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Una lettera sulla rappresentanza per la sicurezza nelle università

Una lettera sulla rappresentanza per la sicurezza nelle università
Tiziano Menduto
 Tiziano Menduto
 RLS
29/11/2018: Una lettera aperta al Presidente della Repubblica denuncia un vuoto normativo riguardante la rappresentanza per la sicurezza degli studenti degli atenei.

Trieste, 29 Nov – Abbiamo ricordato come i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nel nostro sistema di prevenzione, figure strategiche che dovrebbero essere “informate e coinvolte” nei processi di gestione della sicurezza, evidenzino spesso nei luoghi di lavoro difficoltà nell’esercitare il proprio ruolo. Difficoltà che, chiaramente, sono ancora maggiori se tali figure non sono realmente previste o lo sono in assenza di tutele, come accade riguardo alla rappresentanza per la sicurezza del “più grande gruppo di lavoratori italiano”: un milione e seicentomila studenti, equiparabili o equiparati a lavoratori. Infatti, ad oggi, 97 Atenei italiani, di cui 68 statali, contano 1.654,000 persone iscritte, dette studenti, e 151.000 persone dipendenti.

 

A ricordarlo, con una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica che riportiamo integralmente dopo questo breve commento, è Marko Kopinšek, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza dell’Università degli Studi di Trieste.



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Il decreto ministeriale 5 agosto 1998, n. 363

Ricordiamo che sia l’articolo 2 del D.Lgs. 81/2008, sia l’articolo 2 del Decreto 5 agosto 1998, n. 363 - “Regolamento recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze delle università e degli istituti di istruzione universitaria ai fini delle norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni” - equiparano gli studenti ai lavoratori.

 

Riprendiamo, in assenza di specifici decreti attuativi del Testo Unico, uno stralcio del decreto 363/1998, ancora vigente:

 

Art. 2. Soggetti e categorie di riferimento

(…)

4. Oltre al personale docente, ricercatore, tecnico e amministrativo dipendente dell'università, si intende per lavoratore anche quello non organicamente strutturato e quello degli enti convenzionati, sia pubblici che privati, che svolge l'attività presso le strutture dell'università, salva diversa determinazione convenzionalmente concordata, nonchè gli studenti dei corsi universitari, i dottorandi, gli specializzandi, i tirocinanti, i borsisti ed i soggetti ad essi equiparati, quando frequentino laboratori didattici, di ricerca o di servizio e, in ragione dell'attività specificamente svolta, siano esposti a rischi individuati nel documento di valutazione.

(…)

 

Sempre lo stesso decreto indica che (Art. 7) nelle università le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezzasono individuate fra tutto il personale di ruolo (docente, ricercatore, tecnico ed amministrativo) purché non rivesta le funzioni di datore di lavoro, secondo le modalità fissate dai regolamenti in sede di contrattazione decentrata”. E specifica che “le composizioni e le ulteriori attribuzioni delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza, eventualmente integrate dalle rappresentanze studentesche, sono definite in sede di contrattazione decentrata, tenendo conto delle particolari esigenze connesse con il servizio espletato dalle università”. Un “eventualmente” che sicuramente, anche in relazione alla carenza – come ricorderà Marko Kopinšek nella sua lettera - di forme di “protezione sindacale, legale e assicurativa”, non è sufficiente per garantire la rappresentanza dei tantissimi lavoratori equiparati, non dipendenti, delle università.

 

Ed è necessario, come richiesto dalla lettera, una revisione normativa in modo da in modo ‘da assicurare alle persone iscritte in ogni Ateneo una rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza’.

 

La lettera aperta al Presidente della Repubblica

Riportiamo, in conclusione la lettera di Marko Kopinšek, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza dell’ Università degli Studi di Trieste, inviata - in qualità di RLS di componente studentesca - il 23 novembre scorso al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha per oggetto: “Lettera aperta - Vuoto normativo riguardante la rappresentanza per la sicurezza del più grande gruppo di lavoratori italiano”.

 

Le scrivo con l'intento di esporre un vuoto normativo riguardante la prima linea di verifica dell'applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute nei confronti del più grande gruppo di lavoratori italiano: più di un milione e seicentomila studenti, equiparabili o equiparati a lavoratori [1] .

 

Ad oggi 97 Atenei italiani, di cui 68 statali, contano 1654000 persone iscritte, dette studenti, e 151000 persone dipendenti [2].

 

Le leggi vigenti assicurano solo al personale dipendente degli Atenei, che rappresenta circa il 9% del totale, la possibilità di eleggere/designare propri rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS). Garantendo allo stesso una rappresentanza minima, la quale gli viene assicurata anche in mancanza di volontà, ed una indennità di carica, assicurata attraverso la non perdita di retribuzione. Di più, allo stesso personale dipendente, mediante i rappresentanti sindacali di cui gode, viene concesso tramite contrattazioni di ampliare la composizione e le attribuzioni dei RLS [3].

