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Essere tecnico della prevenzione ai tempi di Covid19

Essere tecnico della prevenzione ai tempi di Covid19
 
 Vigilanza e controllo
22/04/2020: Quali sono i compiti del tecnico della prevenzione in questo periodo di emergenza da Coronavirus? L’ attività di vigilanza, le indagini epidemiologiche e l’assistenza. Di Pasquale Bernardo e Maria Rita Di Cosmo.

In una situazione totalmente nuova quanto inaspettata dovuta alla pandemia COVID19 (COrona VIrus Desease 2019) gli operatori sanitari, qualunque sia il profilo professionale, si trovano a fronteggiare l’emergenza di sanità pubblica “adattandosi” a nuove attività pur di fornire supporto al Servizio Sanitario Nazionale. Nella qualifica di operatori (professionisti) sanitari rientra anche il tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro (figura professionale istituita con il DM 58/97), soggetto che svolge “la sua attività professionale nell'ambito del servizio sanitario nazionale, presso tutti i servizi di prevenzione, controllo e vigilanza in materia di igiene e sicurezza ambientale nei luoghi di vita e di lavoro, di igiene degli alimenti e delle bevande, di igiene di sanità pubblica e veterinaria”.

La situazione imprevista e preoccupante causata dal nuovo coronavirus, il cui nome scientifico è SARS-CoV-2, ha portato alla ridefinizione delle attività proprie di tale figura e all'individuazione di nuove a sostegno dell’attuale emergenza. Vi è da dire che non è presente però un approccio omogeneo e condiviso da parte dei dipartimenti di prevenzione collocati sull’intero territorio nazionale, probabilmente a causa dei diversi scenari e delle necessità specifiche delle varie Regioni. Ogni regione valutando le proprie risorse e in base ai dati epidemiologici sull’andamento della pandemia, ha stabilito una strategia per contenere al meglio la diffusione del virus, cercando di coordinare in maniera efficace ed efficiente le proprie risorse.

 

 Aspetto Normativo: Il DPCM

Il DPCM del 1 marzo 2020 è il primo a fornire un’indicazione sulle misure di informazione e prevenzione da attuare sull’intero territorio nazionale, affidando un compito centrale agli operatori sanitari e coinvolgendoli nel contenimento e nella gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Per i tecnici della prevenzione le normali attività di vigilanza, salvo i casi di motivata urgenza (ad esempio i piani di lavoro amianto) e quelli correlati all’attuale emergenza, sono sospese e rinviate a data da destinarsi al fine di evitare il contagio e contenere la diffusione del virus.

 

 

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Attività di vigilanza

Nell’attuale emergenza sanitaria la prosecuzione delle varie attività produttive può avvenire solo se sussistono condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. Le aziende che non sono state escluse dal DPCM 22 marzo 2020, modificato dal Decreto MISE 25 Marzo 2020 possono, previa assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio che garantiscano condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative, continuare a svolgere l’attività produttiva. In questa situazione di necessità sono i tecnici della prevenzione operanti nei servizi con compiti di vigilanza ad accertare l’effettiva sospensione delle aziende per cui non è consentita la prosecuzione e il rispetto del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020, firmato tra Governo e Sindacati, da parte delle ditte che invece possono continuare ad operare. Le verifiche dei tecnici della prevenzione, programmate solamente in poche regioni d’Italia, si realizzano attraverso sopralluoghi presso i siti delle aziende, nel corso dei quali vengono valutati i seguenti aspetti:

 

  • Le soluzioni organizzative ed economiche adottate al fine di favorire il contenimento della diffusione del Sars- Cov-2: lavoro agile, sociali, riduzione o sospensione temporanea delle attività lavorative dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione, rarefazione delle presenze nei luoghi di lavoro, orari di entrata e uscita dei dipendenti scaglionati e, se possibile, spostamenti all’interno del sito aziendale limitati al minimo indispensabile, divieto di riunioni e corsi formativi in presenza, annullamento di trasferte e viaggi di lavoro;

