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Il rischio chimico in edilizia: i DPI per le vie respiratorie

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Valutazione del rischio incendio

16/09/2010

I dispositivi di protezione delle vie respiratorie in un documento sulla valutazione dei rischi nelle costruzioni edili. Quando utilizzarli, come sceglierli, i limiti d’utilizzo, la formazione e la manutenzione dei dispositivi.

Il rischio chimico in edilizia: i DPI per le vie respiratorie

I dispositivi di protezione delle vie respiratorie in un documento sulla valutazione dei rischi nelle costruzioni edili. Quando utilizzarli, come sceglierli, i limiti d’utilizzo, la formazione e la manutenzione dei dispositivi.

Concludiamo il nostro approfondimento sul rischio chimico nel comparto edile secondo quanto riportato in "La valutazione dei rischi nelle costruzioni edili", manuale che nasce dalla collaborazione tra il Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione Infortuni, l'Igiene e l'Ambiente di Lavoro di Torino e Provincia (C.P.T. Torino) e l’INAIL Piemonte.

Nei precedenti articoli abbiamo affrontato i riferimenti normativi vigenti al rischio chimico, i rischi per la salute e la sicurezza, la valutazione del rischio e abbiamo dato indicazioni su alcuni dispositivi di protezione individuale: gli indumenti, gli occhiali, i guanti e le calzature.

Continuiamo parlando dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie.


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Il manuale indica che quando, “nonostante il ricorso a misure tecniche di prevenzione, come gli impianti di aspirazione o ventilazione e i sistemi di contenimento, o a misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro, il livello d’inquinamento non può essere contenuto a sufficienza, occorre utilizzare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie idonei alla situazione contemplata e assicurarne l’adeguato uso, attraverso l’indispensabile formazione teorica e pratica, la manutenzione e l’immagazzinamento”. E l’inquinamento è “eliminato o ridotto a sufficienza quando dalla valutazione dei rischi, quello chimico risulta irrilevante per la salute”.

I dispositivi di protezione delle vie respiratorie (maschere) – con riferimento alla norma UNI EN 529:2006 che ha sostituito la norma UNI 10720:1998 – si distinguono essenzialmente in due categorie:

- “dispositivi filtranti (o respiratori a filtro), in grado di trattenere le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente;

- respiratori (isolanti), in grado di rendere indipendente l’utilizzatore dall’ambiente inquinato”.

Il loro funzionamento consiste nel “filtrare l’aria inquinata o nel fornire aria respirabile da una sorgente alternativa all’aria pericolosa dell’ambiente di lavoro”. L’aria respirabile “raggiunge l’utilizzatore tramite un boccaglio (nel caso di respiratore), un quarto di maschera (copre naso e bocca), una semimaschera (copre naso, bocca e mento), una maschera intera (copre l’intero volto), un casco (elmetto), un cappuccio, un giubbotto o una tuta (questi ultimi con elmetto o cappuccio incorporati)”.

Dopo questa introduzione sui DPI respiratori, il manuale si sofferma sui criteri di scelta.

È evidente che la scelta di un dispositivo idoneo dovrebbe essere intrapresa dopo una corretta valutazione dei rischi e tener conto dell’adeguatezza e dell’idoneità del DPI.

Un dispositivo di protezione delle vie respiratorie “si può considerare adeguato se è in grado di ridurre a un livello accettabile l’esposizione del portatore a un rischio (esempio: soddisfare i valori limite di esposizione professionale)”. È invece idoneo se è marcato CE, adeguato, compatibile (con l’ambiente, l’attività, il portatore e altri DPI utilizzati), in buone condizioni di funzionamento.

Inoltre la scelta del tipo di respiratore deve essere fatta in “relazione al tipo di attività svolta”, alla “qualità e quantità dell’agente inquinante presente” e ai VLE, valori limite, “stabiliti dalla norma o, in assenza, dagli elenchi di organizzazioni scientifiche riconosciute (come la SCOEL e l’ACGIH)”. Bisogna poi tener conto anche di molti altri fattori (fatica e durata dell’attività, durata di filtri e riserve, libertà di movimento, campo visivo, comunicazione orale, necessità di proteggere occhi e viso,…).

Dopo aver affrontato l’identificazione qualitativa e quantitativa degli inquinanti, la perdita verso l’interno della maschera (quantità di aria inquinata che penetra all’interno del respiratore) e i fattori di protezione assegnati (o operativi), il documento si sofferma sui limiti per l’utilizzo.

