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Ispesl: aggiornamento per le linee guida sul rischio rumore

12/11/2009: A completamento delle Linee Guida per la valutazione del rischio rumore nei luoghi di lavoro, è disponibile un manuale Ispesl di buona pratica, aggiornato al decreto 81 e al decreto correttivo 106/09.
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Come più volte riportato nei rapporti sull’andamento infortunistico in Italia, le ipoacusie sono le tecnopatie più diffuse: un problema che è rilevante non solo dal punto di vista umano, ma anche da quello sanitario, sociale ed economico.
Per ridurre la rilevanza delle conseguenze dei rischi lavorativi legati al rumore, l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (Ispesl) ha prodotto un Manuale di buona pratica, "Metodologie e interventi tecnici per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro", un documento in continuità con le Linee Guida per la valutazione del rischio rumore negli ambienti di lavoro pubblicate nel 2000 e approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Provincie Autonome il 16 dicembre 2004.
Il manuale è stato più volte aggiornato e quello che presentiamo con questo articolo è un documento aggiornato  -  dal Dipartimento Igiene del Lavoro dell'ISPESL e dal Coordinamento Tecnico Interregionale per la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro - al D.Lgs. 81/2008, come modificato dal D.Lgs. 106/2009.



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Il Manuale di Buona Pratica vuole fornire “lo stato dell’arte sugli aspetti tecnici della prevenzione dei rischi da esposizione a rumore, con particolare attenzione al tema della bonifica, che continua a mostrare carenze e ritardi nelle diverse realtà lavorative, e a due temi ad essa direttamente correlati e spesso trascurati: la progettazione acustica ex novo degli insediamenti produttivi ed i collaudi acustici degli interventi di bonifica”. E lo fa fornendo informazioni, raccontando metodologie e interventi realizzati sul campo, spesso reperibili solo in un ristretto ambito di addetti ai lavori e di esperti di acustica.

Il testo è organizzato, per facilità di comprensione e di accesso alle informazioni, in tre livelli.

Il Primo Livello contiene il vero e proprio manuale, è ispirato alla massima semplicità di lettura e chiarezza ed è rivolto alla generalità dei destinatari. 
Dopo due capitoli di carattere introduttivo, il testo (capitoli 3 e 4) entra nel merito dell’applicazione delle linee guida nei luoghi di lavoro:  il lettore è introdotto ai “criteri acustici generali di progettazione e bonifica degli edifici industriali stabiliti dalle attuali norme tecniche e di legge” e vengono affrontate particolari tipologie di destinazione d’uso (uffici, attività commerciali, ambienti scolastici, ambienti comunitari e di pubblico spettacolo e strutture sanitarie).
Successivamente si analizzano le macchine, le attrezzature e gli impianti e si introduce il lettore al collaudo acustico in opera degli interventi di controllo del rumore.

Il Secondo Livello è articolato invece in 27 Schede destinate all’approfondimento tecnico e gestionale degli argomenti trattati nel primo livello.
Ad esempio “le Schede di acustica fisica generali utili per comprendere il fenomeno acustico in tutte le sue articolazioni (generazione, propagazione, assorbimento e isolamento), le Schede riguardanti i criteri di scelta e collaudo delle metodologie attualmente disponibili per la riduzione del rumore, la Scheda sulla scelta del consulente tecnico”.

Infine il Terzo Livello contiene una serie di banche dati “riguardanti le normative tecniche e legislative nazionali e internazionali, i materiali e le tecnologie per il fonoassorbimento e il fonoisolamento, i materiali smorzanti e antivibranti, la strumentazione ed i codici di calcolo per l’acustica, le bonifiche effettuate sul territorio ed i risultati raggiunti in  termini di efficacia acustica e di costo”.

