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Nel 2012 meno di 500mila infortuni sul lavoro: il calo è di oltre l’11%

Redazione
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 Dati e statistiche
15/07/2013: Su 745mila denunce pervenute e sottoposte a istruttoria, l’Inail ha riconosciuto 496.097 casi di infortunio sul lavoro. Per i casi mortali, sono 790 quelli effettivamente accertati (-8,78%) su 1.296 denunce ricevute.
 
Roma, 15 Lug - Le denunce pervenute all’Inail entro il 30 aprile 2013 relative a infortuni accaduti nel 2012 sono state 744.916: il dato registra una diminuzione dell’8,89% sul 2011 e del 23% sul 2008. Tra le denunce pervenute, quelle positivamente riconosciute dall’Istituto come casi di infortunio sul lavoro sono risultate 496.079: l’11,34% in meno rispetto allo stesso dato dell’anno precedente (quando i casi sono stati 559.504).
Per quanto riguarda gli episodi mortali, le denunce pervenute entro la stessa data e  relative al 2012 sono state 1.296 (-5,19%): 790 di queste sono state effettivamente accertate dall’Inail come infortuni sul lavoro: un decremento dell’8,78% rispetto agli 866 casi mortali dell’anno precedente.
Questi alcuni dei principali dati illustrati oggi dal presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, in occasione della presentazione della Relazione annuale 2012 presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a Roma. Presenti il vicepresidente della Camera dei deputati, Marina Sereni, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini.
 
 

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Casi mortali accertati: -27% dal 2008. Nel contesto degli infortuni accertati 428.960 sono risultati in occasione di lavoro, a fronte di 67.119 “in itinere” (ovvero, quelli occorsi ai lavoratori ad esempio durante il normale percorso di andata e ritorno dall’abitazione al luogo di lavoro). Da segnalare come, nel complesso, più del 18% dei 496.079 infortuni totali si sia verificato al di fuori dell’azienda, “con mezzo di trasporto” (22.792) o – come già segnalato –in itinere. Anche per quanto riguarda i 790 decessi accertati, un’alta percentuale (più del 50%, pari a 409 casi) si è verificato fuori dell’azienda, avendo come principale “scenario” la strada (una distinzione, quella della localizzazione, rilevante per meglio giudicare e calibrare le politiche di prevenzione). I dati segnalano – come per il fenomeno infortunistico complessivo – la persistenza di un andamento  decrescente: se anche i 25 casi ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti sul lavoro si avrebbe, infatti, una riduzione comunque consistente rispetto al 2011 – che si attesterebbe al 6% – e del 27% rispetto al 2008.
 
Oltre 680 morti nell’industria e servizi. Nello specifico delle gestioni assicurative, 393.663 infortuni accertati hanno interessato l’industria e servizi (682 dei quali con esito mortale), 34.151 l’agricoltura (98 mortali) e 68.265 sono stati “per conto dello Stato” (10 mortali).
Quasi 165mila le donne infortunate. Le specificità di genere segnalano 331.086 infortuni accertati a danno di lavoratori (726 con esito mortale) e 164.993 a danno di lavoratrici (64 gli episodi mortali).
 
A carico dell’Inail 12 milioni di giornate di inabilità. Malgrado il sottolineato miglioramento generale, resta comunque alto il costo della non sicurezza pagato non solo dai singoli lavoratori, ma dall’intero Paese. Gli infortuni sul lavoro hanno causato, infatti, più di 12 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail: in media 80 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione e 19 giorni in assenza di menomazione.
 
Riconosciuta la causa professionale al 37% delle denunce di malattia. Per quanto concerne le denunce di malattie, queste sono state circa 47mila e 500 (1.000 in meno rispetto al 2011), con un aumento di quasi il 51% rispetto al 2008. Ne è stata riconosciuta la causa professionale a circa il 37%, mentre il 3% è ancora “in istruttoria”. È importante notare che le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 36mila e 300 (un singolo lavoratore, cioè, può essere soggetto a più patologie correlate).
 
Malattie d’amianto: 1.540 casi protocollati per 348 morti nell’anno in corso. Sempre sul fronte delle malattie professionali, l’andamento degli esiti mortali per anno di competenza è in costante decrescita: sono stati 1.583 nel 2012 (il 27% in meno rispetto al 2008) e il 94% ha interessato la gestione “industria e servizi”. L’analisi per classi di età mostra che – al momento della morte – il 62% delle persone interessare aveva un’età maggiore di 74 anni. Riguardo alle denunce di patologie asbesto-correlate protocollate dall’Inail nel 2012, ne sono state riconosciute 1.540: tra queste, nell’anno 348 casi hanno avuto esito mortale.
 