 

Il personale non dipendente, che rappresenta circa il 91% del personale degli Atenei e contribuisce al bilancio degli stessi con centinala di milioni di euro, non ha d'altro canto assicurata la possibilità di eleggere propri RLS ma la stessa viene demandata a contrattazione svolta tra i rappresentanti di parte pubblica, amministrazione, e sindacale, lavoratori dipendenti. Ovvero alla volontà del 9% del personale.

Tali rappresentanti, ove presenti, non hanno garantita un'indennità di carica, non ereditano mezzi o spazi generati da una posizione lavorativa dipendente né hanno specificate le modalità per poter godere delle stesse tutele delle rappresentanze sindacali.

 

In poche parole, il 9% decide se il 91% può, ed in quale misura, essere rappresentato sulla sicurezza.

 

Lo stato attuale porta, con eccezion fatta per comunità virtuose, ad un'assenza di possibilità di eleggere propri RLS per centinaia di migliaia di lavoratori equiparati. Studenti che, oltre a non godere delle ovvie maggiori tutele contrattuali e sindacali, sovente svolgono attività lavorative, anche a rischio alto. Sia nel campo della didattica che in quello della ricerca.

Anche laddove vi è la presenza, condizionamenti e prevaricazioni nei confronti di rappresentanti privi di alcuna forma di protezione sindacale, legale ed assicurativa, spesso inficiano la loro azione dl verifica delle misure di sicurezza sul lavoro adottate delle amministrazioni. Relegando gli stessi rappresentanti a prestanomi.

 

Parole come "...eventualmente..." [4] o "...armonizzazione..." [5] non sembrano sufficienti a garantire solide basi su cui radicare una partecipazione attiva e consapevole sulla sicurezza degli studenti.

Basi ancor più importanti se si pensa alla funzione formatrice degli istituti di istruzione ed universitari.

 

Con la presente mi appello alla S.V.Ill.ma affinchè valuti l'opportunità di mettere in atto la revisione delle norme sottocitate, in modo da assicurare alle persone iscritte in ogni Ateneo una rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza.

Rappresentanza che possa essere adeguata in numero, eletta a suffragio universale, dotata di articoli di legge che ne garantiscano inconfutabili attribuzioni nonché canali attraverso i quali essere messa in grado di svolgere un servizio alla comunità, con integrità ed autorevolezza.

 

Confidando in un gentile riscontro della presente, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Marko Kopinšek

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Lettera aperta - Vuoto normativo riguardante la rappresentanza per la sicurezza del più grande gruppo di lavoratori italiano”, lettera aperta al Presidente della Repubblica da parte di Marko Kopinšek, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza dell’Università degli Studi di Trieste (formato PDF, 694 kB).

 

Leggi gli altri articoli di PuntoSicuro su ruolo, compiti e responsabilità degli RLS



[1] Art. 2, c. 3 e c. 4 del D.M. 363/1998; Art. 2, c. 1, lett. a) del D.Lgs. 81/2008

[2] http://www.miungov.it/web/guest/istituzioni-universitarie-accreditate; http://ustat.miur.it/dat/didattica/italia/atenei;

[3] Art. 7 e Art. 10, c. 2 del D.M. 363/1998; Art. 47, 48, 49 e 50 del D.Lgs 81/2008;

[4] Art. 7, c. 2 del D.M. 363/1998;

[5] Art. 304, c. 2 del D.Lgs 81/2008



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Rispondi Autore: Anna Silvia Marongiu29/11/2018 (11:53:41)
Marko Kopinsek ha assolutamente ragione, il corpo studentesco deve essere degnamente rappresentato anche per tutti gli aspetti che riguardano la sicurezza!
Rispondi Autore: Rosanna De fanti30/11/2018 (11:58:57)
Incredibile...... in Italia..... nel 2018
Rispondi Autore: Monica Godio03/12/2018 (14:19:17)
La sicurezza è alla base di qualsivoglia attività lavorativa e lo studio ne è base fondamentale. Trascurarla altro non è che l'esempio di quanto poco rispetto si porti ai nostri ragazzi che saranno il futuro del paese. Trovo questa situazione vergognosa e da affrontare e risolvere al più presto! Bravo Marko! Non mollare!
Rispondi Autore: Sara Saksida02/01/2019 (12:10:10)
Sconcerta constatare che gli argomenti legati alla sicurezza siano sempre prioritari sulla carta, ma di ultima attuazione nelle fasi successive, inclusa quella della Rappresentanza il cui intento dovrebbe proprio essere quello della partecipazione nell'ottica della prevenzione.
Il paradosso è che gli Atenei obbligano tutti gli studenti iscritti a sostenere un corso on-line con tanto di test di valutazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro nella coerenza Normativa dell'informazione, della fromazione e della partecipazione appunto, partecipazione che nella figura del RLS è disattesa in pieno.
Complimenti Marko.

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