 

  • L’informazione ai lavoratori riguardo le misure di prevenzione: il datore di lavoro deve garantire che tutti i lavoratori siano informati sul rischio di infezione da coronavirus e sulle regole comportamentali, in particolare circa i seguenti punti:
  1. Divieto di accesso in azienda se negli ultimi 14 giorni ha avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19;
  2. Rimanere a casa e chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria in presenza di febbre (> 37,5°) o di altri sintomi influenzali;
  3. Informare l’ufficio del personale, indossare la mascherina, seguire le indicazioni in merito all’isolamento in caso di insorgenza di sintomi influenzali, febbre durante l’attività lavorativa;
  4. Rispetto delle procedure anti-diffusione

 

  • La gestione del personale esterno: obbligo di adozione delle regole anti-contagio aziendali per i lavoratori esterni e precisa definizione delle modalità di accesso dei fornitori. In particolare, per i fornitori devono essere adottate adeguate procedure di ingresso, transito ed uscita, riducendo il contatto con il personale interno, che includano:
  1. La possibilità di rimanere a bordo e il divieto di accesso agli uffici;
  2. Nelle attività di carico/scarico il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro da altri operatori;
  3. L’individuazione/installazione di servizi igienici dedicati e loro pulizia giornaliera.

 

  • Pulizia e sanificazione: garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica dei locali e degli oggetti frequentemente manipolati quali tastiere, mouse, telefoni, distributori di bevande e snack.

 

  • Precauzioni igieniche personali: l’azienda deve adottare misure igieniche, in particolare mettere a disposizione dei lavoratori idonei mezzi detergenti per le mani.

 

  • Dispositivi di protezione personale: qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro è necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione sulla base della tipologia di attività svolta (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc...). Esistono due tipi di mascherine:
  1. Le mascherine chirurgiche: proteggono gli altri ma non chi la indossa, dal momento che non filtra l’aria inspirata ma ha la funzione di evitare la dispersione del virus. La persona che la indossa è protetta se anche gli altri la portano.
  2. Le mascherine protettive facciali filtranti (DPI): sono dispositivi di protezione individuali, devono essere certificati CE e riportanti la norma E149. Possono avere o meno la valvola di espirazione che serve a far uscire l’aria che si “butta fuori” quando di espira. Si differiscono per il grado di protezione FFP1, FFP2, FFP3: più alto è il grado, più è piccola la tipologia di particella che viene bloccata dalla mascherina.

 

  • Gestione degli spazi comuni: è necessario contingentare l’accesso agli spazi comuni quali mense, locali ristoro, aree fumatori, zone break e spogliatoi dotato di ventilazione continua, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro tra le persone che li occupano.

 

  • Adozione di un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione: è necessario che all’interno di ogni esercizio sia costituito un “Comitato” con finalità di assicurare un costante e locale presidio circa l’applicazione e la verifica dell’efficacia delle misure previste dal protocollo.

 

Indagini epidemiologiche

In alcune aziende sanitarie i tecnici della prevenzione sono impegnati nelle inchieste/indagini epidemiologiche svolgendo quanto previsto dall’articolo 3 del DPCM 1 marzo 2020, in particolare ai commi dal 2 al 6.

