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COVID-19: vademecum di tutela del lavoratore dal rischio biologico virale

COVID-19: vademecum di tutela del lavoratore dal rischio biologico virale
12/03/2020: Un vademecum si sofferma sulla comunicazione specifica del datore di lavoro, a lavoratori e RLS, sul rischio di agenti biologici virali, sulla valutazione dei rischi, sulle misure di igiene e sull’uso della mascherina. A cura dell’avvocato Rolando Dubini.
 

Torniamo a presentare, come abbiamo fatto in queste settimane, alcuni documenti che riceviamo da nostri lettori e collaboratori e che nascono dall’esigenza, a volte partendo da opinioni diverse su quali siano le azioni da mettere in atto in questa fase epidemiologica da COVID-19, di fornire informazioni alle aziende e agli stessi lavoratori per migliorare la tutela della salute nei luoghi di lavoro.

 

In questo caso riceviamo e pubblichiamo un documento dell’avvocato Rolando Dubini che in relazione a quanto contenuto nelle ultime normative in materia di contenimento del contagio del nuovo coronavirus, ha elaborato, a seguito di consulenze per organizzazioni dei lavoratori e di Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza. Il documento, dal titolo “Vademecum di tutela del lavoratore dal rischio biologico virale”, tratta argomenti diversi, dalle comunicazioni dei datori di lavoro, alle misure igieniche e allo spinoso tema della valutazione dei rischi biologici di cui abbiamo riportato, in precedenti articoli, vari opinioni e posizioni.



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Il rischio biologico
Formazione sui rischi specifici dei lavoratori che operano con agenti biologici del Gruppo 3 (Art. 37 D.Lgs. 81/08)

Premessa

- Obbligo per tutte le aziende di valutare il rischio biologico virale covid19 e di consegnare dpi ai lavoratori esposti

- Col divieto di spostamento il lavoratore è esposto ad uno specifico rischio professionale, a differenza della popolazione generale obbligata a stare a casa

 

Col divieto di spostamento per la popolazione generale, e viceversa l'autorizzazione per chi ha invece comprovate ragioni lavorative per muoversi, il rischio da esposizione virale coronavirus è diventato un rischio professionale per tutti i lavoratori.

 

Col DPCM 9 marzo 2020, che ha esteso a tutto il territorio italiano la normativa relativa alle zone controllate (ex zone rosse), non vi è più il minimo dubbio che chi lavora ha ora un rischio aggiuntivo e maggiorato rispetto alla popolazione non lavorativa di fatto obbligata a restare a casa se non ha giustificati motivi dettati da oggettive necessità di spostamento. Che si riducono ad attività di durata limitata, non molte ore continuative con rischio di contagio. E dunque obbligatorio valutare nel DVR il rischio biologico virale da coronavirus per tutte le attività lavorative. E dare DPI ai lavoratori.

 

1. Comunicazione specifica del datore di lavoro sul rischio agenti biologici virali ad ogni lavoratore, e agli RLS, e misure di prevenzione e protezione adottate

Per garantire la sicurezza e l'igiene del lavoro e la tutela dal rischio agente biologico virale a tutti i lavoratori (e a tutte le persone presenti negli ambienti di lavoro) ai sensi degli articoli 15, 17, 28 e 29, 266-286 del decreto legislativo 81/2008 (Testo Unico di Sicurezza sul Lavoro) e, a maggior ragione, affinché il lavoratore possa autodichiarare a ragion veduta, senza essere passibile di falsa dichiarazione, l'esigenza lavorativa ("comprovate esigenze lavorative" DPCM 8 marzo 2020) che lo costringe a muoversi qualunque are del territorio italiano, oggi tutto "area a contenimento rafforzato" di cui al DPCM 9.3.3020 e alla direttiva del Ministero degli interni del 9.3.2020, il datore di lavoro dovrebbe consegnare ad ogni lavoratore (e ogni lavoratore dovrebbe richiedere tale dichiarazione al suo datore di lavoro) una dichiarazione scritta nella quale affermi:

  1. di avere valutato, in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, nel documento di valutazione dei rischi presenti nell'ambiente di lavoro:
    1. il rischio da agenti biologici virali mansione per mansione (considerando i fattori trasferte, rischi locali, contatti interpersonali, misure preventive e protettive disponibili ecc.)
    2. e di avere adottato tutte le conseguenti, necessarie ed adeguate misure di prevenzione e protezione, le istruzioni, i dispositivi di protezione individuale;
  2. di avere adottato in azienda misure di contenimento del rischio contagio virale, ed in particolare il mantenimento di distanze di sicurezza tra i lavoratori, la sanificazione dei locali e avere definito esattamente quali mansioni a rischio necessitano dell'utilizzo di mascherine ffp2 o ffp3 o N95, e/o di guanti e/o occhiali e/o gel disinfettante per le mani, indicazioni sul comportamento igienico durante le trasferte e nei tragitti casa lavoro e viceversa ecc;
  3. che i soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria con febbre (maggiore di 37,5° C) devono rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante (art. 1 c. 1 lett. b DPCM 8.3.2020).
  4. che ai soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus è fatto divieto assoluto di accedere al luogo di lavoro (art. 1 c. 1 lett. b DPCM 8.3.2020).
  5. indicazione di eventuali misure tecniche di controllo agli accessi (termoscan ecc.) eventualmente adottate.

 

Nei cantieri mobili e temporanei una tale comunicazione, nei confronti di imprese e lavoratori autonomi, è ipotizzabile anche a carico del Committente, per il tramite del CSE (coordinatore per la sicurezza).

 

2. Rispetto rigoroso delle misure di igiene

Il singolo lavoratore deve rispettare, ed esigere dal datore di lavoro, che siano rispettate, le seguenti misure igienico sanitarie indicate dalla comunità scientifica:

  • lavarsi spesso le mani;
  • evitare il contatto ravvicinato comunque, ed in particolare con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
  • evitare abbracci e strette di mano;
  • mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
  • igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
  • evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva;
  • non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  • coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  • non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
  • pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
  • usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate.

 

Si rimanda a questo link che riporta alcuni suggerimenti delle organizzazioni sindacali in relazione all’emergenza coronavirus.

Considerata l'esperienza cinese di abbattimento del contagio l'uso della mascherina, secondo una comunicazione della Regione Lombardia, è fortemente consigliato sempre. In zona rossa hanno distribuito mascherine a TUTTI.

 

 

3. Come indossare, rimuovere e smaltire in modo corretto una mascherina

È importante seguire alcune regole per indossare, rimuovere e smaltire in modo corretto una mascherina. Altrimenti questo dispositivo, usato per ridurre il rischio di contagio, “invece di proteggerci può diventare una fonte di infezione a causa dei germi che potrebbero depositarsi sopra”. Lo spiega l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un videotutorial pubblicato sul suo sito web.

 

  1. Prima di indossare una mascherina, pulire le mani con un disinfettante a base di alcol o con acqua e sapone
  2. Nel coprire la bocca e il naso, assicurarsi che non vi siano spazi tra il viso e la mascherina
  3. Evitare di toccare la mascherina mentre la si utilizza e, se necessario farlo, pulire prima le mani con un detergente a base di alcool o acqua e sapone
  4. Sostituire la mascherina con una nuova non appena è umida e non riutilizzare quelle monouso
  5. Per togliere la mascherina: rimuoverla da dietro (senza toccare la parte anteriore); buttarla immediatamente in un contenitore chiuso; pulire le mani con un detergente a base di alcool o acqua e sapone

 

4. Facsimile di Informativa per la prevenzione di possibili contagi

In ottemperanza alle disposizioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, delle autorità regionali/provinciali e in ottemperanza a quanto disposto dagli art. 18, 19 e 20 del D. Lgs. 81/2008 a carico di datori di lavoro, dirigenti e preposti, tutti i dipendenti e coloro che, a diverso titolo, operano presso l’Azienda/Ente, devono segnalare all'Autorità sanitaria competente se, nel periodo a partire dal 14 febbraio 2020 e anche in assenza di sintomi hanno avuto contatti con casi positivi o con persone provenienti dalle zone indicate nella normativa.

 

La segnalazione va fatta chiamando il numero verde regionale di seguito di seguito indicato:

Calabria: 800 76 76 76

Campania: 800 90 96 99

Emilia-Romagna: 800 033 033

Friuli Venezia Giulia: 800 500 300

Lazio: 800 11 88 00

Lombardia: 800 89 45 45

Marche: 800 93 66 77

Piemonte: 800 333 444

Provincia autonoma di Trento: 800 86 73 88

Sicilia: 800 45 87 87

Toscana: 800 55 60 60

Trentino Alto Adige: 800 751 751

Umbria: 800 63 63 63

Val d’Aosta: 800 122 121

Veneto: 800 46 23 40

 

Ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria con febbre (maggiore di 37,5° C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante (art. 1 c. 1 lett. b DPCM 8.3.2020).

Divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus (art. 1 c. 1 lett. b DPCM 8.3.2020).

 

5. Obblighi del datore di lavoro e diritto di autotutela e D. Lgs. n. 81/2008

 

Articolo 272 - Misure tecniche, organizzative, procedurali

1. In tutte le attività per le quali la valutazione di cui all’articolo 271 (rischio di esposizione non intenzionale ad agenti biologici virali) evidenzia rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro attua misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare ogni esposizione degli stessi ad agenti biologici.

2. In particolare, il datore di lavoro: ...

b) limita al minimo i lavoratori esposti, o potenzialmente esposti, al rischio di agenti biologici;

c) progetta adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza atti a proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici;

d) adotta misure collettive di protezione ovvero misure di protezione individuali qualora non sia possibile evitare altrimenti l’esposizione;

e) adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico fuori dal luogo di lavoro; ...

 

Articolo 44 - Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato

1. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.

2. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell’impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo, non può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una grave negligenza.

 

 

 

Rolando Dubini, avvocato in Milano, cassazionista

 

 

 

Leggi gli altri articoli di PuntoSicuro sul nuovo coronavirus Sars-CoV-2

 

 



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Rispondi Autore: claudio Nardini - likes: 0
12/03/2020 (07:47:19)
Consegnare le mascherine a tutti indiscriminatamente considerato che è un dpi monouso e utilizzato tutti i giorni per tutti i giorni lavorativi significa esaurite nel giro di qualche giorno le scorte delle stesse, dopo voglio vedere chi ne ha veramente bisogno con che cosa si protegge, nella nostra azienda il consumo di mascherine si è triplicato nel giro di tre settimane, molti la portano ovunque anche quando non sarebbe necessario, io credo sia giusto seguire le indicazioni della OMS su quando vanno indossate le mascherine, un consegna a pioggia e un consumo indiscriminato significa rimanere completamente scoperti nel giro di pochi giorni. (parere personale)
Rispondi Autore: Riccardo borghetto - likes: 0
12/03/2020 (08:29:05)
Il Datore di lavoro"avrebbe l'obbligo di consegnare una dichiarazione scritta.. di aver valutato il rischio"...
Non esiste alcun obbligo del genere, come nessun obbligo di effettuare la valutazione del rischio, ma solo di rispettare le prescrizioni dell'autorità.
Rispondi Autore: Francesco Forte - likes: 0
12/03/2020 (08:53:09)
Ok mi spieghi una cosa e poi giuro che farò tutti i DVR del mondo.
Chi è a stretto contatto con i Virus (medici e infermieri in prima linea) DEVE avere il DVR; molte di queste persone stanno morendo, è una dato di fatto. Cosa succederà a questo punto, il responsabile dell'ospedale sarà indagato per omicidio colposo?
Altra considerazione, se anche il miglior DVR non impedisce la morte delle persone come pensiate che dei semplici RSPP o tecnici possano prevenire o limitare il rischio? Aspetto una risposta gentile avvocato. Che sia sensata e ragionevole.
Rispondi Autore: Dani Mass - likes: 0
12/03/2020 (08:57:36)
Francesco Forte, ha pienamente ragione, sottoscrivo e attendo anche io una risposta dall'Avvocato grazie
Rispondi Autore: Michele Armiraglio - likes: 0
12/03/2020 (09:04:47)
Aggiornare il dvr...diamoci piuttosto da fare per gestire in pratica la situazione!!!
Rispondi Autore: Marco Grossi - likes: 0
12/03/2020 (09:05:39)
Concordo con chi mi ha preceduto. Sbagliato a mio avviso in questa fase incentivare l'uso indiscriminato delle mascherine, che devono essere utilizzate soltanto in caso di contatti stretti, i quali devono essere sempre evitati garantendo per quanto possibile la distanza interpersonale di almeno 1 metro come da raccomandazioni internazionali.
Rispondi Autore: paolo cannazza - likes: 0
12/03/2020 (09:16:02)
Non condivido neanche una virgola del pensiero dell'avvocato, salvo le "ovvietà" sulle misure generali di tutela della popolazione. Ritengo tuttavia che abbia tutto il diritto di esprimere le sue convinzioni in merito, tanto più ahimè perché la materie trattate nel TUSSL sono si tecniche, ma anche fortemente intrise di risvolti legali.
Il D.Lgs.81 è il recepimento di una serie di direttive europee per la tutela di salute e sicurezza dei lavoratori e non credo che ci sia nello spirito della norma la gestione di una situazione come quella che stiamo vivendo in queste settimane. Seguendo questa idea non ritengo che sia lo strumento idoneo per la tutela della salute dei lavoratori, o forse li possiamo chiamare oggi semplicemente persone?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
12/03/2020 (09:26:18)
Protocolli di sicurezza Coronavirus e applicazione la più ampia possibile del lavoro agile.
Il DPCM 11.3 2020 raccomanda ai punti 7, 8 e 10 ciò che in realtà è obbligatorio ai sensi del D.Lgs. n. 81/2008 art. 17, 28, 29, 266 e segg.

