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Linee guida per i rischi biologici nelle lavanderie industriali

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Valutazione del rischio incendio

05/07/2010

Dall’Ispesl alcuni criteri di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia industriale. La biocontaminazione, la normativa tecnica, la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione.

Linee guida per i rischi biologici nelle lavanderie industriali

Dall’Ispesl alcuni criteri di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia industriale. La biocontaminazione, la normativa tecnica, la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione.

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L’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) ha recentemente pubblicato alcune linee guida relative alla protezione dal rischio biologico in diversi comparti lavorativi.
Dopo aver presentato le linee guida per le attività di sterilizzazione nelle strutture sanitarie, ci occupiamo ora di un settore lavorativo molto diverso: le lavanderie.

Il documento, dal titolo “Criteri di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia industriale” e a cura del Dipartimento Igiene del Lavoro dell’Ispesl, ricorda che il settore delle lavanderie industriali si può considerare, per vastità e diversificazione delle attività lavorative,  un “sistema complesso da non sottovalutare in un approccio di gestione dei rischi”.
In particolare questo settore riscuote grande interesse non solo nei settori industriale (alimentare, farmaceutico, petrolchimico, ecc), alberghiero, della ristorazione, ma anche nei settori ospedaliero e sanitario: settori, questi ultimi, in cui è ancor più importante la gestione del rischio biologico.
Considerata la fase di espansione del lavoro delle lavanderie industriali, è bene approfondire le problematiche di sicurezza, i limiti degli impianti e delle tecnologie impiegate, ed è necessario “definire accurate prescrizioni tecniche e regole di comportamento, nel rispetto delle vigenti norme di legge, che possano garantire il raggiungimento di un sufficiente livello delle pratiche igieniche adottate, finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo di abbattere la contaminazione dei capi ed evitare la successiva ricontaminazione degli stessi e, nello stesso tempo, proteggere il lavoratore”.




Dopo aver ricordato che il 35% delle 600 imprese industriali che conta questo settore, “ha meno di dieci  addetti e il 55% tra i 10 e i 49” (l’insieme delle imprese con meno di 50 addetti rappresenta, dunque, il 90% del totale), il documento sottolinea che per poter rispettare i requisiti di qualità, sicurezza, comfort e rispetto ambientale richiesti è “necessario adottare alcuni accorgimenti e tener conto di alcuni aspetti basilari:

- l’acqua in ingresso deve essere sotto l’aspetto microbiologico pura e i serbatoi devono essere controllati periodicamente;
- il personale in ingresso può veicolare all’interno della lavanderia microrganismi contaminanti;
- i prodotti chimici che si impiegano e che concorrono ad esercitare la disinfezione nell’intero processo di trattamento del prodotto comprendono i disinfettanti più propriamente definiti, i detersivi e i candeggianti. Questi arrivano ad esercitare la disinfezione mediante un’azione combinata e di sinergia cooperativa;
- i composti sopra citati devono essere adeguati alla tipologia di sporco e alla tipologia di tessuto ed inoltre è necessario che non comportino un rischio chimico per i lavoratori, ai sensi del Titolo IX del D.Lgs. 81/08;
- i prodotti tessili devono uscire dalla lavanderia puliti in modo visivo e microbiologico;
- l’acqua sporca, se espulsa, deve rispettare la vigente legislazione delle acque reflue (D.Lgs.  152/99), in modo tale da non provocare una contaminazione ambientale (fogne, falde acquifere, acque superficiali);
- l’aggregazione di particelle corpuscolari di varia tipologia e genere, comunemente denominata polvere, può rappresentare una criticità sotto il profilo della sicurezza e dell’igiene del lavoro, nonché dell’igiene del prodotto, in quanto costituisce un veicolo per la diffusione degli agenti microbici.  La stessa aggregazione può quindi rappresentare un fattore di rischio per gli operatori che devono eseguire la manutenzione delle macchine e per i tessili lavati e disinfettati”. 

