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Sistemi di gestione: il ruolo del medico competente

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

22/01/2010

Come integrare il ruolo del medico competente nel SPP e nell’impostazione delle politiche di prevenzione e promozione della salute? Il suo contributo ai sistemi di gestione della salute e della sicurezza.

Sistemi di gestione: il ruolo del medico competente

Come integrare il ruolo del medico competente nel SPP e nell’impostazione delle politiche di prevenzione e promozione della salute? Il suo contributo ai sistemi di gestione della salute e della sicurezza.

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Gli articoli pubblicati dal Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, giornale curato dal Centro Studi Fondazione Maugeri, sono per PuntoSicuro una fonte inesauribile di argomenti e tematiche da segnalare e approfondire.
Del supplemento relativo al numero di Luglio/Settembre 2008 abbiamo presentato diversi articoli tratti dal capitolo “Integrazione tra salute, sicurezza e ambiente per una migliore prevenzione nei luoghi di lavoro”. Ad esempio in relazione a tematiche come la sorveglianza sanitaria e la prevenzione nel comparto edile o il ruolo del medico competente nella valutazione dei rischi.


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Un altro intervento, presente nel capitolo, parla del nuovo ruolo del medico nei luoghi di lavoro. Si tratta dell’articolo intitolato “I sistemi di gestione della salute e della sicurezza: scenari e prospettive per i medici del lavoro”, scritto da P. Santantonio, M. Casciani, G.B.  Bartolucci dell’Associazione Italiana degli Igienisti Industriali (AIDII). 

Nota: l'intervento presentato è precedente all'entrata in vigore delle modifiche apportate al decreto legislativo 81/2008 dal decreto legislativo 106/2009, modifiche che tuttavia non modificano il contenuto dell’articolo e l’utilità delle indicazioni date.

Secondo gli autori nell’attuale scenario della prevenzione il Medico Competente ha un ruolo “ancora troppo spesso ‘confinato’ nella semplice effettuazione di accertamenti sanitari e sistematicamente escluso nella definizione delle politiche aziendali in materia di prevenzione”. In modo particolare “nelle piccole e medie imprese”.
Tuttavia uno sforzo per spingere “la figura del Medico Competente sempre più fuori dall’ambulatorio e sempre più al centro della vita aziendale e sociale” si è avuto proprio con il Decreto legislativo 81/2008: un tentativo che si allinea con gli orientamenti comunitari e internazionali per la “promozione della salute” e con “l’attuale evoluzione dei rischi in ambito occupazionale”, ad esempio in relazione all’aumento delle “attività lavorative che espongono i lavoratori a rischi multipli interagenti e correlati sostanzialmente a fattori di natura psico-sociale e discomfort lavorativo”.
E in presenza di elementi multifattoriali nelle problematiche di sicurezza e salute, è necessario mettere in campo competenze multidisciplinari, “sia nella fase di rilevazione e valutazione dei rischi che nella successiva definizione e gestione delle misure di prevenzione in un rinnovato protocollo operativo, che favorisca la collaborazione e l’integrazione tra gli operatori del Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP) e i Medici del Lavoro – Competenti”. Una collaborazione che deve perdere il carattere episodico e divenire “un modus operandi sistematico e costante”.

Se infatti la “Promozione della Salute nei Luoghi di Lavoro” si può esplicare attraverso la sinergia delle azioni di tutti gli attori della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, il medico competente può assicurare un contributo essenziale:
- garantendo “la completezza della valutazione dei rischi, grazie all’integrazione di competenze, manageriali, ingegneristiche e di igiene industriale con quelle tipiche del Medico Competente”;
- migliorando la prevenzione, “attraverso l’individuazione di misure di tutela più efficaci che tengano conto anche delle specificità dei lavoratori come ‘persone’ (ossia delle cosiddette ‘sensibilità individuali’)”;
- contenendo “gli oneri diretti e indiretti della prevenzione, mediante la riduzione delle passività correlate al disagio psicofisico dei lavoratori, agli infortuni e alle malattie professionali, generalmente visibili nel medio-lungo termine (es. diminuzione della produttività a causa di assenze dal lavoro, denunce di malattie professionali, ecc.)”;
- creando “un clima aziendale che favorisca il benessere lavorativo, finalizzato ad aumentare il consenso sociale interno e ridurre i possibili contenziosi con le Organizzazioni Sindacali, le patologie stress correlate, ecc.”;
- sviluppando la prevenzione “classica” in un “modello integrato nelle norme sociali di comportamento, secondo i moderni orientamenti delle politiche economiche e sociali, nella logica della cosiddetta Responsabilità Sociale di Impresa (CSR)”.