DPCM 11 marzo 2020 sull'emergenza coronavirus
"7) In ordine alle attività produttive e alle attività professionali si raccomanda che:
a) sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
b) siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
c) siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
d) assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
e) siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali;
8) per le sole attività produttive si raccomanda altresì che siano limitati al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni ...
11) Per tutte le attività non sospese si esorta al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile".
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
12/03/2020 (09:28:08)
Usiamo tutti le mascherine. ognuno può essere portatore asintomatico. In Cina tutti usano le mascherine. Anche così si sconfigge il virus. e si realizza una educazione di massa all' uso dei DPI che sarà benefica anche dopo l'emergenza in tutti i luoghi di lavoro
Autore: gaetano - likes: 0
15/03/2020 (23:34:48)
Avvocato risponda!!! Gli RSPP degli ospedali anche inserendo i rischi specifici nel DVR saranno tutti indagati?
Non ci riporti le leggi!!!! Che ovviamente abbiamo tutti letto e compreso.
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
12/03/2020 (09:35:54)
Scusi Avvocato, sono un tecnico con una discreta capacità di logica di analisi.

SE dobbiamo portare tutti mascherine (e mi trova anche concorde su questo) ALLORA non è un rischio di lavoro, quindi tutto quello che ha scritto è NON CORRETTO.

SE dobbiamo portare tutti mascherine, le mascherine devono essere disponibili per tutti, (magari gratuitamente?). MA la mascherine NON CI SONO.
Rispondi Autore: Avv Rolando Dubini - likes: 0
12/03/2020 (09:37:40)
Questo è un VADEMECUM per i lavoratori e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), NON per i consulenti dei datori di lavoro.l, che ne hanno fin troppi a loro disposizione. Prima di commentare sarebbe molto utile capire bene cosa si sta commentando. Gli RLS e i lavoratori hanno il sacrosanto diritto di CHIEDERE quello che il Vademecum prevede. Poi ci saranno i consulenti dei datori di lavoro che diranno al datore di lavoro cosa "concedere" o meno. A quel punto i lavoratori potrebbero protestare e iniziare una vertenza. Sono normali relazioni sindacali.
Rispondi Autore: Assandri Daniele - likes: 0
12/03/2020 (09:51:01)
Buongiorno, la valutazione del rischio (e il relativo DVR) deve essere effettuata per i rischi professionali (v. definizione di prevenzione - art. 2 D.Lgs.81/2008); il Coronavirus non appartiene a questa categoria, fatta eccezione per gli operatori della sanità. Non creiamo più confusione di quella che già c'è. Grazie
Rispondi Autore: Gianmarco Montagna - likes: 0
12/03/2020 (09:54:01)
Non condivido nulla dell'articolo, ma condivido tutti i commenti (tranne le risposte dell'avvocato cassazionista).
Ma ho una domanda semplice per l'autore dell'articolo: TUTTI dovrebbero SEMPRE usare le mascherine, quindi consumarne almeno tre/quattro al giorno (a parte il fatto che io, che ho la barba, dovrei prima tagliarmela, altrimenti la mascherina é inutile); Lei potrebbe spedirmi a casa, in giornata, un centinaio di mascherine per arrivare fino al 3 aprile? Sono disposto a pagarle il doppio del prezzo di mercato rilevato a dicembre, grazie. ****
Rispondi Autore: gpalmisano - likes: 0
12/03/2020 (10:02:17)
Evidentemente per alcuni non è del tutto chiaro, le linee di indirizzo che il D.Lgs 81/08 smi ha voluto intraprendere a riguardo i rischi e nello specifico del rischio biologico, inserito nel Titolo X, dal quale emergono chiare e inequivocabili rapporti con il rischio di esposizione a tale sostanze, limitatamente ai rischi professionali specifici. Pertanto, trovo inutile proseguire a riguardo. Sicuramente le misure da adottare, a livello aziendale, ai fini della prevenzione del contagio de SARS-COV2, non possono che essere definiti dalle linee del DPCM. Parere mio, pertanto tutte le aziende dovranno gestire le proprie esigenze lavorative, ai fini di stabilire una prevenzione al contagio, sulle direttive emanate dal DPCM. Saluti 
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
12/03/2020 (10:19:27)
Ovviamente non è per nulla vero che il titolo x riguarda solo l'esposizione intenzionale ad agenti biologici, ma include anche l'esposizione non intenzionale ad agenti biologici virali, batterici ecc. Il caso del tecnico viaggiatore che va nei paesi tropicali e deve fare il vaccino contro.la febbre gialla è talmente chiaro ed evidente che anche un bambino riuscirebbe a comprenderlo. Ma purtroppo così non è. Sta di fatto che per fortuna, soprattutto grazie alle veementi potrete dei lavoratori e dei loro rappresentanti in moltissimi supermercati i lavoratori usano le mascherine e i guanti. E leggendo l'articolo 77 del Dlgs 81 appare chiaro che è vietato consegnare DPI ai lavoratori se non è stata fatta prima la valutazione del rischio per la cui protezione sono utilizzati. Quindi ovunque si usano DPI anticoronavirus il datore di lavoro è obbligato per legge ad avere la valutazione del rischio agenti biologici virali
È un esercizio salutare leggere e rileggere il dlgs 81/2008 in base all'intenzione del legislatore,che è tutelare al massimo il lavoratore, e non fare spendere il meno possibile al datore di lavoro e fare lavorare poco e niente i consulenti di sicurezza sul lavoro. Ringrazio tutti i lavoratori e i loro rappresentanti che in questa emergenza straordinaria garantiscono a loro rischio la continuità produttiva e che fanno fatica a ricevere i necessari DPI dai propri datori di lavoro, spesso malconsigliato da consulenti che non hanno compreso lo scopo del testo unico di sicurezza del lavoro. Va inoltre precisato che oggi solo le comprovate esigenze lavorative consentono al lavoratore di andare in fabbrica, in ufficio, al campo e dunque dal DPCM 9.3.2020 ha un rischio professionale che il cittadino comune, che deve stare a casa, assolutamente non ha. E anche le piccole commissioni consentire per necessità ai privati, non sono paragonabili agli spostamenti e alle lunghe ore di lavoro dei lavoratori.
Autore: alfonso - likes: 0
12/03/2020 (15:49:18)
il paragone che fa relativamente alle vaccinazioni per i paesi tropicali è un chiaro rischio derivante dall'attività aziendale e quindi è corretto redigere il DVR RISCHIO BIOLOGICO; ma farlo per il COVID19 non mi sembra del tutto corretto se non per le attività sanitarie.
come già esplicitato dai commenti precedenti questa è un'emergenza sanitaria non è un rischio dell'azienda quindi basta applicare il protocollo del DPCM 11/03/2020 art. 7 lettera d.
Comunque il problema si porrà sempre se non si chiudono tutte le fabbriche per almeno 15 gg.
Rispondi Autore: Nicola Baldi - likes: 0
12/03/2020 (10:29:46)
"Usiamo tutti le mascherine. ognuno può essere portatore asintomatico." Discorso in teoria verissimo, peccato che come anche l'OMS ha detto (non io che non conto niente) non ci sono; mancano anche per quelli che sono sicuramente esposti (stanno facendo le "mascherine" con i ritagli delle lenzuola!) E poi come la mettiamo con un DPCM 8/3/2020 allegato 1 lettera m) "usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate": la cui inosservanza al DPCM comporta sanzioni penali!
Mi scusi ma quando parla di risvolti legali/vertenze adesso, in questo momento, resto veramente basito, fa veramente capire come il mondo della giurisprundenza e quello dei tecnici e del mondo reale siano su due pianeti completamente diversi (ovviamente parlo di persone oneste che fanno le cose con il buon senso, non parlo di chi se ne frega di tutto) : ed a mio avviso se continua ad andare avanti la visione del mondo giurisprudenza la sicurezza non aumenterà ma diminuirà.
Rispondi Autore: Francesco Forte - likes: 0
12/03/2020 (10:39:38)
Dott. Avvocato Ing. , ho visto che ha risposto ai quesiti sulla mascherina, non ha risposto al mio; il DDL che ha fatto una doverosa VdR biologico (ospedali, nosocomi, cliniche ecc..) e presenta dei morti da Coronavirus nel personale può essere accusato di omicidio colposo perchè la valutazione è stata incompleta?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
12/03/2020 (10:41:58)
Gentile Francesco Forte, i capi di imputazione.li decide la procura della Repubblica, e tutto e possibile. Da avvocato dico che se il DVR è fatto bene e le misure di prevenzione e protezione sono state applicate la difesa è fortemente avvantaggiato. Cordiali saluti
Rispondi Autore: Francesco Forte - likes: 0
12/03/2020 (10:52:18)
Grazie avvocato per la risposta
Rispondi Autore: Luca Ferrigioni - likes: 0
12/03/2020 (11:57:56)
Buongiorno,
prima domanda: siamo sicuri dell'efficacia delle mascherine?
Le mascherine FFP2 e FFP3 da norma UNI EN 149 vengono verificate in aerosol di NaCl con una distribuzione granulometrica con diametro medio della massa di 0,6 micrometri. Il coronavirus ha un diametro di circa 80-160 nanometri cioè dalle 4 alle 8 volte più piccolo. Direi che è una protezione poco efficace...

Seconda domanda: il DPCM 11/03/2020 all'art. 1 comma 7 lettera d) riporta:"assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale."
Con "strumenti di protezione individuale" si intendono proprio le mascherine di cui sopra?

Grazie.
Rispondi Autore: Damiano Guerra - likes: 0
12/03/2020 (14:14:56)
Questo Governo intende far vedere all'opinione pubblica di aver fatto tutto quello che doveva, di aver pensato a tutte le realtà produttive, a tutti i lavoratori. Come diverse leggi che anche il legislatura effettua, parte da un concetto (in questo caso l'affermazione che le realtà produttive possono restare aperte) e poi elenca la lunga serie di limiti. Come spesso accade questi limiti, se un'azienda li intende rispettare appieno, portano alla conclusione che le realtà produttive NON possono stare aperte. Per restare aperte dovrebbero rispettare tutto quello che impone il legislatore. L'avv. Dubini precisa questi limiti, ovvero la volontà dell'avv. e del Governo è che le realtà produttive CHIUDANO. E' loro intento introdurre, ripetere, pretendere sempre più vincoli, perché il loro intento è la chiusura delle aziende. Il Governo non ha il coraggio di farlo per decreto e spera, con questi vincoli, che lo facciano autonomamente.
PS Anche prima dell'emergenza (non so quanto coscientemente) la realtà era simile.
Rispondi Autore: Andrea RSPP - likes: 0
12/03/2020 (15:02:19)
Ma ci vogliamo rendere conto o no che tutto quello che sta facendo il Governo e che dice l'Avvocato è ai fini di tutelare le persone? lavoratori e non.

O credete che si divertano a imporre chiusure aziendali? Se la situazione non fosse grave non prenderebbero di certo questi provvedimenti.