 

I laboratori degli ospedali trasmettono al dipartimento di prevenzione della Asl territorialmente competente il “caso”, ovvero la persona risultata positiva al tampone, il quale viene contattato dal medico del lavoro per avviare l’indagine epidemiologica. Dalla conversazione vengono estrapolate le informazioni necessarie per identificare la fonte di contagio nonché i “contatti” del caso, ovvero le persone che hanno avuto un “contatto stretto” con il caso negli ultimi giorni. I nominativi vengono trasmessi dal medico ai tecnici della prevenzione, ai quali è affidato il compito di “seguire” telefonicamente tali persone ogni giorno e per tutto il periodo di “quarantena”. I contatti infatti vengono posti in “isolamento domiciliare fiduciario/obbligatorio” fino al termine dei giorni previsti di incubazione e comunque non prima dell’esito favorevole dei due tamponi di controllo del caso (per avere conferma della guarigione i tamponi effettuati a distanza di 48-72h devono risultare entrambi negativi). Il contatto che è stato posto in quarantena non può recarsi al lavoro; il DPCM 1 marzo 2020 all’articolo 3, comma 2 lett. d) per “motivi di sanità pubblica”, specificando la data di inizio e fine. Il termine del periodo di quarantena i soggetti possono essere “riammessi in comunità”, previo rilascio di un certificato attestante la guarigione da parte del medico del lavoro titolare dell’inchiesta. 

 

Il tecnico della prevenzione, in questo contesto, si inserisce come operatore che esegue la telefonata, chiede quindi al “contatto” di misurare e annotare la temperatura corporea due volte al giorno, si informa sullo stato di salute, sull’eventuale insorgenza di sintomi riconducibili al Covid-19 e sull’eventuale necessità di assistenza domiciliare (comunicazione al comune di una situazione di criticità). Si occupa inoltre di: 

  b) informare la persona circa i sintomi, le caratteristiche di contagiosità', le modalità' di trasmissione della malattia, le misure da attuare (...);    

 

In caso di comparsa di sintomi la persona in sorveglianza deve avvertire immediatamente il medico di medicina generale (MMG) e l'operatore di sanità' pubblica. L’operatore annota il sintomo riscontrato ed avverte il medico del lavoro per decidere le eventuali azioni da mettere in atto nei confronti del soggetto. L’operatore sanitario si occupa anche di inserire quotidianamente in un database i dati, i quali vengono smistati alla Regione di appartenenza e poi ad altri enti per la “rendicontazione” giornaliera, finalizzata a illustrare l’andamento regionale e quindi nazionale della pandemia, soprattutto in merito ai nuovi contagi, nuovi malati o deceduti rispetto al giorno precedente.

Alcuni tecnici della prevenzione sono stati incaricati di effettuare telefonate specificatamente per le persone che rientrano dall’estero.

L’inchiesta epidemiologica è pressoché molto simile, ma con l’aggiunta di domande relative al luogo di provenienza e al motivo dello spostamento. L’iter per la quarantena è lo stesso delle persone che risiedono in Italia.

 

 Assistenza

Altro esempio sono i tecnici che sono stati collocati all’esterno degli ospedali, nell’area immediatamente precedente al ricovero, ovvero al triage. In questa fase assistono principalmente i medici e gli infermieri e quindi il paziente “sospetto” di coronavirus.

Forniscono indicazioni al soggetto sospetto sul come comportarsi per la sua sicurezza e per quella dei suoi “contatti”, misurano la sua temperatura corporea (con termometro ad infrarossi). In questa occasione, risulta fondamentale l’utilizzo di Dispositivi di Protezione Individuale come camice, guanti, occhiali e mascherina. altri tecnici forniscono assistenza telefonica oppure distribuiscono farmaci alle persone che non possono uscire da casa.

 

 

Conclusioni

Per concludere tra operatore e persona, sentendo quotidianamente, si crea un rapporto quasi confidenziale, si presta assistenza a persone spesso impaurite e confuse, che pongono domande su domande per valutare l'entità del problema e tutti accomunati dalla stessa domanda “Quando finirà tutto questo?”. Domanda alla quale non sai cosa rispondere.

 

Dal punto di vista delle aziende ispezionate vi è, mai come prima a parere degli scriventi, una totale apertura al “controllo” da parte degli attori della prevenzione aziendale (datore di lavoro ed RSPP).