All’interno delle logiche di CSR, la promozione della salute potrà essere assicurata solo con un percorso in cui “il Medico  Competente agisca non solo a livello di prevenzione secondaria (quale è la sorveglianza sanitaria), ma anche nell’ambito della prevenzione primaria”. Ad esempio “attraverso l’integrazione delle sue funzioni nel sistema di gestione delle risorse umane e nel SPP”. Compito tra l’altro ribadito all’articolo 25 del D.Lgs 81/2008: il medico competente collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità sociale.
E può farlo sia a livello di risorse umane, “promuovendo e accrescendo il senso di responsabilità e di consapevolezza dei lavoratori affinché adottino abitudini comportamentali idonee per la preservazione della propria salute”, sia a livello di organizzazione aziendale. In questo secondo caso può infatti proporre “interventi per il miglioramento delle condizioni ambientali ed ergonomiche, per la migliore organizzazione del lavoro e la gestione delle risorse umane, al fine di migliorare il benessere lavorativo e il clima aziendale”.

Dunque in relazione al Sistema di Gestione della Salute e della Sicurezza (SGSS) il medico competente, anche in riferimento alle norme OHSAS 18001, non solo deve “svolgere un ruolo in base agli obblighi normativi, ma può portare valore aggiunto ai processi di miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro”.

Gli autori riportano nell’articolo, che vi invitiamo a visionare, una tabella che comprende un elenco esemplificativo dei contributi specifici dei medici del lavoro-competenti in relazione ai vantaggi gestionali apportati.
Ad esempio, nella fase di pianificazione il medico può operare una caratterizzazione individuale del rischio (le già indicate “sensibilità individuali), può fare una “valutazione preventiva dell’impatto sulla salute dovuto all’introduzione di nuove sostanze e preparati”, può operare una “integrazione del monitoraggio biologico con quello ambientale”. Ma è anche di supporto nella “individuazione dei DPI e gestione delle problematiche correlate” e nella “progettazione ergonomica delle postazioni e degli ambienti di lavoro”.
I vantaggi gestionali possono essere diversi:
- “migliore pianificazione delle attività di rilevazione e monitoraggio dei rischi;
- protocolli sanitari che tutelino più efficacemente la salute dei lavoratori;
- migliore valutazione e quantificazione del rischio;
- individuazione precoce di possibili situazioni di discomfort;
- riduzione dei casi da mancato uso DPI;
- individuazione di misure preventive più efficaci”.

In definitiva, indicano gli autori, nei modelli organizzativi orientati alla CSR è “necessario che il Medico del Lavoro venga integrato nel SPP, e che sia coinvolto nell’impostazione e definizione delle politiche aziendali per la prevenzione per la promozione della salute”.
Un approccio che non può che favorire “l’utilizzo ottimale delle risorse umane, accrescere le conoscenze individuali e rafforzare la fiducia dei lavoratori nelle proprie capacità e nel management, e dare visibilità esterna dell’impegno sociale dell’azienda”.
Per ottenere questi risultati, concludono, si ritiene necessario:
- “una revisione/ampliamento del campo di azione della Medicina del Lavoro nell’ambito aziendale, mediante l’integrazione, logica e organizzativa del Medico Competente nel SPP;
- l’integrazione e il coordinamento tra Medicina del Lavoro e SSN;
- lo sviluppo delle competenze dei Medici del Lavoro verso discipline umanistiche (gestionale delle risorse umane) e tecniche (igiene industriale);
- il definitivo accoglimento da parte del mondo imprenditoriale dei modelli di promozione della salute e di CSR”.


“I sistemi di gestione della salute e della sicurezza: scenari e prospettive per i medici del lavoro”, scritto da P. Santantonio, M. Casciani, G.B. Bartolucci dell’Associazione Italiana degli Igienisti Industriali (AIDII, in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXX n°3/suppl., luglio-settembre 2008 (formato PDF, 411 kB).



Tiziano Menduto
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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