Io inviterei chiunque vuol continuare come se niente fosse a firmare un foglio dove rinuncia al ricovero ospedaliere in caso di necessità. Forse prenderebbero coscienza della situazione.
Perchè se in una situazione normale mi viene la polmonite, vado in terapia intensiva e mi curano. Ma oggi in molte terapie intensive negli ospedali i posti non ci sono, e quindi mi tocca morire di polmonite.

Le mascherine da usare sempre in questo periodo sono quelle semplici (per intenderci quelle chirurgiche) che servono a limitare la diffusione del virus. Per intenderci se io ho anche solo un raffreddore, o sto bene e ancora non so di essere malato e indosso la mascherina, è più difficile che chi mi incontra, anche a due metri di distanza, possa prenderlo.

Queste mascherine si trovano senza problemi. Quelle FFP2 e FFP3, più costose e difficilmente trovabili, sono per i malati e i lavoratori che sono a contatto col pubblico.

Rispondi Autore: Marco Grossi - likes: 0
12/03/2020 (15:55:53)
Andrea RSPP. Credo che abbiamo tutti ragione e che nessuno si sia mai sognato di mettere in dubbio l'obiettivo comune, ovvero tutelare le persone. Purtroppo siamo di fronte ad una emergenza globale ed a mio modesto parere è importante seguire le indicazioni date dai professionisti delle unità di crisi. In questo momento le mascherine scarseggiano in prima linea, negli ospedali e tra le forze dell'ordine, dove sono indispensabili. Se avessimo a disposizione mascherine da buttar via, chiaramente il premier Conte ci direbbe di indossarle tutti. Purtroppo sul mercato non ce ne sono. Non è vero che si trovano senza problemi. In Lombardia non si trovano in quanto le forniture sono (giustamente) dirottate alla Protezione Civile. Non a caso nel decreto troviamo l'uso delle mascherine "solo laddove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro". La garanzia della distanza di sicurezza è in questa fase la principale misura di contenimento da promuovere.
Grazie a tutti
Rispondi Autore: Maurizio Sordillo - likes: 0
12/03/2020 (17:00:10)
Gentile Avvocato nel ringraziarla mi permetto di segnalarle che mi sembra di Non aver letto nulla in merito al ruolo del Medico Competente.
Rispondi Autore: CARMELO GIANNI' - likes: 0
12/03/2020 (18:11:09)
Ognuno di noi RSPP ha valutato per ogni azienda seguita il rischio biologico.
Io mi sono limitato a redigere un semplice Allegato (non un aggiornamento) nel quale ho evidenziato che questo rischio bilogico è già stato valutato ma che in questo caso è necessario elencare gli obblighi del DL e dei Lavoratori.
Ho riportato le normali precauzioni e ho raccomandato di applicarle.
Quanto ai DPI trovo corretto fornirli ai lavoratori a rischio, così come è sempre stato.
Dare a un impiegato che svolge mansioni di ufficio in un'azienda a rischio basso (ad es. un'agenzia di assicurazioni) lo trovo inutile. Non per non fare spendere i soldi al DL ma perchè in un momento contingente come questo credo sia opportuno lasciare queste disponibilità a chi ne ha realmente necessità.
Lo stesso Dipartimento della Protezione civile, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità ha diffuso più volte la comunicazione che la mascherina serve a chi è malato o a chi ne ha cura.
Infine non riesco a trovare nella normativa alcun cenno per quanto riferito alla dichiarazione che le Aziende dovrebbero consegnare ai loro dipendenti in merito all'avvenuta valutazione dei rischi. Chiedo cortesemente all'avv. Dubini di indicarmi l'articolo del T.U nel quale si fa cenno a tale ottemperanza.
Rispondi Autore: Dott. Agr. Maurizio Aurigi - likes: 0
12/03/2020 (18:29:42)
Quanto ai casi in cui è obbligatoria la valutazione del rischio biologico hanno già ampliamente chiarito l'Ing. Catanoso e l'Ing. Gallo in articoli precedenti di punto sicuro (livello di rischio superiore rispetto a quello del resto della popolazione, uso deliberato ed esposizione non deliberata ad agenti biologici). Rispetto al decreto che è uscito ieri sera penso che le poche attività rimaste aperte abbiano tutte un rischio biologico superiore rispetto a quello della popolazione non lavorativa (che dovrebbe rimanere a casa) e quindi dovrebbero tutte valutare il rischio.
Rispondi Autore: Morgan Marino - likes: 0
12/03/2020 (18:38:37)
Buonasera a tutti,

premetto che ad oggi quale RSPP non sono ancora convinto al 100% né sulla obbligatorietà di effettuare un aggiornamento della valutazione dei rischi per Coronavirus né sulla non obbligatorietà ed invidio chi questa certezza ce l’ha perché ogni certezza porta sempre un poco più di tranquillità emotiva, ma attenzione che se le certezze diventano troppe è sintomo di chiusura mentale…

Lascio stare i discorsi sulla disponibilità delle mascherine (è assodato che non ce ne sono per tutti!) e la questione di lana caprina sul essere l’esposizione a Coronavirus SEMPRE, o meno, dentro la Valutazione dei Rischi prevista dal DLGS81 (tutti siamo sicuri che qualche volta ci sta: medici, ospedali, case di cura, ecc.).

Personalmente la mia vera perplessità è che se si vuole fare una valutazione per il rischio contagio da Coronavirus, come ogni valutazione questa deve essere oggettiva il più possibile per avere senso. Trattandosi di un rischio biologico, affinché la sua valutazione sia effettivamente oggettiva sarebbero necessarie una serie di misure e campionamenti degli ambienti di lavoro in cui verificare la presenza del virus e la sua concentrazione (in aria? Sulle superfici? Sotto forma di molecola singola delle dimensioni tali per cui neanche una mascherina FFP3 la riesce a fermare? O sotto forma di vapore acqueo? Polvere? …) confrontando il valore ottenuto con il dato di letteratura (che non c’è!) per capire l’eventuale fascia di rischio. A seguito della valutazione, in quanto rischio biologico, andrebbe anche prevista una sorveglianza sanitaria che chiaramente oggi nessuno sa quale sia tranne il famigerato tampone (non c’è certezza scientifica nemmeno sul vero periodo di incubazione e da quando a quando l’eventuale contagiato è a sua volta contagiante!).

Allora nel dubbio la mia proposta è fare la seguente:

Aggiornamento della Valutazione dei rischi aziendali per potenziale esposizione a rischio biologico da contagio da Coronavirus
(si fa un bel titolo lungo così per la pace degli Avvocati si fa un poco di carta! Avv. Dubini, mi perdoni, la mia è solo misera ironia, in fondo Lei ci ricorda che “è un esercizio salutare leggere e rileggere il dlgs 81/2008 in base all’intenzione del legislatore, che … non è fare spendere il meno possibile al datore di lavoro e fare lavorare poco e niente i consulenti di sicurezza sul lavoro”. Guardi Avvocato che l’intento del legislatore non è nemmeno far buttare via i soldi alle aziende anche perché se credeva che stessero così bene avrebbe avuto le palle di chiuderle! E soprattutto non proprio vero che tutti i consulenti della sicurezza sono qui a non voler fare niente, sa com’è, non esiste un solo Super Professionista Avvocato e tutti gli altri poveri inetti… anche tra i consulenti di sicurezza sul lavoro ci sono poveri professionisti che tutti i giorni provano a dare del proprio meglio per far si che la macchina sicurezza funzioni davvero!)

Testo della valutazione: ”Il sottoscritto Datore di Lavoro non ha la minima idea di come valutare il rischio (visto che non lo sanno fare né la scienza nè i politici, mi permetto, nel mio piccolo, di non saperla fare nemmeno io!), quindi uso il buon senso e faccio di tutto per seguire le prevenzioni e protezioni previste dai vari DPCM. Siccome ritengo (su questo sono sicuro ho pure sentito un Super Avvocato!) che il fine ultimo della valutazione dei rischi è quello di tutelare il più possibile i lavoratori, inizio a tutelare i lavoratori con quelle che sono le conoscenze attuali, applicando tutte le prevenzioni e protezioni richieste dai vari regolamenti che di volta in volta vengono emanati dal Governo e i consigli dell’Istituto superiore di sanità”.

Dopo questo bellissimo filosofico aggiornamento (consulenti fannulloni visto che volete lavorare poco basta un copia ed incolla!) iniziamo a fare vera sicurezza tirando gli orecchi ai Datori di Lavoro che devono riorganizzare di corsa le proprie aziende con i pochi consigli “chiari” del legislatore: lascia a casa chi puoi lasciare a casa; distanzia tra loro i lavoratori dividendoli se possibile su più turni; dai mascherine e guanti a chi non sei sicuro possa stare più lontano del metro richiesto dal DPCM che è legge, ma ricordati che l’Organismo Mondiale della Sanità ci diceva 2m e che i Cinesi ci fanno sapere che in ambiente chiuso parrebbe possibile il contagio anche distanze un poco superiori.

Infine il vero dubbio è: abbiamo aggiornato la valutazione dei rischi così adesso il Medico Competente sa (in fondo nessuno glielo aveva detto prima) che ci può essere il Coronavirus in azienda e che quindi (e questo lo sa solo lui!) tra i lavoratori potrebbero esserci categorie più esposte al rischio (immunodepressi, cardiopatici, ecc.), quindi il Medico deve aggiornare tutte le idoneità alla mansione e fino a quando questo non avviene il Datore di Lavoro non può adibire i lavoratori alla propria mansione!
Ma se c’è una certezza sono le comunicazioni che tanti Medici Competenti stanno inviando alle aziende di sospensione ai fini cautelativi delle visite del lavoro e, anche per chi non lo avesse fatto, rimettere mano a tutte le idoneità non sarà cosa così veloce.
Morale della favola i Medici Competenti faranno chiudere tutte le attività lavorative italiane (anche quelle ritenute essenziali dal Governo, in fondo il DLGS81 si applica anche negli ospedali e via dicendo) riuscendo in ciò che la politica non è riuscita a fare?

Allora altro che valutazione si o valutazione no, il problema vero è che tutti i lavoratori se consideriamo il rischio da contagio Coronavirus tra quelli da valutare per il dlgs81, allora stiamo vedendo lavoratori in tutta Italia lasciati a lavorare senza una corretta idoneità alla mansione. Glielo dice Lei Avvocato a Conte?

Grazie a tutti per la pazienza.
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti - likes: 0
13/03/2020 (10:04:18)
perchè Conte non utilizza la mascherina ?
Rispondi Autore: gianmarco montagna - likes: 0
13/03/2020 (11:47:15)
Trovo scorretto lasciare pubblicati lunghi commenti. e controcommenti dell'autore dell'articolo e cancellare alcuni post o censurarne altri (il mio, per esempio) che non avevano nulla di offensivo o scorretto, ma semplicemente esprimevano il dissenso rispetto al contenuto dell'articolo e degli infiniti commenti inutili (e anche contrari alle prescrizioni dei vari DPCM) del suo autore. Spettabile redazione di Punto SIcuro, potete censurare anche questo commento, ma dovreste spiegare a tutti il perché
Rispondi Autore: Redazione PS - likes: 0
13/03/2020 (13:10:54)
Buongiorno Sig. Montagna, abbiamo controllato e non abbiamo trovato nessun commento a nome "gianmarco montagna" da noi cancellato/censurato.
Se vuole darci qualche indicazione in più effettueremo un'altra ricerca.

Non cancelleremo questo commento anche se non rispetta la policy, perchè è ci dà occasione di ricordare a tutti i lettori qual è la policy da rispettare e chiarire perchè alcuni commenti vengono resi non visibili:
https://www.puntosicuro.it/policy-commenti/

Questo commento per esempio non la rispetta poichè non affronta il tema dell'articolo, ma è una lamentela/segnalazione che va fatta direttamente a redazione@puntosicuro.it.

La invitiamo quindi a inviare lì qualsiasi altra sua opinione sul nostro operato e le garantisco che la terremo in massima considerazione.