Ad esempio è possibile utilizzare un dispositivo filtrante nei seguenti casi:

- “quantità di ossigeno nell’aria superiore al 17% di volume (in genere? i fabbricanti di dispositivi di protezione delle vie respiratorie sconsigliano l’uso del filtro in presenza di ossigeno inferiore al 19,5-20 %);

- inquinante conosciuto;

- concentrazioni degli inquinanti inferiore alla capacità filtrante del respiratore a filtro (dispositivo filtrante)”.

Fuori da questi casi è necessario utilizzare un respiratore (isolante). Inoltre “l’uso di un dispositivo filtrante è sconsigliato in presenza di gas e di vapori inodori o con soglia olfattiva superiore al loro valore limite di esposizione, perché è possibile, essere esposti a concentrazioni pericolose d’inquinante quando la capacità filtrante del dispositivo si esaurisce, senza che l’utilizzatore lo possa percepire”.

Vi rimandiamo alla lettura del documento originale che, oltre a contenere chiare tabelle relative alle tipologie di DPI delle vie respiratorie, di filtri e ai fattori di protezione, descrive in modo esauriente caratteristiche e problematiche d’utilizzo dei diversi dispositivi di protezione delle vie respiratorie: quarto di maschera (facciale filtrante), semimaschera filtrante, maschera intera filtrante, elettrorespiratore con maschera intera, elettrorespiratore con casco, respiratore a presa d’aria esterna non assistito,  respiratore a presa d’aria esterna assistito manualmente e respiratore a presa d’aria esterna assistito con motore.

Ad esempio riguardo agli elettrorespiratori a maschera intera il manuale ricorda che questi apparecchi “sono costituiti da un facciale (maschera intera) e da un elettroventilatore, che fornisce all’interno del facciale l’aria filtrata e da uno o più filtri antipolvere. Possono avere anche la semimaschera o il quarto di maschera anziché la maschera intera”.

In questi DPI “la batteria per il ventilatore è generalmente trasportata dallo stesso utilizzatore. L’aria espirata e quella in eccesso passa direttamente nell’ambiente tramite le valvole di espirazione. Questo tipo di respiratore può essere indossato per un periodo prolungato: la batteria carica deve durare almeno 4 ore. I filtri antipolvere sono di tipo TMP1, TMP2 e TMP3”.

Concludiamo ricordando che  il lavoratore che “per la prima volta utilizza un dispositivo di protezione delle vie respiratorie deve ricevere un’informazione, una formazione teorica e un addestramento all’uso”.? È inoltre opportuno che “tale attività formativa sia ripetuta a intervalli regolari in base alla complessità del dispositivo e alla frequenza d’uso”.

Il manuale si sofferma sui contenuti della formazione e dell’addestramento e sull’importanza che l’attività formativa sia eseguita da persone competenti.

A eccezione dei dispositivi monouso, le norme richiedono che anche la manutenzione dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie sia eseguita da persone competenti: “tutte le attività manutentive devono essere compiute nel rispetto delle indicazioni del fabbricante”.

Se poi il dispositivo “non è utilizzato in maniera personale, il datore di lavoro deve garantire che il dispositivo sia adeguatamente pulito e disinfettato. I dispositivi di protezione delle vie respiratorie dopo ogni impiego, esclusi i respiratori monouso, devono essere ispezionati, puliti, disinfettati e predisposti per l’uso successivo”.

Infine il manuale indica che “il datore di lavoro è tenuto a fornire una sistemazione idonea per l’immagazzinamento dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie”. Anche l’immagazzinamento “deve essere eseguito seguendo le istruzioni fornite dal fabbricante”.

In particolare è “opportuno che l’immagazzinamento avvenga in appositi locali e/o contenitori, dove sia garantita la protezione da polvere, umidità, calore, freddo, raggi solari o da sostanze” in grado di danneggiare i DPI. 

  

CPT di Torino e Provincia, INAIL Piemonte:

- Capitolo 10 : Il rischio chimico (formato PDF, 639 kB);

- La valutazione dei rischi nelle costruzioni edili, l’intero manuale (formato ZIP, 19.5 MB);

- Variazioni edizione 2009 (formato PDF, 496 kB): contiene alcuni aggiornamenti, rispetto alla precedente edizione del manuale, da consultare per verificare se apporre correzioni al proprio documento di valutazione dei rischi.
 
 
Tiziano Menduto
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 

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