Riguardo poi alle novità del manuale aggiornato alle recenti normative, sono stati introdotti nuovi contenuti in relazione alla valutazione del rischio.
In particolare si ricorda che “sul versante specifico del rumore, è il D.Lgs. 81/2008 che, in particolare nel Titolo VIII e nei suoi Capi I e II, stabilisce le modalità esecutive ed i requisiti della valutazione del rischio e del Rapporto di Valutazione, richiamando più volte che l’obiettivo generale della valutazione del rischio è identificare le azioni che  permettano la riduzione del rischio per una sua corretta gestione (controllo del rischio)”.
Andando più nel dettaglio “la Relazione Tecnica che sta alla base della valutazione del rischio rumore deve consentire di:
- “identificare le sorgenti/attività sulle quali attuare misure tecniche, organizzative o procedurali per il controllo del rischio, individuando le modalità ottimali di intervento;
- definire i livelli di esposizione personale al rumore (LEX) e le condizioni accentuanti il rischio (in particolare: presenza di rumori impulsivi, di lavoratori particolarmente sensibili, di sostanze ototossiche e di vibrazioni) al fine di identificare i lavoratori destinatari di protocolli specifici di prevenzione (controlli sanitari, esigenze di informazione/formazione, fornitura/obbligo d’uso dei DPI uditivi)”;
- valutare l’efficienza e l’efficacia dei DPI uditivi;
- “identificare i luoghi di lavoro su cui si applicano protocolli specifici di prevenzione”.
Una relazione di questo tipo “pone realmente il datore di lavoro in condizione di decidere le azioni da intraprendere per mettere il rischio sotto controllo”: secondo quanto indicato dal Decreto legislativo 81/2008 la valutazione del rischio da rumore ”è innanzitutto un processo tecnico di conoscenza della rumorosità presente nella realtà produttiva oggetto della valutazione e dell’esposizione personale al rumore degli addetti che vi operano”.
Un processo che non deve rimanere fine a se stesso, “non deve consistere in una mera ‘fotografia’ dell’esistente”, ma “deve essere finalizzato alla riduzione ed al controllo dei rischi attraverso l'adozione di specifiche misure tecniche, organizzative e procedurali che la legge non ha voluto (né avrebbe potuto) dettagliare (se non fissando principi di carattere generale quali la prevalenza delle misure alla fonte o delle misure di prevenzione collettiva rispetto a quelle di protezione sulla persona), anche per non ingerire nelle scelte tipiche del datore di lavoro”.

Infine qualche cenno alle strategie per la riduzione del rischio.
A questo proposito bisogna ricordare che la legislazione, in particolare l’art. 15 del D.Lgs. 81/2008, fissa una sequenza che “privilegia i provvedimenti volti all’eliminazione o alla riduzione del rischio alla fonte ed i provvedimenti di tipo collettivo su quelli individuali”.
Infatti i vantaggi maggiori in termini di decibel “si possono ottenere agendo sulle macchine, in fase progettuale o in opera, intervenendo sui meccanismi fisici di generazione del rumore oppure intercettando il rumore prima che si propaghi all’ambiente di lavoro”.
Inoltre attenuazioni dei livelli sonori si possono ottenere anche tramite il trattamento fonoassorbente ambientale.
Questi interventi consentono di ridurre i livelli sonori ambientali in tutto l’ambiente di lavoro e “agiscono prevalentemente sulle componenti a media-alta frequenza, che sono quelle più pericolose per l’udito e le più fastidiose dal punto di vista ergonomico.
E dunque - sempre seguendo la strategia indicata dalla normativa - “solo a valle di questi interventi tecnici sulle fonti e sulle vie di propagazione del rumore, sulla base del cosiddetto rischio residuo, è corretto mettere in campo i provvedimenti di protezione dell’udito”.


Il Manuale di buona pratica "Metodologie e interventi tecnici per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro" è stato suddiviso in più documenti per velocizzarne lo scaricamento in rete:

Primo Livello - Linee Guida:
- Capitoli da 1 a 5 (Formato PDF, 1.2 MB)
- Capitoli da 6 a 9 (Formato PDF, 300 kB)

Secondo Livello - Schede di approfondimento
- Schede da 1 a 2 (Formato PDF, 0.6 MB)
- Schede da 3 a 4 (Formato PDF, 1 MB)
- Schede da 5 a 13 (Formato PDF, 1.2 MB)
- Schede da 14 a 16 (Formato PDF, 1.1 MB)
- Schede da 17 a 18 (Formato PDF, 1 MB)
- Schede da 19 a 20 (Formato PDF, 0.8 MB)
- Schede da 21 a 27 (Formato PDF, 0.7 MB)

Terzo Livello - Banche dati
Sezione A
- Sezione A (Formato PDF, 223 kB)
Sezione B
- Prima parte (Formato PDF, 2.2 MB)
- Seconda parte (Formato PDF, 5.4 MB)
Sezione C
- Prima parte (Formato PDF, 2.9 MB)
- Seconda parte (Formato PDF, 3.3 MB)



Tiziano Menduto 
 



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