La redazione
Rispondi Autore: gianmarco montagna - likes: 0
13/03/2020 (13:20:10)
Rispondo qui per non far nascere equivoci, scusate. Il mio commento del 12.03 alle 9:54:01 termina con 4 asterischi al posto di altre due righe in cui motivavo la mia ironia sulla fornitura di mascherine (che a Milano e dintorni sono tuttora introvabili)
Rispondi Autore: Anna Maria Righi - likes: 0
13/03/2020 (17:33:51)
Personalmente ritengo che in un momento emergenziale possa essere sufficiente che il datore di lavoro predisponga tutte le misure anti-contagio via via indicate dai vari DPCM o D.L. emanati.
Tali misure dovrebbero a mio avviso essere contenute in un protocollo anti-contagio reso noto a tutti i lavoratori in modo da renderli edotti del contenuto ed esigere di conseguenza, che osservino le disposizioni ivi previste.
Ad emergenza terminata, a mio avviso, sarebbe bene prevedere una modifica del D. lgs. n° 81/2008 in modo tale da obbligare (con più forza rispetto a quanto lo sia tuttora -v. comma 4 art. 271 e allegato XLIV-) tutti i datori di lavoro a valutare l’eventuale rischio biologico determinato da epidemie particolarmente insidiose e prevedere le misure da adottare per evitare il contagio interumano causato sia da colleghi che da utenza esterna. Un collega trasfertista, che dopo aver viaggiato in zone ove vi sono epidemie in corso o anche solo agenti infettivi non normalmente presenti in Italia, “importi” agenti microbici o virali nel mio luogo di lavoro non credo possa essere classificato come un rischio generico ed in quanto tale esente dall’obbligo di valutazione dei rischi. A mio avviso diventa, al contrario, un rischio legato all’occasione di lavoro così come potrebbe essere legato all’occasione di lavoro il rischio biologico “importato dall’utenza.
Questa pandemia ci insegna inoltre che il rischio biologico può entrare di prepotenza nei luoghi di lavoro anche se l’oggetto dell’attività non è strettamente correlato all’utilizzo o manipolazione di tali agenti.
Non dimentichiamo infine che tutti i virus influenzali possono avere conseguenze severe, pertanto misure di contenimento, almeno per i luoghi aperti al pubblico, potrebbero essere utili anche per contenere gli effetti delle annuali epidemie influenzali.
Col senno di “ora” mi sovviene che forse tutti i vetri separatori posti fra utenza e personale impiegatizio negli istituti bancari, negli uffici postali e negli uffici pubblici in genere, circa trenta/quaranta anni fa e mano a mano caduti in disuso, erano forse figli, oltre che di misure anti-rapina, anche di misure anti-conatgio verosimilmente adottate in seguito all’ultima grande pandemia che colpì l’Italia prima di questa, ossia “l’Asiatica” del 1959. Mai sottovalutare i nostri avi. C’è sempre un perché nelle cose anche se alcune volte per ragioni anagrafiche non riusciamo a comprenderlo.


Rispondi Autore: baldoni giammario - likes: 0
14/03/2020 (08:12:23)
come sempre in italia la sicurezza è solo burocrazia e non reale operatività.
Ci sentiamo a poso se scriviamo, io ritengo che è sufficiente informare i lavoratori come l'organizzazione della sanità ha enunciato
E' una pandemia e tutti si devono attenere alle indicazioni nazionali senza dover inventarsi nulla
Pensiamo alla vera sicurezza i fatti si vedono sul campo forze questo evento ci farà cambiare indirizzo
Rispondi Autore: gpalmisano - likes: 0
14/03/2020 (11:59:47)
Intanto il DPCM del 14/03/2020 chiarisce nelle premesse "Il COVID-19 rappresenta un rischio biologico generico, per il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione" anticipando e chiarendo che il protocollo è adottato a "fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari"
Rispondi Autore: renato - likes: 0
15/03/2020 (10:49:34)
buongiorno a tutti volevo chiedere se nel settore di operai disinfestatori ci sono precise restrizioni a parte quelle gia elencate.faccio un esempio nel mio caso lavorativo io come tanti colleghi giornalmente ci chiedono di andare nei condomini esercitando il lavoro condominiale che prevede di entrare negli appartamenti privati ed eseguire il compito disinfestazione bocchette pattumiere situate in balcone e in certi casi dentro l'apparmento ecco io mi chiedevo se era giusto entrare negli appartamenti ho rimandare questo servizio visto il momento delicato del corona virus grazie attento risposta
Autore: Alfonso - likes: 0
16/03/2020 (10:44:38)
Carissimo
la tua attività è già esposta a possibili contagi di tipo biologico in quanto tu stesso ammetti che fai disinfestazione e pulizia delle bocchette dell'aerazione e pulizia delle pattumiere, pertanto la vs. società deve già essere preparata ai rischi biologici in quanto sono parte della sua normale attività. quindi potete entrare nelle case a fare disinfestazione
Rispondi Autore: gaetano - likes: 0
15/03/2020 (23:30:07)
Per favore la redazione verifichi gli articoli prima di pubblicarli o li faccia verificare da un gruppo di persone esperte nel settore. Questo articolo mi trova completamente in disaccordo!!
Rispondi Autore: gaetano - likes: 0
15/03/2020 (23:31:53)
I sindacati chiedono? Ma a che titolo? Ma possibile che non c'è in redazione qualcuno che possa intervenire?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
16/03/2020 (15:57:29)
Sull'aggiornamento del DVR faccio presente che Cgil-Cisl e UIL Lombardia ritengono necessario l'aggiornamento del DVR e:
1) numerose aziende hanno aggiornato la parte Valutazione del rischio da agenti biologici,
2) altre hanno creato una autonoma valutazione del rischio da Coronavirus, 3) altre ancora hanno elaborato buon protocollo sicurezza Coronavirus dichiarandolo "coerente e parte integrante del DVR".
Più si prolunga questa emergenza meno va sottovalutato l'impatto che questo virus sta avendo sulla globalità dei nostri comportamenti, incluse le mansioni di lavoro.
Autore: Gaetano - likes: 0
19/03/2020 (15:50:29)
Avvocato la prego torno sui suoi passi! La procura di Lodi...buh! Vi ho messo paura? Allora aggiornate il DVR!!!!
Rispondi Autore: Avv. Rolando Dubini - likes: 0
16/03/2020 (16:00:38)
La procura di Lodi ha aperto un'inchiesta conoscitiva per ricostruire le dinamiche sulla diffusione del Coronavirus e sulle procedure adottate negli ospedali di Codogno, Casalpusterlengo e Lodi, zona ritenuta il focolaio del virus.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
16/03/2020 (21:25:04)
Scusi avvocato,

Cisl, cigl, uil, non sono organi legislativi né organi deputati al controllo, ispezione, vigilanza. Possono richiedere ciò che vogliono, non è detto che la richiesta abbia fondamento legislativo.

Può specificare perché la procura ha aperto un' inchiesta? Per rischio biologico non valutato o per valutare un (eventualele) non rispetto di procedure ministeriali (triage, protocolli sanitari etc...?)
Rispondi Autore: diego - likes: 0
17/03/2020 (18:50:43)
Per le persone Immunodepresse, come posso esentarsi dal lavoro?
Rispondi Autore: Giusi - likes: 0
18/03/2020 (00:26:58)
Le persone con patologia cronica e in terapia con immunosopressori in che modo possono esentarsi dal lavoro?
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
18/03/2020 (15:33:58)
Per chi ha patologia, chiamate il vs medico e sentite il medico dell'azienda.

Per Avv. Dubini, attendo Sua risposta.
Rispondi Autore: Giuseppe Mele - likes: 0
19/03/2020 (00:15:43)
63 anni fisioterapista in struttura privata convenzionata..
Cardiopatico operato di by pass coronarici e portatore di endoprotesi per aneurisma aorta addominale iperteso, posso chiedere all' azienda astensione dal lavoro e sotto quale forma?
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
19/03/2020 (15:53:52)
Chiedere non costa nulla...
ma dovete passare attraverso il medico privato ed il medico del lavoro.

@ Avv. Dubini,

attendo pazientemente una Sua cortese risposta ..... !
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
19/03/2020 (15:54:43)
Chiedere non costa nulla...
ma dovete passare attraverso il medico di base ed il medico del lavoro.

@ Avv. Dubini,

attendo pazientemente una Sua cortese risposta ..... !
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
19/03/2020 (18:42:32)
Per Lui che sa

Dal Cittadino di Lodi
Coronavirus, controlli dei Nas negli ospedali, Procura apre inchiesta su gestione “paziente zero”
Carabinieri al lavoro per accertare la dinamica del contagio, «accertamenti sulla gestione dell’ospedale Codogno dopo la scoperta del contagio». Sequestrate le cartelle cliniche del 38enne di Castiglione

Carlo Catena
I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni di Cremona ieri pomeriggio e fino alla serata si sono recati all’Ospedale di Codogno. I controlli si sono estesi poi, stamane all’ospedale di Lodi,, per accertamenti riguardanti le dinamiche e le eventuali cause della diffusione dell’epidemia di coronavirus. In serata il procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro ha reso noto che «è stata avviata un’indagine volta ad accertare eventuali responsabilità nella gestione di quello che allo stato sembra essere il paziente zero del più grosso focolaio dell’epidemia che ha determinato l’attuale situazione di emergenza sanitaria del Paese». L’indagine, a carico di ignoti, è stata avviata d’ufficio, «a seguito delle concordanti informazioni giornalistiche che evidenziavano ritardi od omissioni nella gestione del predetto paziente e che hanno trovato conferma nelle pubbliche dichiarazioni di un autorevolissimo esponente delle istituzioni». Per paziente “zero” si intende ora il 38enne di Castiglione d’Adda che era finito in Rianimazione, anche se sta ora nettamente migliorando, e che a quanto emerso era tornato a casa dopo un primo accesso al pronto soccorso codognese con sintomi influenzali. La precedente classificazione di paziente “zero” faceva riferimento invece a un suo conoscente emiliano che era tornato dalla Cina poco prima di uscire a cena con il 38enne a fine gennaio ma si è poi scoperto negativo al virus.
«L’indagine è apparsa doverosa - sottolinea il Procuratore - seppur con la consapevolezza che ogni eventuale responsabilità è tutta ancora da dimostrare nel pieno rispetto delle garanzie difensive. Da parte della Procura di Lodi vi è piena solidarietà per quei sanitari dell’Ospedale di Codogno che sono da considerarsi vittime dell’eventuale reato commesso e che ancora oggi stanno encomiabilmente resistendo alle restrizioni imposte dalle autorità sanitarie. L’indagine è d’altronde volta, in principalità, all’individuazione delle posizioni di garanzia alle quali era connesso l’obbligo di applicare la massima cautela nella gestione della struttura dopo la scoperta del contagio». I militari hanno sequestrato le cartelle cliniche del 38enne.
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
20/03/2020 (08:08:34)
Quindi un'indagine "sanitaria" su protocolli (triage etc.).

C.V.D.

(che da tecnico vuole dire come volevasi dimostrare).
Rispondi Autore: guido - likes: 0
21/03/2020 (06:33:11)
Buongiorno,
Sono strumentista in sala operatoria è il 10 marzo ho collaborato con operatore chirurgico poi sottoposto a ricovero per positività Covid 19 con O2 terapia e polmonite bilaterale.
La struttura in data 20 marzo mi sottopone a tampone il quale non viene processato per presunta non accettazione dal laboratorio di analisi dichiarando grave difficoltà.
Il tampone viene conservato in frigorifero e la decisione se effettuare o meno l’indagine procrastinata al 23 marzo.
Questa è la procedura per il contenimento del contagio, a parte le misure di isolamento a cui mi sono sottoposto in maniera autonoma ed in ambito famigliare? Dove pensiamo di andare se non si comprende che il personale sanitario ora rappresenta un vettore nella trasmissione? Grazie
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
21/03/2020 (09:51:35)
Grazie Guido. In Lombardia ad oggi 2500 decessi su 10 milioni di abitanti. Nel resto d'Italia, 50 milioni di abitanti, 1500 decessi. Sta accadendo qualcosa di sbagliato in Lombardia ...
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (09:37:48)
E qual è la novità?

Le industrie alimentari (vedi allegato XLIV) e le industrie farmaceutiche citate nell'ordinanza (vedi anche quanto detto ieri da Conte) avevano già l'obbligo del DVR dal rischio biologico e, quindi, di aggiornarlo come già detto nel mio articolo del 27 febbraio scorso.
Poi, nell'ordinanza riguardante il solo territorio di Rimini, si ribadisce che l'operatività di questa tipologia di aziende è consentita previa adozione di specifici protocolli operativi a valle dell'aggiornamento del DVR. Aggiornamento che già doveva essere stato effettuato da questa tipologia di aziende fin da quando era stata proclamata la situazione d'emergenza in Italia, visto che ciò era già espressamente previsto dal D. Lgs. n° 81/2008.