 

Sembra quasi che agli occhi delle aziende “l’ispettore” venga a “spogliarsi” dei suoi abiti di “repressore”, che spesso gli vengono attribuiti, per indossare quelli di un professionista della prevenzione, che fornisce assistenza e supporto. Sebbene la situazione emergenziale attuale richieda un maggiore sforzo in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro da parte delle aziende che possono continuare ad esercitare l’attività, il fatto che la maggior parte di queste si sia adeguata in breve tempo a quanto richiesto dal Protocollo di Sicurezza rappresenta un aspetto fiducioso, che potrebbe cambiare in futuro l’approccio alla sicurezza.

 

Purtroppo, c’è da dire che una parte dei lavoratori è ancora inconsapevole del rischio e “sfida” la fortuna, ignorando le norme igieniche personali fondamentali in questo momento, nell’ottica del “tanto sicuramente a me non succede”.

 

In queste situazioni è fondamentale e cruciale il ruolo di squadra nella quale ognuno ha il suo compito. Vi sono abbinamenti “nuovi” -tecnici/medici del lavoro/assistenti sanitari- che oggi lavorano a stretto contatto in maniera sinergica, mai come prima, per far si che questa emergenza sanitaria termini il prima possibile e nel migliore dei modi.

 

Questa esperienza ha “testato” in maniera decisa il nostro servizio sanitario nazionale analizzandolo da più punti di vista ed ha messo in luce tutti i punti di forza che possiede ma anche i limiti presenti che devono essere eliminati o quanto meno minimizzati.

 

Il sistema sanitario nazionale deve rispondere in maniera organica, creando delle squadre di lavoro polifunzionali con diversi professionisti sanitari, i quali possono contribuire al contrasto della pandemia attraverso una cooperazione che rimodella in parte, sempre nei limiti tollerabili, le funzioni che possono svolgere in base alla loro “origine” professionale.                                                                                    Così da creare una rete sociale e operativa che è in grado di sopperire alle numerose mancanze e di essere “una carta” da giocarsi per il futuro.

 

 

Pasquale Bernardo e Maria Rita Di Cosmo

Tecnici della Prevenzione

 




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Rispondi Autore: Salvatore Rizzo - likes: 0
23/04/2020 (07:51:22)
Articolo molto utile
Grazie mille
Rispondi Autore: silvano - likes: 0
23/04/2020 (11:17:26)
bravi !! non essendoci ancora nulla , levostre indicazioni di grande buon senso sono state utili
Rispondi Autore: Simone - likes: 0
23/04/2020 (16:27:31)
Vi siete dimenticati dei Tecnici della prevenzione che lavorano nei Servizi di Prevenzione e Protezione delle Asl, Aziende Ospedaliere e privati che sono molto più a rischio di quelli che fanno indagini epidemiologiche “telefonate” ai quali è riconosciuto il lavoro straordinario o qualche indennità.
Rispondi Autore: Andrea - likes: 0
24/04/2020 (07:28:36)
Vista l'emergenza sanitaria del periodo, mi sembra surreale che non abbiate considerato tutti quei TPALL che operano nei Servizi di Prevenzione e Protezione delle Aziende Ospedaliere. Sicuramente più esposti ad un rischio di contagio rispetto a chi si occupa di indagini epidemiologiche
Autore: Pasquale Bernardo - likes: 0
24/04/2020 (23:38:16)
Ciao Andrea, no non ci siamo dimenticati dei nostri colleghi tdp che lavorano in ospedale né tantomeno di quelli che fanno consulenza.. ma non avendo informazioni precise sulle vostre attività in questa situazione di emergenza abbiamo ritenuto di non "scrivere" onde evitare di creare confusione.
Rispondi Autore: Simone - likes: 0
25/04/2020 (11:47:05)
Se voi Autori, Tecnici della Prevenzione, non conoscete le attività che svolge il TdP in questa situazione di emergenza, allora cambiate titolo all’articolo oppure informatevi bene.

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