 
INAIL - Relazione Annuale 2012 (formato PDF, 153 kB).
 
 
Fonte: Inail.
 
 



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Rispondi Autore: GC64UD - likes: 0
15/07/2013 (09:11:25)
Mi soffermo sull'oggetto specifico dell'articolo (ma ci sarebbe altrettanto da dire sulla analoga questione "malattia").
E' una bella notizia che gli infortuni sul lavoro stiano calando anno dopo anno (ma perchè siamo più bravi a fare prevenzione o perchè purtroppo si lavora di meno?!).
Tuttavia come Paese abbiamo grossi problemi economici e proprio il settore della sanità sembra un "buco nero" mai sazio di tutte le risorse che vi si riversano continuamente.
Non servirà a risolvere tutti i problemi, ma possibile che nessuno si sia mai deciso a mettere il naso sulla gestione degli infortuni sul lavoro?
A tante giuste e doverose diagnosi e prognosi ne corrispondono altrettante ... diciamo "affrettate"?
Certo che ci vuole un bel coraggio a far questo e politicamente forse non pagherebbe; ma se si vuole davvero iniziare a risolvere almeno una parte dei problemi italiani bisognerebbe anche iniziare a fermare tanti, troppi "furbi" che si approfittano di ciò, con la compiacenza (più o meno giustificabile; se ne potrebbe discutere) della parte medica, con grave e non più sostenibile danno a carico del Paese (sistema produttivo aziendale e società civile).
Rispondi Autore: GC64UD - likes: 0
15/07/2013 (09:40:15)
Mi soffermo sull'oggetto specifico dell'articolo (ma ci sarebbe altrettanto da dire sulla analoga questione "malattia").
E' una bella notizia che gli infortuni sul lavoro stiano calando anno dopo anno (ma perchè siamo più bravi a fare prevenzione o perchè purtroppo si lavora di meno?!).
Tuttavia come Paese abbiamo grossi problemi economici e proprio il settore della sanità sembra un "buco nero" mai sazio di tutte le risorse che vi si riversano continuamente.
Non servirà a risolvere tutti i problemi, ma possibile che nessuno si sia mai deciso a mettere il naso sulla gestione degli infortuni sul lavoro?
A tante giuste e doverose diagnosi e prognosi ne corrispondono altrettante ... diciamo "affrettate"?
Certo che ci vuole un bel coraggio a far questo e politicamente forse non pagherebbe; ma se si vuole davvero iniziare a risolvere almeno una parte dei problemi italiani bisognerebbe anche iniziare a fermare tanti, troppi "furbi" che si approfittano di ciò, con la compiacenza (più o meno giustificabile; se ne potrebbe discutere) della parte medica, con grave e non più sostenibile danno a carico del Paese (sistema produttivo aziendale e società civile).
Rispondi Autore: MB - likes: 0
15/07/2013 (09:44:46)
ogni volta che INAIL pubblica le statistiche degli infortuni mortali emerge sempre più chiaro un dato che NESSUNO, dico NESSUNO, tanto meno le associazioni sindacali, ha interesse a esplicitare: i morti sul lavoro sono spaventosamente sempre di più su strada e non nei luoghi di lavoro..
Rispondi Autore: Larcombe - likes: 0
15/07/2013 (10:01:38)
Concordo con MB, senza contare tutto il lavoro in nero che è decuplicato in questi anni...
Rispondi Autore: carmelo giannì - likes: 0
15/07/2013 (12:34:28)
Oggi si muore di meno sul lavoro? Ne siamo proprio sicuri? Il motivo è da attribuire ad una maggiore coscienza antinfortunistica dovuta all'applicazione delle normative?
Non è che forse si lavora molto in nero e si lavora di meno?
Ora si muore forse più di stenti o di suicidi dovuti alla non accettazione di una situazione decisamente drammatica da parte di chi è sopraffatto dai debiti e da questa crisi. Diciamoci, per favore, le cose come stanno nella realtà. I nostri politici sono troppo impegnati a difendere i loro privilegi, come possono pensare al bene del Paese? Non ne hanno il tempo.
Rispondi Autore: Stefano Gini - likes: 0
16/07/2013 (10:58:53)
...io mi sarei fermato al solo dato numerico....enfatizzare il commento sul calo....induce a riflessioni molto dure.....
Rispondi Autore: FB1956 - likes: 0
16/07/2013 (12:46:24)
Già, ma su quante ore lavorate? in realtà il dato assoluto non dice nulla...sospetto che il calo degli infortuni sia connesso con il calo del lavoro. Sarebbe poi interessante vedere cosa è successo nei settori critici più colpiti dalla crisi(edilizia)

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