P.S.. avrebbero fatto meglio, visto che hanno voluto fissare un nuovo distanziamento interpersonale, a utilizzare quanto previsto quanto consigliato dal CDC di Atlanta e cioè 6 ft (poco più di 1,80 mt).
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (20:50:15)
Quando si cita una fonte, la si deve citare correttamente e non "a pezzi" e "a convenienza".

Direttiva 89/391/CEE
Articolo 1 - Oggetto
1. La presente direttiva ha lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
2. A tal fine, essa comprende principi generali relativi alla prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI e alla protezione della sicurezza e della salute, all'eliminazione dei fattori di rischio e di incidente, all'informazione, alla consultazione, alla partecipazione equilibrata conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali, alla formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, nonché direttive generali per l'attuazione dei principi generali precitati.

Articolo 6 Obblighi generali dei datori di lavoro
1. Nel quadro delle proprie responsabilità il datore di lavoro prende le misure necessarie per la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, comprese le attività di prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI, d'informazione e di formazione, nonché l'approntamento di un'organizzazione e dei mezzi necessari.
Rispondi Autore: Giuseppe Ruggiero - likes: 0
24/03/2020 (09:51:28)
Vorrei chiedere se per il Datore di Lavoro esiste l'obbligo di informare gli RLS dei provvedimenti di quarantena adottati nei confronti dei dipendenti sintomatici in attesa di tampone.
Rispondi Autore: Avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (12:35:18)
Assolutamente sì. Deve avvisare pure tutti i dipendenti. In caso di mancata segnalazione avvisare immediatamente l'autorità sanitaria
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (12:35:52)
La valutazione dei rischi per tutelare la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori da TUTTI i rischi presenti nell'ambito dell'organizzazione del datore di lavoro (incluso ovviamente il contagio da Coronavirus) di cui al Testo Unico di Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008):
Art. 2 comma 1 lettera "q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza".
Art. 2 comma 1 lett. "o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità".
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (14:27:40)
TUTTI I RISCHI ma solo se PROFESSIONALI.
Come al solito si dimentica, ma non è una novità, di citare altri articoli del D. Lgs. n° 81/2008:

- Art. 2 comma 1, lett. n) del D. Lgs. n° 81/2008
Prevenzione


- Art. 2 comma 1, lett. l) del D. Lgs. n° 81/2008
Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi



Il contagio da Corona Virus è un rischio professionale quello per chi lavora in aziende che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono attività elencate il allegato XLIV.
Queste devono aggiornare il loro DVR con il rischio da Corona Virus.

Per tutte le altre aziende rischio da Corona Virus è un rischio generico come ampiamente chiarito anche nell'Incipit del Protocollo del 14/03/2020, perché comune a tutto il resto della popolazione.
In tempi di emergenza, le norme di Igiene Pubblica sono sovraordinate a quelle di Igiene Occupazionale.
Le Autorità Sanitarie hanno già fatto la valutazione di questo rischio generico e definito tutte le misure da attuare nel citato Protocollo.
I datori di lavoro devono applicare, in funzione delle specificità della propria azienda, questo Protocollo.
Nel caso non l'applicassero, ne risponderanno in base all'art. 650 cp e, nei casi peggiori, con l'art. 438 cp.
In conclusione, ciò che conta è la puntuale e completa applicazione del Protocollo con una sua proceduralizzazione e non fare carta concorrendo alla deforestazione dell'Amazzonia.

Di questa idea lo sono:
- le Autorità come le Regioni (Veneto, Marche, Umbria, ecc.);
- giuristi di fama come il prof. Pascucci dell'UniUrbino, il prof. Lepore (UniRoma), l'avv. Fantini (già del MinLavoro), ecc.

Basta fare una ricerca sul web per trovare i loro pareri.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (14:32:28)
Visto che nel precedente commento sono sparite le definizioni, reinvio il commento.

TUTTI I RISCHI ma solo se PROFESSIONALI.
Come al solito si dimentica, ma non è una novità, di citare altri articoli del D. Lgs. n° 81/2008:

- Art. 2 comma 1, lett. n) del D. Lgs. n° 81/2008
Prevenzione
Il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i RISCHI PROFESSIONALI nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno.

- Art. 2 comma 1, lett. l) del D. Lgs. n° 81/2008
Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi
Insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai RISCHI PROFESSIONALI per i lavoratori.


Il contagio da Corona Virus è un rischio professionale quello per chi lavora in aziende che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono attività elencate il allegato XLIV.
Queste devono aggiornare il loro DVR con il rischio da Corona Virus.

Per tutte le altre aziende rischio da Corona Virus è un rischio generico come ampiamente chiarito anche nell'Incipit del Protocollo del 14/03/2020, perché comune a tutto il resto della popolazione.
In tempi di emergenza, le norme di Igiene Pubblica sono sovraordinate a quelle di Igiene Occupazionale.
Le Autorità Sanitarie hanno già fatto la valutazione di questo rischio generico e definito tutte le misure da attuare nel citato Protocollo.
I datori di lavoro devono applicare, in funzione delle specificità della propria azienda, questo Protocollo.
Nel caso non l'applicassero, ne risponderanno in base all'art. 650 cp e, nei casi peggiori, con l'art. 438 cp.
In conclusione, ciò che conta è la puntuale e completa applicazione del Protocollo con una sua proceduralizzazione e non fare carta concorrendo alla deforestazione dell'Amazzonia.

Di questa idea lo sono:
- le Autorità come le Regioni (Veneto, Marche, Umbria, ecc.);
- giuristi di fama come il prof. Pascucci dell'UniUrbino, il prof. Lepore (UniRoma), l'avv. Fantini (già del MinLavoro), ecc.

Basta fare una ricerca sul web per trovare i loro pareri.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (14:33:58)
IL RISCHIO DA CORONAVIRUS È RISCHIO PROFESSIONALE SPECIFICO PER LE ATTIVITÀ ESSENZIALI NON SOGGETTI lE ALLA SOSPENSIONE OBBLIGATORIA.
Rolando Dubini, avvocato in Milano, cassazionista
Nel momento in cui tutte le attività lavorative non essenziali sono sospese per proteggere i LAVORATORI dal rischio contagio, i lavoratori delle attività essenziali vengono intenzionalmente esposti ad un rischio aggravato in nome del superiore interesse nazionale. A questo punto abbiamo a che fare con un rischio specifico professionale emergenziale. Il datore di lavoro di fatto potrebbe sospendere l'attività a titolo precauzionale. Se decide comunque di avvalersi della deroga alla sospensione dell'attività per evitare il contagio, scatta senza alcun dubbio l'obbligo della specifica Valutazione del rischio biologico Coronavirus (DVR) di cui agli articoli 17, 28, 29, 271 DLgs 81/2008 (Testo Unico di Sicurezza sul lavoro).
#coronavirus #valutazionedeirischi
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (16:55:22)
Magari ci indichi in quale DPCM o Protocollo (Norme di Igiene Pubblica sovraordinate a quelle di Igiene Occupazionale ed a qualunque Ordinanza regionale) c'è scritto che, le aziende che NON FANNO uso deliberato di agenti biologici o NON COMPRESE nell'allegato XLIV, debbano aggiornare il DVR e non "semplicemente" applicare in toto il Protocollo, volendo proseguire l'attività, declinandolo in modo completo alle specificità dell'azienda?

Altrimenti è solo un parere.
A questo parere ce ne sono tanti altri di giuristi che dicono cose ben diverse.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (20:34:37)
Condivido la saggia riflessione di Daniele Ranieri.
Nell’immediato, la questione sul Dvr appare più formale che sostanziale. Trovandoci, si spera, di fronte a una emergenza temporanea, la cosa essenziale da fare è agire con efficacia. Emanando misure chiare e coerenti. Dove poi vadano scritte, in questa situazione, non sembra essere un fattore decisivo.

Qualcuno, però, tenta di approfittarne per riesumare interpretazioni superate. La più rilevante sostiene che si possa escludere il Dvr dal trattamento dell’emergenza in corso per il fatto che questo documento è dedicato ai “rischi professionali”, restringendo il campo di questi alle sole mansioni e ai compiti legati alla produzione aziendale.

La valutazione dei rischi, secondo l’art. 28 del D.Lgs. 81/2008, prevede però l’analisi di “TUTTI I RISCHI”, non solo quelli inerenti la produzione (che sono ovviamente quelli più diffusi e rilevanti), ma di tutti quelli presenti dentro “l’organizzazione aziendale”. Quei rischi nei quali il lavoratore non incorrerebbe, o nei quali avrebbe meno probabilità d’incorrere, se non lavorasse.

Tra questi rischi ne esiste una famiglia denominata “rischi generici aggravati dal lavoro”. In sostanza chiunque può cadere da qualsiasi scala (rischio generico), ma un lavoratore che per svolgere la sua mansione sia costretto a salirle e scenderle diverse volte, magari pressato dall’urgenza di portare a termine il suo compito, ha una probabilità di cadere più alta di altri (il rischio è quindi aggravato dal contesto lavorativo). Questa famiglia di rischi è normalmente inserita nella valutazione dei rischi.

Un terremoto, la caduta di un fulmine, una epidemia virale, un atto terroristico, una rapina e tanti altri avvenimenti rientrano in questa definizione? Certamente sì, se il lavoro è tale da comportare l’aggravamento delle possibilità d’incontrare uno di questi eventi o di aumentarne il grado di danno rispetto alla popolazione genericamente intesa. L’elemento è sempre dato, da una parte dall’aumento della probabilità e del danno, dall’altra dalla “costrittività” dei lavoratori, che non hanno la stessa possibilità del resto della popolazione di sottrarsi ai rischi presenti “nell’ambito dell’organizzazione in cui prestano la propria attività” (art. 2 lett. q).

Qualche spiritoso, non mancano mai, può dire: “Ma allora anche il rischio che cada un meteorite va valutato dal DdL”. Spiritoso, ma poco preparato. Il rischio, quello generico, per essere valutato e inserito nel Dvr, deve avere “l’aggravante” data dal contesto lavorativo. Il meteorite, che, com’è noto, ha già probabilità remote di arrivare sul pianeta Terra, può cadere su tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo sia esso un deserto, speriamo, o addosso a una casa o una fabbrica. Non c’è nulla che nell’attività lavorativa possa rendere più probabile che cada in un punto piuttosto che in un altro. Inoltre, non esiste nulla di “tecnicamente possibile” per eliminare o ridurre il rischio. Non è così per i terremoti di cui, per esempio, esiste una mappa delle località a rischio, oltre a vari altri elementi che possono aiutare a prevedere e a ridurre il danno. Attraverso l’obbligo di costruzione antisismica, ad esempio, una particolare attenzione alle procedure di evacuazione, una diversa preparazione delle squadre di emergenza e primo soccorso rispetto al rischio specifico, una informazione e preparazione dei lavoratori (il Giappone è spesso citato come esempio). Stessa cosa vale se l’imprenditore colloca un lavoratore in locale completamente interrato in una zona a forte presenza di gas radon, o con temperature esterne stabilmente oltre i 30° (ma potrei dire vicino a una fonte inquinate, rumorosa). Il rischio che queste condizioni aggravino il rischio per la salute del lavoratore ci sono e vanno misurate, anche se non sono legate alla sua specifica professione e attività lavorativa.

D’altronde l’art.28 è di una chiarezza lampante. È evidente che se il legislatore avesse voluto ridurre la valutazione dei rischi ai soli rischi professionali l’avrebbe scritto esplicitamente e non avrebbe scritto “tutti i rischi” e basta. Dirò di più. L’Italia provò a restringere l’area dei rischi nel D.Lgs. 626/1994 all’art. 4. Il primo comma prevedeva:

Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell’attività dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, valuta, nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.

Fino al 2008 il rischio stress, pur correlato al lavoro, non non veniva considerato un rischio professionale e per questo motivo non veniva valutato.