Riguardo alla biocontaminazione il documento indica che “tutto ciò che è presente in una lavanderia è potenzialmente contaminato da agenti microbici” e in particolare i prodotti tessili in ingresso rappresentano la sorgente primaria di contaminazione.  È dunque necessario igienizzare i tessili contaminati e le sorgenti secondarie (carrelli, casse di trasporto e superfici non correttamente pulite, …) “gestendo opportunamente queste ultime, al fine di evitare una successiva contaminazione dei tessili puliti”.
Si ricorda che per ottenere prodotti caratterizzati sotto il profilo microbiologico “è stata elaborata la norma tecnica UNI EN 14065 – “Tessili trattati in lavanderia – Sistema di controllo della biocontaminazione”.

Dopo aver analizzato tutto il processo produttivo tipico di una lavanderia industriale  - ricevimento ed esame della merce, trattamento in lava continua, secondo cicli predefiniti in funzione della tipologia di prodotto, idroestrazione, essiccazione, stoccaggio che segue il processo di lavaggio, stiratura e piegatura, confezionamento e consegna  - il documento fa riferimento al Titolo X del Decreto legislativo 81/2008 ricordando la necessità di effettuare la valutazione del rischio biologico e la messa in atto delle relative misure di sicurezza.
In particolare nel caso delle lavanderie industriali “il Documento di Valutazione dei Rischi, oltre alle valutazioni tradizionali, deve comprendere:
- le fasi del procedimento lavorativo che comportano il rischio di esposizione ad agenti biologici;
- il numero dei lavoratori addetti alle fasi lavorative che comportano il rischio di esposizione ad agenti biologici;
- le generalità del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;
- i metodi e le procedure lavorative adottate, nonché le misure preventive e protettive applicate”.
Il datore di lavoro, responsabile della valutazione del rischio, deve tener conto:
- “di ogni informazione disponibile relativa alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana;
- dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
- dei potenziali effetti allergici e tossici;
- del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati”.

Dopo aver fatto riferimento ad alcune misure di sicurezza programmabili - ad esempio in relazione al “trattamento dei reflui e dei rifiuti mediante procedure fisiche e chimiche con prodotti disinfettanti che abbattano la carica batterica della acqua di ammollo scaricata” o alla “ottimizzazione dei protocolli di detersione e disinfezione” – il documento si sofferma su considerazioni epidemiologiche  e su alcune verifiche fatte sul “campo”.

Il documento conclude che nel settore delle lavanderie industriali è possibile trovare una biocontaminazione, in “particolare nelle zone di ricezione del materiale”. Biocontaminazione che “subisce un parziale abbattimento dovuto alle varie fasi del processo di lavaggio”:  tra queste “un ruolo fondamentale è svolto dal processo di stiratura che ha una reale azione microbicida grazie all’elevata temperatura di processo”.
Relativamente alla contaminazione biologica residua, specialmente nella “zona pulita”, è importante l’adozione di procedure comportamentali dei lavoratori e quindi “l’acquisizione di una corretta informazione e formazione del personale sui rischi biologici”.

È ad esempio rilevante che gli operatori indossino i “Dispositivi di Protezione Individuale per garantire una appropriata tutela della salute quando operano nella zona sporca, per evitare la ricontaminazione del prodotto finale nella zona pulita”.  Inoltre deve essere effettuata una corretta disinfezione delle superfici di lavoro.

In conclusione “solo mediante una corretta gestione del rischio biologico si può attuare un idoneo sistema di prevenzione nell’ambito del proprio ciclo lavorativo e si ottiene un prodotto ‘sicuro’ sotto il profilo igienico-sanitario e che non comporta alcun fattore di rischio”.
 


ISPESL, Dipartimento Igiene del Lavoro “Criteri di indirizzo per la gestione del rischio biologico in una lavanderia industriale” a cura di Roberto Lombardi, Alessandro Ledda e Roberta Curini (Dipartimento Igiene del Lavoro di Monteporzio Catone), Simona Tarchiani e Alessia Maestripieri (Laundry Supplies s.r.l.), Patrizio Nuti, Federico Marrangoni e Giammarco Modi (PH s.r.l.) (formato PDF, 1.6 MB).



Tiziano Menduto 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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