
- effetti sulla salute legati al lavoro.
Dopo aver già affrontato, in un precedente articolo sull’indagine OSH Pulse, il tema della salute mentale e dei rischi psicosociali, ci soffermiamo oggi sui cambiamenti climatici con riferimento ai seguenti argomenti:
- Cambiamenti climatici e sicurezza: le percezioni dei lavoratori
- Cambiamenti climatici e sicurezza: le preoccupazioni dei lavoratori
- Cambiamenti climatici e sicurezza: le misure di prevenzione
Cambiamenti climatici e sicurezza: le percezioni dei lavoratori
Riguardo ai dati sulle percezioni dei lavoratori sull’esposizione a fattori di rischio legati ai cambiamenti climatici si segnala che la Grecia (35%) ha la percentuale più alta di lavoratori che sono stati esposti a calore estremo negli ultimi 12 mesi. E la Grecia è seguita da Cipro (30%), Croazia (28%), Slovacchia e Malta (entrambe al 27%). All'altra estremità della classifica dei paesi, sono in Norvegia (7%) e Svezia (12%) i lavoratori meno esposti al calore estremo in ambito lavorativo.
Le percentuali più elevate di lavoratori che segnalano, invece, problemi di qualità dell'aria, indoor o outdoor, sul posto di lavoro si osservano in Austria (32%), Finlandia (31%) e Grecia (30%), seguite da vicino da Cipro (28%), Polonia e Malta (entrambe 27%). Al contrario, l'esposizione a problemi di qualità dell'aria sul posto di lavoro è meno probabile tra i lavoratori in Germania (13%), Irlanda e Ungheria (entrambi 14%).
Riprendiamo dal documento una tabella complessiva che permette anche di visualizzare le percentuali dei lavoratori italiani:

Si ricorda poi che anche l'esposizione ai fattori di rischio legati al cambiamento climatico varia a seconda del settore lavorativo.
Ad esempio, i lavoratori dell'agricoltura, orticoltura, silvicoltura o della pesca segnalano la più alta esposizione al calore estremo (35%), seguiti, a distanza, da quelli dell'edilizia o delle costruzioni (26%) e della fornitura di gas, elettricità o acqua, dell'estrazione mineraria o dell'estrazione in cava (24%). Un andamento simile si osserva per i problemi di qualità dell'aria interna o esterna, come pollini, polvere o fumo.
Cambiamenti climatici e sicurezza: le preoccupazioni dei lavoratori
Riguardo poi alle preoccupazioni relative al cambiamento climatico e alla sicurezza e salute sul lavoro è in Grecia (51%) e Spagna (50%) che i lavoratori sono più propensi a essere “molto d'accordo” o “d'accordo” con l'affermazione “Sono preoccupato che le questioni legate al cambiamento climatico (ad esempio il caldo estremo o gli eventi meteorologici estremi) possano influire sulla mia sicurezza e salute sul lavoro”. Queste percentuali sono abbastanza alte anche in Portogallo (47%), Italia (42%), Cipro e Malta (entrambi 41%). Mentre in Danimarca e Islanda, invece, meno di un lavoratore su dieci (entrambi 9%) è d'accordo con questa affermazione, seguiti da Norvegia (10%) ed Estonia (15%).
Anche in questo caso i lavoratori del settore agricolo, orticoltura, silvicoltura o pesca sono più propensi a concordare sul fatto che le questioni legate al cambiamento climatico possano avere un impatto sulla loro sicurezza e salute sul lavoro (40% contro il 26%-33% degli altri settori). Allo stesso modo, questi lavoratori sono più propensi a concordare sul fatto che il loro attuale lavoro e le loro mansioni potrebbero cambiare a causa delle misure introdotte per prevenire i rischi legati ai cambiamenti del clima (29% contro il 16-21% degli altri settori).
Cambiamenti climatici e sicurezza: le misure di prevenzione
Riguardo poi alle misure preventive, si indica che gli adeguamenti all'organizzazione del lavoro (ad esempio, orario di lavoro flessibile, pause regolari, rotazione dei posti di lavoro) sono la misura più comune per prevenire lo stress da calore e i rischi legati ai cambiamenti climatici sul lavoro (58%).
Riprendiamo dal documento una tabella che riporta le riposte complessive alla domanda “Nel vostro luogo di lavoro sono disponibili alcune delle seguenti misure volte a prevenire lo stress da calore e i rischi legati ai cambiamenti climatici sul lavoro?”:

Solo tre lavoratori su dieci (30%) parlano della disponibilità di informazioni e formazione, su come gestire il calore e altri rischi legati ai mutamenti climatici nel loro ambiente di lavoro. E la consultazione dei lavoratori su queste questioni è la misura meno comune (25%).
Tuttavia più della metà dei lavoratori (54%) riferisce che sul proprio luogo di lavoro sono disponibili altre misure per proteggere i lavoratori dal calore e dagli altri rischi ambientali (ad esempio isolamento termico, sistemi di raffreddamento, dispositivi di protezione individuale adeguati al clima).
I dati mostrano poi che più grande è il luogo di lavoro, più i lavoratori hanno accesso a informazioni e formazione su come gestire il calore e altri rischi legati al cambiamento climatico. La percentuale di lavoratori che riferisce la disponibilità di questa misura per prevenire lo stress da calore e i rischi legati al cambiamento climatico sul lavoro è del 27% per le microimprese (<10 dipendenti) rispetto al 33% per le grandi imprese (250+ dipendenti).
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale dei risultati dell’indagine OSH Pulse 2025 e del report che riporta molti altri dati e tabelle riepilogative.
RTM
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