Nel 2001 l’Italia venne condannata, proprio su questo punto, dalla Corte di Giustizia europea, e dovette modificare l’articolo che così venne accolto nel D.Lgs. 81/2008. Ora, nel citato art. 28, l’elencazione dei punti quali le attrezzature ecc. viene preceduta da un ANCHE. Come dire: non solo. E poi si ribadisce che deve riguardare TUTTI i rischi riguardanti la salute e la sicurezza dei lavoratori, dizione ripetuta in più punti della normativa senza alcuna specifica, che viene invece aggiunta per quanto riguarda, per esempio, l’attività del servizio di prevenzione. Questa si occupa di una parte della valutazione, essendo un’altra demandata ad altre figure, quali il medico competente e se necessario altre figure esterne.

Torniamo all’oggi. Sarebbe logico inserire il rischio biologico causato dal Covid-19 nel complesso procedimento di valutazione-adozione di misure di programmazione-monitoraggio dell’efficacia, cioè in quel processo con cui si arriva alla stesura e alle modifiche successive del Documento di Valutazione dei Rischi. All’interno di quella “valutazione globale” prevista dalle norme. Considerando anche quanto scritto nel Titolo X del Testo Unico.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (21:02:05)
Puoi condividere tutte le opinioni che vuoi.
Il discorso non cambia.

Poi tu e Ranieri andatevi a rileggere il punto 13 della Sentenza della Corte di Giustizia CE, Sez. 5, 15 novembre 2001 - C-49/00 dove potrete trovare scritto:

13. Inoltre, è importante precisare che i RISCHI PROFESSIONALI che devono essere oggetto di una valutazione da parte dei datori di lavoro non sono stabiliti una volta per tutte, ma si evolvono costantemente in funzione, in particolare, del progressivo sviluppo delle condizioni di lavoro e delle ricerche scientifiche in materia di RISCHI PROFESSIONALI.

Il problema era che con il 626, recepimento della direttiva 89/391/CEE, avevano circoscritto solo ai rischi derivanti dalle attrezzature di lavoro e dalle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute.
Palesemente lo Stato italiano non poteva circoscrivere a queste sole tipologie di rischi professionali la valutazione.
Per questo l'Italia era stata giustamente condannata.

Quindi ci troviamo con il parere di un sindacalista e di un avvocato.
Li rispetto ma non li condivido.
Io condivido i pareri dei giuristi che ho già citato prima (Pascucci, Lepore, Fantini, Pelusi, ecc.) e quello che hanno detto le Autorità sanitarie delle Regioni come il Veneto, le Marche, l'Umbria, ecc.

Comunque, finita l'emergenza potrai offrire il tuo supporto legale, a tutti i lavoratori che, avendo contratto la COVID-19, decideranno di far causa alle aziende.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (10:22:09)
Obbligatorio il DVR rischio biologico Covid19 (art. 271 DLgs 81/2008)
La consapevolezza dell'obbligo inderogabile di valutare il rischio biologico da Coronavirus ai sensi dell'art. 271 DLgs 81/2008 (DVR) cresce inesorabilmente. Come è logico che sia. È indiscutibile che nelle attività essenziali autorizzate dal governo il datore di lavoro deve valutare esattamente il rischio per decidere se l'attività può proseguire o deve comunque essere interrotta per l'impossibilità tecnica di garantire adeguata protezione dei lavoratori durante l'attività lavorativa svolta nell'interesse dell'imprenditore dal gravissimo rischio di contagio virale in atto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
25/03/2020 (18:07:15)
Desidererei che Dubini mi spiegasse quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa.

Il motivo per cui sto continuando a replicare non è perché ce l'ho con Dubini ma perché non voglio che diventi prassi considerare i rischi esogeni, quale una pandemia da Corona Virus, come rischi professionali.

Che tal rischio sia un "Rischio generico" l'ha detto anche il Governo nell'incipit del Protocollo.
L'hanno detto varie Regioni: Veneto, Umbria, Marche, ecc.
L'hanno detto chi ne sa molto ma molto più di me in campo giuridico come il Prof. Pascucci, il prof. Lepore, il prof. Pelusi, l'avv. Fantini, ecc.
Tutti documenti che si trovano sul web.

Le norme per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro riguardano tutti i rischi professionali e non tutti i rischi indiscriminatamente.

In caso contrario, se passasse l'idea che qualunque tipo di rischio non professionale debba essere preso in considerazione, tutti noi RSPP e CSP/CSE, ci troveremmo ad essere coinvolti in concorso per i delitti di cui agli art. 589 e 590 cp con l'aggravante, ad esempio, di:
- non aver segnalato, quale RSPP di un'azienda di San Donato Milanese, il rischio di caduta di un aereo in fase di atterraggio a Linate (qualcuno mi dica quale misura dovrebbe adottare il datore di lavoro);

- non aver valutato, quale CSP e CSE, il rischio di caduta di alberi in cantiere a causa di una improvvisa tromba d'aria.

Ecco perché è importante ribadire quale sia la tipologia di rischi di cui ci dobbiamo preoccupare e considerare i rischi non professionali come rischi da gestire nell'ambito delle emergenze.

Questo è quello che avviene ovunque.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (20:19:16)
Coronavirus e tutela dei lavoratori
Anna D'Antuono
Tralasciando gli ambienti di lavoro in cui l’esposizione al COVID-19 è specifica (ambito sanitario, pronto soccorso, reparti malattie infettive, addetti alla sicurezza aeroportuale, addetti delle forze dell’ordine in aree oggetto di focolai, addetti dei laboratori di analisi, …) per cui il rischio è "professionale", occorre tutelare chi lavora negli ambienti di lavoro “in cui l’esposizione all’agente biologico è di tipo generico, e pertanto non rientra nel rischio specifico” (ambienti industriali, civili, scuole, terziario, grande e piccola distribuzione, attività commerciali, della ristorazione, trasporti, etc…).
In questi casi il Datore di Lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008 “ha già valutato il rischio biologico e sicuramente avrà presente nel documento di valutazione una sezione per il cosiddetto “Rischio Biologico Generico”.
Col divieto di spostamento per la popolazione e l'autorizzazione per chi ha invece comprovate ragioni lavorative per muoversi, il rischio da esposizione virale coronavirus a nostro parere è diventato un rischio professionale per tutti i lavoratori.
E dunque obbligo di valutare nel DVR il rischio biologico virale da coronavirus.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (10:54:22)
Questo è il parere di una Avvocato che si occupa di tutela dei consumatori per l'ADUC.

Non ho dubbi che sia una bravissima professionista nel suo settore dove avrà vinto molte battaglie per la tutela di noi consumatori.

Penso, però, che i pareri del prof. Pascucci, del prof. Lepore, dell'avv. Fantini, del prof. Pelusi, ecc., abbiano ben altro peso trattandosi di esperti del settore.
Settore che, invece, non è quello dell'avv. D'Antuono.

Intanto aspetto che Dubini, invece di fare i copia - incolla presi qua e là, mi risponda alla domanda che gli ho fatto su quale sia la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (11:43:19)
Solo l'attenta lettura del Decreto Legislativo n. 81 del 2008 consente di far luce sull'obbligo inderogabile di valutare il rischio da agente biologico Coronavirus-Covid-19. Invito tutti ad una attenta rilettura che consente di individuare tale obbligo giuridico senza dubbio alcuno, In questo caso di gravissima emergenza sanitaria e lavorativa il metodo spannometrico è i pregiudizi estranei alla lettera della norma di diritto vigente non aiutano. Una cosa è certa in modo assoluto, fare la valutazione del rischio da coronavirus non viola nessuna legge. Lo stesso non può dire chi non la predispone. Oltretutto il DVR ha il vantaggio della data certa opponibile a chiunque. per il resto vale aurea saggezza giuridica romana: de minimis non curat praetor .
I fondamenti legali della valutazione di tutti i rischi professionali e di tutti i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa
Art. 2 – Definizioni - D.Lgs. n. 81/2008
“q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;
n) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno;
o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”.
Art. 28 - Oggetto della valutazione dei rischi3 - D.Lgs. n. 81/2008
1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) [valutazione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività], anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o delle miscele chimiche impiegate, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro e i rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall’articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto, interessati da attività di scavo.
Articolo 271 - Valutazione del rischio [da esposizone ad agenti biologici] - D.Lgs. n. 81/2008
1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare:
a) della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’ALLEGATO XLVI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all’articolo 268, commi 1 e 2;
b) dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
c) dei potenziali effetti allergici e tossici;
d) della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;
e) delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio;
f) del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.
2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente Titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.
3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.
4. Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’ALLEGATO XLIV [esemplificativo significa che le attività dell’esempio prevedono sicuramente l’esposizione non deliberata ad agenti biologici, ma significativa, e che poi è onere di ogni singolo datore di lavoro valutare se la sua attività preveda tale rischio al di là di detto elenco n.d.r ], che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizioni dei lavoratori agli stessi [dunque non solo rischi professionali, ma anche i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], il datore di lavoro può prescindere dall’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274, commi 1 e 2, 275, comma 3, e 279, qualora i risultati della valutazione dimostrano che l’attuazione di tali misure non è necessaria.
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26/03/2020 (15:43:42)
E mica risponde alla domanda.
Continua con il copia-incolla.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (18:06:08)
André Berni e Andrea Reghelin hanno sviluppato un ragionamento di grande interesse, che invito tutti a considerare con grande attenzione.
Il rischio epidemico è un rischio lavorativo? E’ cioè di pertinenza del datore di lavoro?
Il motivo del contendere, che è dibattuto da tutti gli esperti del settore, chi per ambito chi per pertinenza, è se il rischio epidemico a cui stiamo assistendo in questi giorni debba intendersi come rischio lavorativo correlato ad una mansione e sia di pertinenza o responsabilità o meno del Datore di Lavoro con il supporto del Medico Competente e del RSPP.
Senza voler tediare, la materia del rischio biologico fa riferimento a tre grandi scenari di rischio:
1) il primo caso è quello dell’uso deliberato dell’agente biologico; pensiamo ad un laboratorio in cui si sta cercando di isolare il virus per ricercare un possibile vaccino ( in questo caso la materia è disciplinata dal’ All. XLVI del d.lgs. 81/08);
2) il secondo caso è quello del cosiddetto rischio generico aggravato, o rischio da esposizione potenziale, nel caso in cui in funzione della mansione e del luogo di lavoro, il lavoratore sia esposto ad un aggravamento del rischio; si pensi nel caso ad un operatore ecologico in area di quarantena (rischio generico aggravato All. XLIV del d.lgs. 81/08;
 3) Il terzo caso è il cosiddetto rischio da esposizione occasionale caratterizzato dal fatto che gli agenti biologici si possono trovare in tutti gli ambienti di lavoro così come in qualsiasi altro contesto, a prescindere dalla mansione di lavoro e dalle condizioni ambientali.

Quali sono gli adempimenti per le organizzazioni?
La questione aperta è se le organizzazioni che devono farsi promotrici di iniziative in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, si debbano limitare a trasferire le disposizioni ministeriali e le ordinanze, se debbano predisporre e redigere procedure operative di lavoro, se debbano fare formazione e informazione o se debbano prendersi in carico una vera e propria valutazione dei rischi per determinare, in funzione del luogo di lavoro e della mansione, le misure di mitigazione idonee.
Quello di cui vogliamo parlare è dell’approccio metodologico rispetto ad uno scenario di emergenza e di come la valutazione del rischio, obbligo formale o mero adempimento, nella prassi odierna dagli stessi addetti al mestiere sia visto molto spesso come burocrazia, fastidiosa formalizzazione, inutile appendice.
... se dovessimo ricercare un tema che ci appassiona nel grande contenitore normativo del Testo Unico della Sicurezza, certamente lo troveremmo nell’art. 28 del D.lgs. 81/08. Nell’art. 28 del D.lgs. 81/08 a nostro avviso c’è quella che dovrebbe essere la vera filosofia di una valutazione dei rischi:
“b) l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione dei rischi;
c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri”.
Opportunità, necessità, o obbligo, il messaggio che vogliamo trasferire è che solo attraverso una valutazione ponderata al contesto, adeguata alle scelte strategiche aziendali si possano adottare le giuste procedure organizzative e gli adeguati piani di miglioramento, senza reazioni istintive, scelte emotive, o reazioni passive all’ adempimento.
Il focus deve essere posto sulla ricerca della miglior tutela possibile per i lavoratori
Ci piacerebbe che la discussione fosse riportata su un tema maggiormente comprensibile ai più, che è l’individuazione del modo più efficace per tutelare nel miglior modo possibile i lavoratori. Indipendentemente dall’esistenza di un obbligo giuridico di aggiornare il DVR (che noi pensiamo tra l’altro sussistente), da questo documento partono i processi di prevenzione dei lavoratori. L’aggiornamento di questo documento testimonia la continua attenzione del datore di lavoro sui nuovi rischi che fattori endogeni ed esogeni (come nel caso del Corona Virus) si introducono nell’organizzazione. Ma soprattutto da questo documento si origina la pianificazione delle misure di prevenzione a protezione dei lavoratori, le procedure di sicurezza e l’adozione di dispositivi di protezione collettiva e individuale.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (18:40:06)
Non ho dubbi che l'avv. Reghelin sia un esperto, come risulta dal profilo sul web, di consulenza legale direzionale nell’ambito della gestione degli aspetti legali dell’Information and Communication Technology (ICT law) e di 231 (che è ormai un contenitore enorme di reati fattispecie).

Personalmente, però, mi attengo a quanto detto da chi si occupa, da giuslavorista, del problema da decenni e cioè dal Prof. Pascucci, dal Prof. Lepore, dall'avv. Fantini e dal Prof. Pelusi, ecc..

Detto questo, se quel che conta è la tutela della salute dei lavoratori, l'adozione del Protocollo (per le aziende che non fanno uso deliberato di agenti biologici e non comprese nell'allegato XLIV) e la sua declinazione in funzione delle specificità della singola azienda, permette di raggiungere tale obiettivo.

Per declinare il Protocollo si può usare una procedura operativa che preciserà come questo sarà messo concretamente in atto.

Una procedura di questo tipo può essere strutturata come segue (contenuti non esaustivi):
1. Introduzione
2. Prevenzione del rischio da contagio
2.1 Interventi volti a contenere il rischio da contagio
2.1.1 Creazione task force aziendale
2.1.2 Informazione alle persone
2.1.3 Riduzione numero persone
2.1.4 Organizzazione aree di lavoro
2.1.5 Sanificazione delle aree di lavoro
3. Procedura di gestione in caso di positività ai test
3.1 Individuazione di casi sospetti in azienda
3.2 Attuazione misure indicate dalle Autorità
3.3 Misure immediate d’intervento
4. Messa conoscenza della procedura alle parti interessate
Allegati
Informativa Ingresso azienda – Istruzioni lavaggio mani - Informativa presso distributori automatici – Ingresso mensa - Informativa presso timbratrice - Spogliatoi, ecc.

Fare questo concretamente e non solo sulla carta, e te lo chiedo per l'ennesima volta visto che non hai mai voluto rispondere, non permette di garantire la tutela della salute e della sicurezza del lavoro dei lavoratori?

Allargare ai rischi NON PROFESSIONALI l'obbligo di valutazione e redazione del DVR comporta una estensione ingiustificata di quanto previsto fin dal 1989 con la Direttiva 89/391/CEE, una condotta penalmente inesigibile a carico del datore di lavoro e dei suoi collaboratori e un potenziale coinvolgimento, da parte di Procure in vena di protagonismo, di quei RSPP e CSP/CSE che non abbiano tenuto conto dei rischi non professionali.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (21:43:06)
Le aporie del prof. Pascucci
Non si capisce per quale motivo si deve valutare il rischio pandemia quando si manda il proprio dipendente all'estero, e viceversa non si dovrebbe fare la valutazione del rischio da pandemia quando si costringe il lavoratore ad andare al lavoro in Italia, anziché stare a casa, che è l'unica misura di prevenzione del contagio dettata da tutte le autorità competenti.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
26/03/2020 (22:36:06)
se un operatore va all' estero nel DVR dico solamente: " si applicano le procedure sanitarie previste dal luogo di destinazione ".

Nel DVR per coronavirus scrivo: " si applicano le procedure sanitarie previste dal dpcm".
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
26/03/2020 (22:41:36)
Perché, anche se sto a casa, con una pandemia, il contagio me lo posso beccare lo stesso visto che non sono chiuso dentro 24h su 24 né io e né i miei parenti ed esco per andare a comprarmi da mangiare, per andare al tabacchino, per andare in farmacia, per accompagnare mia madre per fare la dialisi, ecc.

Quando invece devo andare in Tanzania per lavorare ad una diga, in un territorio dove c'è una epidemia di dengue, io sono esposto ad un rischio generico aggravato proprio perché mi stanno inviando in un posto particolare dove solo in quel posto c'è il dengue e non ovunque come c'è oggi in Italia il Corona Virus.

È più chiaro così?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
27/03/2020 (02:30:23)
Paragonare il rischio di contrarre il virus stando a casa con il rischio di chi va a lavorare per ore dà l'idea di cosa significhi metodo spannometrico.

IL RISCHIO SANITARIO COME RISCHIO GENERICO AGGRAVATO CHE DETERMINA L'OBBLIGO DI EFFETTUARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
Commissione per gli Interpelli
(ARTICOLO 12 DEL DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N. 81) INTERPELLO N. 11/2016 del 25.10.2016
"L’art. 28, comma 1, del d.lgs. n. 81/2008 prevede, per il datore di lavoro, l’obbligo di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari ed adottare, conseguentemente, le misure di prevenzione e protezione che reputi idonee allo scopo.
Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta".

Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
27/03/2020 (16:21:23)
Se non si riesce a capire che una cosa è essere mandato a lavorare in Tanzania dove c'è una epidemia di dengue e c'è solo lì (questo è il rischio generico aggravato) ………. e altra cosa è andare a lavorare in un'azienda (non sanitaria o che non usa agenti biologici deliberatamente) in Italia dove l'epidemia c'è in tutta Italia e pervade sia gli ambienti di lavoro che quelli di vita (questo è il rischio generico), non posso farci nulla.

La colpa è del Grande Biologo che, evidentemente, ai tempi era distratto.

In ogni caso aspetto sempre la risposta alla domanda fatta qualche post prima.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (02:15:32)
Raffaele Guariniello fa chiarezza come sempre. Ubi maior minor cessat.

COVID-19, IGIENE E SICUREZZA SUL LAVORO: OBBLIGO DEL DVR CORONAVIRUS (Guariniello)
TUTTI SI STANNO chiedendo se il datore di lavoro debba valutare il rischio coronavirus e individuare le misure di prevenzione contro tale rischio nel documento di valutazione dei rischi. A dare la risposta è, a ben vedere, l’art. 28, comma 2, lett. a), TUSL, ove si usa l’espressione “tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa”. Un’espressione altamente volutamente significativa, in quanto fa intendere che debbono essere valutati tutti rischi che possono profilarsi, non necessariamente a causa dell’attività lavorativa, bensì durante l’attività lavorativa: come appunto il coronavirus. Proprio quel “durante” induce a condividere la linea interpretativa accolta dalla Commissione per gli Interpelli nell’attualissimo Interpello n. 11 del 25 ottobre 2016: “il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi, compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i rischi legati alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento”.
Il Fatto Quotidiano 26/3/2020
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (08:56:54)
Si ricomincia con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.

Quando si cita qualcosa, bisogna farlo in modo completo e non funzionale a sostenete le proprie tesi.
Purtroppo, di questo, Dubini ci ha ormai abituati.

Allora, l'Interpello n° 11/2016 era stato proposto dalla UIL Trasporti:
"La UILTRASPORTI ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione relativamente alla sussistenza dell’obbligo, in capo al datore di lavoro, di considerare, nell’ambito della valutazione dei rischi, anche i rischi legati alla situazione ambientale (soprattutto nei paesi esteri) per il personale navigante delle compagnie aeree. In particolare, l’istante chiede di sapere: “… se nell’obbligo giuridico in capo al datore di lavoro della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR), così come disciplinato dagli artt. 15, 17 e 28 del D.Lgs. n. 81/2008 sia ricompresa anche la valutazione della situazione ambientale e di sicurezza intesa anche come security, in particolare in paesi esteri ma non solo, legata a titolo esemplificativo ma non esaustivo ad eventi di natura geo politica, atti criminali di terzi, belligeranza e più in generale di tutti quei fattori potenzialmente pericolosi per l’integrità psicofisica dagli equipaggi nei luoghi (tipicamente aeroporti, alberghi, percorso da e per gli stessi e loro immediate vicinanze) dove il personale navigante si trovi ad operare/alloggiare quando comandati in servizio”.

La risposta era stata la seguente:
"Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta."

Come si vede, appare evidente che l'aggravamento del rischio è dovuto ad una situazione specifica in un determinato contesto geografico in cui un lavoratore è inviato per svolgere l'attività.
Per questo motivo il DVR lo devo aggiornare prevedendo le misure per tutelare l'integrità psicofisica di un equipaggio inviato in un Paese a rischio guerra, attentato, epidemia, ecc. (ma questo l'avevo già spiegato nei precedenti post).

Una pandemia, invece, permea tutti gli ambienti di lavoro e di vita e, per questo, il rischio è considerato "rischio generico".

In merito a ciò che afferma il mentore di Dubini (da lui così definito già ai tempi della diatriba sui near miss nel 2015), va ricordato che il "rischio Corona Virus" non si manifesta SOLO durante il lavoro ma è presente anche negli ambienti di vita proprio perché si è davanti ad una pandemia.

Questa è la differenza sostanziale tra l'inviare i lavoratori in un particolare contesto ambientale dove c'è il virus e c'è SOLO lì e avere una pandemia diffusa a livello mondiale dove il rischio di contagio è diffuso ovunque e cioè sia negli ambienti di lavoro che in quelli di vita.

Non è difficile da capire.
Però se vivi in adorazione perpetua di un personaggio che si è sempre e solo occupato della Pubblica Accusa, diventa difficile comprenderlo.

Pertanto, negli ambienti di lavoro delle aziende (aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e in allegato XLIV), senza toccare il DVR che riguarda i rischi professionali, si deve tassativamente contestualizzare il Protocollo alle specificità dell'azienda per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Infine ripropongo a Dubini la domanda a cui continua a non rispondere ed il motivo è ormai chiaro:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (11:48:47)
De minimis non curat praetor.
Il DVR va fatto sempre e comunque. E deve essere aggiornato alle mutevoli circostanze lavorative. Il virus ha sconvolto il lavoro e qualcuno sostiene che non si deve aggiornare il DVR! Invece il DVR deve includere anche il rischio generico aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, come quello sanitario da agente biologico Covid-19. Rispettare la legge sanzionata penalmente sul DVR e sul suo aggiornamento non è un optional ma un obbligo non delegabile del datore di lavoro sanzionato penalmente. Datori di lavoro, se non aggiornate il DVR al rischio Coronavirus la prescrizione e la sanzione per violazione di legge contravvenzionale non viene fatta al consulente che ci ha detto di non aggiornare il DVR al Coronavirus ma a voi, ed eventualmente al medico competente, se è stato coinvolto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (11:57:21)
i continua con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.
Di meglio non riesce a fare.

Ripropongo la domanda che ho fatto e sarà così in seguito:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (13:22:52)
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
IL DATORE DI LAVORO DEVE NECESSARIAMENTE AGGIORNARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI IN SEGUITO ALLA DIFFUSIONE DEL COVID-19?
Il Datore di Lavoro deve fornire informazioni ai lavoratori, anche mediante redazione di informative (o utilizzando opuscoli a disposizione, come quello redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che indica i 10 comportamenti da adottare per prevenire la diffusione del virus) e adottare precauzioni utili a prevenire l’affollamento e/o situazioni di potenziale contagio, quali quelle già suggerite nelle “Buone pratiche” approvate da ATS.
Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative.
ATS Bergamo
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (17:24:51)
Si continua con il copia incolla ossessivo-compulsivo.

ATS Bergamo.
"Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative"

Questi sono i rischi professionali del personale sanitario, delle aziende in allegato XLIV e di quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici.
Per questi, che già trattavano il rischio biologico nel loro DVR, il documento va aggiornato integrandolo con le prescrizioni del Protocollo.

Per le altre aziende, no.
Il rischio da Corona Virus non è un rischio professionale.
Leggiti l'incipit a pag. 3 del Protocollo.
E' un rischio generico anche se vai a lavorare perché sei in una pandemia.
Il rischio di contagio non c'è solo al lavoro ma anche nella vita sociale.
Questo vuol dire pandemia.

Per questa aziende, bisogna contestualizzare il Protocollo alle specificità delle imprese in funzione delle attività svolte e verificare che sia compiutamente applicato.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (17:48:36)
Repetita Iuvant
Valutazione rischi da riscrivere dopo il Covid-19
di Daniele Cirioli
Il contagio conclamato in Italia del nuovo virus, infatti, impone alle aziende l'aggiornamento del documento di valutazione dei rischi per la presenza del nuovo rischio biologico, nonché la fornitura dei dispositivi di protezione individuali (le mascherine).
. La principale criticità che devono affrontare datori di lavoro e consulenti è la sicurezza lavoro, aspetto di particolare importanza atteso che, ai sensi del Tu sicurezza (dlgs n. 81/2008), la responsabilita ricade esclusivamente sul datore di lavoro. Il coronavirus rappresenta un nuovo rischio biologico che impone al datore di lavoro di tutelare i lavoratori. In collaborazione con il medico competente, quindi, deve procedere innanzitutto ad aggiornare il documento di valutazione rischi; quindi deve individuare le misure di prevenzione, tra cui la fornitura di Dpi (dispositivi protezione individuale); deve fornire adeguata formazione agli addetti al pronto soccorso e ai lavoratori; e così via. Tra le misure da adottare rientrano, certamente, quelle indicate dal ministero della salute nella nota n. 1141/2020, vale a dire: lavarsi frequentemente le mani; porre attenzione all'igiene delle superfici; evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali; non recarsi al pronto soccorso, in ospedale o dal medico in caso di sospetto contagio, ma attendere i servizi sanitari di pronto soccorso.
Italia Oggi 22.2.2020

Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (18:31:38)
Daniele Cirioli, cattolico, è sposato e papà di tre figli. Vive ad Alife (CE). Dottore di ricerca in Diritto delle relazioni di lavoro, è collaboratore di riferimento del quotidiano ItaliaOggi per le tematiche del lavoro e della previdenza.

Nessun dubbio sulla competenza nel suo settore.
Qui, però, parliamo d'altro senza dimenticare che è un articolo di un mese fa.

Faccio riferimento a quello che scrivono il prof. Pascucci, il prof. Lepore, l'avv. Fantini, il prof. Pelusi, ecc. che sono esperti del settore.

Del resto se qualcuno avesse un problema di emorroidi, non penso che andrà dal ginecologo.
E' vero che si tratta sempre di "cavità" ma è sempre meglio andare dal proctologo.
A ciascuno il suo.

Detto questo, vedo che si continua con il copia incolla ossessivo-compulsivo.

ATS Bergamo.
"Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative"

Questi sono i rischi professionali del personale sanitario, delle aziende in allegato XLIV e di quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici.
Per questi, che già trattavano il rischio biologico nel loro DVR, il documento va aggiornato integrandolo con le prescrizioni del Protocollo.

Per le altre aziende, no.
Il rischio da Corona Virus non è un rischio professionale.
Leggiti l'incipit a pag. 3 del Protocollo.
E' un rischio generico anche se vai a lavorare perché sei in una pandemia.
Il rischio di contagio non c'è solo al lavoro ma anche nella vita sociale.
Questo vuol dire pandemia.

Per questa aziende, bisogna contestualizzare il Protocollo alle specificità delle imprese in funzione delle attività svolte e verificare che sia compiutamente applicato.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (19:02:49)
Gutta cavat lapidem.
Secondo le disposizioni riguardanti l’Inail contenute nel Decreto Legge n°. 18 del 17 marzo 2020 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19” (il cosiddetto “Cura Italia”), il contagio da Covid-19 avvenuto in occasione di lavoro è da considerare a tutti gli effetti un infortunio.
Il punto 2 dell’articolo 42 del Decreto “Cura Italia”, infatti, chiarisce che “nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS – CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’Inail che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni Inail nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa e non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico di cui agli articoli 19 e seguenti del Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019. La presente disposizione si applica ai datori di lavoro pubblici e privati”.
La Nota Inail n°. 3675 del 17 marzo 2020 specifica che, ai fini del computo della decorrenza della tutela Inail, il termine iniziale è quello della data di attestazione positiva dell’avvenuto contagio tramite il test specifico di conferma (il cosiddetto “tampone”) da parte delle autorità sanitarie.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (21:07:54)
Questa l'avevi già copia-incollata.

Ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (01:15:20)
Vulpem pilum mutare, non mores.
Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro (INAIL)
Il datore di lavoro è tenuto a valutare il rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro. Questa sezione fornisce indicazioni di tipo generale e, laddove disponibili, specifiche per particolari ambienti di lavoro che possono essere d'aiuto nella fase di valutazione del rischio biologico.

Per stimare l'entità del rischio da esposizione ad agenti biologici, nel processo di valutazione è necessario:

identificare i pericoli anche potenziali
stimare la gravità delle conseguenze derivanti dall'esposizione a tali pericoli
identificare e quantificare i soggetti esposti
misurare l'entità di tale esposizione.
La valutazione del rischio biologico presenta tuttavia aspetti di incertezza notevoli, legati principalmente alla grande varietà di agenti da valutare, molti dei quali caratterizzati da complesse interazioni interspecifiche e ambientali che possono favorirne o limitarne la proliferazione, e alla diversa risposta di ciascun individuo all'esposizione.

Riguardo quest'ultimo punto, infatti, la valutazione del rischio deve tenere conto di tutti i lavoratori anche quelli temporanenamente o stabilmente più sensibili, quali ad esempio coloro che presentano una diminuzione delle difese immunitarie o le donne in gravidanza. Sarebbe molto utile, in fase di analisi dei rischi, conoscere:

la modalità di interazione microrganismo-ospite
il ciclo complessivo dell'infezione
eventuali fattori favorenti l'infezione o in grado di aumentare la patogenicità
la misura esatta della dose.
Tali informazioni, però, non sempre sono disponibili; la stima dell'esposizione, per esempio, valutabile attraverso la misura della contaminazione ambientale, presenta notevoli aspetti di incertezza: mancano metodiche di monitoraggio standardizzate, i dati sono spesso dispersi e non esistono valori limite di esposizione affidabili e definiti.

Inoltre, per la maggior parte degli agenti biologici non sono note le relazioni dose - effetto e dunque non si possono "definire" dosi utilizzabili come valori limite di esposizione. Ai fini preventivi, è comunemente adottato l'assunto conservativo secondo il quale non esiste una soglia di infettività, cioè è sufficiente anche un solo microrganismo a provocare l'infezione (Dose Minima Infettante, DI0 = 1) e, quando questa condizione è abbinata ad una elevata patogenicità (capacità di indurre una malattia in seguito ad infezione), trasmissibilità (capacità di essere trasmesso da un soggetto portatore ad un soggetto non infetto) e limitata neutralizzabilità (disponibilità di misure profilattiche o terapeutiche), l'unico intervento efficace per la prevenzione del rischio risulta l'eliminazione dell'esposizione.

Al termine del processo di valutazione del rischio il datore di lavoro è tenuto a predisporre gli interventi necessari alla riduzione, o eliminazione laddove possibile, dell'esposizione agli agenti biologici pericolosi e ad adottare le misure di prevenzione e protezione più idonee, commisurate all'entità del rischio.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
29/03/2020 (10:26:53)
Si continua con il copia-incolla ossessivo compulsivo.

Dice Inail
"Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro"

E quali sono queste aziende che cita l'INAIL?
Quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono le attività di cui all'Allegato XLIV.
Per queste nessuno ha mai negato la necessità di aggiornare il DVR da rischio biologico integrando in esso ed adattandolo alle specificità dell'azienda, le misure previste dal Protocollo.

Qui parliamo di tutte le altre.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

Poi visto che sta saccheggiando gli aforismi in latino di Publio Ovidio Nasone, ecc., chiudo anche io con il latino:

"Vanum es ludere latrunculorum cum pullis columbae"


Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (11:51:56)
Par pari respondere dicto

In caso di organizzazione di attività di lavoro in luoghi ad elevato rischio di esposizione al virus, deve ritenersi legittimo e non sanzionabile disciplinarmente l’eventuale rifiuto opposto dal dipendente, in forza del principio per cui la violazione dell’art. 2087 c.c. legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, conservando il diritto alla retribuzione (cfr. Cass., Sez. lavoro, Sent., 19/01/2016, n. 836; Cass., Sez. lavoro, Sent., 01/04/2015, n. 6631).
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
29/03/2020 (18:33:01)
Queste sono quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono le attività di cui all'Allegato XLIV.
Per queste nessuno ha mai negato la necessità di aggiornare il DVR da rischio biologico integrando in esso ed adattandolo alle specificità dell'azienda, le misure previste dal Protocollo.

Qui parliamo di tutte le altre.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

De praesumptione semper ad deteriora invitat.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (20:32:06)
Parva volucris non ova magna parit
A quando una direttiva CE che regoli il rischio Pandemia e gli obblighi del datore di lavoro, direttamente collegata alla direttiva quadro 89/391 e dunque da recepire dentro il D.Lgs. n. 81/2008?
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
30/03/2020 (10:24:30)
Non la faranno mai perché la Pandemia o l'epidemia sono già rischi professionali per alcune categorie di lavoratori e sono coperti dai vari provvedimenti di recepimento nei vari Paesi membri UE.
Per le altre categorie di lavoratori sono rischi generici.

ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

De praesumptione semper ad deteriora invitat.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (13:24:29)
https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischi-da-agenti-biologici-C-52/coronavirus-in-francia-richiesto-l-aggiornamento-della-valutazione-AR-19926/#commenti
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (13:38:43)
Certo che non capire che la valutazione del rischio biologico è obbligatoria non solo in caso di esposizione intenzionale, ma anche in caso di esposizione non deliberata, qualora emerga un rischio aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, e perfino in caso di esposizione occasionale ma prevedibile dimostra una incomprensione totale del dettato normativo del Dlgs n. 81/2008, che alla lettera a) dell'articolo 28 fa un preciso riferimento all'obbligo di valutare TUTTI i rischi presenti DURANTE l'attività lavorativa. Perciò in presenza di rischio durante l'attività lavorativa o il datore di lavoro valuta questo rischio, e l'attività prosegue, o può decidere di non valutare nulla, ma deve immediatamente sospendere l'attività lavorativa. Per non dire del ricorso massiccio allo smart working, che come dice giustamente il documento di Assolombarda del 2015, implica un obbligo inderogabile di valutare il rischio di questa modalità particolare di lavoro, con aggiornamento del DVR.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
31/03/2020 (18:28:50)
L'esposizione, anche non deliberata, deve avvenire durante l'espletamento della propria attività professionale e solo in quella.

Qui, invece, siamo in una pandemia, dove il rischio di contagio è presente anche al di fuori dell'attività lavorativa.
E' questa la differenza che fa sì che tale rischio, sempre per le aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e NON ricomprese tra quelle dell'allegato XLIV, venga definito dalle Autorità Pubbliche, come RISCHIO GENERICO.

E' semplice da comprendere ……. sempre se lo si vuole.

Torno a rifare le due domande a cui continui a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

"Quando un ente di vigilanza andrà in un'azienda cosa verificherà?
Se il Protocollo è concretamente applicato oppure il nome dell'evidenza documentale in cui la contestualizzazione del Protocollo è stata descritta?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (19:46:53)
La Cassazione ha affermato con chiarezza il principio fondamentale del D.Lgs. n. 81/2008: la valutazione di TUTTI i rischi che si manifestano DURANTE il lavoro (art. 28 D.Lgs. n. 81/2008) deve essere effettuata col MASSIMO GRADO DI SPECIFICITÀ:
"Il datore di lavoro ha dunque l'obbligo giuridico di analizzare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all'interno dell'azienda e, all'esito, deve redigere e sottoporre ad aggiornamenti periodici il documento di valutazione dei rischi previsto dall'art. 28 del D.lgs.n.81/2008, all'interno del quale è tenuto ad indicare le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante: l'essenzialità di tale documento deriva con evidenza dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica (Sez. 4, n. 43786 del 17/09/2010, Cozzini e altri, Rv. 248943). E ciò perché in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il rapporto di causalità tra la condotta dei responsabili della normativa antinfortunistica e l'evento lesivo deve essere accertato in concreto, rapportando gli effetti dell'omissione all'evento che si è concretamente verificato [Sez.4, n. 8622 del 04/12/2009 (dep. 03/03/2010), Giovannini, Rv. 246498]". Così Cassazione Penale, Sez. 4, 03 maggio 2019, n. 18323.

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